Alarm


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Lo schiavo e il proletario

Lo schiavo è venduto una volta per sempre; il proletario deve vendere se stesso giorno per giorno, ora per ora. Il singolo schiavo, proprietà di un solo padrone, ha l’esistenza – per miserabile che possa essere – assicurata già dall’interesse di questo padrone; il singolo proletario, proprietà per così dire dell’intera classe dei borghesi, il quale il lavoro viene acquistato solo se qualcuno ne ha bisogno, non ha l’esistenza assicurata. Questa esistenza è assicurata soltanto alla classe dei proletari nel suo insieme. Lo schiavo si trova al di fuori della concorrenza, il proletario si trova nel suo mezzo e ne risente tutte le oscillazioni. Lo schiavo è considerato un oggetto, non membro della società borghese; il proletario è riconosciuto come persona, come membro della società borghese. Lo schiavo può quindi avere un’esistenza migliore del proletario, ma il proletario appartiene a uno stadio di sviluppo superiore della società, e si trova egli stesso su di un grado superiore a quello dello schiavo. Lo schiavo si emancipa abolendo fra tutti i rapporti di proprietà privata solo il rapporto della schiavitù e divenendo solo in tal maniera egli stesso proletario; il proletario si può emancipare solo abolendo la proprietà privata in genere.

Principi del Comunismo

Friedrich Engels

 

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Naufragio davanti alle coste libiche: 10 morti, 55 salvati, molti dispersi

21 settembre 2014

Naufragio davanti alle coste libiche: 10 morti, 55 salvati, molti dispersi

ROMA – La notizia arriva dall’agenzia Ansa, la conferma dalla Guardia Costiera: almeno dieci persone sono morte nel naufragio di un barcone carico di migranti, avvenuto oggi a circa 30 miglia dalle coste libiche. Una trentina i dispersi, 55 tratti in salvo da un mercantile.

Il naufragio è stato segnalato da un mercantile battente bandiera di Singapore, che era stato dirottato in zona dopo una richiesta di soccorso arrivata tramite un telefono satellitare. Arrivato sul punto indicato, l’equipaggio del mercantile ha avvistato in mare una decina di cadaveri ed ha tratto in salvo 55 migranti. La Guardia Costiera ha subito inviato un avviso cosiddetto “circolare” a tutti i mercantili che si trovavano nell’area, con ordine di raggiungere il luogo del naufragio.

Le persone tratte in salvo hanno riferito che sul barcone diretto verso l’Italia vi erano un centinaio di migranti, per cui sono ora in corso, da parte di tutti i mercantili dirottati nell’area del naufragio, le ricerche di una trentina di dispersi.

http://www.repubblica.it/cronaca/2014/09/21/news/naufragio_davanti_alle_coste_libiche_10_morti_55_tratti_in_salvo-96346924/?rss

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Napoli, incidente al cantiere della metropolitana Muore in piazza Municipio un operaio di 41 anni

Napoli, incidente al cantiere della metropolitana
Muore in piazza Municipio un operaio di 41 anni

di . Categoria: Campania, Cronaca

salvatore renna operaio morto metropolitana piazza municipio napoli

Tragico incidente sul lavoro a Napoli. Un uomo di 41 anni, Salvatore Renna, originario di Boscoreale, ha perso la vita cadendo da un’impalcatura posta all’altezza di venti metri.

L’uomo stava lavorando all’interno del cantiere della metropolitana di Napoli in piazza Municipio, stazione la cui apertura è prevista per il mese di dicembre.

Quando i soccorsi sono arrivati sul posto, per l’operaio non c’era più nulla da fare e gli operatori del 118 hanno solo potuto constatare il decesso.

Sulla sua posizione lavorativa e sulla dinamica dell’incidente stanno indagando i carabinieri di Napoli Centro.

21 settembre 2014

http://www.si24.it/2014/09/21/napoli-incidente-al-cantiere-della-metropolitana-muore-in-piazza-municipio-un-operaio-di-41-anni/66770/

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Der Feuerreiter – Hugo Wolf “String Quartet in D minor” Quartetto Prometeo: – LaSalle Quartet

Le maître du lied : Hugo Wolf | controappuntoblog.org

 

Biographie de Hugo Wolf (1860-1903) | controappuntoblog

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Herzog.Fata Morgana (1971) – Lebenszeichen- Anche i nani – aus Glas

Fata Morgana è un film del 1970 diretto da Werner Herzog.

Il film è considerato parte di una trilogia che comprende il precedente I medici volanti dell’Africa orientale (1969) e il successivo Anche i nani hanno cominciato da piccoli (1970).

Sono infatti tutti e tre il frutto di riprese effettuate in circa due anni di viaggi nel continente africano. Mente il primo film è un documentario realizzato su commissione e l’altro è un storia grottesca e metaforica, Fata Morgana si colloca in un genere inclassificabile, a metà tra l’immagine documentata e quella costruita.

Somiglianze estetiche ricorrono nelle tre opere, prendendo di volta in volta una connotazione diversa. I medesimi scenari sono indirizzati a differenti letture a seconda del contesto del film.

Herzog ha svelato che l’idea iniziale di questo film era quella di un’opera di fantascienza concepita come un documentario realizzato da alieni su una civiltà in via di estinzione. Di questa idea è poi rimasta forse la struttura a capitoli e il carattere documentaristico mentre il compimento del progetto iniziale si ha solo al termine della trilogia completata in seguito da Apocalisse nel deserto (1992) e da L’ignoto spazio profondo (2005)[1].

Trama

La discesa e l’atterraggio di un aereo è ripetuta per otto volte e mostra come gli strati d’aria sempre più caldi sulla pista rendano i contorni del velivolo difficilmente distinguibili nel cielo. Il miraggio e l’ambiguità della visione fanno così da prologo al corpo della narrazione.

Nel primo “movimento”, La creazione, si narra di un fallimento divino, le riprese si muovono su spazi sterminati di natura incontaminata. Lentamente emergono i segni di una civiltà, o meglio i suoi resti. Lo stato di abbandono delle cose degli uomini.

Nella seconda parte, Il Paradiso, appaiono i primi soggetti animati: un bambino tiene per il collo sospeso da terra la sua piccola volpe albina, uno scienziato mostra orgoglioso un varano che cammina sul proprio braccio.

La terza parte, L’eta dell’Oro, è caratterizzata dal leitmotiv di una canzone popolare spagnola suonata da un’improbabile duo, un cantante-batterista in occhiali scuri e una matrona vista di profilo al pianoforte. Turisti sbucano dalle cavità rossicce dell’isola di Lanzarote, richiamando l’attenzione coi loro gesti. Ancora sequenze variopinte dall’alto e ancora l’uomo alle prese con gli animali del territorio. Un subacqueo mostra una grossa tartaruga per poi gettarla in una piscina e inseguirla.

Le immagini sono accompagnate da una voce extra-diegetica femminile (nella versione originale quella della critica cinematografica Lotte Eisner) che legge estratti dal sacro libro del sedicesimo secolo dei Quiché guatemaltechi, Popol Vuh[3]. Mentre le voci maschili leggono frasi composte dallo stesso regista.

La musica, sia che si tratti di una messa o di un brano pop, come i testi recitati non è mai di contorno o commento ma amplifica connotando, i soggetti inquadrati. Anticipando contrasti e fornendo associazioni sorprendenti.

Segni di vita

Trama

Durante la seconda guerra mondiale, il soldato tedesco Stroszek, in servizio in Grecia, viene ferito. Dopo essere stato dimesso dall’ospedale gli viene affidato un compito poco impegnativo: sorvegliare un deposito di munizioni in un forte abbandonato di un paesino sull’isola di Kos. Si trasferisce in questo forte insieme alla moglie greca, Nora, e ad altri due soldati tedeschi, Meinhard e Becker. Le loro giornate sono vuote e noiose, e cercano di passare il tempo in vari modi; allevano galline, dialogano con uno zingaro, costruiscono fuochi d’artificio, cacciano gli scarafaggi, riverniciano l’edificio… Un giorno Stroszek chiede al capitano di affidargli un qualche compito più attivo e questi lo manda a fare un giro di ricognizione con uno dei due compagni. Durante il giro Stroszek inizia a dare segni di squilibrio. Il giorno dopo impazzisce del tutto e caccia la moglie e i due compagni dal forte sparando loro addosso. Minaccia di far saltare il deposito di munizioni se qualcuno si avvicina al forte, e parte del villaggio viene evacuato. La voce fuori campo commenta:

« Il soldato Stroszek voleva far tremare la terra, così sarebbe uscito ciò che si nascondeva nelle case e ciò che si celava al di là delle case. Stroszek voleva finalmente far uscire tutto »

Una mattina Stroszek fa partire i fuochi d’artificio, dando una sorta di spettacolo. Dopo aver organizzato una sorta di assemblea, il capitano progetta di attaccare Stroszek di sorpresa quando farà partire nuovamente i fuochi d’artificio. Una notte parte un nuovo spettacolo pirotecnico, i soldati entrano in azione e catturano Stroszek.

Anche i nani hanno cominciato da piccoli

Trama

Hombre, interrogato dalla polizia, non collabora e non riconosce alcuna responsabilità su quanto avvenuto.

Segue, in flashback, lo svolgimento dei fatti, vale a dire una escalation di violenza che porta un gruppo ribelle di ospiti di un istituto di rieducazione (o colonia penale?), in assenza del direttore, ad assediare il maestro, trincerato con uno di essi, e a fare scempio di qualsiasi cosa si trovi nell’edificio o nelle vicinanze di esso, compresi gli animali (una scrofa viene uccisa, una scimmietta crocifissa) o altri ospiti più deboli (i due fratelli ciechi presi in giro e malmenati).

Nel finale (che non è un finale) sempre più folle e distruttivo, anche il maestro si dimostra squilibrato lanciandosi in una assurda lite con un albero che tratta come se fosse un essere umano, mentre Hombre ride fino allo sfinimento osservando un dromedario che ha difficoltà a rimanere dritto sulle sue zampe


Immagine

La mistica oscilla tra la passione dell’estasi e l’orrore del vuoto. [...] L’estasi è una presenza totale priva di oggetto, un vuoto pieno. Un brivido attraversa il nulla, invasione di essere nell’assenza assoluta. Il vuoto è la condizione dell’estasi, come l’estasi è la condizione del vuoto”. (Emil Cioran, Lacrime e santi).

Il tessuto narrativo di Herz aus Glas attinge a piene mani da una leggenda bavarese, e Werner Herzog, per raccontare la sua storia, si affida alla favola popolare, mantenendo la sua poetica in bilico tra ciò che è e ciò che non è; il visibile e l’invisibile sono le due direttrici scelte che accompagneranno lo spettatore in tutto il film, in una sorta di trance ipnotica, visionaria e onirica, su cui si regge l’architettura di quest’opera. La morte del maestro vetraio getta un piccolo villaggio della Baviera nello scompiglio: la tecnica di produzione del pregiatissimo vetro-rubino, su cui poggia le fondamenta l’economia del borgo, rimarrà un segreto, in viaggio verso l’Ade con il suo creatore, sepolto per sempre.

La terra del vetro rubino: tutti gli uomini ballano avvolti da una luce rossa… lì ogni cosa è del colore dei rubini…“.

Hias, pastore bavarese con il dono della preveggenza, è colui che vede ciò che altri non vedono, il Tiresia del villaggio, il cui sguardo è l’unico a non essere ammantato dall’alone del sogno, da uno stato onirico; un occhio che guarda oltre, verso il futuro e lo narra direttamente allo spettatore. Il profeta è avvolto dalla nebbia, come Il Viandante di Caspar David Friedrich, ma riesce a dissiparla osservando ciò che si nasconde in quel mare lattiginoso, nel futuro incerto e apocalittico degli abitanti del borgo.

…il sole era basso e il gigante era solo l’ombra di un nano”.

Le scene emergono dalla pittura fiamminga, stilizzazione e visionarietà catturano lo sguardo che rimane incatenato alle immagini. È un cinema che brucia. Una materia pittorica che prende vita, si trasforma in materia organica, palpitante e viva; una celebrazione orgasmica della pura visione, attraverso un’estetica espansa oltre la visibilità che arriva dritta al cuore e lo frantuma in mille pezzi di vetro.
La costruzione delle scene, le ombre e le luci sui volti dei protagonisti, sono tele dipinte da Herzog da cui emergono inquietudini affascinanti che rapiscono gli occhi. Visi che sembrano rubati alle opere di Brueghel, Vermeer e De La Tour, ma con chiari rimandi ai giochi di luci e ombre dei volti del Merisi. Gli esterni sono pennellate romantiche di una natura eternamente protagonista e condizionante delle azioni umane, come è da sempre nel cinema di Herzog, un perenne Sturm und Drang, animi burrascosi immersi in una natura suggestiva; Hias vive a stretto contatto con la natura, quasi in simbiosi, le sue visioni hanno luogo in una sorta di esasperazione panica.
Si dice che per espressa volontà del regista tutti gli attori abbiano recitato sotto ipnosi, tutti tranne Joseph Bierbichler (Hias), l’unico in grado di vedere, l’unico a non essere colto dalla follia collettiva che condurrà il paese alla distruzione. Lo stato di trance degli interpreti, insieme alla musica dei Popol Vuh, contribuiscono a conferire un’atmosfera sospesa e psichedelica all’opera in cui l’immagine si confonde nell’immaginifico, in cui il sogno diviene realtà e la realtà è forse parte di un sogno; lo sottolineano la lentezza dei movimenti dei protagonisti, i dialoghi surreali, la narrazione lenta e poco scorrevole.
La condizione umana, il suo tendere naturalmente alla distruzione, il nichilismo imperante e i simbolismi filosofici rendono Cuore di vetro un film non facile, in cui il regista percorre un arduo linguaggio narrativo che trova la sua forza nella sperimentazione e nell’immagine. L’opera si apre con oscuri presagi ma la chiusura lascia comunque un barlume di speranza nei confronti dell’umanità, che può redimersi e riuscire a trovare la giusta via nella salvezza, nella solidarietà tra gli uomini, in una sorta di titanismo leopardiano.
Così fatti pensieri / quando fien, come fur, palesi al volgo / e quell’orror che primo / contra l’empia natura / strinse i mortali in social catena, / fia ricondotto in parte / da verace saper, l’onesto e il retto / conversar cittadino, / e giustizia e pietade, altra radice / avranno allor che non superbe fole, / ove fondata probità del volgo / così star suole in piede / quale star può quel ch’ha in error la sede” (La Ginestra, Giacomo Leopardi).

Mariangela Sansone

http://www.orizzontidigloria.com/special-herzog1/herzog-cuore-di-vetro-la-sperimentazione-apocalittica


veramente avrei voluto parlare di Segni di vita (Lebenszeichen)

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