Grève : affrontements à Cochabamba – 29 juin 2016 by anthropologie du présent

Grève : affrontements à Cochabamba – 29 juin 2016

LA PAZ (Sputnik) — El Gobierno boliviano corre el riesgo de enfrentar una huelga indefinida si no responde a las demandas de los trabajadores, dijo a Sputnik Nóvosti, el secretario de organización de la Central Obrera Boliviana (COB), Vitaliano Mamani.

“Pensamos que los ministros no están haciendo una lectura correcta del conflicto y no les están informando la verdad al presidente Evo Morales. De no ser atendidos, el lunes haremos una evaluación y no nos quedará otro camino que la huelga general indefinida”, advirtió el dirigente.

Este miércoles, trabajadores mineros, fabriles, del sector salud, empleados municipales y maestros urbanos de al menos cinco departamentos del país paralizaron actividades y tomaron las calles cumpliendo la disposición del mayor sindicato boliviano de trabajadores.

En La Paz, grupos de trabajadores que participaban de un bloqueo de la vía principal que une esta urbe con la ciudad de El Alto fueron dispersados por efectivos policiales que hicieron uso de gases lacrimógenos.

En Cochabamba (centro) policías y trabajadores fabriles se enfrentaron dejando un saldo de una decena de heridos contusos en ambos bandos. En otros ciudades como Santa Cruz (este), Oruro y Potosí (sur) las manifestaciones transcurrieron sin incidentes.

“Pedimos que hagan una lectura cabal, que vean cómo ha sido la movilización, la participación de los sectores y (los ministros) de una vez le digan al Presidente que responsa positivamente para solucionar los temas que hemos planteado”, afirmó Mamani.

© REUTERS/ David Mercado

Trabajadores declaran paro de tres días en Bolivia y rompen el pacto con el Gobierno

La COB no solo plantea la abrogación del decreto 2765 que cierra Enatex y la restitución de los trabajadores a esa empresa, sino también la modificación a la Ley de Pensiones, una nueva Ley General del Trabajo y que se atienda la demanda de las personas con discapacidad que se hallan movilizadas por más de dos meses en La Paz, explicó el sindicalista.

“Están minimizando el paro, pero a partir de este jueves se integrarán más sectores a la huelga y seguramente habrá marchas y bloqueo de carreteras”, anunció.

La más importante central sindical de este país sudamericano se halla enfrentada al Gobierno de Morales con el que hasta hace una semana mantenía un pacto político de respaldo al llamado proceso de cambio.

La COB inició sus medidas escalonas con un paro de 24 horas el pasado 20 de junio.

carte_bolivie

https://berthoalain.com/2016/06/30/greve-affrontements-a-cochabamba-29-juin-2016/

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Mentre Matteo Renzi celebra la “civiltà” dieci migranti donne morte

Nuova strage nel Canale di Sicilia, morte dieci migranti. Ad Augusta arriva il relitto del maxinaufragio con 700 vittime

30 giugno 201

Un gommone carico di migranti si è rovesciato a venti miglia circa dalle coste della Libia: almeno dieci donne sarebbero annegate, mentre 107 superstiti sono stati tratti in salvo dalla guardia costiera. Una nuova strage che avviene nel giorno in cui arriva in Sicilia il relitto del peschereccio affondato il 18 aprile 2015 nel Canale di Sicilia che ha provocato 700 vittime, e che sarebbe la più grave tragedia avvenuta nel Mediterraneo. “Ho ordinato il recupero perché noi italiani conosciamo il valore della parola ‘civiltà’”, ha commentato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/06/30/news/augusta_arriva_il_relitto_del_maxinaufragio_con_700_vittime_altre_dieci_donne_morte_nel_canale_di_sicilia-143112588/

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Danish police seize valuables from asylum seekers for first time

Danish police seize valuables from asylum seekers for first time

Cash seized from two men and three women under law that allows police to confiscate valuables to cover housing and food costs

Danish police have seized valuables from asylum seekers for the first time since a controversial law went into force five months ago.

National police spokesman Per Fiig said the two men and three women carried dollars and euros worth about 129,600 kroner (£14,400). They were arrested late on Tuesday at Copenhagen’s airport for using forged passports.

Fiig said the group, aged between 26 and 35, immediately sought asylum.

Under the controversial law, police are allowed to search asylum seekers on arrival in the country and confiscate any non-essential items worth more than 10,000 kroner that have no sentimental value to their owner.

Denmark’s centre-right government said at the time the procedure was intended to cover each asylum seeker’s housing and food costs while their cases are being processed, and mimics the handling of Danish citizens on welfare.

Critics say the legislation is an attempt to reduce Denmark’s appeal to migrants and is degrading and inhumane.

https://www.theguardian.com/sport/2016/jun/30/danish-police-seize-valuables-from-asylum-seekers-for-first-time?CMP=twt_gu

Denmark wants police to confiscate jewellery and valuables from .

foto del giormo 2/9/2015 : RICORDI? RICORDA .

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Bud Spencer : al cinema si va anche per divertirsi, e non soltanto….



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Intelligence australiana: dai “cinque occhi” al Datagate – ; post (una caterva!) sulla società del controllo

Intelligence australiana: dai “cinque occhi” al Datagate

29 giugno 2016

*articolo a cura di Simone Alba, tirocinante presso Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence

Ad oggi, lo stereotipo dell’intelligence come organizzazione che lavora nell’ombra, e nella segretezza delle stanze governative, si è pressoché affievolito.

L’instaurazione del clima di terrore, derivato dai conflitti mediorientali o anche semplicemente dall’instabilità di alcuni paesi, Cina o Corea del Nord per citarne alcuni, hanno generato un effetto di “legittimazione” popolare pei servizi di intelligence.

L’Australia gode già di un ottimo apparato di sicurezza pubblico, a cui si affianca un sistema dei servizi segreti massiccio, ma soprattutto in continua espansione e ammodernamento.

La struttura dell’intelligence è composta da una gerarchia ramificata. Su proposta del primo ministro, insieme al parere del leader dell’opposizione, il governatore nomina un Direttore generale, a cui si affiancano un Vice direttore, il capo di gabinetto e un consigliere giuridico., costituendo così il “Comitato di Sicurezza del Gabinetto” posto al vertice dell’organizzazione dei servizi. Direttamente sottoposti si trovano “L’ispettorato generale per l’intelligence e la sicurezza”, il “Comitato parlamentare congiunto ASIO” e la “Commissione dei segretari per la sicurezza e l’intelligence”.

Si evidenzia che l’Australian Security Intelligence Organisation (ASIO), ossia la maggior istituzione di intelligence, risponde unicamente al comitato parlamentare congiunto, a differenza delle altre organizzazioni, dipendenti dalla commissione dei segretari.

A quest’ultima difatti, fanno capo il restante degli uffici, ossia: il Comitato nazionale per l’intelligence (NIC), quello consultivo per l’organizzazione dell’intelligence e sicurezza (DIOAC), l’ufficio accertamenti nazionali (ONA), l’organizzazione intelligence di difesa (DIO), il servizio di intelligence australiano (ASIS) il direttorato segnalazioni difesa (DSD) ed infine il dipartimento affari esteri e commercio (DFAT).

L’ispettorato generale, si occupa di analizzare la trasparenza dell’operato dell’intelligence e delle informazioni raccolte. Anche l’ASIO sul fronte della trasparenza, fa per l’appunto capo a un comitato di origine parlamentare.

Le funzioni si diversificano a seconda dei dipartimenti, la cui denominazione indica già in gradi linee i compiti dei diversi uffici. La funzioni più importanti, nell’ottica della sicurezza nazionale, sono quelle aventi per oggetto l’osservazione, le sovversioni e il terrorismo.

I servizi ricoprono un mero ruolo consultivo, sono quindi privati dei poteri giurisdizionali e di polizia giudiziaria emettono i cosiddetti “Pareri di Sicurezza” destinati al Ministro della Giustizia, che una volta analizzati disporrà tramite suoi provvedimenti (warrants) operazioni d’intelligence, che possono riguardare perquisizioni, sequestri, sino alle intercettazioni ambientali.

Nello scenario internazionale, l’intelligence di Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti, costituisce il co sistema dei Cinque Occhi (Five Eyes).
Questa organizzazione, seguendo il principio C4I, (Command, control, communications, computers and intelligence) raccoglie e condivide informazioni di carattere politico, economico-finanziario e industriale di determinate aree geografiche.

Nello specifico, l’area di competenza australiana è quella sud orientale, che coinvolge Cina e Indonesia.

Lo scandalo datagate statunitense, ha innescato un effetto domino che ha colpito duramente i servizi segreti australiani. Dai documenti è emerso che l’intelligence australiana, spiava tramite le proprie ambasciate su territorio, leader e personalità importanti di Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Timor Est ed Indonesia. Di quest’ultima, è eclatante il caso di spionaggio delle conversazioni del Primo ministro indonesiano, Susilo Bambang Yudhoyono, dei suoi ministri e di sua moglie, che generò una tensione diplomatica tale che per alcuni mesi il governo indonesiano ritirò il proprio ambasciatore in Australia.

Anche Pechino, tramite il suo ministro degli esteri Hua Chunying, richiese a Canberra maggiore trasparenza tramite una dichiarazione ufficiale. “l’Australia non discute, né mai discuterà, dei metodi della propria intelligence” hanno dichiarato le autorità australiane, chiudendo (non troppo diplomaticamente) la questione.

L’ampliamento e la modernizzazione della base d’intelligence di Kojarena, nella parte orientale dell’Australia, eleva maggiormente il Paese nell’ambito dei servizi informativi, che diventa mecca tecnologica dello spionaggio internazionale, ma pone ulteriori incognite sul metodo e contenuto delle informazioni che può raccogliere. Difatti, la base avrà a disposizione strutture che permetteranno di intercettare e raccogliere i dati e le informazioni dei satelliti regionali di Cina, Russia, Pakistan, India e Giappone.

L’ammodernamento, costato 10 milioni di dollari, è stato il frutto dell’investimento degli Stati Uniti e dell’Australia, che condivideranno completamente la struttura.

L’interesse di Washington nel panorama asiatico, in particolare della Cina è noto, visto l’impegno americano a limitare la crescente influenza politico-economica di Pechino nei rapporti internazionali.

Si fa vantaggioso conseguentemente l’asse USA-Australia nell’intelligence e nello spionaggio, carpire informazioni di natura politica ed economica dell’avversario, anticiperà la giusta contromossa nello scacchiere delle politiche internazionali.

http://geopoliticalreview.org/2016/06/intelligence-australiana-dai-cinque-occhi-al-datagate/

Frontiere e muri intelligenti ; post (una caterva!) sulla società del controllo, Exit-Enter System pdf

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Les réfugiés ivoiriens en Guinée à l’heure du retour au pays

Les réfugiés ivoiriens en Guinée à l’heure du retour au pays


Trente-cinq réfugiés ivoiriens venus de Guinée sont rentrés au pays, mardi 28 juin.
© SIA KAMBOU / AFP

Par RFI Publié le 30-06-2016 Modifié le 30-06-2016 à 09:20

 De Guinée, des réfugiés ivoiriens rentrent dans leur pays d’origine. Après les différentes crises ivoiriennes des années 2000, ils étaient nombreux à avoir traversé la frontière guinéenne et émigré principalement en région forestière dans le sud-est de la Guinée. L’heure est donc désormais au retour. 35 d’entre eux ont atterri à l’aéroport d’Abidjan mardi 28 juin dans la soirée. Mais il reste encore de nombreux réfugiés ivoiriens en Guinée.
Dans la nuit de mardi à mercredi, un groupe de 35 Ivoiriens embarque à l’aéroport de Conakry, direction Abidjan où ils sont accueillis par les autorités ivoiriennes. La grande majorité d’entre eux s’était réfugiée en Guinée forestière en 2002, au moment de la crise politique en Côte d’Ivoire.
« Ce n’est pas la première vague de retour, explique Mahamadou Touré, représentant du Haut-Commissariat aux réfugiés. En 2013, environ 500 Ivoiriens ont été rapatriés, mais la maladie à virus Ebola avait stoppé le processus. » Depuis, un corridor humanitaire par voie terrestre est à l’étude, mais la fermeture des frontières entre les deux pays ne facilite pas le rapatriement.

Et tous les réfugiés ivoiriens ne rentrent pas dans leur pays. Certains, sélectionnés, s’installent en Amérique du Nord et en Australie. « Depuis janvier 2016, ils sont environ 150 à être partis au Canada », indique le docteur Kaba, de l’Organisation internationale pour les migrations.

A ce jour, il resterait environ 4 000 Ivoiriens sur le sol guinéen, selon le HCR. La majeure partie d’entre eux se trouve au camp de Kouankan, dans le sud du pays.

L’appel du gouvernement ivoirien

A l’occasion du retour de ces 35 réfugiés mardi soir, la ministre ivoirienne de la Solidarité, Mariatou Koné, a répété l’appel de son gouvernement, qui invite tous ses ressortissants à revenir au pays maintenant que la situation politique est stable.

Face aux inquiétudes d’opposants en exil, Mariatou Koné a promis qu’il n’y aurait ni représailles ni arrestations. « Les conditions sont rassemblées pour le retour. Aujourd’hui il y a la sécurité, il y a la paix. Personne ne sera arrêté, je veux tranquilliser tout le monde. D’ailleurs, la bonne nouvelle c’est que même les militaires qui avaient été considérés comme des déserteurs peuvent rentrer au pays. Nul ne souhaite vivre en exil. »

La ministre de la Solidarité se veut rassurante, et insiste sur le dialogue et la réconciliation. « Malheureusement ce sont des frères et sœurs qui, pour X raisons, sont partis du pays. Aujourd’hui ils rentrent chez eux, les enfants vont grandir dans leur pays, vont aller à l’école dans leur pays. La réconciliation c’est ça aussi : faire venir tout le monde, pardonner et puis se parler, discuter, dialoguer et voir ensemble ce qu’on peut faire pour que le pays ailler de l’avant. »

A (RE)LIRE → Côte d’Ivoire: les autorités veulent rapatrier les réfugiés ivoiriens

http://www.rfi.fr/afrique/20160630-cote-ivoire-retour-refugies-exil-appel-gouvernement-guinee?ref=tw_i

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