Testo 1 – Frammento di Anassimandro + CORSO DI FILOSOFIA ANTICA 2

TESTO 1 – DAI FRAMMENTI DI ANASSIMANDRO – Il principio …

Testo 1 – Frammento di Anassimandro

Lo schema dell’argomentazione

[ i] i contrari si generano separandosi dal principio originario illimitato;

[ii] per natura le cose si generano dai contrari e si estinguono nei contrari;

[iii] tutte le cose possono esistere solo a spese delle cose loro contrarie;

[iv] il loro esserci è dunque ingiustizia, che scontano corrompendosi e avviandosi all’estinzione nel corso del tempo.

Il frammento

έξ ών δέ ή γένεσίς έστι τοίς οΰσι, καί τήν φδοράν είς ταύτα γίνεσθαι κατά τo χρεών • διδόναι γάρ αύτά δίκην καί τίσiν άλλήλοις τής άδικίας κατά τήν τού χρόνου τάξιν.

Ciò da cui proviene la generazione delle cose che sono, peraltro, è ciò verso cui si sviluppa anche la rovina, secondo necessità: le cose che sono, infatti, pagano l’una all’altra la pena e l’e­spiazione dell’ingiustizia, secondo l’ordine del tempo.

(Anassimandro [in Simplicio], fr. 12 B 1)

ANALISI DEL TESTO (Abbagnano – Fornero)

In questo celeberrimo frammento, il primo autentico testo di filosofia che la tradizione ci ha consegnato, vige ancora la grande lezione di Talete: Anassimandro, il suo discepolo più inno­vativo e profondo, è come lui convinto che vada individuato un principio unitario del cosmo, ma ne amplia le funzioni rispetto all’acqua.  L’emancipa­zione rispetto all’immediatezza delle evidenze empiriche è alquanto accresciuta e sempre più estesamente l’elemento originario da cosa ten­de a farsi principio.

1. L’«infinito» si può meglio parafrasare, se vogliamo rendere esplicita tutta la ricchezza del termine greco che lo esprime (àpeiron), come eterno, indeterminato, illimitato. Eterno perché è al di là di ogni qualificazione temporale, il tempo essendo il connotato delle cose finite e mondane. Indeterminato per qualità per il mo­tivo sopra detto: nessun elemento particolare è legittimato a essere origine della totalità e sem­bra più opportuno che il principio, per poter davvero essere tutto, non sia nulla di troppo particolare (poteva altrimenti nascere una diffi­coltà non percepita da Talete, ma certo in lui presente: in che modo un elemento specifico come l’acqua era in grado di farsi terra o fuo­co?). In terzo luogo il principio è illimitato per quantità poiché nulla sussiste al di fuori di esso, benché tutto si definisca in relazione di opposi­zione a esso; non si tratta naturalmente di un’infinità pari a quella che noi moderni pos­siamo immaginare, cioè aperta e progrediente, poiché si struttura in un andamento per contro circolare, fatto di distacco dalla e di ritorno alla infinità del principio.

Ciò significa che in Anassimandro, benché si possa ritenere che egli abbracci una visione monistica invocando l’infinito come unico prin­cipio, è presente una concezione dualistica dell’esistenza delle cose, insorgenti dalla dinamica di infinito e finito.

ANASSIMANDRO

Anassimandro riesce a continuare l’opera del suo maestro Talete solo per metà: da un lato infatti seppe produrre cose utilissime per la società, come ad es. la carta geografica e l’orologio solare; dall’altro però, sostituendo al principio concreto dell’acqua quello astratto dell’àpeiron (sostanza infinita e indefinita, materiale, unica, da cui tutto avrebbe avuto origine e a cui tutto tornerebbe), diede il via alla speculazione metafisica.

Il materialismo di Anassimandro non è naturalistico come quello di Talete, ma metafisico. Non lo è tanto per aver introdotto il concetto di àpeiron (altrimenti si dovrebbe dire che ogni concetto astratto è una forma di misticismo), quanto per il finalismo che gli attribuisce e che è del tutto indimostrabile.

Che tutto provenga da una materia primordiale è cosa che si può anche accettare, ma che tutto debba ritornare a questa materia non è cosa che si possa sostenere a priori, tanto meno se in questo ritorno tutto è destinato a ridiventare come prima.

Con Anassimandro il materialismo naturalistico di Talete denuncia i propri limiti, in quanto, non riuscendo esso a trasformarsi in materialismo storico (dove l’uomo è soggetto attivo della storia), diventa necessariamente metafisico. Ecco perché nel passaggio da Talete ad Anassimandro si consuma il limite della filosofia occidentale pre-marxista. Anassimandro non ha colto il lato progressivo della dialettica, la quale si serve anche della negatività per trasformare positivamente la realtà. Il negativo viene eticamente rifiutato (in virtù dell’orfismo) e, così facendo, si finisce in una ingenuità senza scampo, che inevitabilmente porta a posizioni solipsistiche.

Quando l’uomo coglie la natura come natura, riesce a produrre molte cose utili alla società (dal punto di vista tecnico-scientifico): di qui la grandezza di Talete e in parte di Anassimandro. Viceversa, quando l’uomo, non contento di questo rapporto dialettico con la natura, vuol cercare di servirsi della natura per comprendere se stesso, finisce col cadere nella metafisica (in questo caso di tipo naturalistico) e di non produrre più cose utili alla società.

La natura infatti non è un elemento sufficiente per comprendere l’uomo. L’equilibrio della natura non coincide strettamente con quello dell’essere umano, che è molto più complesso. Solo l’uomo può rendere cosciente l’uomo di se stesso, cioè della propria diversità dalla natura. L’uomo è un prodotto della natura, superiore alla natura stessa, come un discepolo può diventare più grande del proprio maestro. Dedurre l’essenza dell’uomo dall’essenza della natura significa fare un’astrazione arbitraria.

Naturalmente lo sforzo astrattivo di Anassimandro non è stato vano. Come spesso succede in questi casi, chi cerca di liberarsi dei condizionamenti della natura giunge a scoprire delle leggi generali della natura che sono ancora più vincolanti, poiché da esse non si può assolutamente prescindere.

E’ per merito di Anassimandro infatti che si è scoperta la legge universale dell’unità degli opposti (come prodotto dell’àpeiron). Anche se – bisogna ammetterlo – essendo egli un metafisico, la legge non poteva essere applicata ai processi storico-sociali che per legittimare lo status quo della divisione in classi.

Enrico Galavotti

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Nacque a Mileto nel 610 a.C. e morì nel 547 a.C. circa. Partecipò attivamente alla vita politica della città guidando la fondazione di una colonia. Scrisse un’opera in prosa della quale ci resta un frammento e il cui titolo fu probabilmente Sulla natura.

Per rispondere alle esigenze dei traffici marittimi e della navigazione in genere, egli elaborò, per la prima volta nella storia, una carta geografica del mondo, nella quale collocò anche notizie sui popoli che vivevano nei paesi stranieri. La sua opera fu poi proseguita dal discepolo Ecateo (550-480 a.C.), il quale cercò di mettere ordine nel vasto materiale storico e mitologico di allora, per potervi scoprire notizie sull’origine dell’uomo. A questo scopo sottopose il mito ad una critica che ne eliminava il carattere misterioso, rivelandone i fondamenti storici e introdusse una scala cronologica per misurare il tempo basata sulla successione dei re di Sparta.

Tornando ad Anassimandro, va detto che egli per primo tenta una spiegazione dell’origine dell’uomo che prescinde dall’intervento divino e si basa sulle sole forze naturali.

Il principio primo non è più l’acqua, che è un derivato, ma l’apeiron: spazialmente illimitato, esso si colloca ad un livello di astrazione maggiore rispetto all’acqua di Talete, in quanto indica qualcosa di non ben definito che potrebbe essere paragonato al concetto di materia. Per quanto riguarda l’origine delle cose, egli la fa risalire alla scissione dell’unità dei contrari, perché il mondo è un insieme di principi opposti che lottano fra loro per emergere.

Pubblicando un’opera scritta egli ha reso possibile la discussione pubblica del suo pensiero, anche se in ambienti sempre molto circoscritti, fatto questo che costituisce una novità assoluta.

Scuola di Mileto

Giuseppe Cantarelli

http://www.homolaicus.com/teorici/anassimandro/anassimandro.htm

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