[Cosenza2feb] la storia dei teoremi cosentini si ripete

Nelle settimane scorse veniva scoperta in una cabina telefonica nei pressi della questura di Cosenza, nel quartiere noto come Santa Teresa, una presunta bottiglia molotov non completamente confezionata. Alcune testate, sotto dettatura degli uffici della questura, gridarono subito al pericolo “rosso”, individuando quasi sicuramente nell’area antagonista cosentina i responsabili del tentativo di intimidazione.

Sbandierando la matrice chiaramente politica, senza alcuna prova concreta, e per il solo fatto che il reperimento della presunta molotov avveniva all’indomani della sentenza per i massacri, pressoché impuniti, della Diaz.

Nonostante il Teorema Fiordalisi-Cantafora sia stato completamente bocciato, nelle piazze prima e in tutti i tre gradi di giudizio poi, con la completa assoluzione dei tredici compagni, nonostante tutte le nefandezze commesse dai “migliori uomini dello Stato” nei giorni di Genova e, quotidianamente, da Trieste a Palermo, nonostante le condanne farsa per i vertici delle forze dell’ordine, la Questura e la Procura di Cosenza non si stancano di orchestrare teoremi sovversivi nella città bruzia andando a colpire chi non intende piegarsi alle logiche proprie di un modello economico e politico clientelare e corrotto.

L’ultima montatura messa in atto in queste ultime ore è quella contro due attivisti del movimento OIL accusati di essere i bombaroli cosentini del III millennio.

Anche se cambiano o si alternano dirigenti e funzionari, anche se i loro stessi tribunali sovvertono e smontano processi con capi d’imputazione da far invidia ai più fantascientifici registi di Holliwood, l’assuefazione alle logiche di Cantaforiana memoria è tale nell’ufficio politico della questura cosentina da essere difficilmente estirpabili.

Rosamaria e Michele si ritrovano sbattuti in prima pagina come potenziali bombaroli per il sol fatto di abitare dalle parti della questura e di essere stati ripresi dalle telecamere ritornando a casa.

Elemento facile e misero per i difensori dell’ordine pubblico utilizzare, come unico elemento per avvalorare le loro accuse, i nastri dei loro sistemi di video sorveglianza che, per altro, non dimostrano alcunché  se non che queste persone si siano trovate a passare per quella strada quella sera.

Questa è una brutta storia, un film già visto. Dalla strage di Brescia alla Diaz abbiamo imparato che gli attentati sono stati sempre preparati a tavolino da quegli apparati dello Stato che spuntano nei momenti di maggiore tensione sociale innescando paura e diffidenza nella popolazione verso chi si ribella e vuole lottare per cambiare lo stato di cose esistenti. Non è una vera e propria strategia della tensione ma mira, piuttosto, a isolare e zittire le voci fuori dal coro, non allineate ai poteri forti e poco inclini ad accettare ricatti e compromessi, figuriamoci poi se si cerca di mettere su un movimento critico verso la precarietà data dall’attuale sistema politico-clientelare! Denunce, repressione e teoremi sono le armi messe in campo dal potere alle quali rispondiamo continuando a lottare con maggiore forza e convinzione.

CPOA Rialzo

[Cosenza2feb]

Questa voce è stata pubblicata in carcere repressione e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.