Pietro Mascagni : il piccolo Marat

Piccolo Marat, Il
Opera in tre atti di Giovacchino Forzano, dal romanzo Noyades de Nantes di Georges Lenôtre
Musica di Pietro Mascagni 1863-1945
Prima rappresentazione: Roma, Teatro Costanzi, 2 maggio 1921

 

Personaggi
Vocalità
il capitano dei Marats
il carpentiere
Baritono
il ladro
il Piccolo Marat
Tenore
il portatore di ordini
il prigioniero
il soldato
Baritono
il tigre
la principessa di Fleury
Mezzosoprano
la spia
l’Orco
Basso
Mariella
Soprano
Note
Dopo aver rifiutato unaMaria Antoniettapropostagli da Illica, e unaCarlotta Cordayda Targioni-Tozzetti e Menasci, Mascagni aveva però continuato a pensare a un’opera ambientata nel clima della Rivoluzione Francese, ma non gradiva la presenza di nessun grande personaggio storico. Basandosi suNoyades de Nantesdi Lenôtre, Forzano scrisse il libretto delPiccolo Marat; per alcuni versi, che vennero poi virgolettati nel libretto per distinguerli dagli altri, Mascagni ricorse (non senza polemiche con Forzano) a Targioni-Tozzetti.Il principe di Fleury, sotto mentite spoglie, salva Mariella, nipote dell’Orco, il presidente del Comitato rivoluzionario: la folla affamata l’aveva assalita perché portava un paniere pieno di vivande. Il giovane chiede poi di essere arruolato nei Marats, le guardie rivoluzionarie, e viene quindi soprannominato il Piccolo Marat. Il carpentiere mostra all’Orco il modello dell’imbarcazione sulla quale saliranno i prigionieri: il perverso progetto dell’Orco per liberare le carceri è infatti quello di imbarcare i prigionieri, e poi far esplodere la barca. Ma il carpentiere chiarisce all’Orco che lui è un artigiano, non un boia; e l’Orco, per punirlo, lo condanna ad assistere a tutte le esecuzioni. Il Piccolo Marat riesce a parlare attraverso una grata con la madre, la principessa di Fleury, rinchiusa in prigione, e le promette che la salverà. Nella casa dell’Orco, il Piccolo Marat rivela a Mariella la sua vera identità e le confessa di amarla; la ragazza, spesso maltrattata dallo zio e disgustata dalla sua crudeltà, giura di essere fedele al Piccolo Marat. L’Orco si è addormentato: il Piccolo Marat lo lega e lo costringe a firmare un salvacondotto per lui, la madre, Mariella e il carpentiere. L’Orco firma, ma con il braccio rimasto libero riesce a impossessarsi di una pistola e ferisce il principe di Fleury. L’uomo supplica Mariella di fuggire e di salvarsi insieme alla madre. Arriva il carpentiere e con un candelabro uccide l’Orco; quindi si carica sulle spalle il Piccolo Marat ferito e fugge con lui verso la libertà.Da una parte i buoni (Mariella, il Piccolo Marat, il carpentiere), dall’altra i cattivi (l’Orco): proprio come nelle fiabe, tanto che nel libretto si citano pure l’orco vero e proprio e Cappuccetto Rosso. Ma Mascagni riesce innanzitutto a descrivere musicalmente il clima del Terrore: i cori degli affamati di pane e di sangue (di bell’effetto è, nel terzo atto, il ‘Coro dei diavoli neri’); le pagine orchestrali delineano un’atmosfera tutt’altro che di fiaba, cupa, colma di una paura e di un’oppressione che solo il luminoso finale, con l’apparizione della vela bianca della libertà, riuscirà a fugare. In un affresco storico nel quale l’attenzione si appunta sulla vita di una collettività, spiccano l’Orco, un cattivotout courtche si esprime anche con un modernissimo declamato, e il Piccolo Marat: l’eroe buono e dalla vocalità spinta, che sembra ritornare alle origini del verismo. L’opera non è peraltro immune da una certa dose di retorica, ad esempio nelle ripetute invocazioni di Fleury nei confronti della madre. Così, in un’intervista, Mascagni aveva spiegato le novità del suo lavoro: «Il Piccolo Maratè forte, ha muscoli d’acciaio. La sua forza è nella sua voce: non parla, non canta; urla! urla! urla! Ho scritto l’opera coi pugni tesi, come l’anima mia! Non si cerchi melodia, non si cerchi cultura: nelMaratnon c’è che sangue! È l’inno della mia coscienza». In una Roma dove le tensioni del dopoguerra stavano per sfociare nelle elezioni, l’opera venne accolta con un successo trionfale al grido di «Viva Mascagni! Viva l’Italia!».
Fonte: Dizionario dell’Opera Baldini&Castold

http://www.operamanager.it/cgi-bin/process.cgi?azione=ricerca&tipo=OP&id=10764

Pietro Mascagni – Messa di gloria in fa maggiore | controappuntoblog

Pietro Mascagni – A Giacomo Leopardi

Mascagni ”Amica”: Festival della Valle d’Itria, 2007- gbopera …

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Pietro Mascagni “Intermezzo Sinfonico” I Rantzau

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Pietro Mascagni “Intermezzo Sinfonico” I Rantzau – “Intermezzo” Isabeau

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Toro scatenato – Raging Bull di Martin Scorsese .

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contre la loi travail 26/5/2016: les liens, by communismeouvrier- rebellyon.info : casseurs vidéos

26 maggio 2016 -

Riforma del lavoro, nuovi scontri a Parigi: arrestate dieci persone Disordini anche a Bordeaux e Nantes.
Nel Sud della Francia ferito un militante della CGT Tweet 26 maggio 2016 Nuova giornata di scontri in Francia tra manifestanti e polizia nel corso delle manifestazioni di protesta contro la riforma del lavoro. A Parigi sono state arrestate dieci persone: una parte dei dimostranti, a volto coperto, ha deviato dal percorso seguito dal corteo, scagliando bottiglie contro le forze dell’ordine e danneggiando automobili. Nel Sud della Francia, un automobilista ha ferito gravemente un militante della CGT forzando un blocco davanti alle raffinerie di Fos-sur-Mer, vicino Marsiglia. Danni anche nella città di Bordeaux, dove un centinaio di persone hanno preso di mira una stazione di polizia, gettando oggetti e rovinando una macchina. A Nantes, invece, sono state distrutte le vetrine di una banca. La polizia ha risposto con il lancio di gas lacrimogeni.
- See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Parigi-scontri-manifestanti-polizia-riforma-lavoro-Jobs-Act-ee481451-dc63-492a-a59f-a146cec77141.html

Blocage des dépôts pétroliers en Corse

https://communismeouvrier.wordpress.com/2016/05/26/blocage-des-depots-petroliers-en-corse/

Coupure de courant à Auchan Saint-Martin Boulogne

https://communismeouvrier.wordpress.com/2016/05/26/coupure-de-courant-a-auchan-saint-martin-boulogne/

Au Havre la mobilisation se renforce

https://communismeouvrier.wordpress.com/2016/05/26/au-havre-la-mobilisation-se-renforce/

La centrale de Civaux en grève

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Metz : Blocage du rond point garolor de Tremery contre la loi travail

https://communismeouvrier.wordpress.com/2016/05/26/metz-blocage-du-rond-point-garolor-de-tremery-contre-la-loi-travail/

Prise du donjon à Niort

https://communismeouvrier.wordpress.com/2016/05/26/prise-du-donjon-a-niort/

Nouveau blocage du site Amazon à Lauwin-Planque

https://communismeouvrier.wordpress.com/2016/05/26/nouveau-blocage-du-site-amazon-a-lauwin-planque/

A Lyon, face à une mobilisation en hausse, la police se lâche

Loi travail | Manif

Cortège plus dense que la semaine dernière ce jeudi 26 mai à Lyon. Avec une présence plus importante à la fois en tête et derrière avec les syndicats. Mais la police avait décidé semble-t-il ne pas laisser s’installer la joie d’une mobilisation qui se renforce. Alors que les gens dansaient place Bellecour, les flics ont chargé, tabassé à de multiples reprises.

Depuis le 9 mars, plus de deux mois de luttes intenses, de blocages, de manifestations, de débrayages, mais aussi de répressions, d’arrestations et de blessées, dans une mouvement de protestation contre la loi El Khomri et son monde. Cette semaine, de nombreux salarié.es ont rejoint le mouvement de manière plus active qu’auparavant en entrant en grève illimité et en bloquant leurs outils de travail. Alors que l’Euro de Foot commence dans une quinzaine de jour avec à la clé de millions de touriste et donc d’euros qui vont débarqué en France. Suivi global du mouvement.

Ce jeudi 26 mai, la grève et les blocages sont maintenant réalité, ne relâchons pas la pression sur le gouvernement qui est à deux doigts de s’écrouler !

- 18h45 : beaucoup de blessé·es parmi les personnes qui se sont faites encerclées place Bellecour. Une cinquantaine a été sortie de la place direction les quais de Saône. Plaies ouvertes, syncope… Un rassemblement est appelé par l’AG de la bourse du travail devant le commissariat central de Marius Berliet.
- 18h25 : les flics embarquent les manifestant·es qui restaient place Bellecour par groupe de 30 à 40 personnes. 11 camions de CRS sur place.
- 18h15 : violente charge pour le plaisir sur les 200 dernières personnes qui restaient place Bellecour. Plusieurs blessées et interpellations.
- 16h55 : les camions syndicaux sont sortis de la place. 200 personnes osent encore rester sur la place. Témoignage lors de la charge : « Les flics ont crié des trucs du genre bande de bâtards, maintenant vous avez peur hein !”, tout en lancant des grenade de désencerclement. »
- 16h50 : les flics ont chargé de partout et fait plusieurs interpellations ultra-violentes, tabassant des manifestant·es à coups de matraque qui hurlaient qu’ils n’avaient rien fait.

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- 16h40 : la CGT demande que les manifestant·es puissent sortir de la place Bellecour. Réponse des flics : charges et gazage, encore et encore.
- 16h20 : alors que les gens dansaient sur la place, les flics se mettent à charger et à balancer masse de lacrymos.

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- 15h40 : au moins deux blessé·es évacué·es par les pompiers. Au moins un par flashball à Guillotière, à la tête, et un autre aux jambes place du Pont. D’autres personnes blessées par des grenades de désencerclement tirées en masse aujourd’hui (alors qu’il n’y avait rien à désencercler).
- 15h30 : la CGT annonce 12 000 manifestant·es aujourd’hui à Lyon contre la loi Travail, et appelle à rester place Bellecour le plus longtemps possible.

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- 15h25 : arrivée sur Bellecour, un petit coup de peinture sur la police.

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- 15h10 : le cortège est reparti et arrive sur le pont de la Guillotière mais les flics bloquent le pont.

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- 15h05 : un manifestant blessé a été évacué par les pompiers. Il aurait été touché par un flashball ou une grenade de désencerclement.
- 14h45 : tentative manif sauvage grande rue de la Guillotiere, bcp de lacrymogènes. repli cours Gambetta.

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- 14h15 : plein de banderoles chouettes dans le cortège aujourd’hui.

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- 14 h : 9 000 personnes dans la manifestation aujourd’hui d’après les syndicats, comme la semaine dernière.
- 13h30 : trois interpellations avant même le début de la manif après la fouille des sacs.
- 12h55 : fouilles et intimidation avant d’arriver à la manif. Des flics ont coupé de force le micro d’un membre de radio Canut qui enregistrait.

https://rebellyon.info/Suivi-de-la-journee-de-greves-et-de-16516

Loi Travail 26/5/2016 : On s’arrête, tout s’arrête !: les liens, à suivre by communismeouvrier

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Loi Travail 26/5/2016 : On s’arrête, tout s’arrête !: les liens, à suivre by communismeouvrier

Loi Travail – le DCNS à Cherbourg totalement bloqué !

Il y a quelques semaines, le gouvernement, le MEDEF et tous les responsables des partis politiques, de droite comme de « gauche », se félicitaient du contrat de DCNS portant sur les sous-marins nucléaires vendus à Australie.
Aujourd’hui la classe ouvrière et les travailleuses et travailleurs de DCNS tiennent à rappeler qui PRODUIT et grâce à qui les usines tournent. On s’arrête, tout s’arrête !

À Cherbourg (Manche), le site de construction de sous-marin nucléaires DCNS est totalement bloqué, jeudi 26 mai 2016. Selon France Bleu Cotentin, ce blocage par quelque 300 manifestants anti-loi Travail est une première.

« On bloque aussi le port militaire (qui jouxte DNCS, ndlr). Il y a trois barrages bloquants. Seul le personnel réquisitionné passe », a indiqué à l’AFP Alexis Padet de la CGT de DCNS. Le blocage est prévu jusqu’à 13h15.

https://communismeouvrier.wordpress.com/2016/05/26/loi-travail-le-dcns-a-cherbourg-totalement-bloque/

Blocage au dépôt pétrolier de Portes-lès-Valence ce matin Publié le 26/05/2016 

https://communismeouvrier.wordpress.com/2016/05/26/blocage-au-depot-petrolier-de-portes-les-valence-ce-matin/

 Blocage du tram à Reims Publié le 26/05/2016 

https://communismeouvrier.wordpress.com/2016/05/26/blocage-du-tram-a-reims/

 Au Havre, le pont de Tancarville est bloqué Publié le 26/05/2016

https://communismeouvrier.wordpress.com/2016/05/26/au-havre-le-pont-de-tancarville-est-bloque/

Premières images des blocages dans l’Ouest Publié le 26/05/2016

https://communismeouvrier.wordpress.com/2016/05/26/premieres-images-des-blocages-dans-louest


Francia, proteste contro la riforma del lavoro: la polizia sgombera raffinerie occupate

cheminots grève 18 et 19 mai

Loi travail : incendie d’une voiture de police à Paris – 18 mai 2016

Loi travail : affrontements – 17 mai 2016 by Alain Bertho – Michel Fize Jeunesses à l’abandon

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Squadroni della morte a Parma – Simone Weil Hannah Arendt & C. i post

Squadroni della morte a Parma

Nella civilissima Parma, un delitto particolarmente efferato che non sembra attirare i riflettori come altri casi simili. Forse perché la vittima è un ragazzo tunisino, torturato e ucciso per futili motivi da un commando che ha agito sotto la guida di due “insospettabili” cittadini italiani

Nella notte fra il 9 e il 10 maggio scorsi, una sorta di squadrone della morte, capeggiato da due individui di mezz’età, fa irruzione nel modesto appartamento di un uomo sui trent’anni. I sei, a volto scoperto, indossano guanti di lattice e sono armati di una mazza da baseball, una spranga di ferro, un martello, un tirapugni, una pinza a pappagallo, perfino un guanto in maglia d’acciaio. Non v’è dubbio alcuno, dunque, che intendano dare una lezione assai dura alla loro vittima.

Colto di sorpresa e abbandonato dall’amico ch’era in casa – forse fuggito in preda al panico alla vista dello squadrone – lo sventurato dapprima tenta di difendersi, poi soccombe alla violenza dei suoi carnefici. Così che questi, in specie i due capibanda, potranno svolgere con tutta calma l’opera di sevizie, torture, mutilazioni. Nonostante siano imbottiti, si dice, di una miscela di cocaina e alcool, eseguiranno il lavoro con meticolosità quasi scientifica: gli recidono un orecchio, gli strappano parte del naso e con la pinza gli tranciano di netto un mignolo e un alluce, che poi gettano nel lavandino.

Nella notte silenziosa del borgo risuonano le urla strazianti della vittima. Eppure per circa un’ora nessuno interviene a fermare il massacro. Infine, qualcuno dà l’allarme. Ma quando le forze dell’ordine si risolveranno a fare irruzione nell’appartamento sarà troppo tardi: il poveruomo è ormai morto. Martoriato, mutilato, dissanguato da emorragie interne ed esterne, ha patito una lunga agonia.

Ma dove diavolo siamo

Non siamo nel Cile di Pinochet o nell’Argentina di Videla, neppure nell’Egitto del generale al Sisi. Bensì, più modestamente, a Basilicagoiano, frazione di Montechiarugolo, a pochi chilometri dalla civilissima Parma, ove risiedono i due principali carnefici. Gli altri quattro della banda, operai romeni, sarebbero stati arruolati in funzione ausiliaria, per così dire. Anch’essi sono in carcere con l’imputazione di concorso in omicidio e le aggravanti della premeditazione e della crudeltà.

I due aguzzini – persone «assolutamente insospettabili», secondo le cronache locali – sono rei confessi ed è perciò che ci permettiamo di nominarli. L’uno, il 42enne Alessio Alberici, fermato la notte stessa del delitto, è un grafico e illustratore «ben noto a Parma». In quanto fumettista di un «noir d’atmosfera», lo ritroviamo, tramite la rete, tra gli ospiti «illustri» di una serata «dedicata al giallo e al mistero»: cosa che oggi suona come un terribile paradosso. L’altro, Luca Del Vasto, di 46 anni, l’ideatore della spedizione punitiva e il carnefice più spietato, è titolare di un’impresa di pulizie, ma anche gestore di un locale ben noto, il Buddha Bar di Sala Baganza: un dettaglio, anche questo, atrocemente beffardo, data l’inclinazione alla crudeltà e al sadismo di cui darà prova il barista “buddista”, che proprio all’interno di quel bar organizza il raid fatale in cui si distinguerà per le mutilazioni inflitte alla vittima.

Confinato nella cronaca locale

Nonostante questo caso non sia certo tra i più consueti e banali, è stato confinato nella cronaca locale. I maggiori quotidiani nazionali, che di solito non disdegnano la nera più truculenta, gli hanno dedicato solo alcuni pezzi nelle edizioni locali (parliamo delle versioni online). Eppure, non foss’altro che per l’efferatezza dell’assassinio, preceduto da sevizie e torture, esso presenta qualche analogia con l’omicidio di Luca Varani. E questo è stato oggetto non solo di lunghe serie di articoli di cronaca in giornali mainstream, ma anche di commenti e analisi.
Una delle ragioni di una tale sottovalutazione è facilmente intuibile. Gli ideatori e principali esecutori dell’atroce martirio avevano sì «piccoli precedenti per spaccio», ma, italiani e per di più parmigiani doc, erano considerati cittadini rispettabili. La vittima, invece, non era che un «extracomunitario»: Mohamed Habassi, di trentatre anni e cittadinanza tunisina, oltre tutto disoccupato.

Il rovesciamento dello schema privilegiato da buona parte dei media, che vuole le persone immigrate nel ruolo dei criminali, probabilmente non li ha incoraggiati a occuparsi di un tale delitto “anomalo”.

Quanto al movente, almeno quello confessato dai due aguzzini, non potrebbe essere più meschino: Mohamed non pagava la pigione dell’appartamento di proprietà della “convivente” di Del Vasto, a suo tempo preso in fitto dalla sua compagna, morta lo scorso agosto in un terribile incidente d’auto. Ma si sospetta che vi siano anche altri moventi.

Tra i posti migliori al mondo

Nel 2014 il quotidiano britannico The Telegraph ha classificato Parma al quarto posto tra i luoghi migliori al mondo per qualità della vita, sorvolando su scandali e corruzione. Comunque sia, la città del parmigiano e del Parmigianino, con la sua provincia, non ha certo portato fortuna a Mohamed, né alla sua compagna, postina di professione, lei stessa immigrata, sia pur da Trapani. E ha sorriso poco anche al loro bambino, che oggi ha sei anni: sopravvissuto all’incidente che è costato la vita alla madre, quindi gravemente scioccato, ormai orfano anche del padre, che amava molto e dal quale era altrettanto riamato.

Dopo la prima disgrazia, per decisione del tribunale, il piccolo Samir era stato dato in custodia al padre. E Mohamed, a sua volta, lo aveva affidato alle cure della nonna paterna, anche per sottrarlo a conflitti familiari e probabilmente in attesa di tornare lui stesso in patria. Il bimbo, dunque, non abita più a pochi chilometri da Parma, bensì in una località del governatorato di Tunisi.

Se un giorno, divenuto adulto, fosse costretto a emigrare, chissà se aspirerebbe a tornare nella quarta città al mondo per qualità della vita.
Nonostante la vicenda di questa famiglia sia così coerentemente tragica da apparire letteraria, così struggente da non poter sollecitare altro se non commozione e pietas, e il delitto così mostruoso da lasciare attoniti, vi è chi non ha resistito alla tentazione di diffamare la vittima. L’autrice del primo articolo che Parma.repubblica.it ha dedicato al caso, invece d’interrogarsi sull’identità dei carnefici, scrive che «alcune risposte» sui «punti oscuri di questa vicenda (…) possono essere cercate nell’identità della vittima». Mohamed Habassi, infatti, «non era per nulla amato nel vicinato», cui «arrecava disturbo», tra l’altro ascoltando «musica ad alto volume». C’è da trasecolare. Se per Del Vasto è normale che non pagare la pigione possa essere punito con un tale martirio, le allusioni della giornalista rivelano nient’altro che pregiudizio verso la vittima e indulgenza verso i carnefici: Habassi se l’è cercata, in definitiva.

Gli «extracomunitari» stiano attenti quando ascoltano musica: la loro vita vale così poco che rischiano d’essere suppliziati dai vicini.

Da parte del movimento antirazzista e della sinistra più “radicale”, nessuna protesta pubblica è intervenuta finora a bucare un così spesso muro di orrore, ma anche di pregiudizio e cinismo. Tuttavia, qualche piccolo barlume di solidarietà riesce a trapelare. Per esempio, alcune educatrici e altre persone che hanno conosciuto Samir in tempi migliori e lo hanno curato, protetto, amato, hanno pubblicato un appello su Parmatoday per sapere in che modo possano aiutare il bambino: «Caro piccolo, non ti dimentichiamo, ci stringiamo a te e combatteremo per un mondo in cui il denaro non valga più della vita, dell’amore, della cura verso i più deboli e i più piccoli».

Annamaria Rivera da il manifesto

http://www.osservatoriorepressione.info/squadroni-della-morte-parma/

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Agostino d’Ippona e Hannah Arendt

Se il fatto che io indosso la tunica che tu avevi tessuta per tuo fratello ti dà un qualche conforto

Que grande es el cine : EUROPA 51 ! Rossellini ..

E = mc2 e coscienza – Hamlet (opera) A. Thomas – Shostakovich – Grigori Kozintsev

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‘Allegoria della Pazienza”: cultura, documenti politici


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Argo Panoptes e la lotta di classe asimmetrica. Una conversazione con Joe Vannelli by radiocane

Argo Panoptes e la lotta di classe asimmetrica. Una conversazione con Joe Vannelli

Talvolta tocca lavorare. Talvolta si perde il lavoro. Non spetta a noi stabilire che cosa sia peggio. Sta di fatto che, nelle maglie ordite dal Jobs Act, occupati o «disponibili al lavoro» si è comunque sottoposti allo sguardo vigile del gigante Argo tuttocchi (Argo Panoptes), affinché possa la vita intera essere messa a valore. Dopo aver sondato i rapporti tra nuova legislazione antiterrorismo e distruzione del Welfare, in questo contributo scandagliamo le più recenti innovazioni in materia di diritto del lavoro, affidandoci a un acuto osservatore che ne mette a nudo le tentacolari implicazioni autoritarie.

http://www.radiocane.info/wp-content/uploads/2016/05/vannelli.mp3

http://www.radiocane.info/argo-panoptes/

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