La società artificiale. Miti e derive dell’impero virtuale Renato Curcio

La società artificiale. Miti e derive dell’impero virtuale

Renato Curcio

Anno edizione: 2017

Questo libro s’interessa delle implicazioni sociali dei nuovi strumenti digitali e del significato concreto che nella vita di relazione quotidiana, nella politica, negli stati di coscienza e nel mondo del lavoro espressioni come big data, profilazione predittiva, intelligenza artificiale, cloud, robot umanoidi, internet delle cose, vengono realmente a configurare. Più in generale questa esplorazione cerca di mostrare come “progresso sociale” e “tecnologie digitali” non siano affatto sinonimi. E anzi, come queste ultime innervino l’architettura di classe capitalistica invadendo e aggredendo dall’interno lo spazio vitale essenziale delle relazioni umane. Ben oltre la società industriale, la società dello spettacolo e la modernità liquida, la società artificiale ci mette dunque di fronte al germe accattivante e vorace di un nuovo totalitarismo. Un totalitarismo tecnologico che, a differenza di quelli ideologici del Novecento, invade e colonizza il luogo più “sacro” e fondamentale della libertà. D’altra parte, una matura consapevolezza di questa estrema deriva può essere anche il punto di partenza per un’ulteriore rimessa in discussione delle classi sociali e del destino di specie.

https://www.ibs.it/societa-artificiale-miti-derive-dell-libro-renato-curcio/e/9788898963751

L’impero virtuale. Colonizzazione dell’immaginario e controllo sociale …

Renato Curcio : L’IMPERO VIRTUALE – RESPINTI SULLA .

IL PANE E LA MORTE a cura di RENATO CURCIO

La rivolta del riso a cura di Renato Curcio ..

MAL DI LAVORO con Renato Curcio edizioni sensibili alle

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Don Carlo (Verdi) – Non pianger mia compagna – Maria Callas


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Sergio Atzeni post n3 : Il figlio di Bakunìn

Sardegna DigitalLibrary – Audio – Il figlio di Bakunin di Sergio Atzeni …

Sergio Atzeni

Il figlio di Bakunìn

«Una storia del passato che passando di voce in voce diventa leggenda».    Sergio Atzeni

In occasione dei 40 anni dalla fondazione di questa casa editrice ci piace riproporre alcuni titoli che, a nostro giudizio, hanno rappresentato dei punti cruciali della nostra storia editoriale.

Sergio Atzeni è uno scrittore giovane di radici – inevitabili radici, si apprende leggendolo – sarde, affondate in una cultura distillata e in un sentimento popolari (e nazionali, se la Sardegna è nazione). Più che al ritratto o al paesaggio, conseguentemente il suo raccontare rassomiglia all’affresco: scene e figure dislocate nello spazio della narrazione, ciascuna gravata di una sua vicenda e di suoi simbolismi. Era così il primo romanzo, Apologo del giudice bandito. Ancora di più questo, Il figlio di Bakunìn: Tullio Saba, anarchico che attraversa il Novecento, solitario incantatore, capopopolo medievaleggiante in un mondo che si modernizza dolorosamente. A lui guardano un numero di visi e di figure diversamente segnate, o sagome passanti che lo incrociarono. E lo raccontano chiedendosi chi sia stato; ma raccontando soprattutto di loro. E chi sia fattualmente questo figlio di Bakunìn, alla fine sfuma nelle opinioni, nelle testimonianze, nelle credenze: se sia ladro e assassino o ribelle, se morto o fuggiasco, se appassionato amante o profittatore: se sia traditore o eroe (per citare un famoso racconto di Borges in cui in un gioco di specchi si perde la realtà storica di un personaggio). Solo che il gioco di specchi di Atzeni non ha a che fare con la metafisica della inafferrabilità, piuttosto con la libertà e la sua leggenda. E della leggenda della libertà – vale a dire dei modi in cui la libertà è tramandata, sognata, raffigurata da un popolo – Atzeni raggiunge l’essenza.  (1991)

https://sellerio.it/it/catalogo/Figlio-Bakun/Atzeni/1317





14 ottobre 1952 nasceva Sergio Atzeni a Capoterra – Quel maggio 1906

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W for Welles – The Stranger . full finchè resta sul tubo….

W for Welles – Lo straniero (The Stranger)

di

“Sarei stato un regista all’interno del sistema produttivo…dove a un regista viene commissionato il lavoro su una sceneggiatura pensata da qualcun altro e così via; è l’unico film del genere che ho fatto. O che farò mai”. Orson Welles risponde a Peter Bogdanovich sulla regia de Lo straniero tratto da ‘Io, Orson Welles’ Baldini&Castoldi (1996).

Il grande autore di Quarto Potere non ha mai amato Lo straniero, con l’imbarazzo dell’autore sempre contro il sistema Hollywoodiano ha rifiutato questo figlio ‘illegittimo’ considerandolo un inciampo. Ma il maestro dell’illusione girando questo ‘noir’ intriso di simboli ha dimostrato, se poi ci fosse stato bisogno, di conoscere il mestiere meglio degli odiati produttori. Welles sapeva di poter raccontare la vicenda del criminale nazista Frank Kindler meglio di altri registi più votati al genere (di Huston o di Hitchcock?) e metterci anche il suo talento d’attore interpretando proprio il ruolo del villan travestito da amabile borghese. L’ha fatto lasciandoci un film che ancora sa stupire, per il grande e superbo Welles non sarà stato molto ma per lo spettatore è sempre un colpo al cuore.

Nella tranquilla provincia americana di Harper, vive lo stimato professore Charles Rankin, prossimo alle nozze con la figlia del giudice Longstreet. Dietro a questo perfetto quadro alla Frank Capra si nasconde il fantasma della Seconda Guerra Mondiale (siamo nel 1946). Charles Rankin infatti non è altro che Frank Kindle, un criminale del Terzo Reich scappato in Usa attraverso il Messico. Sulle sue tracce c’è un osso duro, l’ispettore Wilson (un impeccabile Edward G. Robinson), un mix di intuito e psicologia che decide di scovare e far uscire Kindler dal suo rifugio dorato. Non sarà facile per l’ispettore smarcarsi dalle false apparenze costruite ad arte dal mostro nazista, capace di uccide a sangue freddo e tornare tranquillamente a casa. Per Wilson la caccia all’uomo nero dovrà superare la patina di benevolenza che circonda la identità del mostro che hanno accolto nella loro comunità.

Cinema di genere si diceva, ebbene Lo Straniero è un ottimo noir seppur ispirato dagli echi della Seconda Guerra mondiale ancora fuori dall’uscio del Vecchio continente e ormai anche questione americana. La struttura del racconto è chiaramente delineata per mettere l’uno di fronte l’altro, in uno schema assai stilizzato, il bene contro il male. Da una parte le Forze alleate e dall’altra i nazisti. Ecco che la fotografia e la recitazione si piegano a queste corrispondenze delineando, anche con un tocca ispirato all’espressionismo tedesco, il chiaroscuro dei personaggi. In questo schematismo (commissionato dai produttori) Welles fa delle scelte d’autore: come non ricordare infatti alcune scene memorabili come la cena in cui Rankin troppo sicuro della sua copertura scivola su una frase che sarà rivelatrice per l’astuto Wilson: “Marx non era tedesco, era ebreo”; O il finale ambientato sul campanile-orologio della chiesa quando il criminale già ferito troverà la morte trafitto dall’angelo meccanico dell’orologio. Welles non ha amato questo film, ma ha firmato un’opera che dopo quasi 70anni mantiene viva la sua capacità di simboleggiare un’epoca e uno sguardo sulla storia molto più moderno di tanti giovani registi che circolano oggi.

http://www.sentieriselvaggi.it/w-for-welles-lo-straniero-the-stranger/


Le mie preferite di Orson : cultura, documenti politici , ripasso Orson Welles

The Third Man Theme – Anton Karas | controappuntoblog.org

third man´s theme : mi piace troppo! | controappuntoblog.org

x i garantisti… : Sentenza Consulta ; Orson Welles e Trasimaco …

Orson Welles il monologo perduto del Mercante di Venezia …

episodes of Mercury Theatre e il resto di orson welles …

Orson Welles – The Hearts of Age (1934 …

Il processo (1962) Orson Welles, dal romanzo di Franz Kafka

Orson Welles’ criticisms of fellow actors and directors found on lost tapes

ORSON WELLES Nella terra di Don Chisciotte | controappuntoblog.org

Cradle with Rock di Marc Blitzstein e Orson Welles – O. W. “Voodoo …

Siamo nati soli, viviamo soli, moriamo soli : Orson Welles …

Rapporto confidenziale ,Mr. Arkadin : Orson Welles …

episodes of Mercury Theatre e il resto di orson welles …

The lady from Shangai. | controappuntoblog.org

L’infernale Quinlan – Touch of EVIL : Orson Welles …

Quarto potere , Citizen Kane Orson Welles. completo ita + clip, analisi …

Ed Wood – Edward incontra Orson Wells – ORSON WELLES : It’s All …

orson welles missing tapes , F come Falso | controappuntoblog.org

Ten Days That Shook The World : Narated by Orson Welles (VHS …

Il terzo uomo di Graham Greene – The Third Man O.S.T “Anna walks …

Orson Welles on Work-Life Balance and the Gift of

La Ricotta Pier Paolo Pasolini | controappuntoblog.org

ma fra tante versioni cinematografiche il mio preferito resta il …

Othello (O. Welles, 1952, v.o. sott. fr.) european version …e l’altra

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Morire di freddo a Torino e l’ipocrisia di via le targhe intitolate a scienziati che sottoscrissero il manifesto razzista

Morire di freddo a Torino a 30 passi dal dormitorio

La vittima è un trentenne di colore, dormiva in un cantiere. La Croce Rossa era stata avvertita: «Ma noi lì non andiamo»

Pubblicato il 23/01/2018

niccolò zancan

E’ la stessa strada che porta a tutte le vite dimenticate. Vestiti marci, escrementi, un libro sui grandi pittori, un pezzo di specchio, del profumo, una lametta da barba, l’ultima confezione di succo di frutta all’albicocca marca «Half». Su una vecchia tavola scardinata e recuperata chissà dove, c’è scritto in rosso: «Non toccare». Dietro quella porta, sul pavimento, le coperte che non sono bastate.

Ieri notte un ragazzo è morto di freddo in un cantiere abbandonato, a trenta passi dall’accampamento della Croce Rossa dentro al parco della Pellerina a Torino. È morto cioè davanti al posto che avrebbe potuto salvarlo. Sono i moduli abitativi dell’emergenza freddo inaugurati nell’inverno del 2004. Sessanta letti ricavati dentro piccoli container, che tutti gli anni appena arriva la primavera vengono smontati e portati via. Ma il ragazzo lì non c’è andato. E loro non sono andati da lui.

Sono passate 12 ore, ancora non sappiamo il suo nome. Da dove venisse con certezza. Non hanno trovato un documento. Dicono soltanto: «Pelle scura, trent’anni, africano». Che è come dire nulla. Ma lontano da qui. «Forse era somalo», dice un ragazzo marocchino che si chiama Adil. Abita la stessa città di fantasmi. Qualcuno cucina una zuppa di lenticchie su un paiolo, e la fiamma viva annerisce il muro. «Stava male da due giorni», racconta Adil. «Non si alzava più dal suo letto. Era malato. Abbiamo chiesto aiuto alla Croce Rossa, ma non sono venuti finché è morto». Ieri mattina alle 8, il medico legale ha scritto nel referto: «Probabile causa del decesso, assideramento».

Si muore ancora di freddo nel 2018 in Italia. È successo in un garage di Rovereto, sotto i portici di Palermo, su una panchina di Verona e alla stazione Tiburtina di Roma. Tre giorni fa, una signora di 61 anni è morta dentro un capannone abbandonato di Moncalieri. E adesso qui. Alla Pellerina, Torino. Dentro un parco dove di giorno i cani scorrazzano felici, le ragazze fanno jogging con la musica nelle orecchie e i pensionati giocano a bocce. Uno di questi, ora sta commentando: «Qui intorno è sempre un gran movimento di gente strana»

LEGGI ANCHE: Muore di freddo nel parco della Pellerina, gli amici: “Nessuno ci ha aiutato a salvarlo” di Federico Genta, Massimiliano Peggio

Sul cancello di ingresso del centro per l’emergenza freddo c’è un foglio stampato in italiano, in arabo e romeno. Il titolo è: «Progetto umanitario inverno 2017/2018. Norme di comportamento». Dodici regole. La prima: «Il centro di accoglienza notturno apre alle 19 e accoglie fino ad esaurimento posti e comunque non oltre le 23». E poi ancora, una pagina fitta: «Ciascun ospite viene registrato quotidianamente fornendo le proprie generalità e nazionalità. Ogni posto letto è attribuito giornalmente dagli operatori. È assolutamente vietato fumare, mangiare e bere all’interno delle strutture adibite a dormitorio…».

Nella notte fra domenica e lunedì, quando è morto il ragazzo senza nome, nei container c’erano dieci posti vuoti. Fuori la temperatura è scesa a un grado sotto zero. «Da noi non si è presentato», dice il presidente del comitato della Croce Rossa del Piemonte Graziano Giardino. «Sono venuti due ragazzi. Hanno detto che dentro quella catapecchia c’era una persona che stava dormendo. Ma da noi, lui non è venuto. E non si può chiedere ai nostri operatori di andare di notte dentro un posto del genere. È una questione di sicurezza. Noi siamo responsabili del nostro compound». Domanda: chiedete i documenti prima di accettare gli ingressi? «No, non servono. Questo è un campo di emergenza sociale. Registriamo il nome e la nazionalità che ci viene dichiarata dagli ospiti». La polizia sta cercando di capire se ci siano delle responsabilità, se i soccorsi siano scattati in ritardo, mentre lavora per arrivare all’identificazione del ragazzo morto.

La catapecchia, come è stata definita, in realtà è lo scheletro di un cantiere abbandonato da 4 anni. Un edificio di due piani davanti alla piscina comunale Carrara. È dal 2006 che ci sarebbe un progetto di ristrutturazione. Coprire una parte della vasca per renderla utilizzabile anche di inverno, costruire degli spogliatoi nuovi. Ma è tutto fermo. Mancano i soldi. Il Comune e la società di gestione stanno litigando. Resta una fideiussione da 700 mila euro ancora da pagare, e non è chiaro da chi.

Lì in mezzo, fra i muri di cemento di quello spogliatoio mai ultimato, dentro quel pezzo di città schiacciato dalla crisi, da mesi hanno trovato riparo dei senzatetto. Quasi tutti sono migranti. Molti di loro hanno cercato di ricavare una stanza al riparo dagli altri con tende, piccole barriere e travi recuperate nel cantiere.

All’inizio al ragazzo senza nome deve essere sembrata sonnolenza: brividi, tachicardia, disorientamento. Sono i primi sintomi. Il sangue cerca di preservare gli organi vitali. Si concentra sul cuore, ma non riesce più affluire alle mani e ai piedi, che lentamente perdono sensibilità. Poi i riflessi rallentano e le pupille si dilatano. Nessuno sopravvive quando la temperatura del corpo scende sotto i 24 gradi.

Ora sul pavimento c’è una coperta termica. È una di quelle coperte color argento e oro, che i soccorritori danno ai migranti appena sbarcati. La lunga attraversata del ragazzo senza nome è finita a Torino davanti a una piscina vuota.

http://www.lastampa.it/2018/01/23/italia/cronache/morire-di-freddo-a-torino-a-passi-dal-dormitorio-OlarCxMWxk45rWMLlKCZ3H/pagina.html

Via le targhe delle strade di Roma intitolate a scienziati che sottoscrissero il manifesto razzista contro gli ebrei

22 gennaio 2018

Il Campidoglio ha avviato le procedure per cambiare nome alle strade della Capitale intitolate agli scienziati che sottoscrissero il Manifesto della Razza del 1938, premessa alla deportazione fascista e allo sterminio degli ebrei italiani. Al dossier hanno lavorato sia la sindaca di Roma, Virginia Raggi, che il vicesindaco con delega alla Cultura, Luca Bergamo. Obiettivo è procedere al cambio entro il 2018, anno in cui ricorre l’ottantesimo anniversario delle leggi razziali.

http://www.altroquotidiano.it/via-le-targhe-delle-strade-di-roma-intitolate-a-scienziati-che-sottoscrissero-il-manifesto-razzista-contro-gli-ebrei/

Freddo 6 gennaio 2018 : tre morti di persone che vivevano per strada da Comunità di Sant’Egidio

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Gesualdo Bufalino : «Tommaso e il fotografo cieco» – Bufalino e C. i post…

Non ho certezze; la certezza è nemica invidiosa della verità.

Il dubbio è una passerella che trema fra l’errore e la verità.
Gesualdo Bufalino

«Tommaso e il fotografo cieco» di Gesualdo Bufalino

Federico Guastella    29-05-2013

Parla di sé, da spettatore-attore e in modo forbito, il protagonista del libro di Gesualdo Bufalino, intitolato “Tommaso e il fotografo cieco” (Milano, Bompiani, 1996). Di monologo in monologo dall’andamento diaristico (è un memoriale infatti che scrive per aprire il forziere del suo segreto interiore!), apprendiamo che egli abita in un bugigattolo seminterrato di un condominio con funzioni di tutto fare.

E’ Roma la città di riferimento, invasa dalla speculazione edilizia e da intrattenimenti indecenti a luci rosse, organizzati da loschi intermediari a favore di politici, di finanzieri, di gente dello spettacolo, di principi del Trastevere nero. Complessa, dunque, la struttura compositiva dell’opera. Sul piano conoscitivo, ad incastro, racchiude plurimi percorsi narrativi; sul piano linguistico, testo iperletterario potremmo dirlo, perché ricchissimo di riferimenti colti sia manifesti che nascosti.

Quanto alla trama vale la pena di accennare ad alcuni passaggi significativi, a partire dall’identikit del protagonista. Se accastella due o tre vocabolari e vi si posa, può appena godersi da una finestra, ad altezza del marciapiede, il transito della gente, vista così soltanto dal basso. Verrebbe l’idea della caverna platonica in cui si vedono ombre e soltanto ombre. Una sorta di prigione, dunque, la sua, ma lontana, in compenso, dalle “sorprese inesauste della vita”. Un povero Giobbe, si definisce e dice di chiamarsi Tommaso Mulè, di quarantanove anni, ex giornalista e aspirante scrittore. Il dialogo tra lui e Tiresia (Bartolomeo il vero nome), il fotografo cieco che vede per interposta persona, apre il narrato a una vicenda quanto mai singolare, i cui aspetti più salienti sono annotati in determinati giorni dei mesi d’agosto e di novembre. Tutto, nel corso dei fatti, acquista la parvenza del giallo-cruciverba. Ironia e satira, malinconia campeggiano nel linguaggio psico-filosofico e certamente illuminato dal senso del mistero. Il Mulè, presentando i suoi passatempi, si dice inventore di palindromi (“questo stesso libro ne è uno”); in seguito, il lettore è informato del rapporto di lui con i condomini. Di ciascuno di essi conosce le abitudini eccentriche, colte dal suo abile occhio, analiticamente analizzate e che fanno toccare con mano le tortuosità della natura umana. Li presenta uno per uno a mano a mano e su Lo Surdo costruisce un racconto “d’atmosfera e sociale”, ma con un finale che sarebbe piaciuto a Pirandello. Di estrema attualità, poi, le rivelazioni che il fotografo cieco gli fa una sera mentre vanno a cinema insieme. Subito dopo tragicamente accade la fine di costui in un incidente stradale. Appositamente voluto o dovuto alla casualità dello scontro?
Tommaso formula ipotesi sulla base dei dati osservati. Sicché, il diario d’una separatezza si ribalta nel suo contrario: egli è adesso abitante nel “succulento cuore d’un Avvenimento”, di cui è stato testimone e per il quale gli pendono addosso minacce. Sicché, si improvvisa detective in cerca di materiale compromettente. Quale? A favore di chi? Che piega prende la storia? I

l gusto della nota di costume si accentua; l’affresco si mostra senza veli; l’azione si fa più presente e tra le pagine corre un’alta tensione che le rende sorprendentemente incalzanti. La scoperta suggestiva resta quella dello smascheramento, affidata al “filo fragile che divide l’invenzione e la realtà”. Induce, poi, a riflettere la conclusione architettata sul fenomeno del “già vissuto” che gli studiosi chiamano “Dejavu”.

https://www.sololibri.net/Tommaso-e-il-fotografo-cieco.html

Descrizione

Composizione: fra un’anestesia e l’altra, fra un by-pass e l’altro, per allegria. Genere: un grottesco di chiacchiera e azione. Altrimenti: un non-romanzo travestito da iper-romanzo, e viceversa. Argomento: un giornalista con ambizioni di scrittore abbandona per confusi motivi esistenziali il lavoro, la famiglia, gli amici, esiliandosi nel seminterrato d’un grande condominio metropolitano. Qui diviene spettatore, attore e cronista di molte peripezie, fino a uno scioglimento finale che ribalta gli eventi e insinua taluna illazione metafisica e morale. Struttura: un serpente che si morde la coda: quando tutto sembra finire, tutto sembra ricominciare. Per usare parole grosse, il paratesto entra nel testo e lo confuta.

https://www.ibs.it/tommaso-fotografo-cieco-libro-generic-contributors/e/9788845254932






Invito alla lettura – “Le menzogne della notte” di Gesualdo Bufalino …

ho imparato solo più tardi a incorporare nei nomi le forme : G. Bufalino …

Gesualdo Bufalino : Argo il cieco – Appuntamento presso un bunker …

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