Ti racconto una fiaba e non solo di Oscar Wilde

La fiaba

Una mattina il vecchio topo di fogna sporse la testa fuor della tana: aveva gli occhietti acuti scintillanti, due ispidi baffi e una lunga coda nera che sembrava di gomma. Nello stagno gli anatroccoli, gialli come canarini, nuotavano qua e là, e mamma anatra, che aveva le piume d’un candore abbagliante e le zampe d’un bel rosso vivo, insegnava loro a tenersi con la testa alta nell’acqua.

“Non potete entrare mai nella buona società, se non sapete tenere alta la testa” continuava a dire, e ogni tanto mostrava con l’esempio come dovevano fare. Ma gli anatroccoli non le davano retta, perché erano così giovani da non capire quale vantaggio fosse l’essere ammessi nella buona società.

“Che figlioli disubbidienti!” gridò il vecchio topo, “non meritano proprio di essere annegati”.

“Niente affatto” rispose l’anatra, “da principio, tutti dobbiamo imparare, e i genitori non sono mai abbastanza pazienti”.

“Oh! Io non m’intendo affatto delle cose che riguardano i genitori” disse il vecchio topo “perché non sono sposato, e nemmeno ho voglia di sposarmi. L’amore della famiglia è certamente una bellissima cosa, ma l’amicizia è un sentimento molto più elevato. Ti assicuro che io non conosco nulla al mondo di più nobile e più raro di un amico devoto”.

“Mi piacerebbe sapere come t’immagini che debba essere un amico devoto” intervenne un fanello verde che aveva ascoltato la conversazione standosene posato in cima a un salice.

“Già, è proprio quello che vorrei sapere anch’io” aggiunse l’anatra, e si allontanò a nuoto fino in fondo allo stagno, tenendo ben dritta la testa per dare il buon esempio ai suoi figliolini.

“Che sciocca domanda!” esclamò il topo. “Penso che un amico devoto dovrebbe essermi devoto davvero, ecco tutto”.

“E che cosa daresti tu in cambio?” domandò l’uccellino volando sopra un ramoscello argenteo e scuotendo le alucce.

“Non ti capisco”, rispose il topo.

“Allora ti racconterò una storia su questo argomento” disse il fanello.

“E’ una storia che mi riguarda?” domandò il topo. “Se è così, ti starò ad ascoltare, perché mi piacciono molto i racconti”.

“Va proprio bene per te” rispose il fanello. Poi scese a volo sulla riva dello stagno e cominciò il racconto dell’amico devoto.

“C’era una volta” disse “un onesto giovane chiamato Hans”.

“Era una persona distinta?”, domandò il topo.

No, non lo era affatto, se non per il suo cuore generoso e per la buffa faccia rotonda sempre di buon umore. Viveva solo solo in una casetta di legno e lavorava tutto il giorno nel giardino. In tuta la regione non ve n’era un altro bello come il suo. Vi crescevano garofani screziati e violacciocche, verbaschi e convoli, rose damaschine e gialle, crochi lilla e oro, viole purpuree e bianche. Le campanule, la reseda, la maggiorana e il basilico silvestre, il giglio, il narciso e il ciclamino fiorivano e sbocciavano secondo l’ordine naturale. A mano a mano che i mesi passavano, un fiore prendeva il posto dell’altro, cosicché vi era sempre qualcosa di bello da ammirare, mentre gradevoli odori profumavano l’aria.

Il giovane Hans aveva molti amici, ma il più devoto fra tutti era Hugh il mugnaio. In verità il ricco mugnaio era così devoto al piccolo Hans che, passando accanto al giardino, non poteva fare ameno di sporgersi al disopra del muretto di cinta e di cogliere un gran mazzo di fiori oppure manciate di erbe profumate. Quando era la stagione dei frutti, si riempiva le tasche di susine e di ciliegie.

“I veri amici devono avere tutto in comune” soleva dire il mugnaio, ed il piccolo Hans assentiva sorridendo ed era molto orgoglioso che il suo amico avesse idee così nobili.

Qualche volta, veramente, i vicini pensavano che era un po’ strano che il ricco mugnaio non desse mai niente in cambio al piccolo Hans, sebbene avesse un centinaio di sacchi di farina ammassati nel mulino e sei mucche da latte, e anche un grosso gregge di pecore lanose; ma Hans non aveva mai l’animo turbato da simili pensieri, e niente gli dava maggior piacere dell’ascoltare le meravigliose cose che il mugnaio diceva sul disinteresse della vera amicizia.

Il giovane Hans dunque seguitava a lavorare il suo giardino. Durante la primavera, l’estate e l’autunno era felice, ma quando veniva l’inverno, ed egli non aveva né frutti né fiori da portare al mercato, soffriva molto la fame e il freddo, e spesso doveva andarsene a letto dopo aver mangiato per cene soltanto un pugnerello di pere secche e qualche noce. D’inverno inoltre era molto solo, perché il mugnaio in quella stagione non andava mai a trovarlo.

“Non è bene che io vada dal piccolo Hans finchè nevica” diceva il mugnaio alla moglie, “perché quando uno è nei guai bisogna lasciarlo solo, senza disturbarlo con visite inopportune. Io almeno la penso così, e sono sicuro d’aver ragione. Aspetterò che venga la primavera per andarlo a trovare, allora egli potrà regalarmi un paniere di primule, e ne sarà felice”.

“Tu sei sempre molto premuroso per gli altri”, rispondeva la moglie seduta in una comoda poltrona accanto a un bel fuoco, “molto premuroso davvero. Fa proprio piacere sentirti parlare dell’amicizia. Sono sicura che nemmeno il nostro prete sa dire cose tanto belle, sebbene viva in una casa a tre piani e porti al dito mignolo un anello d’oro”.

“Perché non facciamo venire qui il giovane Hans?” domandò il figlio minore. “Se è povero, potrò dargli metà della mia minestra e fargli vedere i miei conigli bianchi per divertirlo”.

“Che figlio sciocco abbiamo!” gridò il mugnaio. “Non so proprio quale profitto tu ricavi dalla scuola; mi sembra che non impari niente. Se il piccolo Hans venisse da noi e vedesse il nostro bel fuoco, la nostra buona cena e il nostro barile di vino rosso, potrebbe diventare invidioso, e l’invidia è un sentimento molto cattivo che guasta anche il migliore degli uomini. Io certamente non voglio guastare il carattere di Hans. Sono il suo più caro amico e veglio su di lui affinché non cada in tentazione. Inoltre, se Hans venisse qui, potrebbe chiedermi d’imprestargli un po’ di farina, e questo non posso farlo. Una cosa è la farina, ed altro l’amicizia. Non bisogna confonderle. Sono parole scritte in modo differente ed il loro significato è completamente diverso. Chiunque lo capisce”.

“Come parli bene!” disse la moglie del mugnaio versandosi un gran bicchiere di birra calda; “mi sento quasi addormentata, proprio come mi accade in chiesa”.

“Molte persone agiscono bene” rispose il mugnaio “ma poche parlano bene, la qual cosa dimostra che il parlar bene è più difficile e più bello che l’agir bene”. E guardò severamente al di là della tavola il suo bambino, che, pieno di vergogna, arrossì abbassando la testa mentre le lacrime cominciavano a cadergli nella tazza, sebbene fode tanto giovane da meritare di essere perdonato.

“E’ questa la fine del racconto?” domandò il topo.

“No certo, è soltanto il principio” rispose il fanello.

“Allora non segui la moda” disse il topo. “Oggi i bravi narratori cominciano dalla fine, vanno verso il principio e concludono col mezzo del racconto. E’ questo il nuovo sistema, L’ho sentito dire l’altro giorno da un critico che passeggiava con un giovane intorno allo stagno. Parlò a lungo di questo argomento, e son certo che avesse ragione, perché portava gli occhiali blù ed era calvo. Ogni volta che il giovane faceva un’osservazione, egli rispondeva “puf!”. Ma continua il tuo racconto. Il mugnaio mi piace moltissimo, giacchè anch’io ho buoni sentimenti e tra me e lui c’è una grande corrente di simpatia”.

“Bene” disse il fanello saltellando ora su una zampa ora sull’altra. Appena finito l’inverno, quando le primule cominciarono ad aprire le loro pallide stelline, il mugnaio disse alla moglie che doveva andare a trovare il piccolo Hans.

“Che buon cuore hai!” esclamò la moglie. “Tu pensi sempre agli altri. Non ti scordare di portare con te il paniere per mettervi i fiori”.

Il mugnaio allora, legate le ali del mulino a vento con una robusta catena di ferro, scese giù per la collina con al braccio il paniere.

“Buon giorno, piccolo Hans” disse il mugnaio.

“Buon giorno” rispose Hans curvo sulla vanga e con la bocca che nel sorriso cordiale gli arrivava fino agli orecchi.

“Hai passato bene l’inverno?” domandò il mugnaio.

“Oh, siete molto buono a domandarmelo, molto buono davvero. Purtroppo ho passato momenti un po’ difficili, ma ora è venuta la primavera, e sono felice perché i miei fiori crescono bene”.

“Noi abbiamo parlato spesso di te durante l’inverno, e mi domandavo come te la saresti passata”

“Quanto siete gentile!” rispose Hans. “Io invece temevo che mi aveste quasi dimenticato”.

“Hans, mi meraviglio di questo tuo pensiero. Gli amici non si dimenticano mai, e questa è una cosa bellissima; ma io credo che tu non possa intendere la poesia della vita. A proposito, come sono belle le tue primule!”.

“Sono belle davvero” approvò Hans “e per fortuna ne ho molte. Tra poco le porterò al mercato per venderle alla figlia del sindaco, e così potrò ricomprarmi la carriola”.

“Ricomprarti la carriola! L’hai dunque venduta? Che sciocchezza hai fatto!”

“Si, è vero, sono stato costretto a venderla” disse Hans. “Sapete che l’inverno è per me una cattiva stagione; e siccome non avevo abbastanza denaro per comprarmi il pane, ho dovuto vendere prima i bottoni d’argento del mio vestito buono, poi la catena d’argento, poi la pipa, e infine anche la carriola. Ma ora potrò ricomprare tutto.
Hans,” disse il mugnaio “ti regalerò la mia carriola. Non è troppo in buono stato, perché è rotta da una parte e alcuni raggi della ruota sono spezzati. Si, te la darò. Sono davvero troppo generoso, e molti penseranno che faccio una sciocchezza a privarmene, ma io non sono come gli altri. Credo che la generosità sia la sostanza dell’amicizia; e, d’altronde, io potrò ricomprarmi una carriola nuova. Sta’ dunque tranquillo, che ti darò la mia”.

“Siete davvero molto generoso” esclamò il piccolo Hans, e la sua buffa faccia rotonda risplendette tutta di piacere. “Potrò accomodarla facilmente perché ho in casa un’asse di legno”.

“Un’asse di legno!” disse il mugnaio “è proprio quello che mi occorre per il tetto del granaio. Vi è un grande buco, e se non lo chiudo, il grano mi prenderà l’umido. Che fortuna che tu l’abbia detto! E’ proprio vero che una buona azione ne genera sempre un’altra. Io t’ho dato la mia carriola, e ora tu stai per darmi un’asse. Naturalmente la carriola vale molto di più , ma la vera amicizia non dà importanza a certe cose. Portami subito l’asse, così potrò cominciare oggi stesso ad accomodare il granaio”.

“Certo” esclamò il piccolo Hans, e corse nella baracca a prenderla.

“Non è molto grande” disse il mugnaio alla prima occhiata “e credo che dopo avere accomodato il tetto del granaio, non ne rimarrà abbastanza per la carriola, ma io non ci ho colpa. Ed ora che ti ho regalato la carriola, sono certo che mi darai in cambio un po’ di fiori. Eccoti il paniere, e, mi raccomando, riempilo bene”.

“Riempirlo!” esclamò il piccolo Hans sorpreso perché il paniere era davvero molto grande, e se lo avesse riempito di fiori, non ne avrebbe avuti più da portare al mercato, mentre desiderava tanto di poter ricomprare i suoi bottoni d’argento.

“Come!” replicò il mugnaio “dal momento che ti ho regalato la carriola, non è troppo davvero chiederti un po’ di fiori. Sbaglierò, ma ho sempre pensato che l’amicizia, la vera amicizia, fosse completamente libera da ogni forma di egoismo”.

“Mio caro e buon amico” esclamò il piccolo Hans “potete prendere tutti i fiori del mio giardino; preferisco la vostra stima ai miei bottoni d’argento”.

E corse a cogliere le sue graziose primule per riempire il paniere.

“Arrivederci, piccolo Hans” disse il mugnaio risalendo la collina con l’asse sulle spalle e il grande paniere sottobraccio.

“Arrivederci” rispose il piccolo Hans riprendendo a vangare la terra, tutto contento al pensiero d’aver di nuovo una carriola.

Il giorno dopo, mentre piantava chiodi nel muro per sostenere il caprifoglio, sentì la voce del mugnaio che lo chiamava dalla strada. Scese in fretta dalla scala, attraversò di corsa il giardino e guardò al di là del muretto.

Il mugnaio, che aveva sulle spalle un gran sacco di farina, gli disse: “Caro Hans, potresti portarmi questo sacco di farina al mercato?”

“Oh, mi dispiace” rispose Hans “ma ho molto da fare, oggi. Devo sistemare le piante rampicanti, annaffiare i fiori e tagliare l’erba del prato”.

“Davvero!” disse il mugnaio “mi sembra che il tuo rifiuto sia piuttosto scortese, se pensi che sto per darti la mia carriola”.

“Non dite così” esclamò il piccolo Hans “non vorrei essere scortese con voi per tutto l’oro del mondo”. Corse a prendere il berretto, e, messo il grosso sacco sulle spalle, cominciò a camminare faticosamente.

La giornata era caldissima, la strada polverosa, ed egli non aveva ancora percorso sei miglia, che fu costretto a fermarsi per riposare; poi riprese coraggiosamente il cammino e alla fine arrivò al mercato. Trascorso un certo tempo, riuscì a vendere la farina a ottimo prezzo e ritornò in fretta a casa perché temeva d’incontrare i ladri lungo la strada.

“E’ stata una giornata dura” pensò il piccolo Hans andando a letto “ma sono contento d’aver fatto un favore al mugnaio che è il mio migliore amico; tanto più che egli è sul punto di regalarmi la sua carriola”.

La mattina seguente, di buon’ora, il mugnaio andò a prendere il denaro ricavato dalla vendita del suo sacco di farina, e trovò Hans a letto perché era ancora stanco.

“Perbacco!” disse il mugnaio “sei un gran poltrone. Dovresti lavorare di più, se rifletti che sto per darti la carriola. La pigrizia è un gran peccato, e non mi piace che i miei amici siano indolenti. Non devi offenderti della mia franchezza; non parlerei così, se tu non fossi mio amico. Che valore avrebbe l’amicizia, se non si potesse esprimere sinceramente il proprio pensiero? E’ facile dire cose piacevoli per conquistare la simpatia degli altri adulandoli; il vero amico invece deve sapere dire anche cose spiacevoli senza preoccuparsi di far soffrire. Preferisce fare così, perché sa di fare bene”.

“Mi dispiace” disse il piccolo Hans stropicciandosi gli occhi e levandosi il berretto da notte “ma ero tanto stanco che sono rimasto a letto un po’ di più per ascoltare il canto degli uccelli. Non sapete che io lavoro meglio dopo aver sentito gli uccelli cantare?”

“Ne sono contento” gli rispose il mugnaio battendogli la mano sulla spalla. “Appena ti sarai vestito, voglio che tu venga al mulino per riparare il tetto del granaio”.

Il povero Hans era ansioso di rimettersi a lavorare nel giardino, perché non aveva innaffiato i fiori da due giorni, ma non osava dare un rifiuto al mugnaio che gli era tanto amico; tuttavia domandò timidamente:

“Sarei scortese se vi dicessi che ho molto da fare?”

“Davvero!? Non credo di chiederti troppo, se rifletti che sto per darti la mia carriola; ma, naturalmente, se tu rifiuti, farò dame”.

“Oh, non badate a quel che ho detto!” esclamò il piccolo Hans; e saltato giù dal letto, si vestì in fretta per recarsi al granaio.

Lavorò tutto il giorno fino al tramonto, e al tramonto il mugnaio andò a vedere a che punto era.

“Non hai ancora finito, piccolo Hans?” domandò allegramente.

“Ho finito proprio ora” rispose Hans scendendo giù dalla scala.

“Ah,” disse il mugnaio “non c’è lavoro più piacevole di quello che si fa per gli altri”.

“Certo è un gran privilegio ascoltarvi” rispose il piccolo Hans sedendo ed asciugandosi la fronte “un gran privilegio davvero. Temo che io non avrò mai delle belle idee come ne avete voi”.

“Oh, ti verranno!” rispose il mugnaio “ma devi pensarci un po’. Per ora tu sai soltanto la pratica dell’amicizia; un giorno ne conoscerai anche la teoria.”

“Lo crede possibile?”

“Non c’è dubbio; ma ore che hai accomodato il tetto, sarà meglio che tu vada a casa per riposarti, perché domani porterai le mie pecore a pascolare sul monte”.

Il povero Hans non ebbe il coraggio di dir niente. La mattina dopo all’alba il mugnaio arrivò alla capanna con le pecore, e Hans le condusse al monte. Per tutto il giorno vagò di qua e di là e quando tornò a casa si sedette così stanco che cadde addormentato sulla sedia, e si svegliò soltanto allorché il sole era già alto.

“Che bel tempo per il mio giardino!” esclamò mettendosi subito al lavoro.

Ma ormai non gli era più possibile curare i suoi fiori, perché il suo amico mugnaio gli era sempre dintorno per mandarlo a fare lunghe commissioni o chiamarlo al mulino perché lo aiutasse. Il piccolo Hans era desolato al pensiero che i suoi fiori credessero di essere stati dimenticati da lui e cercava di consolarsi riflettendo che il mugnaio era il suo migliore amico. Diceva fra sé: “Egli sta per darmi la sua carriola, e questo è un atto molto generoso”.

Così il piccolo Hans lavorava per il mugnaio, ed il mugnaio gli ripeteva tante belle cose sull’amicizia. Hans le scriveva sul suo taccuino e la sera le rileggeva proprio come uno scolaro diligente.

Una sera, mentre era seduto accanto al fuoco, sentì un forte colpo alla porta. Il vento soffiava impetuoso intorno alla casa, ed egli dapprima credette che il rumore fosse causato dalla tempesta; ma un altro colpo si fece sentire, e un altro ancora sempre più forte.

“E’ un povero viandante” pensò il piccolo Hans correndo alla porta.

Era invece il mugnaio, che teneva con una mano la lanterna e con l’altra un pesante bastone.

“Caro Hans” gli disse “sono in grande ansia. Il mio bambino è caduto giù da una scala e si è fatto male. Sono uscito per andare a chiamare il dottore, ma abita molto lontano ed è una notte orribile. Ho pensato perciò di mandarti in vece mia. Sarebbe gentile che tu facessi qualcosa per me in cambio della carriola che sto per darti”.

“Certo” esclamò il piccolo Hans “è un piacere che mi fate con la vostra richiesta e andrò subito, ma dovreste prestarmi la lanterna, perché la notte è così buia che ho paura di cadere nel fosso”.

“Mi dispiace molto” rispose il mugnaio “ma è la mia lanterna nuova, e sarebbe una gran perdita per me se si sciupasse”.

“Non importa, ne farò a meno” disse Hans, e indossata la pelliccia, si mise in testa un pesante berretto rosso, si ravvolse il collo con una sciarpa e corse via.

Che spaventosa tempesta! Nell’oscurità profonda della notte il piccolo Hans non riusciva a vedere quasi nulla e il vento era così impetuoso che a fatica egli poteva reggersi in piedi; ma non si perdette d’animo e dopo circa tre ore di cammino giunse alla casa del dottore e bussò alla porta.

“Chi è là?” domandò il dottore affacciandosi alla finestra di camera.

“Il piccolo Hans, dottore”.

“Che cosa vuoi?”

“Il figlio del mugnaio è caduto giù da una scala e si è fatto male; il mugnaio vi raccomanda di andare subito da lui”.

“Va bene” rispose il dottore, e fatti preparare il cavallo e la lanterna, infilò gli stivali pesanti, scese le scale e montato in sella si diresse verso la casa del mugnaio, mentre Hans lo seguiva faticosamente.

Intanto la violenza della tempesta cresceva di momento in momento; la pioggia cadeva a torrenti ed il piccolo Hans non poteva scorgere il cammino e non riusciva a mantenersi a pari del cavallo. Alla fine, perduta la strada, si trovò nella brughiera, luogo molto pericoloso, pieno di pozze profonde, in una delle quali il piccolo Hans annegò.

Alcuni caprai la mattina dopo trovarono il suo corpo galleggiante nella pozza e lo trasportarono alla sua capanna.

Tutti andarono al funerale del piccolo Hans, perché egli era conosciuto e godeva molta simpatia. Il mugnaio ebbe il primo posto nel corteo funebre.

“Io ero il suo miglior amico” disse “ed è giusto che abbia il posto migliore”. Così camminò alla testa del corteo ravvolto in un lungo mantello nero e asciugandosi di tanto in tanto gli occhi con un gran fazzoletto.

“La morte del piccolo Hans è una gran perdita per tutti noi” disse il fabbro quando il funerale fu terminato, e, comodamente seduti in un’osteria, tutti bevevano ottimo vino e mangiavano dolci squisiti.

“E’ una gran perdita per me senza dubbio” aggiunse il mugnaio. “Ero stato tanto buono con lui da regalargli la mia carriola, ed ora non so che cosa farne. In casa mi dà noia, ed è in tale stato che non posso venderla. Certo che non darò via più niente, perché ci si scapita sempre ad essere generosi”.

“E poi?” domandò il topo dopo una lunga pausa.

“Il racconto finisce così” rispose il fanello.

“Che cosa accadde al mugnaio?”

“Oh, proprio non lo so, e non me ne curo”.

“E’ evidente che tu per natura non sei capace di provare simpatia per nessuno” aggiunse il topo.

“Io temo invece che tu non abbia capito la morale del mio racconto”

“Che cosa?” strillò il topo.

“La morale”.

“Vuoi dunque dire che il racconto ha una morale?”

“Certamente” confermò il fanello.

“Allora avresti dovuto dirmelo prima” replicò il topo con mal garbo “non sarei stato ad ascoltarti, ed avrei fatto “puf!” come il critico; comunque posso farlo ora”. E gridò “puf!” con quanto fiato aveva in gola, sbattè la coda quasi fosse una frusta e si rintanò nel suo buco.

“Vi piace il topo?” chiese l’anatra al fanello tornando a nuoto qualche minuto dopo. “Ha molte buone qualità; ma io sono madre e non posso vedere un vecchio celibe senza sentirmi venire le lacrime agli occhi”.

“Credo di averlo fatto arrabbiare, perché gli ho raccontato una storia che ha una morale” rispose il fanello.

“Oh, è sempre pericoloso far della morale” confermò l’anatra.

Ed io sono perfettamente d’accordo con lei.

La fiaba fa parte della raccolta “Il principe felice e altri racconti” di Oscar Wilde.

https://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe-classiche/oscar-wilde/1091-amico-devoto.html

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Accademia Bizantina ♫ ♪ ♫ ♩

Accademia Bizantina
L’Accademia Bizantina nasce a Ravenna nel 1983 con l’intento programmatico di “fare musica come un grande quartetto”.
Tra le personalità musicali che ne hanno sostenuto la crescita figurano Jorg Demus, Carlo Chiarappa, Riccardo Muti e Luciano Berio.
Ensemble con strumenti originali specializzato nell’esecuzione del repertorio dei secoli XVII e XVIII, nel corso degli anni si è avvalso della collaborazione di musicisti di larga esperienza, come il violinista Stefano Montanari, che per oltre vent’anni ha fatto parte del gruppo.
Ottavio Dantone entra stabilmente nel 1989 in qualità di clavicembalista e nel 1996 diventa direttore musicale e artistico dell’ensemble.
Sotto la sua guida viene approfondito il percorso di specializzazione nel repertorio antico, coniugando ricerca filologica, studio della prassi esecutiva e dell’estetica interpretativa dell’epoca barocca.
Accademia Bizantina si è specializzata nella riscoperta e nell’esecuzione del repertorio operistico barocco, proponendo, oltre ai titoli di cartellone più importanti, titoli mai eseguiti in tempi moderni.
L’ensemble si esibisce nelle sale da concerto e nei festival più prestigiosi.
Numerose le incisioni discografiche realizzate per Decca, Harmonia Mundi e Naïve; altrettanto numerosi i riconoscimenti della critica, tra cui una nomination ai Grammy Music Award per “Purcell – O Solitude” con Andreas Scholl.
Particolarmente significative le collaborazioni con i violinisti Viktoria Mullova e Giuliano Carmignola e con il controtenore Andreas Scholl che hanno portato alla realizzazione di importanti tournée internazionali e a progetti discografici per Onyx, Deutsche Grammophon, Harmonia Mundi e Decca.

https://criticaclassica.wordpress.com/2017/10/31/venerdi-3-novembre-a-bologna-concerto-dellaccademia-bizantina-di-ottavio-dantone-a-favore-di-fondazione-face3dbo/

Overview

Accademia Bizantina, the Ravenna-based period instrument ensemble, is directed by Ottavio Dantone. Their performances are typified by virtuoso playing and dramatic flair, but never to the detriment of their wonderfully polished tone. It is not surprising therefore that the countertenor Andreas Scholl enjoys working with them so much. HarrisonParrott have arranged a number of high profile tours for this combination often in conjunction with Andreas Scholl, including programmes of works by Handel in Salzburg and Dresden and Bach in Istanbul to name but three.

http://www.harrisonparrott.com/toursprojects/accademia-bizantina


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Ryanair pilots based in Ireland to stage one-day strike next week – Ryanair minaccia i piloti italiani

Ryanair pilots based in Ireland to stage one-day strike next week

12 December 2017 19.04 GMT

Up to 117 pilots expected to take action, with airline’s flights to and from Dublin, Shannon and Cork likely to be affected

Pilots working for Ryanair in Ireland have called a one-day strike next week, potentially disrupting flights for Europe’s biggest airline on its home territory.

Flights to and from Dublin, Shannon and Cork are likely to be affected by the walkout on Wednesday.

The action has been taken in a bid to win collective representation in pay dealsrather than through Ryanair’s own employee channels.

Ryanair said it would “face down” the strike, though it admitted some “disruption may occur”.

Up to 117 pilots in the Irish Airline Pilots’ Association (Ialpa) union – part of Ireland’s second-biggest trade union, Impact – are expected to take action, which Ryanair said is less than a third of the pilots it employs in Ireland.

However, the union said that the 117 represent almost 90% of pilots directly employed by Ryanair, and the majority are captains, a rank needed on every flight. It said the walkout would either cause significant disruption or costs for Ryanair if it replaced them with captains from other European bases.

Crew and pilots in Italy are also planning action on Friday, while pilots in Portugal have also voted to strike. Ryanair has told cabin crew in Italy that action by any one member will see their entire base lose rights to transfers or promotions.

The airline said: “Ryanair will deal with any such disruptions if or when they arise, and we apologise sincerely to customers for any upset or worry this threatened action by less than 28% of our Dublin pilots may cause them over the coming days.”

Ryanair has told pilots who strike that they will be in breach of their agreements, conducted by the airline separately with each base, and lose benefits including guarantees over rosters and pay, and be denied promotion.

It said its pilots had been offered 20% pay deals, adding: “Like any group of workers, Ryanair’s very well paid pilots are free to join unions, but like every other multinational, Ryanair is also free – under both Irish and EU law – to decline to engage with unions.”

Impact said Ryanair was the only Irish-based airline that refused to recognise unions and the dispute was “solely about winning independent representation for pilots in the company”. It warned more strikes could follow.

Ashley Connolly, a union official, said: “Management’s failed negotiating model has let down shareholders and tens of thousands of passengers whose flights were cancelled this year because company-controlled industrial relations proved incapable of recruiting and retaining enough pilots.”

https://www.theguardian.com/business/2017/dec/12/ryanair-pilots-based-ireland-stage-one-day-strike-wednesday-flights-dublin-shannon-cork

Ryanair ai piloti italiani: «Non scioperate o sarete sanzionati»

Pubblicato il 12/12/2017

Ryanair minaccia i dipendenti: chi sciopera potrebbe perdere aumenti o promozioni.

Lo sciopero di venerdì 15 dicembre crea allarme nel comparto

NICOLA LILLO
ROMA

La lettera inviata dal capo del personale di Ryanair a tutti i dipendenti di base in Italia non lascia alcun dubbio. Chiunque aderirà allo sciopero del trasporto aereo indetto per il 15 dicembre avrà in futuro turni più duri e «potrebbe anche perdere aumenti di stipendio, i trasferimenti richiesti e promozioni». È questa la risposta della compagnia low cost irlandese all’annuncio di sciopero di quattro ore da parte dell’Anpac, l’Associazione nazionale professionale aviazione civile, che rappresenterebbe anche numerosi piloti di Ryanair.

La protesta di venerdì coinvolgerà i dipendenti di Alitalia, Vueling, Enav e appunto – questa la novità – anche quelli della compagnia guidata da Michael O’Leary. Si tratterebbe del primo vero e proprio sciopero dei dipendenti della compagnia irlandese, che protestano per avere migliori condizioni di lavoro, tra cui contratti di diritto italiano e non irlandese, e retribuzioni ben più alte. La lettera – datata 12 dicembre e consultata da La Stampa – è una vera e propria minaccia nei confronti dei dipendenti, che nonostante lavorino in Italia hanno contratti di diritto irlandese e quindi non tutelati dal nostro diritto del lavoro.

A firmare la missiva è Eddie Wilson, il capo del personale, il quale fa intendere inoltre che il sindacato Anpac sia legato ad Alitalia, elemento non vero. È noto il pessimo rapporto tra la compagnia e i rappresentanti dei lavoratori, tanto che O’Leary alcune settimane fa era arrivato a dire che i sindacati in Ryanair «non ci saranno mai. Ghiaccerà prima l’inferno».

La lettera, dopo le minacce relative alle future condizioni di lavoro per chi aderirà allo sciopero, termina con queste parole: «Continuate per favore a lavorare secondo il vostro dovere come previsto».

A scioperare nei prossimi giorni non saranno soltanto i piloti e gli assistenti di volo Ryanair di base in Italia. Il sindacato dei piloti tedesco Cockpit ha infatti annunciato lo sciopero per la compagnia con misure di protesta che potrebbero partire anche subito. La mobilitazione è europea e coinvolge altre basi, come Dublino – che è la principale – e altre in diversi paesi europei. L’offensiva dei piloti della low cost arriva dopo l’annuncio delle numerose cancellazioni di voli da parte di Ryanair, legate alla carenza di piloti, fuggiti verso altre compagnie per avere contratti migliori.

http://www.lastampa.it/2017/12/12/economia/ryanair-minaccia-i-dipendenti-chi-sciopera-potrebbe-perdere-aumenti-o-promozioni-tJlshjug7klZjfQBqwKTGL/pagina.html

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Krystian Zimerman :Chopin – Ballade No. 3 in A flat major, – Scherzo in B-flat minor – Piano Sonata no.2 opus 35

Dopo aver suonato Chopin, mi sento come se avessi pianto su peccati che non avevo mai commesso, e  in lutto per tragedie che non erano la mia.” – Oscar Wilde



CHOPIN Grand Duo Concertant | F.J. & E. Sellheim | 1979 – Cello …

❤ Chopin Nocturne in C sharp Minor (No.20) – (The Pianist) Roman …

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Chopin Sonata n.3 in B minor op.58 Jorge Bolet – III Maria João Pires …

1 marzo 1810 nasceva Chopin – Raindrop” Prelude in D flat Major, Op ..

Chopin Piano Concerto No. 1 Op.11 Evgeny Kissin -Conductor: Zubin ..

Chopin Fugue in A minor Op posth P3 No 2 – Piano Sonata

Tristesse – Chopin 3 versioni | controappuntoblog.org

oggi è il compleanno di mia figlia Antonella : Saba e Chopin …

Chopin | controappuntoblog.org

Fantaisie-Impromptu (Chopin) Rubinstein – Claudio Arrau

Chopin racconta Chopin | controappuntoblog.org

Chopin – Cello Sonata in G minor, Op. 65 (Maria João Pires

Chopin “A Song to Remember” – À Noite Sonhamos ..

Chopin Preludes | controappuntoblog.or

Chopin’s Revolutionary Etude Op.10 no.12 : Vladimir Horowitz

Chopin – Etude in A minor Op. 25 No. 11 – 6 Historical ..

F. Chopin : Prelude op. 28 no. 3 in G major – – Horowitz

Zbigniew Bieńkowski Varsavia – Rubinstein- Chopin

Chopin – Polonaise “Heroique” – Igoshina – Piano Sonata

Ivo Pogorelich Plays Chopin Piano Sonata No. 2 in B-flat …

Alfred Sisley – Frédéric Chopin | controappuntoblog.org

Maurizio Pollini: Complete scherzos by Chopin ( Op. 20, 31 ..

Milij Alekseevic BALAKIREV – Chopin-Balakirev-Hamelin …

Chopin jazz version | controappuntoblog.org

Gérard de NERVAL (1808-1855) . El Desdichado – Chopin .

Spending review: sanità,Marcia funebre Chopin, musica

Il principe felice – FREDERIC CHOPIN – NOCTURNES .

Ivo Pogorelich Plays Chopin Piano Sonata No. 2 in B-flat …

F. Chopin : Prelude op. 28 no. 3 in G major – – Horowitz plays Chopin’s “Raindrop” Prelude in D flat Major, Op.28 No.15 Preludio in La minore nr.2- Ivo Pogorelich: Complete 24 preludes Op. 28 (Chopin)

http://www.controappuntoblog.org/2013/08/19/f-chopin-prelude-op-28-no-3-in-g-major-horowitz-plays-chopins-raindrop-prelude-in-d-flat-major-op-28-no-15-preludio-in-la-minore-nr-2-ivo-pogorelich-complete-24-preludes-op-28-ch/

Chopin – Cello Sonata in G minor, Op. 65 (Maria João Pires

Chopin “A Song to Remember” – À Noite Sonhamos ..

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Ivo Pogorelich Plays Chopin Piano Sonata No. 2 in B-flat …

GCSE Music Analysis – Frédéric Chopin – Raindrop Prelude

http://www.controappuntoblog.org/2012/05/15/gcse-music-analysis-frederic-chopin-raindrop-prelude/

Milij Alekseevic BALAKIREV – Chopin-Balakirev-Hamelin. trscrizione

http://www.controappuntoblog.org/2013/05/26/milij-alekseevic-balakirev-chopin-balakirev-hamelin-trscrizione/

Maurizio Pollini: Complete scherzos by Chopin (Op. 20, 31, 39, 54)

http://www.controappuntoblog.org/2013/01/02/maurizio-pollini-complete-scherzos-by-chopin-op-20-31-39-54/

Alfred Sisley – Frédéric Chopin | controappuntoblog.org

Chopin Piano Concerto No. 1 Op.11 Evgeny Kissin -Conductor: Zubin ..

(The Pianist) Roman Polański, il pianista | controappuntoblog.org

F. Chopin : Prelude op. 28 no. 3 in G major – – Horowitz plays Chopin’s

Cameron Carpenter, Organ Revolutionary | controappuntoblog.org

Frédéric Chopin – Marche Funèbre – Funeral March …

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“Anima” di Wajdi Mouawad e “Litorral” – Incendies – La donna che canta film

Libri: “Anima” di Wajdi Mouawad e la singolarità umana della violenza

recensione di Marco Rovelli

Il Manifesto, 26 marzo 2015

“Anima” di Wajdi Mouawad per Fazi editore. Un omicidio dove la ricerca dell’assassino è una discesa negli abissi della Storia. Un romanzo scandito dalle parole degli animali. Cosa intende Spinoza per etica, si chiedeva Deleuze. Per capirlo pensiamo all’etologia, ovvero una “scienza pratica delle maniere di essere”. Se la morale ha a che fare con l’essenza e con i valori, e dunque col giudizio, un’etica parla di singolarità, dove singolarità è cosa opposta a individualismo, perché non di atomi separati gli uni dagli altri si tratta, ma di un mondo fatto di infinite connessioni tra ogni singolarità.

Ecco, Anima di Wajdi Mouawad (Fazi, 18 euro) è un romanzo-mondo che è (anche) un capolavoro di etica. Quella raccontato da Mouawad è un universo senza giudizio dove ogni ente (uomo o animale che sia) è connesso con ogni altro ente, ognuno restituito nella sua forma di vita assolutamente singolare, eppure intramata dell’altro da sé. Un universo di risonanze di “anime animali”, dove a risuonare è una scrittura impetuosa, trascinante, a tratti miracolosa.

Mouawad è un libanese cresciuto in Francia, dove è celebratissimo anche come autore teatrale. In questo romanzo, la messa in scena inizia con un evento tremendo: il selvaggio, folle, macabro omicidio di una donna. Da lì inizia il viaggio: il suo uomo si mette sulle tracce dell’assassino psicopatico, che la polizia ha rinunciato a cercare, e in quella rincorsa si aprono mondi, uno dopo l’altro. Prima le riserve indiane del Quebec, perché l’assassino è un mohawk; e poi sarà una corsa lungo tutti gli States, un punto zero che non si fermerà alla ricerca dell’assassino, ma proseguirà fino alla radice dell’orrore, una radice che abitava il protagonista da sempre. Sarà insieme una anabasi e una catabasi, per Wahhch (nome che in libanese significa “mostruoso”, dove il cognome Debch significa “brutale”), una discesa/risalita al suo proprio orrore rimosso e cancellato, fino a quella Sabra e Chatila dove era nato, e dove aveva vissuto l’orrore che adesso doveva riscoprire nelle sue viscere, nella sua anima.

Ma l’anima, racconta Mouwad, è una sola, nei suoi infiniti modi: tutto si tiene, tutto è connesso nel regno della vita. Anime ed animali, tutto risuona. Ed è questa la particolarità narrativa del romanzo: che a raccontare gli eventi sono gli animali che li osservano. È il loro sguardo “alieno” a farne parola. Fino a scoprire che quella presunta alterità degli animali rispetto all’uomo è solo apparente, fino a scoprire la profonda animalità dell’uomo stesso, nel bene e nel male: là dove bene e male scompaiono, e c’è solo un unico canto animale che tutto tiene, e lascia scorrere.

Le parole risuonano grazie al silenzio degli animali che ascoltano gli uomini, ed è proprio grazie a quel silenzio che il mondo degli umani si riconnette al proprio senso più profondo. Gli animali guardano, e la sapienza narrativa di Mouawad riesce a mostrarci lo sguardo degli animali, la loro specifica forma di vita (restituita con precisione nella scrittura: del resto ogni capitolo, nelle prime due parti del romanzo, si intitola col nome scientifico dell’animale che racconta, e già questo segnala che non c’è impressionismo naif nell’immaginarsi quegli sguardi). Si costruisce così una trama di senso del mondo che coincide con la trama stessa del romanzo.

Ovviamente, non c’è nessuna idillizzazione della natura: la ferocia appartiene al regno animale, è una delle modalità di quell’interconnessione universale. Ma la ferocia dell’umano ha un suo senso specifico, sembra dirci Mouawad, particolarmente abietto. E allora il viaggio del protagonista a partire dalla ferocia che lo ha toccato è un percorso (“una macabra caccia al tesoro”) che va a toccare le corde più intime della violenza degli uomini, i frammenti di una storia esplosa che sono le loro guerre, che si richiamano le une con le altre.

“Gli umani sono soli”, così a un certo punto riflette Tomahawak, lo scimpanzé del capo indiano che aiuterà Wahhch. “Malgrado la pioggia, malgrado gli animali, malgrado i fiumi e gli alberi e il cielo e malgrado il fuoco. Gli umani sono sempre sulla soglia. Hanno avuto il dono della verticalità, e tuttavia conducono la loro esistenza curvi sotto un peso invisibile. C’è qualcosa che li schiaccia. Piove: ecco che corrono. Sperano nella venuta delle divinità, ma non vedono gli occhi degli animali che li guardano. Non sentono il nostro silenzio che li ascolta. Prigionieri della loro ragione, la maggior parte di loro non faranno mai il grande passo dell’irragionevolezza, se non al prezzo di un’illuminazione che li lascerà esangui, e folli. Sono assorbiti da ciò che hanno sotto mano e quando le loro mani sono vuote, se le portano al viso e piangono. Sono fatti così”.

http://www.ristretti.org/Le-Notizie-di-Ristretti/libri-qanimaq-di-wajdi-mouawad-e-la-singolarita-umana-della-violenza





DOSSIER PÉDAGOGIQUE Littoral Texte et mise en scène Wajdi …

Incendies/La donna che canta” di Dennis Villenueve ; analisi By Rosa …

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L’uomo di Alcatraz (Birdman of Alcatraz)

L’uomo di Alcatraz (Birdman of Alcatraz) è un film del 1962 diretto da John Frankenheimer.

La pellicola è tratta dal romanzo biografico Birdman of Alcatraz del giornalista Thomas E. Gaddis del 1955, che a sua volta racconta la storia del carcerato e studioso statunitense Robert Stroud.

Trama

Robert Stroud viene condannato a nove anni di prigione per aver ucciso in Alaska un uomo che aveva picchiato una prostituta. Dopo aver assassinato anche Kramer, una guardia carceraria che si era mostrata severa verso di lui, Stroud viene condannato all’impiccagione, ma sua madre ottiene la grazia dal Presidente degli Stati Uniti, e la pena viene commutata in ergastolo, inasprito dal continuo isolamento.

Il condannato comincia per caso ad allevare in cella un passero e il suo interesse per l’ornitologia cresce fino a diventare una dedizione assoluta. Inizia delle ricerche, anche di carattere scientifico, che andranno avanti fino a trasformarlo in un vero esperto nella materia e a fargli scrivere dei libri di successo. Unico suo contatto con il mondo esterno sono le visite della madre.

Questa situazione desta l’interesse di una vedova che lo incontra in carcere e gli propone di mettersi in affari con lei nel commercio di prodotti e farmaci per volatili. Successivamente la donna, per aiutarlo pubblicamente nella sua battaglia contro il potere carcerario, ottiene di poterlo sposare. La “relazione” termina quando Stroud è trasferito ad Alcatraz dove ritrova l’antico modo di concepire la detenzione (isolamento e inibizione di ogni interesse).

L’ergastolano concepisce allora una nuova sfida personale, trasformandosi in un uomo di profonda cultura. Inizia quindi a scrivere un trattato sulle condizioni di detenzione e sul sistema in uso nei penitenziari, un atto di accusa verso il pensiero dominante secondo cui la repressione di ogni individualità sarebbe l’unico mezzo di espiazione della pena per chi è stato espulso dalla società.

Un giornalista, accortosi della cultura e delle profondità del pensiero del galeotto, porta il suo caso all’attenzione dei media, finendo per scrivere un libro su di lui.

La realtà

Il film è basato sulla storia vera di Robert Stroud, arrestato per omicidio nel 1909. In carcere, a causa di un’aggressione a un compagno di detenzione, gli fu preclusa la possibilità del rilascio in libertà provvisoria e quando, successivamente, gli fu negato anche il permesso di ricevere in visita la madre, perse la testa e uccise un secondino. Fu condannato a morte ma, grazie all’interessamento della stessa madre, ottenne la commutazione della pena in ergastolo, con l’inasprimento dell’isolamento perpetuo.

Il film, recitato da Lancaster in maniera sobria e asciutta, racconta un’epopea emozionale in cui si tratteggia la psicologia di un detenuto non comune: Stroud possiede una psiche di livello superiore che in un primo tempo si veicola verso lo studio dell’ornitologia e successivamente nella ricerca di cultura in senso più ampio.

Il film è un atto accusatorio che mette in evidenza l’ottusità e la stoltezza sia delle autorità di alcuni penitenziari, sia dell’intero sistema carcerario, in cui da sempre prevale il pensiero che la giusta via per redimere il colpevole risieda nella privazione di ogni attività e nell’appiattimento della personalità del carcerato.

All’uscita nelle sale della pellicola, le autorità carcerarie, che già più di una volta avevano cercato di impedire che venisse prodotto un film sul caso Stroud, si limitarono a commentare che il personaggio mite e determinato del film, era molto diverso dal vero ergastolano, un assassino pericoloso e volubile. Burt Lancaster, però, da sempre interessato all’impegno sociale, partecipò in prima persona alla produzione del film, investendo il proprio denaro nell’acquisto dei diritti del libro (così come aveva fatto per il precedente Il figlio di Giuda) e nel battersi contro le lobby di potere che non volevano la realizzazione di un film con caratteristiche accusatrici e moralistiche.

Il libro di Thomas Gaddis, da cui è tratto il film, si basa principalmente sulle testimonianze di personaggi terzi. Gaddis infatti riuscì a incontrare il vero Robert Stroud un’unica volta nel 1959, cioè ben cinquant’anni dopo lo svolgimento delle vicende narrate.

Stroud’s Digest on the Diseases of Birds

Library edition

by Robert Stroud

Published January 1989 by TFH Publications .
Written in English.

https://openlibrary.org/books/OL8328282M/Stroud’s_Digest_on_the_Diseases_of_Birds








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