Mel Brooks : Mezzogiorno e mezzo di fuoco ; cultura, documenti politici

Mel Brooks
Mezzogiorno e Mezzo di Fuoco

Recensione scritta da ilfreddo per DeBaser. ()

Ci sono giorni, ed oggi è uno di quei giorni, in cui mi sembra di avere i super poteri. Nello specifico quello di riuscire a trasformare qualunque cosa io tocchi in merda. Sento i piedi pesanti: li trascino a fatica manco le scarpe fossero in piombo. Lo sguardo ad angolo acuto vede solo bitume, non il sole e resta basso tra i miei pensieri. Decido di affogarli in una tazzina di caffè: mi perdo nel deposito che si mischia allo zucchero su un fondo appiccicaticcio. “Ehi, non hai preso il resto!”. Normale. La mente salta infatti impazzita come un pesce fuor d‘acqua e non riesco così a focalizzare l’attenzione su quello che sto facendo perché penso già a quello che mi attende dopo. Mi solletica l’idea di un bicchiere: come in quei film americani dove i bar, rigorosamente con luci soft e musica d‘atmosfera, sono Coca-cola ghiacciata in un’afoso giorno d‘estate. Quei film nei quali bevi qualcosa di forte, rigorosamente al bancone, e tempo un minuto qualcosa di bello ed inaspettato di sicuro accade. Ma io ho i superpoteri oggi: chissà chi cazzo potrei incontrare!- “Ciao!”. Silenzio. Ancora, ma con un tono di voce più alto e deciso. “Ehi, Paolo, ho detto ciao!!”.
- “Oh scusami non ti avevo visto. Sono un po’ di corsa: sai, ho l’appuntamento con il dentista“, mentre recito pateticamente la scena accelerando palesemente il passo. Non ho voglia di compagnia. Non ora.Stacco il telefono e mi rilasso sul divano. Prendo il giornale, ma lo sfoglio con il cervello spento. Vocali, consonanti e figure scivolano nel campo visivo. Cadono in terra e macchiano il pavimento. Provo a tirarle su nuovamente rileggendole, ma piombano di nuovo sul tavolo morte stecchite. Mi gira la testa. Il cd fa il suo ingresso e le note sbattono tra le pareti. E’ il più bello a mio parere dei Queen. Un Brian May sontuoso per il lavoro più oscuro, hard rock ed eclettico che abbiano mai composto. Mi poggio allo schienale e fa il suo regale ingresso “The March Of The Black Queen” con cori pomposi, ripartenze ed orchestrazioni barocche per un brano pieno di fantasia, originalità, forza e melodia. E poi ancora la magnifica, e sorella gemella per struttura, “The Ogre Battle”. Inaspettatamente non lasciano il segno come avevo preventivato. Forse, mi dico mentre alzo il culo, ho bisogno di ridere e così chiedo aiuto al mio amico Mel. Rimango sempre nel cuore degli anni ‘70, precisamente nel ‘74, ma mi sposto in America. Verso ovest.- “Coma sta signora? Non trova che sia una splendida giornata oggi, vero?
- “Stai zitto, negro!”Brooks, con il suo terzo lavoro, si cimenta nella spassosa e dissacrante parodia di un genere sacro negli States: il Western. Un Gene Wilder in forma smaglianteimpersona al meglio un pistolero ubriacone dal talento flash gordoniano. Nei gesti, nel tono della voce, nello sguardo e nelle movenze prende per il culo come meglio non sarebbe stato possibile l’eroe western di turno. Di scene che fanno muovere le mascelle ce ne sono a iosa nei ‘90 minuti scarsi complessivi, ma quella madre; quella capace di incarnare l’essenza dell’opera è senza dubbio il concerto di intestini dei “cowboys” che a cena si mettono a scoreggiare di brutto. Alla fin fine più che un esercito di John Wayne erano 4 vaccari che mangiavano fagioli, bevevano caffè ed ubriachi sparavano a caso con ferri storti ed arrugginiti.Nella timorosa e polverosa cittadina di Rock Ridge, alla perenne mercé dei banditi, ci sono tutti i cliché del caso. Arrivano infatti un sgangherata coppia di buoni formati da Wako Kid, un pistolero alcolizzato con la mano più veloce del West, e da un simpatico e sveglio sceriffo negro che combatteranno contro il malefico piano del brutto e del cattivo di turno. Rispettivamente interpretati da Mel Brooks formato ebete (paurosamente somigliante a Bush Jr.), e da Harvey Korman in stato di grazia: assolutamente esilarante in ogni battuta del copione. Che i buoni vincano è scontato; come riescano nell’impresa non ci interessa minimamente. In questa ubriacante ed esagerata sceneggiatura piace oltremodo la buona dose di satira pungente nei confronti del razzismo per la quale ci vuole un genio comico fuori dall‘ordinario.In definitiva “Mezzogiorno e mezzo di fuoco” è un insieme di gag spesso esilaranti, ma un po’ scollegate ed a sé stanti nei confronti di una trama volutamente traballante ed impossibile. A scanso di equivoci Brooks fa terminare la pellicola direttamente negli studi della Warner Brothers con una scazzottata tra vaccari e ballerini di tip tap. Con un cast d’eccezione, nel quale spicca oltre a Wilder e Korman l’interpretazione superlativa della baldracca teutonica offerta da Madeline Kahn, questa pellicola è una commedia di altissimo spessore: irriverente, intensa e dotata di grande ritmo. Non raggiunge i livelli Frankenstein Junior, ma certo non siamo lontani da quelle vertiginose vette. Per tale motivo è un peccato che “Blazing Saddles” sia relativamente poco conosciuto dai più: quasi bandito alla televisione ad orari umani.

I titoli di coda scorrono ed i piedi tornano finalmente leggeri mentre, soddisfatto, spengo il televisore: piume di un cuscino che danzano nell’aria mentre mi si materializza in mano il telefono.

- “Ehi, ciao! Scusa per prima: lo sai che il dentista mi ha fatto proprio un male cane??” Risatine…

Ilfreddo

https://www.debaser.it/mel-brooks/mezzogiorno-e-mezzo-di-fuoco/recensione









 

 

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Zipline’s Ambitious Medical Drone Delivery in Africa by technologyreview

Zipline’s Ambitious Medical Drone Delivery in Africa

In Rwanda, an early commercial test of unmanned aerial vehicles cuts a medical facility’s time to procure blood from four hours to 15 minutes.

You can hear the drone before it’s visible, whining like a mosquito above the hillside grounds of Rwanda’s Kabgayi District Hospital. Emerging through a patch of fog, roughly 100 feet in the air, the small plane quickly disappears again, circling in an oblong pattern as it descends toward an altitude low enough to make its drop. After a period of silence, it’s suddenly back, swooping over the roof of Kabgayi’s accident ward to drop its payload on the driveway with a thud. On the ground lies a red cardboard container, roughly the size of a shoebox, attached to a parachute made of wax paper and biodegradable tape. The contraption may resemble a children’s art project, but its contents are lifesaving. Packed tightly inside are two units of human blood, which will probably soon be used for transfusions during surgeries or complicated childbirths, or to treat young victims of malaria.

The plastic sachets of blood are among the first commercial products ever delivered by drone, part of a partnership between the Rwandan government and the Silicon Valley–based robotics firm Zipline, which began introducing the blood drops at -Kabgayi in late 2016. The service, which is now delivering to seven of 21 planned facilities, is still in its infancy. Yet it has already had an impact. In the past, hospital staff would make three drives per week to procure blood products in the capital, Kigali, 60 kilometers away, a three- to four-hour round trip. Emergencies meant additional trips—sometimes resulting in life-threatening delays. Now, a Kabgayi lab technician simply taps out an order on a smartphone and Zipline’s distribution center, located five kilometers from the hospital, will have a drone there within 15 minutes. “Before, it was a serious problem to have blood when we needed it,” says Espoir Kajibwami, a surgeon who served as Kabgayi’s medical director until February. In emergency cases, he says, the hospital would often send the patient to the national referral hospital in Kigali rather than wait for the blood to arrive.

Yet Zipline, which uses fixed-wing drones that have a greater range and are more resilient in bad weather than the more common multicopter models, is the first in the world to offer regular delivery of emergency medical products.

Founded in 2011 under the name Romotive, the company first gained notoriety as the maker of Romo, an iPhone-powered robotic pet, before CEO Keller Rinaudo decided to seek a product that would have a greater social impact. Soon he and Zipline cofounders William Hetzler and Keenan Wyrobek were scouring the developing world to learn how drone-based logistics could help save lives.

On two separate trips to Tanzania in 2014, Rinaudo and Hetzler, who’d first worked together as Harvard freshmen to build a rock-climbing gym on campus, met a researcher working with a local NGO who’d created a text-message-based health surveillance system. Through a network of community health workers, the project tracked hundreds of health emergencies across the country, including snakebites, possible rabies cases, and severe postpartum hemorrhaging. Frequently, however, reaching remote patients with treatment in time was cost-prohibitive or logistically impossible. “You have this database full of tragic human stories,” says Hetzler, 30. “The obvious missing piece was a way to very rapidly respond to that demand and get the product into a place where it isn’t otherwise readily accessible.” The pair came away from their visits feeling they could build that.

Under the technical direction of Wyrobek, Zipline’s engineers got to work at the company’s headquarters in Half Moon Bay, California, developing a craft with twin electric motors that could carry a 1.5-kilogram payload and operate in almost any weather. As the technology progressed, Rwanda emerged as an ideal spot to test the Zipline vision. Similar to Tanzania, its neighbor to the east, the small East African country is home to a predominantly rural population that is plagued with transportation challenges. A majority of Rwanda’s 478 health centers, and many of its 35 district hospitals, can be accessed only via poorly maintained unpaved roads, which often spiral into its famed “thousand hills” and are difficult to traverse by vehicle, particularly during the twice-yearly rainy season. Unlike Tanzania, though, Rwanda is compact: with 12 million people in an area the size of Maryland, it is the most densely populated country in mainland Africa. This meant that Zipline’s drones, which have a flight range of 150 kilometers, could serve nearly half the country from a single launch site.

Zipline’s idea caught on with Rwandan authorities, including the country’s civil aviation body, which altered regulations to enable its drones to operate. In mid-2016, Zipline signed a deal with the Rwandan government to build a distribution center near the town of Muhanga.

Lab technician Prosper Uzabakiriho collects a package for Kabgayi Hospital containing blood dropped by paper parachute from the Zipline drone.

This hilltop site, erected on a former maize field, is now known as the nest: a fenced-in plot consisting of a white circus-style tent housing a blood storage facility, 13 drones (nicknamed “zips”), and a small staff of young Americans and Rwandans. On one side of the tent, two stainless-steel launchers, facing opposite directions to account for changing winds, employ a system of bungee pulleys to catapult the 12-kilogram drones into the air at 84 kilometers per hour. On the other, two brown inflatable mats cushion the zips’ landing on return. Once the drones are airborne, cruising over an undulating landscape dotted with banana trees, cassava fields, and tin-roofed houses, an operator monitors their path on an iPad, staying in constant touch with air traffic control in Kigali. All routes, developed using a 3-D satellite map followed by detailed manual ground surveys, are pre-programmed using real-time kinematic satellite navigation, which—along with an inertial navigation system—enables the payload to drop within a target area five meters in diameter. “Accuracy is extremely important,” says Hetzler, adding that if the drops were less precise, packages could end up on roofs, in trees, or in other inaccessible spots that could destroy the operation. He says the company is developing technology that will automate the ground surveying process.

Zipline’s plans for Rwanda include scaling up to a wide range of medical products, including emergency rabies vaccines; drugs to treat HIV, tuberculosis, and malaria; contraceptives; and diagnostic test kits.

Yet blood represented a natural starting point. After all, it has a shelf life of only 42 days, must be kept refrigerated, and is frequently needed on an urgent basis.

Today, Rwanda’s Ministry of Health stores blood at a national center in Kigali and four regional depots around the country; its 58 facilities equipped to handle blood transfusions, mainly hospitals, keep a small inventory of common blood types and must continually restock from the depots or national center. Sometimes the stock on hand is sufficient for emergency transfusions. Often it is not, particularly if the patient has a less common blood type. In these cases, the facility must refer the patient or collect the blood by car, motorbike, or truck.

Among the individuals most vulnerable to blood delivery delays are pregnant women. Although Rwanda’s maternal mortality rate has declined by more than two-thirds since 2000, an improvement linked to increases in contraceptive use and a move away from home births, complications of childbirth remain a leading cause of death. The World Health Organization estimates that Rwanda has one maternal death for every 344 live births, 20 times the rate in the United States and 97 times the rate in the top-performing countries in Europe. More than half of maternal deaths occur after childbirth, and 26 percent are the result of hemorrhaging. Faster, more reliable access to blood could help reduce this number, along with lives lost to accidents and malaria-induced anemia, which is common in small children.

Kabgayi, one of Rwanda’s largest district hospitals, faces a higher blood demand than most. The colonial-era facility, several aging brick buildings on the site of a former Catholic mission, uses up to 100 units per month, according to Kajibwami, the former medical director. Roughly half of that demand comes from the maternity ward, which recorded more than 4,600 births in 2016. The hospital’s high volume of patients was evident on a February morning from the crowd that sat on wooden benches in its open-air reception area: women in colorful patterned dresses, men in fraying jackets, uniformed schoolchildren, and even a small group of prisoners dressed in pink and orange smocks.

Although many Kabgayi patients come from hard-to-reach surrounding villages, the hospital itself, which sits just off a well-maintained paved road to Kigali, isn’t difficult to access. The facility is also too close to Zipline’s distribution center for drone deliveries to make much sense absent plans to scale up to other hospitals: if its drones failed to function properly, the company reckoned when selecting Kabgayi as its inaugural site, it could still deliver blood quickly by truck. Yet most of the facilities Zipline plans to service are considerably more remote. Personnel at Muhororo District Hospital—Zipline’s second pilot facility, which received its first drone delivery at the end of February—could spend an entire day battling rutted dirt roads, and the occasional landslide, to make a blood collection in Kigali

Zipline’s impact is hard to quantify. Difficulty accessing blood is not the only factor inhibiting effective care: physicians and other skilled personnel are in short supply, and many patients have trouble reaching medical facilities. A majority of pregnant women plan to deliver at less equipped, more remote health facilities that typically lack doctors or blood transfusion capabilities. Complicated births, therefore, are usually referred to hospitals—a process that can cause critical delays in treatment for which drones have no answer.

Few inside Rwanda, a highly authoritarian state, dare to openly criticize the government or its programs. Yet many who’ve heard about the project are skeptical in private and question why authorities are investing in unproven high-tech gizmos when demand for fundamentals like ambulances and health workers still exceeds supply. To some critics, the project’s most important benefit could be the good PR it generates, which distracts from the Rwandan government’s spotty human rights record and the acute levels of poverty in much of the country. Rwanda, which is highly reliant on foreign aid, has long marketed itself as a regional hub of tech and innovation—an idea that remains more of an aspiration, and a strategy for generating outside interest, than a reflection of current reality.

It doesn’t help that the project’s costs are not disclosed. Rwanda’s government pays Zipline a fixed price per delivery, with a minimum volume guarantee, but neither will divulge the terms. Hetzler admits that routine drone deliveries for restocking are, for now, more expensive than standard trips by road, but he says that his drones have cut costs in emergencies. In addition, he argues, routine costs will be offset if Zipline makes possible a far more agile supply chain—for blood as well as more durable products like medicines—in which fewer items must be kept at last-mile facilities, minimizing waste and more effectively preventing stock-outs. And as a general rule, per-delivery costs should decrease as flight volume expands. Bruce Y. Lee, a professor at the Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health who led a research team last year that simulated a drone-based vaccine supply chain in Mozambique, says drones “certainly have the potential to both decrease costs and increase demand fulfillment,” depending on the frequency of flights, the distances traveled, and the speed of trips on local roads.

In Zipline’s case, better logistics also mean that facilities can access products with shorter shelf lives or unique storage requirements. In addition to blood units of all types, Zipline’s existing service offers platelets, fresh frozen plasma, and cryoprecipitate, all of which promote blood clotting and were previously underutilized because they were too difficult to store at health facilities.

A fuller picture of Zipline’s impact on Rwanda will probably not take shape for some time. After commencing operations at Muhororo and five additional sites, the company is working to begin deliveries at the 14 other planned facilities by the end of this year. In addition to introducing new products, Zipline plans to build a second distribution center in the country’s east. This, together with future-generation drones expected to have longer ranges, would enable it to cover all of Rwanda except Kigali, where products are stocked in sufficient quantities already.

Additional countries are also in the pipeline. According to Hetzler, a “long list” of governments have expressed interest in Zipline’s technology, and the company has already etched agreements with Tanzania’s Ministry of Defense and Civil Aviation Authority that would enable it to launch there next. To finance its expansion, Zipline raised $25 million last summer, bringing its total capital raised to $43 million. Still, it is choosing its next locations carefully, with a priority given to countries that offer a chance for social impact and are willing to make necessary regulatory changes and a firm financial commitment. Eventually, Zipline also aims to operate in wealthier countries, including the United States, where regulations currently restrict drone flight to within an operator’s visual line of sight absent special review.

Back at Kabgayi Hospital, health workers say the service has already helped. Inside the modern laboratory building, where blood is refrigerated in a small, ceramic-tiled room, Prosper Uzabakiriho, a white-coated lab technician, says that cutting back on lengthy road trips to Kigali has allowed many patients to be treated more promptly and freed up time for staff to perform their duties. At the time of my visit in mid-February, the facility had received an average of 11 deliveries per week since the start of the year and was entirely reliant on Zipline for blood products during normal business hours. By late May that had climbed to 20 per week, including weekend deliveries. Rwanda’s civil aviation authority has not yet given it the go-ahead to operate at night, so Kabgayi will continue to rely on its former blood supplier in Kigali for emergencies after hours. (According to the Ministry of Health, the country’s five existing blood depots, which also serve as centers for blood donation, will remain in operation even as Zipline scales up.)

The surgeon Kajibwami credits the service with helping him respond to one particularly urgent case: a woman who began hemorrhaging after surgery to remove an ectopic pregnancy. The ensuing operation, which entailed a partial hysterectomy, required six units of blood, more than Kabgayi had in stock, and thus an urgent call was made to Zipline. The doctor cannot say whether the patient would have died in other circumstances. Still, he’s grateful for the timely delivery. “It was very bad,” he says of her condition. “It would have been very difficult to manage it.”

https://www.technologyreview.com/s/608034/blood-from-the-sky-ziplines-ambitious-medical-drone-delivery-in-africa/?set=608053



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Gigaworld vale in Europa 660 miliardi l’anno english,HPE, in vista taglio 5mila ; 4.0 vecchi post…

GIGAWorld to unlock wave of innovation worth at least €250 billion per year in Europe by 2025

  • In-depth report from Arthur D. Little estimates market could be worth at least €1.3 trillion per year globally by 2025
  • New technologies enabled by GIGAWorld predicted to improve lives, boost economy and revolutionize businesses
  • Three families of apps will be central to the GIGAWorld: Augmented Discovery, Virtual Telepresence and Automated Living

LONDON, United Kingdom and AMSTERDAM, Netherlands–(BUSINESS WIRE)–New research from leading consultancy Arthur D. Little (“ADL”) estimates that the GIGAWorld – the world enabled by widespread access to high quality, gigabit internet in which people, machines and the environment collaborate intelligently – could generate billions of Euros for the European economy, and trillions globally.

“will depend on the room its innovation cycle will be given to function, to allow new innovative applications and devices to be developed, networks to be upgraded to GIGANetworks and new monetization models to be adopted.”

The report, commissioned by Liberty Global, offers a tantalising glimpse into the future, outlining the exciting possibilities that will arise with the emergence of a GIGAWorld, including robot-assisted remote tele-surgery, 3D holographic projections of sports events and skyscraper windows maintained by drone-robots.

However, the research notes that the success of the GIGAWorld “will depend on the room its innovation cycle will be given to function, to allow new innovative applications and devices to be developed, networks to be upgraded to GIGANetworks and new monetization models to be adopted.” A key factor will be the “predictability and clarity of the public policy framework to stimulate all actors to invest in the GIGAWorld and to experiment with new business models.”

ADL estimates that, under the right circumstances, the GIGAWorld innovation cycle will unlock a market of at least €250 billion and up to €660 billion per year by 2025 in Europe. At the global level, the value is expected to be €1.3-3.5 trillion per year.

According to ADL, the market will be unlocked by three major families of “GIGAapps” that will maximize the opportunities that a GIGAWorld presents.

  • Augmented Discovery is the advanced understanding of, and interaction with, an environment through a blend of digital content with the physical world, e.g. the broadcasting of holographic sports events or an augmented teaching session. By 2025, Augmented Discovery is expected to generate revenues estimated at between €80 and 175 billion per year in Europe.
  • Virtual Telepresence focuses on overcoming physical or geographic boundaries or immersive presence in artificial environments, for example, a seamless retail experience or virtual social interaction. By 2025, Virtual Telepresence is estimated to create revenues of €20 – 60 billion per year in Europe.
  • Automated Living is the delegation of human decision-making and task execution to technology and appliances, e.g. agriculture supervision by drones or patient health tele-monitoring. By 2025, this market in Europe is estimated to reach €150 – 425 billion of revenue per year.

Usage and smooth functioning of these apps will rely on the quality of networks, which will need to provide key service features such as high bandwidth, low latency, high reliability, high security, high resilience, widespread coverage and position accuracy (the ability to determine via the network the device’s positioning in three-dimensional space).

ADL notes that the GIGAapps will affect most economic sectors: Industrial, Smart Home & Entertainment, Healthcare, Travel & Tourism, Public Planning & Administration, Education & Training, Retail & Commerce, Energy & Utilities.

Commenting on the report, Liberty Global SVP and Chief Corporate Affairs Officer Manuel Kohnstamm said: “This report clearly highlights the massive economic benefits and technological advancements that await us if we embrace GIGAWorld. Networks are an essential foundation of such an exciting future, and Liberty Global’s investments, expansions and upgrades are making it possible. Society will benefit if businesses and governments and regulators collaborate to help drive the next innovation cycle, enable the use of GIGAapps and unlock new value.”

Gregory Pankert, Partner, Arthur D. Little, said: “After 30 years of the Internet, we are entering a new era. The third industrial revolution leveraged the development of electronics, IT and automated production. The ongoing fourth industrial revolution is driven by cyber-physical systems and fueling a wave of technological innovation that fundamentally alters the nature of digital applications. It will be essential for regulators to ensure the innovation cycle functions well, iterates and creates value.”

Notes to Editors

This press release contains forward-looking statements within the meaning of the Private Securities Litigation Reform Act of 1995, including statements regarding our networks and expectations with respect to innovation and the impact on markets and other information and statements that are not historical fact. These forward- looking statements involve certain risks and uncertainties that could cause actual results to differ materially from those expressed or implied by these statements. These risks and uncertainties include factors detailed from time to time in our filings with the Securities and Exchange Commission including the most recently filed Forms 10-K, as amended, and 10-Q. These forward-looking statements speak only as of the date of this release. We expressly disclaim any obligation or undertaking to disseminate any updates or revisions to any forward-looking statement contained herein to reflect any change in our expectations with regard thereto or any change in event, conditions or circumstances on which any such statement is based.

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HPE, in vista taglio 5mila posti di lavoro

ECONOMIA

Pubblicato il: 22/09/2017 08:17

Hewlett Packard Enterprise prevede di tagliare 5.000 posti di lavoro, il 10% del totale dei dipendenti. A riportarlo è la stampa americana citando fonti vicine al dossier. La riduzione di personale dovrebbe essere avviata entro la fine dell’anno e interesserà i lavoratori negli Usa e all’estero, inclusi i manager. Il gruppo non ha, al momento, commentato le notizie di stampa.

http://www.adnkronos.com/soldi/economia/2017/09/22/vista-taglio-mila-posti-lavoro_K3hna4uIplUquLetClKcaK.html




Impresa 4.0, fase due : auguri a lavoratori e musicisti pure!, vecchi post…

Pepper Robot lavora in banca e fa pure i trailer dei film – Fourth – Third Industrial Revolution post ……

Des robots et des hommes

Il primo avvocato robot arriva in Italia : The Fourth Industrial Revolution…

Il primo avvocato robot ‘assunto’ da uno studio legale , The …

The Fourth Industrial Revolution: what it means, how to respond by Klaus Schwab

Poletti: “L’orario di lavoro è un parametro vecchio” : Third Industrial Revolution post…..

Hadrian the robot bricklayer can build a whole house in two days ; Third Industrial Revolution……

#Maker Faire – 3D PRINTING EVENTS 2015 sembra un gioco ma è Third Industrial Revolution

China sets up first unmanned factory; all processes are operated by robots

third industrial revolution additive Manufacturing , terza .

3D Printing & Additive Manufacturing Industrial Applications

Technology: The Third Industrial Revolution discussion

third industrial revolution additive Manufacturing , terza .

curva di Hilbert – Stampanti4D”: la nuova dimensione dell .

MAL DI LAVORO con Renato Curcio edizioni sensibili alle ..

IL PANE E LA MORTE a cura di RENATO CURCIO .

Quando il capo è un algoritmo: intervista a un rider di Foodoral : ninetto cascherino

3D Printing & Additive Manufacturing Industrial Applications , manifattura additiva oltre Post-fordismo ed Ikea; al MIT si stampa in quattro dimensioni

curva di Hilbert – Stampanti “4D”: la nuova dimensione dell .

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Die Rebellion von Joseph Roth Projekt Gutenberg – Il peso falso recensione e film

Die Rebellion von Joseph Roth – Text im Projekt Gutenberg

Joseph Roth

La ribellione

Traduzione di Renata Colorni
Piccola Biblioteca Adelphi
1989, 8ª ediz., pp. 155

Autore

Joseph Roth  

Risvolto

Fra tutti i romanzi di Joseph Roth, La ribellione (1924) è forse il più aspro e sconsolato. Siamo qui immersi nell’atmosfera torbida degli anni di Weimar. Andreas Pum, il protagonista, è un mutilato di guerra che ancora crede nell’ordine del mondo e degli uomini e sogna di gestire una rivendita di francobolli. Ma la sorte, dietro cui si maschera l’oppressione senza scampo esercitata dalla società, lo trasforma a poco a poco in un capro espiatorio, in un Giobbe inerme, costretto a riconoscere l’onnipresenza del male. È questo un estremo delle oscillazioni di Roth, al cui altro capo troveremo, alla fine, l’aura di grazia sovrana che investe La leggenda del santo bevitore. Ma i due estremi sono compresenti in tutta la sua opera, e ciascuno dà la forza all’altro.

https://www.adelphi.it/libro/9788845906688

Joseph Roth: La Ribellione
(Adelphi, Milano, 1989)

Si desidera uscirne al più presto. Dal momento in cui si incontra Andreas Pum nell’ospedale da campo XXIV alla sua morte, si desidera uscirne: al più presto.
Tuttavia non è possibile, perché la scrittura ti si avvinghia addosso come un destino, ti invischia, ti trascina, e tu già sai che ciò avverrà fino al fondo del fondo, fino appunto alla morte. Che ti auguri avvenga presto, perché sai che avverrà, che tutto conduce verso quell’esito, anche se sai che tutti sono già morti, ma quando la morte arriverà, succederà che neppure te ne accorgi.
Un perfetto teatro di Roth, un suo scenario tipico, con tutti quei personaggi inevitabili che già sai di trovare prima ancora di aprire il libro. Temi di trovarli, ma te lo auguri.
Con tutte le conseguenze dell caso: illusione, delusione, tradimento, inganno, abbandono, sfruttamento, apatia, insonnia, dissoluzione, mancanza di ogni senso umano e perfino divino. E ancora illusione, illusione, illusione, fino a sfinirti, perché i personaggi di Roth sono illusi allo sfinimento che non tarderà ad avvenire sotto forma di un’Autorità selvaggia e indifferente come solo un’illusione può esserlo. E non ti arriva tutto insieme, in una volta, che almeno ti levi il pensiero, ma goccia a goccia, con lentezza metodica come è metodico l’inesorabile. Che ti arriva camuffato da normalità, ed in effetti ti sembra normale e mentre ti ribelli ti sembra comunque giusto, che non può essere altro che così, al punto che ti ci abitui – e questa è la ccsa peggiore di tutte. E ti arriva che ti fa vomitare ma è bellissimo, perché confuso con pagine liriche di inegualiabile bellezza. E allora ci sguazzi in quello schifo e finisce che, rivoltandoti, ti piace e speri che l’illuso continui comunque a sforzarsi di crederci per continuare a trascinarsi almeno di fronte a ciò che non lo illuderà più: Dio. E di fronte a Dio Andreas Pum non esiterà ad affermare: voglio andare al’inferno!”
Dunque, preparatevi a desiderare di uscirne, perché vi sentirete male, sperando al contempo che la lettura non finisca mai, perché sentirete tutto quello che il romanzo vuole farvi sentire e normalmente non sentite. Preparatevi allora a desiderare di gettare il cuore nel cesso per non averlo più addosso; e preparatevi all’ennesimo – per chi lo ha già letto, o al primo, per chi non lo ha ancora fatto – incontro con Roth , questo stradannatissimo poeta che, come altri stradannatissimi poeti, è capace di trasformare in meraviglia tutto lo schifo del mondo.
Giovanni Baldaccini

https://scrivereperimmagini.wordpress.com/2016/05/24/joseph-roth-la-ribellione/

Joseph Roth

Il peso falso

Traduzione di Luciano Foà
Piccola Biblioteca Adelphi

Risvolto

Scritto nel 1937, Il peso falso appartiene, come La leggenda del santo bevitore, al periodo ultimo di Roth, nel quale i suoi scritti, pur mantenendo intatto l’impianto realistico, sembrano naturalmente riferirsi, in trasparenza, a un significato ulteriore. Così questa storia di un verificatore dei pesi e delle misure che si trova a scoprire che attorno a lui tutti i pesi sono falsi diventa un apologo sui temi perenni della giustizia, della passione e della colpa. Ma, soprattutto, in queste pagine uno sguardo chiaroveggente sembra posarsi sullo schiudersi di un mondo dove la falsificazione è la normalità stessa.

https://www.adelphi.it/libro/9788845907326

la storia del verificatore spedito ai confini con la  Russia, è la storia di una caduta che pare essere destino inevitabile non solo di una generazione, di un popolo e di un mondo al tramonto, ma della stessa condizione umana. Roth è un maestro.

Joseph Roth : Il peso falso

Di giovanni baldaccini

Non andate a Zlotogrod.
A parte la difficoltà di raggiungere il luogo, posto alla frontiera del mondo, non vi troverete che feccia, contrabbandieri, ladri e assassini. Vi troverete Eufemia Nikic: meglio evitare.
Vi si è invece recato Eibenschutz, per incarico di lavoro.
“Nei primi giorni Eibenschutz andava intorno come uno che fosse diventato improvvisamente sordo. Egli non capiva la lingua del paese. E bisogna badare che non si trattava di capire ciò che diceva la gente, ma ciò che diceva il paese stesso. E il paese aveva un linguaggio pauroso: parlava di neve, di oscurità, di gelo, di ghiaccioli, per quanto il calendario discorresse ormai di primavera e nei boschi della Bosnia fiorissero ormai da gran tempo le viole. A Zlotogrod vi erano invece le cornacchie e non parevano neanche uccelli: si sarebbero dette una specie di frutti alati”.
Eibenschutz svolgeva un incarico importante: faceva il verificatore di pesi e misure: Era un incarico importante il suo, ma scomodo in un paese di ladri, dove tutti rubavano sui pesi. Eibenschutz aveva pertanto molto da fare e si spostava sul suo barroccio giallo, trainato da un vecchio cavallo diventato misteriosamente cieco da un occhio, da una frazione all’altra, fino all’osteria di Jadlovker.
“Nell’osteria di Jadlovker si faceva molto rumore. C’erano alcuni disertori russi appena portati dal contrabbandiere Kapturak: vestivano ancora la loro uniforme. Per quanto tracannassero quantità incredibili di tè e grappa e portassero sulle spalle grandi asciugamani per tergersi il sudore, davano tuttavia l’impressione di gente che morisse dal freddo: tanto si sentivano già senza patria a una sola ora dalla frontiera”.
E non potrebbe essere altrimenti: non c’è patria nel mondo di Roth: tutto è scomparso. Sopravvive soltanto il peggio.
Come dicevo, Eibenschutz faceva un lavoro importante ma scomodo. L’odio pendeva intorno a lui come i ghiaccioli dai rami, perché Eibenschtz era zelante e i ladri non perdonano se li fai arrestare. A Zotlogrod rubavano tutti. Dunque, tutti rubavano, la moglie lo tradiva, Eufemia lo faceva impazzire. Quando se la trovò davanti gli sembrò di avere di fronte a sé tutte le donne: erano troppe e si finisce per sentirsi solo.
“Nella sua infinita solitudine, quel paio di conoscenti gli facevano l’effetto di mosche sperdute in un deserto di gelo”. Tuttavia Eibenschutz non era davvero solo: qualcuno pensava a lui. No, non Eufemia, che non pensava che a se stessa; era Jadlovker, uscito di galera, e i suoi non erano pensieri rassicuranti.
“Si ritrasse dalla finestra e stette in ascolto davanti alla porta, mentre lo prendeva una voglia spaventosa e irresistibile di uccidere. Egli non pensava già più allo scopo dell’uccisione, ma soltanto all’uccisione stessa. Non pensava alla sua sicurezza, pensava soltanto a uccidere, e un’ondata di voluttà e di odio gli empiva il cuore. Tutto era spietato in quella notte e in questo mondo. Fredde e argentee, di un argento gelido e quasi odioso, splendevano le stelle nel cielo. Jadlovker alzava gli occhi e provava un grande odio per il cielo e per le stelle. E dire che in carcere le aveva tanto desiderate!”
Tutto deve morire nel mondo di Roth perché il suo mondo era morto. E Eibenschutz muore, se mai era stato vivo, lui integerrimo burattino, ligio fino al sacrificio; lui, più ladro di tutti perché troppo perfetto per essere vero; e cieco, racchiuso, sordo, ladro almeno di una metà di sé, quella metà che, alla fine, gli si presenta. Da morto.
“Piotrak credeva di portare un morto e pensava che il verificatore, trovato là davanti la stalla, fosse stato colpito da un accidente. Invece non era così. Il verificatore incominciava sì a morire, ma viveva ancora. Che ne sapeva lui, poveraccio, del colpo di pietra che aveva ricevuto nella testa? Che ne sapeva lui di essere stato legato con le funi sopra una slitta? Mentre lo credevano morto avvenivano in lui tutt’altre cose”.
Avveniva che lui non era più Eibenschutz il verificatore, ma un commerciante di Zlotogrod, e dunque un ladro. E avveniva che era sottoposto ad accertamento: “Bene, facciano pure, dice tra sé Eibenschutz. Sono falsi, ma che ci posso fare?” E che ne sapeva lui, che ci poteva fare se tutto è falso, compresi i pesi che portiamo e che servono a valutare l’immagine falsa che indossiamo; e che ci possiamo fare se poi falsifichiamo e la valutazione risulta falsa, e inganniamo gli altri perché siamo ladri e dunque inganniamo noi stessi? Alla fine, poveracci, che ci possiamo fare?
“In quel momento il gendarme raggiunse l’ospedale di Zlotogrod. Eibenschutz fu scaricato, e quando arrivò il medico di guardia, il gendarme Piotrak si sentì dire: costui è morto. Perché ce lo portate qua?”

https://scrivereperimmagini.wordpress.com/2013/07/07/joseph-roth-il-peso-falso/

Joseph Roth: Beichte eines Mörders Gutenberg – Confesión de un asesino – EspaPdf ed altro

Roth Joseph La marcia di Radetzky, The … – controappunto blog

La Cripta dei Cappuccini by Joseph Roth ; iTunes – Books ..

Le marchand de corail – Il capostazione Fallmerayer, lo specchio cieco

Zweig e Maurensig: partita a scacchi ; Novella degli scacchi

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DER ROSENKAVALIER , Strauss Richard; Zweig Stefan

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Youkali : Kurt Weill e a tutto tango

C’est presque au bout du monde,
Ma barque vagabonde,
Errant au gré de l’onde,
M’y conduisit un jour.
L’île est toute petite,
Mais la fée qui l’habite
Gentiment nous invite
A en faire le tour.

Youkali,
C’est le pays de nos désirs,
Youkali,
C’est le bonheur, c’est le plaisir,
Youkali,
C’est la terre où l’on quitte tous les soucis,
C’est, dans notre nuit,
Comme une éclaircie,
L’étoile qu’on suit,
C’est Youkali.
Youkali,
C’est le respect de tous les voeux échangés,
Youkali,
C’est le pays des beaux amours partagés,
C’est l’espérance qui est au coeur de tous les humains,
La délivrance que nous attendons tous pour demain,
Youkali,
C’est le pays de nos désirs,
Youkali,
C’est le bonheur, c’est le plaisir,
Mais c’est un rêve, une folie,
Il n’y a pas de Youkali!
Mais c’est un rêve, une folie,
Il n’y a pas de Youkali!

Et la vie nous entraîne,
Lassante, quotidienne,
Mais la pauvre âme humaine,
Cherchant partout l’oubli,
A, pour quitter la terre,
Su trouver le mystère
Où nos rêves se terrent
En quelque Youkali.

Youkali,
C’est le pays de nos désirs,
Youkali,
C’est le bonheur, c’est le plaisir,
Youkali,
C’est la terre où l’on quitte tous les soucis,
C’est, dans notre nuit,
Comme une éclaircie,
L’étoile qu’on suit,
C’est Youkali.
Youkali,
C’est le respect de tous les voeux échangés,
Youkali,
C’est le pays des beaux amours partagés,
C’est l’espérance qui est au coeur de tous les humains,
La délivrance que nous attendons tous pour demain,
Youkali,
C’est le pays de nos désirs,
Youkali,
C’est le bonheur, c’est le plaisir,
Mais c’est un rêve, une folie,
Il n’y a pas de Youkali!
Mais c’est un rêve, une folie,
Il n’y a pas de Youkali!





Karl Marx tango e a tutto tango

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Hans Grünhut – Oh Donna Clara mit Charly Gaudriot

Alfred Schnittke – “Life With an Idiot” Tango – String Quartet No. 3 .

Alfred Schnittke – Collected Songs Where Every Verse Is

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BEJART MOZART TANGO

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tango Mi Dolor del Trio Villa Urquiza (P. Codevilla)

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LA CUMPARSITA HUGO DEL CARRIL

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Tango de la muerte

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Tango Assassino

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Tango Americana

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tango italiano

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William Walton – Façade: Tango-Pasodoblé. Lyrics: Edith Sitwell

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Concha Piquer: Antonio Vargas Heredia – En Tierra Extraña -La Lirio- Tatuaje (1ª versión)

Osvaldo Pugliese – Nochero Soy

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Capítulo 7.Rayuela Julio Cortàzar – Astor Piazzolla : Milonga per tre

http://www.controappuntoblog.org/2013/02/04/capitulo-7-rayuela-julio-cortazar-astor-piazzolla-milonga-per-tre/

fervor de tango- Loca Ilusion | controappuntoblog.org

Juan Carlos Caceres – Tango Negro Trio – Serafin …

Tom Waits tango ; ma poiché è Tom non sta fra i tango ma con Gavin Bryars

http://www.controappuntoblog.org/2016/10/17/tom-waits-tango-ma-poiche-e-tom-non-sta-fra-i-tango-ma-con-gavin-bryars/

Juan Carlos Caceres – Tango Negro Trio – Serafin …

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L’immobilità del ricordo by mexicanjournalist – video – Fortapàsc clips

L’immobilità del ricordo

Il santo perde se stesso tramite l’idiozia incontrollata della folla che lo venera. Napoli è piena di santi e martiri, piena di reliquie, è l’unica città che ha il sangue a interruttore che si raggruma e scioglie, in date precise, quello del suo Santo Maggiore, quel Gennaro che solo una volta fu sostituito da Sant’Antonio per via dei francesi, accusato d’essere giacobino. Un titolare incontrastato che ha proiettato sulla città tutto un alfabeto poi divenuto linguaggio, antologizzato, usato, ridotto in scala e venduto, trasformato in metafora e interiorizzato per superare il quotidiano. Insomma il sangue che si fa rivolo e vita, amuleto, speranza apotropaica, persino corpo esterno, fino a dimenticare che è in noi, quasi fosse lavato come quello di un omicidio. Un omicidio, appunto. Dove però il sangue è porta chiusa per sempre e non simbolo di vita, speranza non c’è, nemmeno possibilità di sequel, anzi è l’esistenza di un giovane cronista che viene spenta, non c’è miracolo, persino assenza di normalità, ci fosse stata la presenza di quest’ultima lui non sarebbe morto, non sarebbe solo e lì, non sarebbe e invece è presente e si prende le pallottole, e il suo sangue viene versato, per noi, per tutti, in nome di una religione che non esiste e che riduciamo per convenzione a giustizia, che racchiudiamo sotto questo nome. Il nostro cronista ha un mezzo, una quasi corazza che diviene bara: la sua auto, un modello strano, aperto: senza vetri, senza tettuccio, solo struttura esile, che si presta come il sangue alla metafora, in una città che sappiamo amare il genere. Il ragazzo muore, ucciso da un male per brevità chiamato Camorra, l’auto viene ripulita e anni dopo usata come reliquia, portata in giro per le strade della città, ripercorre il tragitto che il cronista faceva da casa sua al suo giornale, in una ideale rivisitazione, un sequel, appunto, e si chiama a dare vita a questa rivisitazione quella che si crede una figura degna, vista addirittura come proiezione, che ha tutto un alfabeto poi divenuto linguaggio, antologizzato, usato, ridotto in scala e venduto, trasformato in metafora e interiorizzato per superare il quotidiano. Insomma, quella figura che era sangue viene ripulita, come l’auto, come il cronista e prima come il santo. Si fa rivolo e vita, amuleto, speranza apotropaica, persino corpo esterno, fino a dimenticare che è in noi, quasi fosse lavato come quello di un omicidio. Un omicidio, appunto. In una auto. Che andava lasciata dove era la sera di quell’omicidio, non andava ripulita. Perché era l’unica presenza possibile, un oggetto divenuto vegetale. Proprio perché teatro di morte, bagnato dal sangue, divenuto vaso, contenitore di vita. Perché come non bisognerebbe abbattere le statue dei dittatori quando questi scompaiono, perché è nello spavento che sta il mondo, e nella memoria del terrore che si lascia intatto il ricordo. Perché spostare significa perdere il controllo, rinunciare al peso. Sarebbe diventato un altare? Sì, meglio altare che reliquia, meglio tempio che vessillo, perché quell’auto lasciata sotto la casa di Giancarlo Siani, e senza la processione – rito d’assenza con Saviano – avrebbe rappresentato il tempo, il suo, immobile, fermo. Spento, abbattuto. E, l’auto, una mehari, aveva il diritto di consumarsi, di logorarsi con quel sangue, proprio come si logora all’interno, il corpo di chi è ferito a morte da quell’assenza.

https://mexicanjournalist.wordpress.com/2013/09/26/limmobilita-del-ricordo/

a scuola da schiavone, servizio pubblico … – controappunto blog

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