Edward Elgar – Variations on an Original Theme Op. 36 complrta – Enigma


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Edward Elgar – Cello Concerto in E minor Op.85 …

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HUNGER (FILM COMPLETO).




Da vedere: “Hunger” di Steve McQueen | controappuntoblog

“12 Years a Slave” Soundtrac : siamo razzisti?

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19 agosto 1978: rivolta al carcere dell’Asinara

19 agosto 1978: rivolta al carcere dell’Asinara

A seguito del rapimento del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, nel 1978, le condizioni dei detenuti politici nelle carceri italiane, soprattutto nelle “speciali”, peggiora sensibilmente.
Dal mese di marzo in tutte le strutture carcerarie italiane pacchi portati dai familiari non possono più contenere carne cotta, salumi, formaggio, dentifricio e sigarette.

In particolare, nel carcere di massima sicurezza dell’Asinara, che ospitava perlopiù detenuti politici appartenenti all’area della sinistra cosiddetta “eversiva”, la situazione è ancora più grave: i prigionieri sono costretti a mangiare solo ciò che gli viene fornito dalla direzione, molti di loro sono rinchiusi in quattro in celle di tre metri per quattro, e gli viene impedito di uscire per tutto il giorno, i reclusi di diverse celle non si incontrano mai, nemmeno durante l’ora d’aria, l’isolamento è totale.

Le medicine portate dall’esterno vengono sequestrate, con la scusa di farle analizzare, nella sala colloqui sono stati impiantati degli enormi divisori di vetro, che non permettono ai detenuti di avere contatti con i famigliari.

In particolare il reparto “Fornelli”, in cui sono stati rinchiusi la maggior parte dei brigatisti, nappisti e compagni più in generale, è la sezione del carcere dell’Asinara più tartassata: i secondini aprono e rubano da ogni pacco, spesso anche i soldi mandati dall’esterno vengono trattenuti dalle guardie carcerarie, che sfogano continuamente la propria frustrazione sui detenuti e sulle loro famiglie, costrette ad estenuanti attese per qualche minuto di colloquio con il prigioniero, dietro un vetro e tramite un microfono.
Le voci che girano nel carcere parlano anche di microspie che sarebbero state montate a seguito del sequestro e omicidio Moro in alcune delle zone comuni: lo stesso direttore del carcere, in un’intervista del 2009, ammetterà che le microspie erano state montate in alcune parti dell’isola, in particolare nelle zone dalle quali i detenuti transitavano prima di essere smistati ai vari bracci.

Sono queste le condizioni che portano, sabato 19 agosto 1978, giorno di colloqui, i detenuti politici, coordinati da alcuni appartenenti alle Brigate Rosse, a dare vita ad un’azione di protesta contro le condizioni inumane in cui sono costretti a vivere e contro i pestaggi dei secondini, organizzati e diretti dal direttore del carcere, Luigi Cardullo.

Quella mattina i primi cinque detenuti chiamati a colloquio attaccano con ogni mezzo a disposizione le mensole e i vetri divisori antiproiettile, spaccandovi sopra le sedie; i secondini, che inizialmente provano ad intervenire, vengono redarguiti, spiegando che il loro intervento avrebbe spostato la contraddizione, che in quel momento coinvolgeva esclusivamente l’esecutivo e gli organi del potere carcerario.
Nel frattempo i prigionieri al passeggio iniziano una mobilitazione di massa, mentre viene distribuito un volantino che, in particolare, propone un programma immediato su cui articolare la lotta: abolizione del’isolamento individuale e di gruppo, creazione di spazi di socialità interna, aumento delle ore d’aria, abolizione dell’isolamento dall’esterno, cioè eliminazione dei vetri divisori, aumento dei colloqui, abolizione del blocco dell’informazione e della censura.

I secondini, presi alla sprovvista, inizialmente non sanno come fronteggiare la rivolta, ma il direttore della prigione prende presto in mano la situazione, ordinando l’intervento delle guardie all’interno dei “Fornelli” per sedare la rivolta, mentre i cinque detenuti che avevano distrutto la sala colloqui vengono pestati e portati nel “bunker”.
Le forze dell’ordine entrano nel carcere come delle furie, pestando senza pietà chiunque fosse al passeggio, e continuando a picchiare anche quando i prigionieri sono a terra, inermi. Il corpo a corpo prosegue, i detenuti del terzo passeggio riescono anche a colpire ripetutamente il direttore Cardullo, mentre piano piano arretrano fino alle celle. Altri tre “politici” vengono prelevati e trasferiti al bunker.

Nella tarda serata Horst Fantazzini, rapinatore e rivoluzionario ribelle, che ha ricevuto colpi pesanti al viso e alla testa, va in coma; il suo stato di salute è talmente grave che viene trasferito d’urgenza all’ospedale di Sassari, ma viene riportato all’interno del carcere, nonostante le condizioni cliniche, dopo nemmeno ventiquattro ore.

Pesanti saranno le rappresaglie messe in atto dalla direzione carceraria che, oltre a spostare numerosi detenuti nel bunker d’isolamento, diminuirà il passeggio ad una sola ora, mentre le autorità riescono a mettere quasi totalmente a tacere tutta l’azione al di fuori del carcere, negando la dimensione di massa della rivolta ed attribuendola a “pochi brigatisti isolati”.

Durante tutta la settimana successiva vi saranno numerosi momenti di lotta all’interno e all’esterno del carcere di massima sicurezza dell’Asinara: se da una parte continueranno le azioni di organizzazione e di rivolta da parte dei detenuti, dall’altra numerose saranno le mobilitazioni delle organizzazioni dei famigliari, che occuperanno ripetutamente gli uffici del Giudice di Sorveglianza.

Sabato 26 agosto, la direzione del carcere, ormai logorata da una settimana di rivolta, e preoccupata per l’imminente visita dell’ispettore ministeriale, concederà ai detenuti il rientro ai Fornelli di tutti coloro che erano stati portati al bunker, il raddoppio dell’ora d’aria, assicurerà che non vi saranno altri trasferimenti al bunker, si dichiarerà disponibile all’autodeterminazione della composizione delle celle, ventilando anche la possibilità di effettuare un colloquio mensile senza vetri.

http://www.infoaut.org/index.php/blog/storia-di-classe/item/2363-19-agosto-1978-rivolta-al-carcere-dellasinara

da “Carcere informazione” maggio – giugno 1978

Dall’Asinara Fornelli

(alcuni stralci della lettera di un detenuto a una compagna esterna)

…Ti faccio presente le ultime novità di questo “kampo”. Dopo il rapimento del presidente della DC Aldo Moro, il Ministero, ufficio dodicesimo, ha dato ordine di procedere all’immediata “censura” a tutti i prigionieri di guerra e a tutti i prigionieri proletari che si trovano nelle due sezioni “speciali”. Verso sera sempre dello stesso giorno (17 marzo) è giunto sempre dallo stesso ufficio che: non fanno più passare i pacchi dei familiari che contengano all’interno la carne cotta, salumi, formaggi, dentifrici e infine le sigarette di qualsiasi tipo. Quello che ancora può passare sono i dolciumi e la biancheria intima. Compagna, come vedi i “kampi” vanno sempre più restringendosi. Il materialismo storico ci ha fatto ancora vedere la “realtà”: più stringono più s’avvicina l’abbattimento della borghesia.
Il motivo è ancora un altro; i nemici del proletariato, non avendo mai preso più nessun compagno in questi ultimi due anni, si sono accaniti contro i rivoluzionari prigionieri… Ricordiamo benissimo Cuneo, Novara, Termini Imerese che all’apertura hanno adottato una stretta di forza. All’ordine del giorno erano i pestaggi, le provocazioni continue, ecc.
(…)
In questo discorso non è toccato questo “kampo”, perché non si avvicina agli altri. In questo “kampo” la situazione è ben altra. Non si sono verificati casi come quelli appena citati ma bensì più gravi. Te ne accenno qualcuno: l’obbligo di mangiare quello che passa la direzione, 23 ore e mezzo chiusi in una cella di tre metri per quattro, ognuna di queste celle ospita quattro prigionieri, pochissime sono le celle che si incontrano al passeggio, tutto questo porta all’isolamento totale, alla distruzione del corpo e all’annientamento psicologico…
…Non mettere roba da mangiare nel pacco, non ce la danno più. Dimenticavo: le medicine che mi avevi mandato me le hanno sequestrate e le hanno mandate ad analizzare. Se ti è possibile mandami non medicine in pasticche ma in fiale di vetro, possibilmente nella loro custodia illustrativa per evitare che s’intasi l’ufficio analisi del comune! Sequestrano anche il vinavil, perché dicono che bisogna usare la colla dei nostri avi, quella classica che odora di mandorla col suo bravo pennellino di setola di maiale (ovviamente in custodia di plastica). Di altro che posso dirti? Con la “chiusura” dei pacchi la fame si è abbattuta sui Fornelli. Contemporaneamente sono entrati in funzione i colloqui col vetro e ora sono i “familiari” ad essere “torpedonati” fino ai Fornelli dove appunto è sorta la prodigiosa “sala colloqui” tecnologicamente avanzata!
Tuttavia, nonostante queste “innovazioni”, il morale qui è buono. E’ tutto molto regolare! Mi sembra giusta questa logica.
Cosa presuppone e quali sviluppi prospetti una situazione simile (soprattutto il divieto di nutrirsi) è tutto un altro discorso di cui la storia non mancherà di farsi carico. L’ordine ministeriale di “censura di massa” è solo una formalità di nessun conto in quanto essa era già praticata in modo chiaro anche se continuava la pietosa scena di aprirti la busta davanti (dopo averla aperta e richiusa altrove). Queste tutte le novità qui.

senza firma

***

da “Rivista anarchica” novembre 1978

Lettere. Il lager dell’Asinara

Cari compagni,
sono stato liberato recentemente dal lager dell’Asinara e considero mio dovere informarvi di alcune cose che ho visto e vissuto là dentro.
Per lungo tempo sono stato rinchiuso nel reparto Fornelli, lo stesso dove c’erano Curcio e tanti altri brigatisti e nappisti ed altri detenuti. La vita là dentro è una merda, un vero inferno: solo dopo la rivolta che abbiamo fatto in agosto abbiamo ottenuto un litro d’acqua (in busta) al giorno. Per 22 ore al giorno si è rinchiusi nella cella con altri detenuti, quindi si va all’aria con loro, sempre con loro, solo con loro. I contatti umani con gli altri sono ridotti quasi a zero: è uno schifo, ti fregano anche sui soldi che magari ogni tanto ricevi da qualcuno che ti aiuta, sono dei bastardi…
In agosto (ne hanno parlato anche i giornali) c’è stata la rivolta, organizzata da quelli delle B.R. Quel giorno hanno dato a tutte le celle l’indicazione di andare compatti all’aria, noi ci siamo andati senza però sapere perché. Loro avevano già bell’e pronto un comunicato che diceva ai secondini di non rompere i coglioni, perché la rivolta non era direttamente contro di loro: ma se provavano a fare qualcosa, le B.R. avrebbero fatto intervenire contro di loro i nuclei esterni. Nel comunicato ci informavano anche che proprio nello stesso momento alcuni detenuti delle B.R. stavano distruggendo la sala-colloqui, per protesta contro i vetri, i microfoni, le difficoltà imposte da Cardullo ai familiari per i colloqui. I secondini non se l’aspettavano, non sapevano che cosa fare e si sono rivolti per via gerarchica su su fino a Cardullo, che ha ordinato l’intervento delle guardie. Sono venute dentro come delle furie, pestando con i manganelli in modo da far cadere i detenuti e poi pestarli a terra. Io mi sono un po’ salvato in qualche modo, ma altri le hanno prese, ma tante che non me lo dimenticherò mai. Alla fine alcuni hanno dovuto portarli all’ospedale di Sassari, ricordo Gianfranco Bertoli che con Horst Fantazzini restava in piedi e quelli giù a pestare, gli hanno quasi spaccato una gamba e la sua schiena era nera come un materassino. A Horst gli hanno conciato molto anche la faccia, sanguinava tutto. Io non sono anarchico e non sono però d’accordo nemmeno con quelli delle B.R. che hanno deciso tutto loro e ci hanno messo in quella bella situazione senza essere preparati: se lo sapevo, almeno mi mettevo addosso qualche maglia e non uscivo come un pirla in calzoncini corti e basta.
Di carceri ne ho viste tante, ma l’Asinara è un’altra cosa. Ce n’è di gente là dentro che ha l’erba (con questo termine viene indicato l’ergastolo, nel linguaggio carcerario – n.d.r.) è dura, porco dio, è dura.
Saluti rivoluzionari

un compagno

***

http://www.horstfantazzini.net/testimonianze_asinara.htm

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20 Agosto 1940 veniva assassinato da un sicario di Stalin Lev Trotsky : The ABC of Materialist Dialectics – L’ABC DELLA DIALETTICA

L’ABC DELLA DIALETTICA

Leon Trotsky (1939)


La dialettica non è una finzione, né una mistica, ma la scienza delle forme del nostro pensiero, quando questo pensiero non si limita alle preoccupazioni della vita quotidiana ma tenta di apprendere dei processi più durevoli e più complesse. La dialettica sta alla logica formale come le matematiche superiori stanno alle matematiche elementari.

Qui cercherò di delimitare, in modo sintetico, l’essenziale della questione. Nella logica aristotelica, il sillogismo semplice parte da A=A. Questa verità è accettata come un assioma per una quantità di azioni pratiche umane e per delle generalizzazioni elementari. Ma in realtà, A non è uguale ad A. E’ facile da dimostrare, senza neanche guardare minuziosamente queste due lettere: esse differiscono sensibilmente. Ma, diranno, non si tratta della grandezza e della forma delle lettere, è solamente il simbolo di due grandezze uguali, per esempio un kg di zucchero. L’obiezione non vale niente: in realtà un kg di zucchero non è mai uguale a un kg di zucchero; due bilance più precise manifestano una differenza. Si obietterà: tuttavia un kg di zucchero è uguale a se stesso. E’ falso: tutti i corpi cambiano constantement di dimensione, di peso, di colore, etc., e non sono mai uguali a se stesse. Il sofista replicherà, allora, che un kg di zucchero è uguale a se stesso “in un istante dato”. Anche senza parlare del valore prastico assai dubbioso di un tale “assioma”, questo non resiste alla critica teorica. Come comprendere la parola “istant”? Si tratta di una infinitesimale frazione di tempo, il kg di zucchero subirà inevitabilmente dei cambiamenti durante questo “istante”. Oppure l’istante non è altro che una pura astrazione matematica, in altri termini rappresentano un tempo nullo? Ma tutto ciò che vive esiste nel tempo; l’esistenza non è che un processo d’evoluzione ininterrotto; il tempo è dunque l’elemento fondamentale dell’esistenza. L’assioma A=A significa dunque che ogni corpo è eguale a se stesso quando non cambia più, cioè quando non esiste.

A prima vista può sembrare che queste “sottigliezze” non siano di alcuna utilità. Ma in realtà, esse hanno una importanza decisiva. L’assioma A=A è, da una parte, la radice di ogni sapere, e, dall’altra parte, la radice dei nostri errori. Non si può impunemente usare l’assioma A=A che nei limiti determinati. Quando la trasformazione qualitativa di A è trascurabile per il compito che ci interessa, allora noi possiamo ammettere che A=A. E’ il caso per esempio del venditore e del compratore di un kg di zucchero. Allo stesso modo consideriamo la temperatura del sole. Così si considera recentemente il potere d’acquisto del dollaro. Ma i cambiamenti quantitativi, al di là di un certo limite, divengono qualitativi. Il kg di zucchero bagnato d’acqua o di essenza cessa di essere un kg di zucchero. Il dollaro, sotto l’azione di un presidente, cessa di essere un dollaro. In tutti gli ambiti della conoscenza, ivi compresa la sociologia, uno dei compiti più importanti consiste nel determinare l’istante critico in cui la quantità si trasforma in qualità.

Ogni operaio sa che è impossibile fare degli oggetti assolutamente identici. Per la lavorazione dei coni per lo scorrimento delle sfere, si ammette che un certo scarto è inevitabile, ma che si deve rimanere in certi limiti ( è ciò che chiamiamo tolleranza). Tanto è che se si mantengono dei limiti di tolleranza, i coni sono considerati come eguali (A=A). Se si superano questi limiti, la quantità si trasforma in qualità; detto altrimenti il cono non vale nulla o è inutilizzabile.

Il nostro pensiero scientifico non è che una parte della nostra attività pratica generale, ivi compresa la tecnica. Per i concetti c’è pure della “ tolleranza”, stabilita non dalla logica formale, per la quale A=A, ma dall’assioma scaturito dall’assioma secondo cui tutto cambia. Il “buon senso” si caratterizza per il fatto che supera sistematicamente le norme di tolleranza stabilite dalla dialettica.

Il pensiero volgare opera con dei concetti quali capitalismo, morale, libertà, stato operaio, che esso considera come delle astrazioni immutabili, giudicando che il capitalismo è il capitalismo, la morale è la morale etc. Il pensiero dialettico esamina le cose e i fenomeni nel loro perpetuo cambiamento. Di più, secondo le condizioni materiali di questi cambiamenti, essa determina il punto critico aldi la del quale A cessa di essere A, e lo Stato operaio cessa diessere uno Stato operaio.

Il vizio fondamentale del pensiero volgare consiste nel soddisfarsi dell’impronta immobile della realtà che, invece, è in eterno movimento. Il pensiero dialettico precisa, corregge, concretizza costantemente i concetti e conferisce loro una ricchezza e una flessibilità che lo avvicinano, fino a un certo punto, ai fenomeni viventi. Non il capitalismo in generale, ma il capitalismo dato, ad uno stadio determinato dello sviluppo storico. Non lo stato operaio in generale, ma quel particolare stato operaio, in un paese arretrato, accerchiato dall’imperialismo.

Il pensiero dialettico sta al pensiero volgare come il cinema sta alla fotografia. Il cinema non rigetta le foto, ma ne combina una serie secondo le leggi mdel movimento: La dialettica non rigetta il sillogismo, ma insegna a combinare il sillogismo in modo da avvicinare la nostra conoscenza alla realtà sempre in movimento e quindi in cambiamento. Nella Logica, Hegel stabilisce una serie di leggi: il cambiamento della quantità in qualità, lo sviluppo attraverso le contraddizioni, il conflitto della forma e del contenuto, l’interruzione della continuità, il passaggio dal possibile al necessario, etc., che sono così importanti per il pensiero dialettico quanto il sillogismo è importante per dei compiti più elementari.

Hegel ha scritto prima di Darwin e di Marx. Grazie all’impulso possente dato al pensiero dalla Rivoluzione francese, Hegel ha anticipato in filosofia il movimento generale della scienza. Ma, poiché, per precisare, si trattava di una geniale anticipazione, essa ha preso in Hegel un carattere idealista. Hegel operava con delle ombre ideologiche, come se esse fossero la realtà suprema. Marx ha mostrato che il movimento delle ombre ideologiche non fa che riflettere il movimento reale dei corpi materiali:

Noi chiamiamo la nostra dialettica materialistica , poiché le sue radici non sono nel cielo (né nelle profondità del nostro “libero spirito”), ma nella realtà obiettiva, nella natura. La coscienza è nata dall’incosciente, la psicologia dalla fisiologia, il mondo organico dall’inorganico, il sistema solare dalla nebulosa. A ogni livello della scala dello sviluppo, i cambiamenti quantitativi sono divenuti qualitativi. Il nostro pensiero, compreso quello dialettico, non è che una delle manifestazioni della materia che cambia. Non c’è posto, in questa meccanica, ne per Dio, né per il diavolo, né per l’anima immortale, né per le norme eterne del diritto e della morale. La dialettica del pensiero, procedendo dalla dialettica della natura, ha di conseguenza un carattere interamente materialista:

Il darwinismo, che spiegava l’origine delle specie con la trasformazione del quantitativo in qualitativo, ha significato il trionfo della dialettica al livello di tutta la natura organica. Un altro grande trionfo fu la scoperta della tavola dei pesi atomici, poi quella della trasformazione degli elementi gli uni negli altri.

A queste trasformazioni (delle specie, degli elementi, etc.) è strettamente legata la questione della classificazione, egualmente importante nelle scienze naturali e nelle scienze sociali. Il sistema di Linneo (XVII sec.), fondandosi sulla immutabilità delle specie, si limitava all’arte di descrivere e di classificare le piante secondo il loro aspetto esteriore. Il periodo infantile della botanica è analogo a quello della logica, perché le forme del nostro pensiero si sviluppano, come tutto ciò che è vivente. Rigettando deliberatamente l’idea dell’immutabilità delle specie, e attraverso lo studio della storia dell’evoluzione delle piante e della loro conformazione, che si è potuto gettare le basi di una classificazione realmente scientifica.

Marx che a differenza di Darwin era un dialettico cosciente, ha trovato le basi di una classificazione scientifica delle società umane nello sviluppo delle forze produttive e la struttura dei rapporti di proprietà, che costituiscono l’anatomia della società. Non è che utilizzando il metodo di Marx che si può utilizzare il concetto di stato operaio e il momento della sua rovina.

In tutto ciò, noi lo vediamo non c’è niente di “metafisico” o di “scolastico”, come affermano gli ignoranti soddisfati di se stessi. La logica dialettica esprime le leggi del movimento del pensiero scientifico contemporaneo. Al contrario, la lotta contro la dialettica materialista riflette un lontano passato, il conservatorismo della piccola borghesia, l’arroganza dei mandarini universitari e… l’ombra di una speranza nell’al di là.

http://www.marxists.org/italiano/trotsky/1939/12/abcdial.htm

 

Leon Trotsky

The ABC of
Materialist Dialectics

(December 1939)


Extract from A Petty-Bourgeois Opposition in the Socialist Workers Party.


Dialectic is neither fiction nor mysticism, but a science of the forms of our thinking insofar as it is not limited to the daily problems of life but attempts to arrive at an understanding of more complicated and drawn-out processes. The dialectic and formal logic bear a relationship similar to that between higher and lower mathematics.

I will here attempt to sketch the substance of the problem in a very concrete form. The Aristotelian logic of the simple syllogism starts from the proposition that ‘A’ is equal to ‘A’. This postulate is accepted as an axiom for a multitude of practical human actions and elementary generalisations. But in reality ‘A’ is not equal to ‘A’. This is easy to prove if we observe these two letters under a lens—they are quite different from each other. But, one can object, the question is not of the size or the form of the letters, since they are only symbols for equal quantities, for instance, a pound of sugar. The objection is beside the point; in reality a pound of sugar is never equal to a pound of sugar—a more delicate scale always discloses a difference. Again one can object: but a pound of sugar is equal to itself. Neither is this true—all bodies change uninterruptedly in size, weight, colour, etc. They are never equal to themselves. A sophist will respond that a pound of sugar is equal to itself “at any given moment”.

Aside from the extremely dubious practical value of this “axiom”, it does not withstand theoretical criticism either. How should we really conceive the word “moment”? If it is an infinitesimal interval of time, then a pound of sugar is subjected during the course of that “moment” to inevitable changes. Or is the “moment” a purely mathematical abstraction, that is, a zero of time? But everything exists in time; and existence itself is an uninterrupted process of transformation; time is consequently a fundamental element of existence. Thus the axiom ‘A’ is equal to ‘A’ signifies that a thing is equal to itself if it does not change, that is, if it does not exist.

At first glance it could seem that these “subtleties” are useless. In reality they are of decisive significance. The axiom ‘A’ is equal to ‘A’ appears on one hand to be the point of departure for all our knowledge, on the other hand the point of departure for all the errors in our knowledge. To make use of the axiom of ‘A’ is equal to ‘A’ with impunity is possible only within certain limits. When quantitative changes in ‘A’ are negligible for the task at hand then we can presume that ‘A’ is equal to ‘A’. This is, for example, the manner in which a buyer and a seller consider a pound of sugar. We consider the temperature of the sun likewise. Until recently we consider the buying power of the dollar in the same way. But quantitative changes beyond certain limits become converted into qualitative. A pound of sugar subjected to the action of water or kerosene ceases to be a pound of sugar. A dollar in the embrace of a president ceases to be a dollar. To determine at the right moment the critical point where quantity changes into quality is one of the most important and difficult tasks in all the spheres of knowledge including sociology.

Every worker knows that it is impossible to make two completely equal objects. In the elaboration of baring-brass into cone bearings, a certain deviation is allowed for the cones which should not, however, go beyond certain limits (this is called tolerance). By observing the norms of tolerance, the cones are considered as being equal. (‘A’ is equal to ‘A’). When the tolerance is exceeded the quantity goes over into quality; in other words, the cone bearings become inferior or completely worthless.

Our scientific thinking is only a part of our general practice including techniques. For concepts there also exits “tolerance” which is established not by formal logic issuing from the axiom ‘A’ is equal to ‘A’, but by the dialectical logic issuing from the axiom that everything is always changing. “Common sense” is characterised by the fact that it systematically exceeds dialectical “tolerance”.

Vulgar thought operates with such concepts as capitalism, morals, freedom, workers’ state, etc as fixed abstractions, presuming that capitalism is equal to capitalism. Morals are equal to morals, etc. Dialectical thinking analyses all things and phenomena in their continuous change, while determining in the material conditions of those changes that critical limit beyond which ‘A’ ceases to be ‘A’, a workers’ state ceases to be a workers’ state.

The fundamental flaw of vulgar thought lies in the fact that it wishes to content itself with motionless imprints of a reality which consists of eternal motion. Dialectical thinking gives to concepts, by means of closer approximations, corrections, concretisation, a richness of content and flexibility; I would even say “a succulence” which to a certain extent brings them closer to living phenomena. Not capitalism in general, but a given capitalism at a given stage of development. Not a workers’ state in general, but a given workers’ state in a backward country in an imperialist encirclement, etc.

Dialectical thinking is related to vulgar in the same way that a motion picture is related to a still photograph. The motion picture does not outlaw the still photograph but combines a series of them according to the laws of motion. Dialectics does not deny the syllogism, but teaches us to combine syllogisms in such a way as to bring our understanding closer to the eternally changing reality. Hegel in his Logic established a series of laws: change of quantity into quality, development through contradictions, conflict of content and form, interruption of continuity, change of possibility into inevitability, etc., which are just as important for theoretical thought as is the simple syllogism for more elementary tasks.

Hegel wrote before Darwin and before Marx. Thanks to the powerful impulse given to thought by the French Revolution, Hegel anticipated the general movement of science. But because it was only an anticipation, although by a genius, it received from Hegel an idealistic character. Hegel operated with ideological shadows as the ultimate reality. Marx demonstrated that the movement of these ideological shadows reflected nothing but the movement of material bodies.

We call our dialectic materialist, since its roots are neither in heaven nor in the depths of our “free will”, but in objective reality, in nature. Consciousness grew out of the unconscious, psychology out of physiology, the organic world out of the inorganic, the solar system out of the nebulae. On all the rungs of this ladder of development, the quantitative changes were transformed into qualitative. Our thought, including dialectical thought, is only one of the forms of the expression of changing matter. There is place within this system for neither God nor Devil, nor immortal soul, nor eternal norms of laws and morals. The dialectic of thinking, having grown out of the dialectic of nature, possess consequently a thoroughly materialist character.

Darwinism, which explained the evolution of species through quantitative transformations passing into qualitative, was the highest triumph of the dialectic in the whole field of organic matter. Another great triumph was the discovery of the table of atomic weights of chemical elements and further the transformation of one element into another.

With these transformations (species, elements, etc.) is closely linked the question of classification, equally important in the natural as in the social sciences. Linnaeus’ system (18th century), utilising as its starting point the immutability of species, was limited to the description and classification of plants according to their external characteristics. The infantile period of botany is analogous to the infantile period of logic, since the forms of our thought develop like everything that lives. Only decisive repudiation of the idea of fixed species, only the study of the history of the evolution of plants and their anatomy prepared the basis for a really scientific classification.

Marx, who in distinction from Darwin was a conscious dialectician, discovered a basis for the scientific classification of human societies in the development of their productive forces and the structure of the relations of ownership which constitute the anatomy of society. Marxism substituted for the vulgar descriptive classification of societies and states, which even up to now still flourishes in the universities, a materialistic dialectical classification. Only through using the method of Marx is it possible correctly to determine both the concept of a workers’ state and the moment of its downfall.

All this, as we see, contains nothing “metaphysical” or “scholastic”, as conceited ignorance affirms. Dialectic logic expresses the laws of motion in contemporary scientific thought. The struggle against materialist dialectics on the contrary expresses a distant past, conservatism of the petit-bourgeoisie, the self-conceit of university routinists and … a spark of hope for an after-life.

The Nature of the USSR

The definition of the USSR given by comrade Burnham, “not a workers’ and not a bourgeois state”, is purely negative, wrenched from the chain of historical development, left dangling in mid-air, void of a single particle of sociology and represents simply a theoretical capitulation of pragmatism before a contradictory historical phenomenon.

If Burnham were a dialectical materialist, he would have probed the following three questions: (1) What was the historical origin of the USSR? (2) What changes has this state suffered during its existence? (3) Did these changes pass from the quantitative stage to the qualitative? That is, did they create a historically necessary domination by a new exploiting class? Answering these questions would have forced Burnham to draw the only possible conclusion the USSR is still a degenerated workers’ state.

The dialectic is not a magic master key for all questions. It does not replace concrete scientific analysis. But it directs this analysis along the correct road, securing it against sterile wanderings in the desert of subjectivism and scholasticism.

Bruno R. places both the Soviet and fascist regimes under the category of “bureaucratic collectivism”, because the USSR, Italy and Germany are all ruled by bureaucracies; here and there are the principles of planning; in one case private property is liquidated, in another limited, etc. Thus on the basis of the relative similarity of certain external characteristics of different origin, of different specific weight, of different class significance, a fundamental identity of social regimes is constructed, completely in the spirit of bourgeois professors who construct, categories of “controlled economy”, “centralised state”, without taking into consideration whatsoever the class nature of one or the other, Bruno R. and his followers, or semi-followers like Burnham, at best remain in the sphere of social classification on the level of Linnaeus in whose justification it should be remarked however that he lived before Hegel, Darwin and Marx.

Even worse and more dangerous, perhaps, are those eclectics who express the idea that the class character of the Soviet state “does not matter”, and that the direction of our policy is determined by the “character of the war”. As if the war were an independent super-social substance; as if the character of the war were not determined by the character of the ruling class, that is, by the same social factor that also determines the character of the state. Astonishing how easily some comrades forget the ABCs of Marxism under the blows of events!

It is not surprising that the theoreticians of the opposition who reject dialectic thought capitulate lamentably before the contradictory nature of the USSR. However the contradiction between the social basis laid down by the revolution, and the character of the caste which arose out of the degeneration of the revolution is not only an irrefutable historical fact but also a motor force. In our struggle for the overthrow of the bureaucracy we base ourselves on this contradiction. Meanwhile some ultra-lefts have already reached the ultimate absurdity by affirming that it is necessary to sacrifice the social structure of the USSR in order to overthrow the Bonapartist oligarchy! They have no suspicion that the USSR minus the social structure founded by the October Revolution would be a fascist regime.

Evolution and Dialectics

Comrade Burnham will probably protest that as an evolutionist he is interested in the development of society and state forms not less than we dialecticians. We will not dispute this. Every educated person since Darwin has labelled themself an “evolutionist”. But a real evolutionist must apply the idea of evolution to his own forms of thinking. Elementary logic founded in the period when the idea of evolution itself did not yet exist, is evidently insufficient for the analysis of evolutionary processes. Hegel’s logic is the logic of evolution. Only one must not forget that the concept of “evolution” itself has been completely corrupted and emasculated by university and liberal writers to mean peaceful “progress”. Whoever has come to understand that evolution process through the struggle of antagonistic forces; that a slow accumulation of changes at a certain moment explodes the old shell and brings about a catastrophe, revolution; whoever has learned finally to apply the general laws of evolution to thinking itself, he is a dialectician, as distinguished from vulgar evolutionists. Dialectic training of the mind, as necessary to a revolutionary fighter as finger exercises to a pianist, demands approaching all problems as processes and not as motionless categories. Whereas vulgar evolutionists, who limit themselves generally to recognising evolution in only certain spheres, content themselves in all other questions with the banalities of “common sense”.


Notes/Glossary

Syllogism: The historically first form of deduction, which consists of three “terms”: Individual, Universal and Particular, arranged in three propositions forming two premises and a conclusion. Fido (Particular) is a dog (Individual). All dogs are quadrupeds (Universal). Therefore, Fido is a quadruped (Conclusion), and each of the statements is called a “Judgment”. Hegel spent a lot time in the Doctrine of the Notion, developing the relationships between Individual, Universal and Particular, as part of his critique of formal logic. See the section in the Science of Logic on the Syllogism. Hegel ridicules the idea of a “logic” which is indifferent to the truth of its premises, but only whether the conclusion follows from the premises: nothing could be deduced from a notion which has no content.

Something being ‘ to itself’ means that despite quantitative change, it still remains what it is, i.e. there is no qualititative change. “Self-identical” in Hegelian terminology means something totally lacking in internal contradictions and vitality. See Self-Identical in Glossary.

Quality and Quantity: Quality is an aspect of something by which it is what it is and not something else; quality reflects that which is stable amidst change. Quantity is an aspect of something which may change (become more or less) without the thing thereby becoming something else; quantity reflects that which is constantly changing in the world (“the more things change, the more they remain the same”). The quality of an object pertains to the whole, not one or another part of an object, since without that quality it would not be what it is, whereas an object can lose a “part” and still be what it is, minus the part. Quantity on the other hand is aspect of a thing by which it can (mentally or really) be broken up into its parts (or degrees) and be re-assembled again. Thus, if something changes in such a way that has become something of a different kind, this is a “qualitative change”, whereas a change in something by which it still the same thing, though more or less, bigger or smaller, is a “quantitative change”. In Hegel’s Logic, quantity and quality belong to Being … For Engels’ explanation of the dialectics of Quantity and Quality, especially in Nature, see the section from Anti-Dühring. See Quality and Quantity in Glossary.

[From A Petit-bourgeois Opposition in the Socialist Workers Party, by Leon Trotsky, December 15, 1939.]

http://www.marxists.org/archive/trotsky/1939/12/abc.htm

Foto scattata dallla polizia zarista 1900

1919: Con Lenin e Kamenev, al II Congreso dell’Internazionale Comunista

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il 19 agosto 1936 viene fucilato a Viznar e gettato in una fossa comune Garcia Lorca – Preciosa y el aire

¡Oh pajarita de papel! – il 19 agosto 1936 viene fucilato a Viznar e gettato in una fossa comune Garcia Lorca

http://www.controappuntoblog.org/2013/08/19/%C2%A1oh-pajarita-de-papel-il-19-agosto-1936-viene-fucilato-a-viznar-e-gettato-in-una-fossa-comune-garcia-lorca/

Su luna de pergamino

Preciosa tocando viene

por un anfibio sendero

de cristales y laureles.

El silencio sin estrellas,

huyendo del sonsonete,

cae donde el mar bate y canta

su noche llena de peces.

En los picos de la sierra

los carabineros duermen

guardando las blancas torres

donde viven los ingleses.

Y los gitanos del agua

levantan por distraerse,

glorietas de caracolas

y ramas de pino verde.

Su luna de pergamino

Preciosa tocando viene.

Al verla se ha levantado

el viento que nunca duerme.

San Cristobalón desnudo,

lleno de lenguas celestes,

mira la niña tocando

una dulce gaita ausente.

Niña, deja que levante

tu vestido para verte.

Abre en mis dedos antiguos

la rosa azul de tu vientre.

Preciosa tira el pandero

y corre sin detenerse.

El viento-hombrón la persigue

con una espada caliente.

Frunce su rumor el mar.

Los olivos palidecen.

Cantan las flautas de umbría

y el liso gong de la nieve.

¡Preciosa, corre, Preciosa,

que te coge el viento verde!

¡Preciosa, corre, Preciosa!

¡Míralo por dónde viene!

Sátiro de estrellas bajas

con sus lenguas relucientes.

Preciosa, llena de miedo,

entra en la casa que tiene,

más arriba de los pinos,

el cónsul de los ingleses.

Asustados por los gritos

tres carabineros vienen,

sus negras capas ceñidas

y los gorros en las sienes.

El inglés da a la gitana

un vaso de tibia leche,

y una copa de ginebra

que Preciosa no se bebe.

Y mientras cuenta, llorando,

su aventura a aquella gente,

en las tejas de pizarra

el viento, furioso, muerde.

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http://www.controappuntoblog.org/2013/08/19/romancero-gitano-federico-garcia-lorca/

 

verde que te quiero verde fuego flamenco

http://www.controappuntoblog.org/2012/11/12/verde-que-te-quiero-verde-fuego-flamenco/

El grito del flamenco

http://www.controappuntoblog.org/2013/03/19/el-grito-del-flamenco/

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