Wild Women Don’t Have the Blues documentary

Wild Women Don’t Have the Blues

The documentary “Wild Women Don’t Have the Blues,” tells the story of the blues, a uniquely American music form. Born out of the economic and social transformation of African American life early in the 20th century, the blues eloquently capture both suffering and resilience.  The film features many of the often overlooked women who were pioneers of the blues, including Ma Rainey, Bessie Smith, Ida Cox, Alberta Hunter, and Ethel Waters.  This short clip (7:04) gives you a preview:

In celebration of Women’s History Month, the good folks at California Newsreel are offering by a free preview of the entire film through the end of March.  Great for classes on race, gender, culture, American studies and women’s studies.

Wild Women Don’t Have the Blues

 

wild women don’t have the blues : carol doyle van valkenburg,christine …

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Seneca ,LETTERE A LUCILIO libro primo :7 ; post Seneca e C.

7

1 Mi chiedi che cosa secondo me dovresti soprattutto evitare? La folla. Non puoi ancora affidarti a essa tranquillamente. Quanto a me, ti confesserò la mia debolezza: quando rientro non sono mai lo stesso di prima; l’ordine interiore che mi ero dato, in parte si scompone. Qualche difetto che avevo eliminato, ritorna. Capita agli ammalati che una prolungata infermità li indebolisca al punto di non poter uscire senza danno: così è per me, reduce da una lunga malattia spirituale. 2 I rapporti con una grande quantità di persone sono deleterî: c’è sempre qualcuno che ci suggerisce un vizio o ce lo trasmette o ce lo attacca a nostra insaputa. Più è la gente con cui ci mescoliamo, tanto maggiore è il rischio. Ma non c’è niente di più dannoso alla morale che l’assistere oziosi a qualche spettacolo: i vizi si insinuano più facilmente attraverso i piaceri. 3 Capisci che cosa intendo dire? Ritorno più avaro, più ambizioso, più dissoluto, anzi addirittura più crudele e disumano, poiché sono stato in mezzo agli uomini. Verso mezzogiorno sono capitato per caso a uno spettacolo; mi attendevo qualche scenetta comica, qualche battuta spiritosa, un momento di distensione che desse pace agli occhi dopo tanto sangue. Tutto al contrario: di fronte a questi i combattimenti precedenti erano atti di pietà; ora niente più scherzi, ma veri e propri omicidi. I gladiatori non hanno nulla con cui proteggersi; tutto il corpo è esposto ai colpi e questi non vanno mai a vuoto. 4 La gente per lo più preferisce tali spettacoli alle coppie normali di gladiatori o a quelle su richiesta del popolo. E perché no? Non hanno elmo né scudo contro la lama. Perché schermi protettivi? Perché virtuosismi? Tutto ciò ritarda la morte. Al mattino gli uomini sono gettati in pasto ai leoni e agli orsi, al pomeriggio ai loro spettatori. Chiedono che gli assassini siano gettati in pasto ad altri assassini e tengono in serbo il vincitore per un’altra strage; il risultato ultimo per chi combatte è la morte; i mezzi con cui si procede sono il ferro e il fuoco. 5 E questo avviene mentre l’arena è vuota. “Ma costui ha rubato, ha ammazzato”. E allora? Ha ucciso e perciò merita di subire questa punizione: ma tu, povero diavolo, di che cosa sei colpevole per meritare di assistere a questo spettacolo? “Uccidi, frusta, brucia! Perché ha tanta paura a slanciarsi contro la spada? Perché colpisce con poca audacia? Perché va incontro alla morte poco volentieri? Lo si faccia combattere a sferzate, che si feriscano a vicenda affrontandosi a petto nudo.” C’è l’intervallo: “Si scanni qualcuno, intanto, per far passare il tempo.” Non capite nemmeno questo, che i cattivi esempi si ritorcono su chi li dà? Ringraziate gli dei perché insegnate a essere crudele a uno che non può imparare.

6 Bisogna sottrarre alla folla gli animi deboli e poco saldi nel bene: è molto facile subire l’influsso della maggioranza. Frequentare una massa di gente diversa da loro avrebbe potuto cambiare i costumi persino di Socrate, Catone, Lelio; nessuno di noi, soprattutto quando il nostro carattere è in formazione, può resistere alla pressione di tanti vizi tutti insieme. 7 Un solo esempio di mollezza o di avarizia produce gravi danni: un commensale raffinato a poco a poco ti guasta, ti infiacchisce, un vicino ricco scatena la tua avidità, un compagno malvagio contamina anche un uomo semplice e puro: che cosa pensi che succeda alle nostre convinzioni morali quando vengono attaccate in massa dai vizi? 8 Due sono i casi: o li imiti o li odi. Ma sono da evitare l’uno e l’altro estremo: non devi assimilarti ai malvagi, perché sono molti, né essere nemico di molti, perché sono dissimili. Ritirati in te stesso per quanto puoi; frequenta le persone che possono renderti migliore e accogli quelli che puoi rendere migliori. Il vantaggio è reciproco perché mentre s’insegna si impara. 9 Non c’è ragione per cui il desiderio di gloria debba spingerti a esibire a tutti il tuo ingegno con declamazioni o discussioni pubbliche; ti consiglierei di agire così, se tu avessi merce adatta alla massa, ma non c’è nessuno in grado di capirti. Capiterà forse qualcuno, uno o due al massimo, e tu dovrai formarlo ed educarlo perché ti possa capire. “Ma allora, per chi ho imparato tutto questo?” Non temere di aver perso il tuo tempo, se hai imparato per te.

10 Ma per evitare di aver imparato solo per me oggi, ti scriverò tre belle massime che mi è capitato di leggere all’incirca sullo stesso argomento: di queste una salda il mio debito per questa lettera, le altre due prendile come anticipo. Scrive Democrito: “Secondo me, una sola persona vale quanto tutto il popolo e il popolo quanto una sola persona.” 11 Dice bene anche quell’altro, chiunque sia stato (è incerto, infatti, di chi si tratti); gli chiedevano perché si applicasse con tanto impegno a una materia che pochissimi avrebbero compreso, rispose: “A me bastano poche persone, anzi anche una sola o addirittura nessuna.” Eccellente anche questa terza affermazione, di Epicuro; in una sua lettera a un compagno di studi: “Io parlo non per molti, ma per te;” scrive, “noi siamo l’uno per l’altro un teatro sufficientemente grande.” 12 Devi, caro Lucilio, serbare in te queste massime, per disprezzare il piacere che deriva dal consenso generale. Molti ti lodano; ma perché dovresti rallegrarti se sono in tanti a capirti? I tuoi meriti ricerchino l’approvazione della tua coscienza. Stammi bene.

Lucio Anneo Seneca ,LETTERE A LUCILIO libro primo

SENECA LUCILIO SUO SALUTEM : Vale ; films del giorno Satyricon

LUCIO ANNEO SENECA: DE CLEMENTIA (testo integrale …

Lucio Anneo Seneca – controappuntoblog.org

Seneca : video | controappuntoblog.org

De tranquillitate animi, De Otio: Lucio Anneo Seneca …

seneca : De vita beata ad Gallionem | controappuntoblog.org

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L’infelicità ostinata ha un solo vantaggio, che finisce per rendere forti …

SENECA : CONSOLAZIONE ALLA MADRE ELVIA

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SENECA : CONSOLAZIONE ALLA MADRE ELVIA …

Lucilio Santoni Lettere a SenecaLettere a Lucilio Seneca

Seneca e il teatro elisabettiano | controappuntoblog.org

Hercules da Seneca a Jasper Heywood a Vivaldi …

LUCIO ANNEO SENECA: DE CLEMENTIA – controappuntoblog.org

I terremoti,Naturales quaestiones Seneca, vescovo di Rieti; Gadda …

storiografia e senso dell’antico nel Fellini Satyricon – Satyricon “Federico Fellini” 1969 – Filme Completo (Full Movie) / Legendado PT

Seneca: de Constantia The Latin Library – Das höhere Prinzip 1960 film

http://www.controappuntoblog.org/2017/01/01/seneca-de-constantia-the-latin-library-das-hohere-prinzip-1960-film/

I terremoti,Naturales quaestiones, VI, 21, 2 ss. : Lucio Anneo

ultima opera di W. A. Mozart “La Clemenza di Tito” (Act I) for .

Non piu di fiori vaghe catene – Finale-Sextet and Chorus ..

“I due Dittatori” – La Clemenza di Tito (1734) : La ragione, s

La clemenza di Tito – Terzetto ‘Se al volto mai ti senti’

http://www.controappuntoblog.org/2015/10/15/la-clemenza-di-tito-terzetto-se-al-volto-mai-ti-senti/

7 Ringraziate gli dei perché insegnate a essere crudele a uno che non può imparare.

IL PENSIERO DOMINANTE – PENSIERI LXXXII

Nunc age, quae ratio terrai motibus extet : Lucrezio , Seneca & C. i post

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Is there an ethical way to research indigenous people? by aljazeera

August 16, 2018

Is there an ethical way to research indigenous people?

Native communities seek an end to intrusive and exploitative research.

hey are not some exhibit in a living museum so why do they often get treated as such? For many years, Indigenous communities around the world have been bombarded with scientists seeking to learn from man’s earliest ancestors. But, now, some of those communities are pushing back, telling scientists and researchers they are not available to be studied without consultation.

“They don’t all respect personal boundaries. They don’t think they need to respect us,” Leana Snyders, director of the San Council, said last year in an interview with GroundUp.

Last March, three groups of San people in South Africa established guidelines for researchers. The code of ethics outlined how they expected to be treated.  “They must knock on the front door and wait to be let in’. That’s what this code is about. It’s for us to decide to open the door. It’s to stop exploitation,” Snyders said.

Similar codes have been developed by other indigenous people in North America and Australia. On this episode we will speak to members of indigenous communities about what scientists get wrong and learn how they should conduct their research.

On this episode of The Stream we speak with:

Julie Bull @julierbull
Inuk Researcher
juliebull.net

Anthony Philliip Williams @WayuThinking
Executive Chairman, Indigenous First Nation Advocacy South Africa
www.ifnasa.co.za

Tom Calma
Indigenous social justice and human rights advocate
https://www.reconciliation.org.au

Read more: 

San people of South Africa issue code of ethics for researchers – Smithsonian
The ethics of research: how to end the exploitation of vulnerable communities – The Conversation

What do you think? Leave your thoughts in the comment section below.

http://stream.aljazeera.com/story/201808160008-0025697

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ciao Aretha ♫ ❤

e grazie per averci uniti di qualsiasi colore eravamo!

Aretha Louise Franklin (Memphis, 25 marzo 1942Detroit, 16 agosto 2018

Duane Allman – An Anthology Vol. 1 (1972) (Full Album) – Duane Allman & Aretha Franklin The Weight

http://www.controappuntoblog.org/2016/04/19/duane-allman-an-anthology-vol-1-1972-full-album-duane-allman-aretha-franklin-the-weight/

When Tolerance Is No Virtue , A intolerância da intolerância d. a. carson pdf ; * John Lee Hooker e Aretha Franklin

https://www.youtube.com/watch?v=IOWC3a0Vw7M&list=PLrgee7WlnHRo0EGLObaxSkQ1NT7CBKr

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Anton Bruckner Te Deum by allmusic.com ed altro di Bruckner

Anton Bruckner

Te Deum in C major, for soloists, chorus, orchestra & organ, WAB 45

Description by Wayne Reisig  [-]

Although they speak much of the same language as the symphonies and masses, Anton Bruckner‘s other choral works tend toward a certain conciseness, being epic by implication. This can be said of his Te Deum, arguably the crown of his sacred music. Bruckner singled out this work as his own personal favorite, referring to it as “the pride of my life.” It is certainly one of the most positive, joyous, and compelling ever to come from his pen and is believed to have been the last music of his that he attended in live performance. Composed from 1881 to 1884, it is contemporary with the Seventh Symphony, with which it shares some very significant thematic material. The Te Deum reflects the contemporary frame of mind of its composer, being one of elation and thankfulness for his long-delayed success and acceptance. The then-recent performance of the Fourth Symphony by the Vienna Philharmonic under Hans Richter had been the breakthrough for Bruckner.

As with the later Psalm 150, there are moments in the Te Deum where barbaric opulence coexists with intense spirituality, a quality harkening back to the Baroque arts. The work opens in blazing C major, propelled by a powerful open-fifths motive in the strings. The chorus and the rest of the ensemble enter as the music moves through processes and modulations distinctly Brucknerian. The following F minor section, “Te Ergo,” is serene yet imploring in nature, featuring an expressive tenor solo and a solo violin which can hardly fail to bring to mind the “Benedictus” from Beethoven‘s Missa Solemnis. The central section, “Aeterna Fac,” is in Bruckner‘s favored key of D minor and is almost apocalyptic in its fury. Propelled by a rhythmic device similar to one used in the Sixth Symphony and String Quintet, it draws on the full resources of the chorus and orchestra before coming to and abrupt unresolved cadence. The “Salvum Fac Populum” section follows essentially as a repeat of the “Te Ergo,” this time with women’s voices accompanying the tenor. This leads to the “Per Singulos” which recalls the fervor and energy of the opening. The overall symmetry of the work is now apparent, but the final section is an apotheosis built entirely on the words “In Te Domine Speravi. Non confundar in Aeternum” (“In Thee, Lord, I have trusted. Never let me be confounded”), words which form a motto for Bruckner‘s life work. The section culminates in a joyous fugue and is followed by an intensely haunting and impassioned chorale, the latter of which would later be used to great effect in the slow movement of the Seventh Symphony. The opening string figure returns as the full ensemble carries the Te Deum to a terse yet powerful conclusion.

https://www.allmusic.com/composition/te-deum-in-c-major-for-soloists-chorus-orchestra-organ-wab-45-mc0002367127

Anton Bruckner: Symphony No. 5 in B-flat major (Chailly, Koninklijk Concertgebouworkest)

http://www.controappuntoblog.org/2017/12/08/anton-bruckner-symphony-no-5-in-b-flat-major-chailly-koninklijk-concertgebouworkest/
A. Bruckner – Mass No.3 in F minor, WAB 28 ed altro di Bruckner …

Anton Bruckner | controappuntoblog.org

Symphony No 5″ Bruckner : Karajan , Abbado – 2 Adagio …

Anton Bruckner | controappuntoblog.org

Sinfonia n. 3 in re minore “Wagner-Symphonie” : Anton Bruckner

Locus iste reduction with analysis – e video : Anton Bruckner

Anton Bruckner Symphony #7 in E Major

István Kertész – Bruckner Symphony 4 – controappuntoblog

Bruckner – Adagio per archi dal quintetto in Fa minore ..

Anton Bruckner – Symphony no. 8 “Apocalyptic” conducted …

BRUCKNER Symphony No.2 (complete) Alexander Rahbari …

Forse un mattino andando in un’aria di vetro. BRUCKNER …

Anton Bruckner Symphony No. 6 in A major – Daniel Barenboim – III Jaap van Zweden – I (Eugen Jochum 1967)

http://www.controappuntoblog.org/2015/01/11/anton-bruckner-symphony-no-6-in-a-major-daniel-barenboim-iii-jaap-van-zweden-i-eugen-jochum-1967/

Anton Bruckner Symphony No. 9

http://www.controappuntoblog.org/2016/07/31/anton-bruckner-symphony-no-9/

Symphony No 5″ Bruckner : Karajan , Abbado – 2 Adagio – Celibidache

http://www.controappuntoblog.org/2016/10/16/symphony-no-5-bruckner-karajan-abbado-2-adagio-celibidache/

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Sinfonia n. 3 in re minore “Wagner-Symphonie” : Anton Bruckner …

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Carlo Betocchi: Rovine 1945

Rovine 1945

Non è vero che hanno distrutto
le case, non è vero:
solo è vero in quel muro diruto
l’avanzarsi del cielo

a piene mani, a pieno petto,
dove ignoti sognarono,
o vivendo sognare credettero,
quelli che son spariti…

Ora spetta all’ombra spezzata
il gioco d’altri tempi,
sopra i muri, nell’alba assolata,
imitarne gli incerti…

e nel vuoto alla rondine che passa.

Carlo Betocchi

Carlo Betocchi : Poesie e brani in prosa by Marco Marchi …

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