LEOPARDI – XXVII. Amore e Morte – INNO AI PATRIARCHI

Fratelli, a un tempo stesso, Amore e Morte
ingenerò la sorte.
Cose quaggiù sì belle
altre il mondo non ha, non han le stelle.
Nasce dall’uno il bene,
nasce il piacer maggiore
che per lo mar dell’essere si trova;
l’altra ogni gran dolore,
ogni gran male annulla.
Bellissima fanciulla,
dolce a veder, non quale
la si dipinge la codarda gente,
gode il fanciullo Amore
accompagnar sovente;
e sorvolano insiem la via mortale,
primi conforti d’ogni saggio core.
Nè cor fu mai più saggio
che percosso d’amor, nè mai più forte
sprezzò l’infausta vita,
nè per altro signore
come per questo a perigliar fu pronto:
ch’ove tu porgi aita,
Amor, nasce il coraggio,
o si ridesta; e sapiente in opre,
non in pensiero invan, siccome suole,
divien l’umana prole.

Quando novellamente
nasce nel cor profondo
un amoroso affetto,
languido e stanco insiem con esso in petto
un desiderio di morir si sente:
come, non so: ma tale
d’amor vero e possente è il primo effetto.
Forse gli occhi spaura
allor questo deserto: a se la terra
forse il mortale inabitabil fatta
vede omai senza quella
nova, sola, infinita
felicità che il suo pensier figura:
ma per cagion di lei grave procella
presentendo in suo cor, brama quiete,
brama raccorsi in porto
dinanzi al fier disio,
che già, rugghiando, intorno intorno oscura.

Poi, quando tutto avvolge
la formidabil possa,
e fulmina nel cor l’invitta cura,
quante volte implorata
con desiderio intenso,
Morte, sei tu dall’affannoso amante!
quante la sera, e quante
abbandonando all’alba il corpo stanco,
se beato chiamò s’indi giammai
non rilevasse il fianco,
nè tornasse a veder l’amara luce!
E spesso al suon della funebre squilla,
al canto che conduce
la gente morta al sempiterno obblio,
con più sospiri ardenti
dall’imo petto invidiò colui
che tra gli spenti ad abitar sen giva.
Fin la negletta plebe,
l’uom della villa, ignaro
d’ogni virtù che da saper deriva,
fin la donzella timidetta e schiva,
che già di morte al nome
sentì rizzar le chiome,
osa alla tomba, alle funeree bende
fermar lo sguardo di costanza pieno,
osa ferro e veleno
meditar lungamente,
e nell’indotta mente
la gentilezza del morir comprende.
Tanto alla morte inclina
d’amor la disciplina. Anco sovente,
a tal venuto il gran travaglio interno
che sostener nol può forza mortale,
o cede il corpo frale
ai terribili moti, e in questa forma
pel fraterno poter Morte prevale;
o così sprona Amor là nel profondo,
che da se stessi il villanello ignaro,
la tenera donzella
con la man violenta
pongon le membra giovanili in terra.
Ride ai lor casi il mondo,
a cui pace e vecchiezza il ciel consenta.

Ai fervidi, ai felici,
agli animosi ingegni
l’uno o l’altro di voi conceda il fato,
dolci signori, amici
all’umana famiglia,
al cui poter nessun poter somiglia
nell’immenso universo, e non l’avanza,
se non quella del fato, altra possanza.
E tu, cui già dal cominciar degli anni
sempre onorata invoco,
bella Morte, pietosa
tu sola al mondo dei terreni affanni,
se celebrata mai
fosti da me, s’al tuo divino stato
l’onte del volgo ingrato
ricompensar tentai,
non tardar più, t’inchina
a disusati preghi,
chiudi alla luce omai
questi occhi tristi, o dell’età reina.
Me certo troverai, qual si sia l’ora
che tu le penne al mio pregar dispieghi,
erta la fronte, armato,
e renitente al fato,
la man che flagellando si colora
nel mio sangue innocente
non ricolmar di lode,
non benedir, com’usa
per antica viltà l’umana gente;
ogni vana speranza onde consola
se coi fanciulli il mondo,
ogni conforto stolto
gittar da me; null’altro in alcun tempo
sperar, se non te sola;
solo aspettar sereno
quel dì ch’io pieghi addormentato il volto
nel tuo virgineo seno.

INNO AI PATRIARCHI

O

DE’ PRINCÍPI DEL GENERE UMANO

     E voi de’ figli dolorosi il canto,
voi dell’umana prole incliti padri,
lodando ridirá; molto all’eterno
degli astri agitator piú cari, e molto
5di noi men lacrimabili nell’alma
luce prodotti. Immedicati affanni
al misero mortal, nascere al pianto,
e dell’etereo lume assai piú dolci
sortir l’opaca tomba e il fato estremo,
10non la pietá, non la diritta impose
legge del cielo. E se di vostro antico
error, che l’uman seme alla tiranna
possa de’ morbi e di sciagura offerse,
grido antico ragiona; altre piú dire
15colpe de’ figli, e irrequieto ingegno,
e demenza maggior l’offeso Olimpo
n’armâro incontra, e la negletta mano
dell’altrice natura; onde la viva
fiamma n’increbbe, e detestato il parto
20fu del grembo materno, e violento
emerse il disperato Erebo in terra.

Tu primo il giorno, e le purpuree faci
delle rotanti sfere, e la novella
prole de’ campi, o duce antico e padre
25dell’umana famiglia, e tu l’errante
per li giovani prati aura contempli:
quando le rupi e le deserte valli
precipite l’alpina onda fería
d’inudito fragor; quando gli ameni
30futuri seggi di lodate genti
e di cittadi romorose, ignota
pace regnava; e gl’inarati colli
solo e muto ascendea l’aprico raggio
di Febo e l’aurea Luna. Oh fortunata,
35di colpe ignara e di lugúbri eventi,
erma terrena sede! Oh quanto affanno
al gener tuo, padre infelice, e quale
d’amarissimi casi ordine immenso
preparano i destini! Ecco, di sangue
40gli avari cólti e di fraterno scempio
furor novello incesta, e le nefande
ali di Morte il divo etere impara.
Trepido, errante il fratricida, e l’ombre
solitarie fuggendo e la secreta
45nelle profonde selve ira de’ venti,
primo i civili tetti, albergo e regno
alle macere cure, innalza; e primo1
il disperato pentimento i ciechi
mortali, egro, anelante, aduna e stringe
50ne’ consorti ricetti: onde negata
l’improba mano al curvo aratro, e vili
fûr gli agresti sudori; ozio le soglie
scellerate occupò; ne’ corpi inerti,
domo il vigor natio, languide, ignave
55giacquer le menti; e servitú le imbelli
umane vite, ultimo danno, accolse.

E tu dall’etra infesto e dal mugghiante
sui nubiferi gioghi equoreo flutto
scampi l’iniquo germe, o tu, cui prima
60dall’aer cieco e da’ natanti poggi
segno arrecò d’instaurata spene
la candida colomba, e, delle antiche
nubi l’occiduo sol naufrago uscendo,
l’atro polo di vaga iri dipinse.
65Riede alla terra, e il crudo affetto e gli empi
studi rinnova e le seguaci ambasce
la riparata gente. Agl’inaccessi
regni del mar vendicatore illude
profana destra, e la sciagura e il pianto
70a nòvi liti e nòve stelle insegna.

Or te, padre de’ pii, te giusto e forte,
e di tuo seme i generosi alunni
medita il petto mio. Dirò siccome
sedente, oscuro, in sul meriggio all’ombre
75del riposato albergo, appo le molli
rive del gregge tuo nutrici e sedi,
te de’ celesti peregrini occulte
beâr l’eteree menti; e quale, o figlio
della saggia Rebecca, in su la sera,
80presso al rustico pozzo e nella dolce
di pastori e di lieti ozi frequente
aranitica valle, amor ti punse
della vezzosa Labanide; invitto
amor, ch’a lunghi esigli e lunghi affanni
85e di servaggio all’odiata soma
volenteroso il prode animo addisse.

Fu certo, fu (né d’error vano e d’ombra
l’aonio canto e della fama il grido
pasce l’avida plebe) amica un tempo
90al sangue nostro e dilettosa e cara

questa misera piaggia, ed aurea corse
nostra caduca etá. Non che di latte
onda rigasse intemerata il fianco
delle balze materne, o con le greggi
95mista la tigre ai consueti ovili,
né guidasse per gioco i lupi al fonte
il pastorel; ma, di suo fato ignara
e degli affanni suoi, vòta d’affanno
visse l’umana stirpe; alle secrete
100leggi del cielo e di natura indutto
valse l’ameno error, le fraudi, il molle
pristino velo; e di sperar contenta
nostra placida nave in porto ascese.

Tal fra le vaste californie selve
105nasce beata prole, a cui non sugge
pallida cura il petto, a cui le membra
fera tabe non doma; e vitto il bosco,
nidi l’intima rupe, onde ministra
l’irrigua valle, inopinato il giorno
110dell’atra morte incombe. Oh, contra il nostro
scellerato ardimento inermi regni
della saggia natura! I lidi e gli antri
e le quiete selve apre l’invitto
nostro furor; le violate genti
115al peregrino affanno, agl’ignorati
desiri edúca; e la fugace, ignuda
felicitá per l’imo sole incalza.2

https://it.wikisource.org/wiki/Canti_(Leopardi_-_Donati)/VIII._Inno_ai_patriarchi

Inno ai Patriarchi, o de’ principii del genere umano

Canzone (come scrisse lo stesso Leopardi nelle Annotazioni pubblicate in calce all’edizione di Bologna 1824: “Chiamo quest’Inno, Canzone, per esser poema lirico, benché non abbia stanze né rime”) in centodiciassette endecasillabi sciolti composta a Recanati nel luglio 1822, pubblicata nella medesima edizione di Bologna 1824 al nono posto, in ordine cronologico di composizione, ma poi anticipata all’ottavo nelle edizioni di Firenze 1831 e Napoli 1835, subito dopo Alla Primavera (alla quale si connette tematicamente: lì il rimpianto del mito greco, qui dell’età biblica) e prima dell’Ultimo canto di Saffo.

Unico realizzato dei progettati (nel 1819) Inni cristiani, di tormentata elaborazione e di “peregrino” stile, l’Inno ai Patriarchi acquista particolare forza nella contrapposizione tra la moderna corruzione e l’innocenza primigenia, caratteristica di chi un tempo poteva godere dell’“ameno error”, cioè i patriarchi dell’età biblica, oppure dei soli che di quell’errore possono ancora godere: i selvaggi delle “californie selve

http://www.internetculturale.it/opencms/directories/ViaggiNelTesto/leopardi/b9.html

come mi parla al cuore il terremoto del 24 agosto 2016 – IL PENSIERO DOMINANTE Leopardi

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Au moins 247 morts dans un séisme dans le centre de l’Italie by jeuneafrique

Au moins 247 morts dans un séisme dans le centre de l’Italie

25 août 2016 à 08h16

Par Jeune Afrique avec AFP

Le puissant séisme qui a frappé mercredi 24 août le centre de l’Italie a fait au moins 247 morts, a indiqué jeudi matin la protection civile italienne. Un bilan qui ne cesse de s’alourdir.

La protection civile italienne a précisé que ce tremblement de terre, l’un des plus meurtriers de ces dernières années en Italie, avait fait 190 morts dans la région du Latium et 57 dans celle des Marches.

Depuis la secousse meurtrière qui a ravagé plusieurs villages de montagne, le bilan n’a cessé de s’aggraver. Mercredi à 22h GMT, il s’élevait ainsi à 159 morts.

Craintes sur le nombre de disparus

Aucune indication n’a en revanche été donnée sur le nombre de disparus. Interrogé à ce sujet par la télévision publique Rai, le chef de la protection civile, Fabrizio Curcio, a cité l’exemple d’un hôtel à Amatrice, l’un des trois villages presque totalement détruits par le séisme, où une trentaine de personnes étaient logées.

Seules deux d’entre elles ont été retrouvées mortes et deux vivantes, a-il précisé, laissant craindre un nombre de disparus conséquent.

Le chef du gouvernement italien a fait état de son côté mercredi en fin d’après-midi de quelque 368 blessés.

http://www.jeuneafrique.com/351604/societe/247-morts-seisme-centre-de-litalie/

come mi parla al cuore il terremoto del 24 agosto 2016 – IL PENSIERO DOMINANTE Leopardi

Earthquake leaves at least 21 dead in central Italy – BBC News e video, Leopardi

LUCIO ANNEO SENECA: DE CLEMENTIA – de brevitate vitae pdf + altro di Seneca e Mozart

SENECA LUCILIO SUO SALUTEM : Vale ; films del giorno Satyricon

L’infelicità ostinata ha un solo vantaggio, che finisce per rendere forti coloro che continuamente colpisce : CONSOLAZIONE ALLA MADRE ELVIA

http://www.controappuntoblog.org/2014/03/14/l%e2%80%99infelicita-ostinata-ha-un-solo-vantaggio-che-finisce-per-rendere-forti-coloro-che-continuamente-colpisce-consolazione-alla-madre-elvia/

SENECA : CONSOLAZIONE ALLA MADRE ELVIA

seneca : De vita beata ad Gallionem | controappuntoblog.org

The Seneca effect visually shown | controappuntoblog.org

Seneca e il teatro elisabettiano | controappuntoblog.org

De tranquillitate animi, De Otio: Lucio Anneo Seneca

Hercules da Seneca a Jasper Heywood a Vivaldi …

Seneca : video

http://www.controappuntoblog.org/2012/10/08/seneca-video/

Lucilio Santoni Lettere a Seneca – Lettere a Lucilio Seneca

I terremoti,Naturales quaestiones, VI, 21, 2 ss. : Lucio Anneo

ultima opera di W. A. Mozart “La Clemenza di Tito” (Act I) for .

Non piu di fiori vaghe catene – Finale-Sextet and Chorus ..

“I due Dittatori” – La Clemenza di Tito (1734) : La ragione, s

La clemenza di Tito – Terzetto ‘Se al volto mai ti senti’

http://www.controappuntoblog.org/2015/10/15/la-clemenza-di-tito-terzetto-se-al-volto-mai-ti-senti/

Nino Rota – Fellini Satyricon

http://www.controappuntoblog.org/2013/10/28/nino-rota-fellini-satyricon/

storiografia e senso dell’antico nel Fellini Satyricon – Satyricon “Federico Fellini” 1969 – Filme Completo (Full Movie) / Legendado PT

http://www.controappuntoblog.org/2013/10/28/storiografia-e-senso-dellantico-nel-fellini-satyricon-satyricon-federico-fellini-1969-filme-completo-full-movie-legendado-pt/

7 Ringraziate gli dei perché insegnate a essere crudele a uno che non può imparare.

IL PENSIERO DOMINANTE – PENSIERI LXXXII

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come mi parla al cuore il terremoto del 24 agosto 2016 – IL PENSIERO DOMINANTE Leopardi

A tutti noi che senza colpa, ignari,

Nè volontari al vivere abbandoni

G. Leopardi

Le questioni tecniche e le questioni politiche di interessi sulle sventure umane e gli interessi sulle ricostruzioni  le conosciamo tutti :

Alessandro Martelli, ingegnere sismico, e presidente del Glis: “L’enorme patrimonio edilizio del Paese, che è vecchio, non è in grado di sostenere questi sismi. La normativa però non impone né l’adeguamento né il miglioramento sismico e i finanziamenti che il governo dovrebbe stanziare arrivano con il contagocce”. In più non esiste una vera mappa dei fabbricati (almeno quelli pubblici) più vulnerabili

di Melania Carnevali | 25 agosto 2016

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/25/terremoto-edifici-non-a-norma-poche-risorse-e-nessuna-mappatura-in-zone-a-rischio-l80-dei-fabbricati-crollerebbe/2994214/

Ma io voglio parlare oggi di altro, dell’ondata di empatia e di coinvolgimento che subito si è mobilitata :  DA AQUILA SONO PARTITI I VOLONTARI, a parte la protezione civile e i vigili del fuoco, lo stesso dalla Toscana, da Viterbo. da Pordenone, in tanti hanno donato il sangue.

Il terremoto è stato in prima pagina su tutti i media del mondo, e questa volta non per un fatto spettacolare,  ma perché dalla rete erano partiti appelli di soccorso. Un terremoto è come un bombardamento e tutti abbiamo “conosciuto” guerre, esplosioni di vulcani, terremoti, inondazioni.

Quel che è accaduto è che ci si è riconosciuti a livello globale nella fragilità umana, e nella precarietà esistenziale, questa volta, dell’animale uomo.

Allora io penso che questo sentimento collettivo di riconoscersi reciproco è l’unica cosa che può essere vincente rispetto alla lotta contro ISIS e  amici di ISIS, allora io penso che questo sentimento collettivo, se coltivato  può diventare qualcosa di superiore, di più profondo,  che può mettere in discussione l’intero sistema. Il resto l’ho detto con altri post, con Seneca soprattutto.

XXVI – IL PENSIERO DOMINANTE

Dolcissimo, possente

Dominator di mia profonda mente;

Terribile, ma caro

Dono del ciel; consorte

Ai lúgubri miei giorni,

Pensier che innanzi a me sì spesso torni.

Di tua natura arcana

Chi non favella? Il suo poter fra noi

Chi non sentì? Pur sempre

Che in dir gli effetti suoi

Le umane lingue il sentir propio sprona,

Par novo ad ascoltar ciò ch’ei ragiona.

Come solinga è fatta

La mente mia d’allora

Che tu quivi prendesti a far dimora!

Ratto d’intorno intorno al par del lampo

Gli altri pensieri miei

Tutti si dileguàr. Siccome torre

In solitario campo,

Tu stai solo, gigante, in mezzo a lei.

Che divenute son, fuor di te solo,

Tutte l’opre terrene,

Tutta intera la vita al guardo mio!

Che intollerabil noia

Gli ozi, i commerci usati,

E di vano piacer la vana spene,

Allato a quella gioia,

Gioia celeste che da te mi viene!

Come da’ nudi sassi

Dello scabro Apennino

A un campo verde che lontan sorrida

Volge gli occhi bramoso il pellegrino;

Tal io dal secco ed aspro

Mondano conversar vogliosamente,

Quasi in lieto giardino, a te ritorno,

E ristora i miei sensi il tuo soggiorno.

G. Leopardi (ciclo di Aspasia)

Vittoria

L’avamposto degli Incompatibili

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LUCIO ANNEO SENECA: DE CLEMENTIA – de brevitate vitae pdf + altro di Seneca e Mozart

SENECA LUCILIO SUO SALUTEM : Vale ; films del giorno Satyricon

L’infelicità ostinata ha un solo vantaggio, che finisce per rendere forti coloro che continuamente colpisce : CONSOLAZIONE ALLA MADRE ELVIA

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SENECA : CONSOLAZIONE ALLA MADRE ELVIA

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Hercules da Seneca a Jasper Heywood a Vivaldi …

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Lucilio Santoni Lettere a Seneca – Lettere a Lucilio Seneca

I terremoti,Naturales quaestiones, VI, 21, 2 ss. : Lucio Anneo

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“I due Dittatori” – La Clemenza di Tito (1734) : La ragione, s

La clemenza di Tito – Terzetto ‘Se al volto mai ti senti’

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Nino Rota – Fellini Satyricon

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storiografia e senso dell’antico nel Fellini Satyricon – Satyricon “Federico Fellini” 1969 – Filme Completo (Full Movie) / Legendado PT

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IL PENSIERO DOMINANTE – PENSIERI LXXXII

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10 parole tedesche da conoscere assolutamente – Todesfuge Paul Celan

Chi studia o ha studiato il tedesco in passato sa che non è solo una lingua “impossibile”, ma in un certo modo anche una piacevole sfida, poiché è un idioma che ci mette quotidianamente alla prova. Lo stesso Mark Twain, scrittore statunitense noto anche per il suo travagliato rapporto con il tedesco, lingua che non amava ma che trovava molto stimolante, diceva: «in base ai miei studi di filologia sono arrivato alla conclusione che una persona dotata riesce ad imparare l’inglese (se si esclude l’ortografia e la pronuncia) in trenta ore, il francese in trenta giorni e il tedesco in trent’anni. È ovvio che la lingua tedesca ha bisogno di essere rimodellata e riparata. Se rimanesse così com’è dovrebbe essere accantonata, con dolcezza e riverenza, tra le lingue morte, perché solo i morti hanno tempo sufficiente per impararla.» Di seguito vi proponiamo una lista di 10 parole tedesche che non trovano una precisa corrispondenza in italiano. Ma è proprio grazie a termini come questi che possiamo comprendere meglio la cultura tedesca. Ogni singola parola contribuisce infatti non soltanto ad ampliare il lessico, ma anche ad approfondire la conoscenza di un mondo nuovo.

1. Sehnsucht
Per chi studia o ha studiato letteratura e in particolare il romanticismo tedesco, questa parola è stata sempre oggetto di discussione. Deriva dall’antico alto tedesco, in cui aveva il significato di “malattia del doloroso bramare”. Oggi qualcuno la traduce con “nostalgia”, ma in realtà si tratta di una nostalgia causata da qualcosa che non si conosce, dell’indefinito romantico. La nostalgia è il dolore del ritorno, la Sehnsucht può essere invece sia il dolore provocato dal desiderio di qualcosa che si trova nel futuro sia verso qualcuno tuttora presente.

2. Weltschmerz
Da tradurre come “il dolore del mondo”, Weltschmerz è quel dolore che si prova quando il mondo reale non riesce a soddisfare le nostre aspettative. Il termine è stato coniato dallo scrittore tedesco Jean Paul e trasmette una visione pessimistica del mondo.

3. Torschlusspanik
Il significato letterale del termine è “panico da porta chiusa” e nella realtà indica l’ansia provocata dalla vicinanza di una scadenza, dunque dalla consapevolezza che il tempo scorre inesorabile e che bisogna reagire in fretta. La porta che si chiude è una possibilità, rimanda a una scelta mancata che dopo potremmo rimpiangere.

4. Fernweh
Come tradurre questa parola? Potremmo definire questo sentimento come “nostalgia dei paesi lontani”, ma questo paese non è la nostra casa, altrimenti parleremmo di Heimweh. Fernweh indica la nostalgia di preparare una valigia e partire alla scoperta di un posto lontano da portare per sempre nel cuore.

5. Zweisamkeit
Quando si parla di solitudine, in italiano, si pensa ad una persona sola, isolata dagli altri. In tedesco non è proprio la stessa cosa. Robert Musil, ne “I Turbamenti del giovane Törless”, parlando della vita di coppia sostiene infatti che “l’essere in due altro non è che una solitudine raddoppiata”. Anche passare la maggior parte del nostro tempo con la persona che amiamo, isolandoci dal resto del mondo, vuol dire vivere in solitudine, eppure i due elementi della Zweisamkeit non se ne lamentano, poiché si sentono perfettamente completati.

6. Backpfeifengesicht
Il significato di questa parola vi è molto più familiare di quanto pensiate. Avete presente quel tipo di persone che solo a guardarle in faccia vi fanno venir voglia di tirar loro un ceffone? Beh, da oggi potrete anche indicarle col nome tedesco, anziché chiamarle “facce da schiaffi“.

7. Feierabend
Se siete nuovi in Germania e avete trovato da poco lavoro, sentirete spesso i vostri colleghi dire “ich mache Feierabend” e vi chiederete come mai ogni sera partecipino ad una festa, tra l’altro senza invitarvi, mentre voi ve ne tornate sempre stanchi morti a casa. Feierabend, in realtà, non fa riferimento ad alcun party, ma indica il momento della giornata in cui rilassarsi e dedicarsi ad altro che non sia lavoro.

8. Reisefieber
La Reisefieber è letteralmente la “febbre da viaggio” e indica quello stato di ansia compulsivo che si manifesta prima di un viaggio, legato alla preparazione dei bagagli e dei documenti necessari. Non ne soffrono tutti, ma molti si identificheranno nel soggetto affetto da Reisefieber, che arriva ogni volta con tre ore di anticipo in aeroporto, dopo aver pesato almeno 10 volte il bagaglio e controllato ripetutamente di avere tutti i documenti in borsa.

9. Vorfreude
“L’attesa del piacere è essa stessa il piacere”, diceva Gotthold Ephraim Lessing, e con Vorfreude si allude proprio alla pregustazione di un piacere che ancora deve arrivare: è un godere dei sogni e delle aspettative che abbiamo.

10. Waldeinsamkeit
Parliamo della “solitudine della foresta”, quella sensazione che si prova quando si cammina in un bosco da soli. Waldeinsamkeit è un termine molto caro alla tradizione del monachesimo ascetico e al movimento del romanticismo tedesco, che promuoveva il riavvicinamento dell’uomo alla natura.

http://berlinocacioepepemagazine.com/10-parole-tedesche-da-conoscere-assolutamente1234/

Nero latte dell’alba lo beviamo la sera
lo beviamo a mezzogiorno e al mattino lo beviamo di notte
beviamo e beviamo
scaviamo una tomba nell’aria là non si giace stretti
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all’imbrunire in Germania i tuoi capelli d’oro Margarete
lo scrive ed esce dinanzi a casa e brillano le stelle e fischia ai suoi mastini
fischia ai suoi ebrei fa scavare una tomba nella terra
ci comanda ora suonate alla danza

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al mattino e a mezzogiorno ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all’imbrunire in Germania i tuoi capelli d’oro Margarete
I tuoi capelli di cenere Sulamith scaviamo una tomba nell’aria là non si giace stretti

Lui grida vangate più a fondo il terreno e voi e voi cantate e suonate
impugna il ferro alla cintura lo brandisce i suoi occhi sono azzurri
spingete più a fondo le vanghe voi e voi continuate a suonare alla danza

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno e al mattino ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
nella casa abita un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith lui gioca con i serpenti
Lui grida suonate più dolce la morte la morte è un maestro tedesco
lui grida suonate più cupo i violini e salirete come fumo nell’aria
e avrete una tomba nelle nubi là non si giace stretti

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno la morte è un maestro tedesco
ti beviamo la sera e la mattina e beviamo e beviamo
la morte è un maestro tedesco il suo occhio è azzurro
ti colpisce con palla di piombo ti colpisce preciso
nella casa abita un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
aizza i suoi mastini contro di noi ci regala una tomba nell’aria
gioca con i serpenti e sogna la morte è un maestro tedesco

i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith

(Tratto da Poesie – Paul Celan, Mondadori, Milano, 1976.)

http://www.sagarana.it/rivista/numero22/poesia3.html

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7 Ringraziate gli dei perché insegnate a essere crudele a uno che non può imparare.

7

1 Mi chiedi che cosa secondo me dovresti soprattutto evitare? La folla. Non puoi ancora affidarti a essa tranquillamente. Quanto a me, ti confesserò la mia debolezza: quando rientro non sono mai lo stesso di prima; l’ordine interiore che mi ero dato, in parte si scompone. Qualche difetto che avevo eliminato, ritorna. Capita agli ammalati che una prolungata infermità li indebolisca al punto di non poter uscire senza danno: così è per me, reduce da una lunga malattia spirituale.

2 I rapporti con una grande quantità di persone sono deleterî: c’è sempre qualcuno che ci suggerisce un vizio o ce lo trasmette o ce lo attacca a nostra insaputa. Più è la gente con cui ci mescoliamo, tanto maggiore è il rischio. Ma non c’è niente di più dannoso alla morale che l’assistere oziosi a qualche spettacolo: i vizi si insinuano più facilmente attraverso i piaceri.

3 Capisci che cosa intendo dire? Ritorno più avaro, più ambizioso, più dissoluto, anzi addirittura più crudele e disumano, poiché sono stato in mezzo agli uomini. Verso mezzogiorno sono capitato per caso a uno spettacolo; mi attendevo qualche scenetta comica, qualche battuta spiritosa, un momento di distensione che desse pace agli occhi dopo tanto sangue. Tutto al contrario: di fronte a questi i combattimenti precedenti erano atti di pietà; ora niente più scherzi, ma veri e propri omicidi. I gladiatori non hanno nulla con cui proteggersi; tutto il corpo è esposto ai colpi e questi non vanno mai a vuoto.

4 La gente per lo più preferisce tali spettacoli alle coppie normali di gladiatori o a quelle su richiesta del popolo. E perché no? Non hanno elmo né scudo contro la lama. Perché schermi protettivi? Perché virtuosismi? Tutto ciò ritarda la morte. Al mattino gli uomini sono gettati in pasto ai leoni e agli orsi, al pomeriggio ai loro spettatori. Chiedono che gli assassini siano gettati in pasto ad altri assassini e tengono in serbo il vincitore per un’altra strage; il risultato ultimo per chi combatte è la morte; i mezzi con cui si procede sono il ferro e il fuoco.

5 E questo avviene mentre l’arena è vuota. “Ma costui ha rubato, ha ammazzato”. E allora? Ha ucciso e perciò merita di subire questa punizione: ma tu, povero diavolo, di che cosa sei colpevole per meritare di assistere a questo spettacolo? “Uccidi, frusta, brucia! Perché ha tanta paura a slanciarsi contro la spada? Perché colpisce con poca audacia? Perché va incontro alla morte poco volentieri? Lo si faccia combattere a sferzate, che si feriscano a vicenda affrontandosi a petto nudo.” C’è l’intervallo: “Si scanni qualcuno, intanto, per far passare il tempo.” Non capite nemmeno questo, che i cattivi esempi si ritorcono su chi li dà? Ringraziate gli dei perché insegnate a essere crudele a uno che non può imparare.

Seneca Lettere a Lucilio

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LUCIO ANNEO SENECA: DE CLEMENTIA – de brevitate vitae pdf + altro di Seneca e Mozart

Conditum, immo constrictum apud me ferrum est,

summa parsimonia etiam vilissimi sanguinis;

nemo non, cui alia desunt, hominis nomine apud me gratiosus est.

Severitatem abditam, at clementiam in procinctu habeo; sic me custodio, tamquam legibus, quas ex situ ac tenebris in lucem evocavi, rationem redditurus sim.

Alterius aetate prima motus sum, alterius ultima;

alium dignitati donavi, alium humilitati;

quotiens nullam inveneram misericordiae causam, mihi  peperci.

Hodie dis immortalibus, si a me rationem repetant,

adnumerare genus humanum paratus sum

LUCIO ANNEO SENECA: DE CLEMENTIA

LUCIO ANNEO SENECA: DE CLEMENTIA (testo integrale)

LUCIO ANNEO SENECA: DE CLEMENTIA (testo integrale

de brevitate vitae – Traduzioni integrali di Luigi Chios

Proemio

[4]Tengo nascosta la severità e sempre pronta, invece, la clemenza; sorveglio me stesso, come se dovessi poi render conto alle Leggi, che ho richiamato dalla dimenticanza e dalle tenebre alla luce. Prima mi sono commosso per la tenera età di uno, poi per l’anzianità dell’altro; ad uno ho perdonato per la sua dignità, ad un altro per la sua umiltà; ogni volta che non ho trovato una ragione di misericordia, ho risparmiato per me stesso. Oggi sono pronto, se gli dèi mi chiedono il conto, ad enumerare tutto il genere umano”.

[5]Tu puoi, Cesare, proclamare audacemente che tutto ciò che <è stato posto sotto> la tua protezione e la tua tutela è pienamente <al sicuro> e che da parte tua non si sta <preparando> alcun male, né per via violenta né di nascosto, allarepubblica. Tu hai bramato una lode rarissima e che finora non è stata concessa ad alcun principe: l’innocenza da colpe. Questa tua bontà singolare non spreca fatica e non trova uomini ingrati e malignamente avari della propria stima. Ti si è grati: nessun singolo uomo fu mai tanto caro quanto lo sei tu al popolo romano,per il quale sei un bene grande e durevole.

[6]Ma ti sei imposto un peso enorme; nessuno, infatti, parla più del divo Augusto né dei primi tempi di Tiberio Cesare, e nessuno cerca al di fuori di te un modello da presentarti perché tu lo imiti: si pretende che il tuo principato sia conforme a questo assaggio che ne hai dato. Questo sarebbe stato difficile, se questa tua bontà non fosse in te naturale, ma come presa in prestito per un certo tempo: nessuno, infatti, può indossare a lungo una maschera. Le cose simulate ricadono presto nella loro natura; quelle sotto le quali c’è la verità e che, per così dire, nascono da qualcosa di sostanzioso, col tempo si accrescono e migliorano.

[7]Il popolo romano correva un gran rischio, poiché era incerto in che direzione si sarebbe orientata la tua nobile indole: ora i voti pubblici sono al sicuro, poiché non c’è pericolo che tu sia colto da un’improvvisa dimenticanza di te stesso. L’eccessiva prosperità rende certuni insaziabili, e le brame non sono mai tanto temperate da cessare una volta raggiunto ciò cui si mirava: gradualmente si passa dal grande all’ancora più grande, e una volta ottenute cose insperate, si abbracciano speranze smisurate. Oggi, tuttavia, tutti i tuoi concittadini confessano apertamente che sono felici e che a questi beni non si potrebbe aggiungere nulla, purché siano duraturi.

[8]Molte cose li costringono a questa confessione, la più tardiva che gli uomini di solito fanno: una profonda e piena sicurezza, un diritto posto al di sopra di ogni violazione; l’avere sempre presente una forma di governo graditissima alla quale non manca nulla, tranne la possibilità di essere distrutta, per godere diuna libertà assoluta.

[9]Tuttavia, quella che ha destato uguale ammirazione nei più grandi così come nei più umili è la tua clemenza; gli altri beni, infatti, ciascuno li sente o se li aspetta maggiori o minori in proporzione alla sua condizione personale; dalla clemenza, invece, tutti sperano lo stesso; e non c’è nessuno che si compiaccia tanto della sua innocenza da non rallegrarsi poi di stare al cospetto della Clemenza, indulgente di fronte agli errori umani.

Parte seconda

1. Definizione della clemenza

[1]E perché non ci inganni il magnifico nome di clemenza, e non ci conduca

all’estremo opposto, esaminiamo che cosa sia la clemenza, che natura abbia e quali siano i suoi limiti. La clemenza è la moderazione dell’animo nell’uso del suo potere di punire; oppure è mitezza di un superiore nei confronti di un inferiore nell’assegnargli una pena. È più sicuro proporre più definizioni, perché non succeda che una sola definizione non sia sufficiente a comprendere la cosa e, per così dire, sia condannata per un vizio di forma; perciò, può essere definita anche un’inclinazione dell’animo alla mitezza nell’infliggere una pena.

[2]Incontrerà dei contraddittori quest’altra definizione, benché sia quella che più si avvicina al vero, cioè quella in cui affermiamo che la clemenza è la moderazione che rimette entro una certa misura la pena meritata e dovuta; si obietterà che nessuna virtù fa a qualcuno meno di quanto gli sia dovuto. Eppure, tutti capiscono che questo è la clemenza, che si arresta prima di arrivare a quel grado di punizione che avrebbe potuto a buon diritto essere fissato.

2. La crudeltà è contraria alla clemenza

[1] Gli ignoranti reputano contraria alla clemenza la severità; ma nessuna virtù è contraria ad una virtù. Che cos’è, dunque, ciò che si oppone alla clemenza? La crudeltà, la quale non è altro che la ferocia dell’animo nell’imporre le pene. “Ma certi”, si dirà, “non impongono pene, eppure sono crudeli, come quelli che uccidono uomini che non conoscono e che hanno incontrato per caso, non per trarne un guadagno, ma semplicemente per il gusto di ucciderli, e, non contenti di ammazzare, si accaniscono sulle loro vittime, come quel famoso Busiride, e Procruste, o i pirati, che frustano i prigionieri e li gettano vivi nel fuoco”.

[2]Questa è certamente crudeltà; ma, poiché non persegue una vendetta (infatti, non ha ricevuto offesa), né se la prende con la colpa commessa da qualcuno (infatti, prima non c’è stato alcun delitto), essa non rientra nella nostra definizione: la nostra definizione, infatti, aveva come contenuto l’intemperanza dell’animo nell’imporre le pene. Possiamo dire che questa non è crudeltà, ma ferocia, che prova piacere nel far soffrire; possiamo chiamarla follia, poiché le sue specie sono varie, ma nessuna di esse è più chiara di quella che giunge a massacrare e straziare gli uomini.LUCIO ANNEO SENECA: DE CLEMENTIA




SENECA LUCILIO SUO SALUTEM : Vale ; films del giorno Satyricon

L’infelicità ostinata ha un solo vantaggio, che finisce per rendere forti coloro che continuamente colpisce : CONSOLAZIONE ALLA MADRE ELVIA

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SENECA : CONSOLAZIONE ALLA MADRE ELVIA

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De tranquillitate animi, De Otio: Lucio Anneo Seneca

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Seneca : video

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Lucilio Santoni Lettere a Seneca – Lettere a Lucilio Seneca

I terremoti,Naturales quaestiones, VI, 21, 2 ss. : Lucio Anneo

ultima opera di W. A. Mozart “La Clemenza di Tito” (Act I) for .

Non piu di fiori vaghe catene – Finale-Sextet and Chorus ..

“I due Dittatori” – La Clemenza di Tito (1734) : La ragione, s

La clemenza di Tito – Terzetto ‘Se al volto mai ti senti’

http://www.controappuntoblog.org/2015/10/15/la-clemenza-di-tito-terzetto-se-al-volto-mai-ti-senti/

Nino Rota – Fellini Satyricon

http://www.controappuntoblog.org/2013/10/28/nino-rota-fellini-satyricon/

storiografia e senso dell’antico nel Fellini Satyricon – Satyricon “Federico Fellini” 1969 – Filme Completo (Full Movie) / Legendado PT

http://www.controappuntoblog.org/2013/10/28/storiografia-e-senso-dellantico-nel-fellini-satyricon-satyricon-federico-fellini-1969-filme-completo-full-movie-legendado-pt/

Claudio Rutilio Namaziano – De Reditu – L’impossibile

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