Shostakovich : Sinfonia n. 1 in Fa minore, Op.10

Shostakovich : Sinfonia n. 1 in Fa minore, Op.10

Sinfonia n. 1 in Fa minore, Op.10

Composta tra il 1924 e il 1925, e presentata come composizione di laurea del compositore presso il Conservatorio di San Pietroburgo, la Prima Sinfonia, a cui si deve la reputazione di Shostakovich fin dalla prima nel 1926, è un bizzarro ibrido che combina affilato umorismo, economia di mezzi neoclassica e, in qualche modo, più di un tocco di profonda anima slava che occasionalmente suscita emozioni pur se leggermente fuori posto nella composizione. Non si riesce mai a capire bene dove Shostakovich voglia andare a parare con questo lavoro; il compositore, più di una volta, dà l’impressione di voler far mancare il pavimento sotto i piedi dell’ascoltatore, in modo più smaccato nello scherzo del secondo movimento, in cui l’intera orchestra improvvisamente si mette da parte per permettere al solo pianoforte di suonare gli accordi più importanti di quel movimento. Strutturalmente, comunque, la Prima offre anche un assaggio di molte delle sinfonie successive, per esempio nel modo in cui Shostakovich utilizza una forma allegro-sonata specchiata nel primo movimento, con il secondo tema che appare per primo nella ricapitolazione. Pure tipico di Shostakovich è il modo in cui un motivetto ribelle che è diventato la figura centrale dei terzo movimento, di gran lunga il più lirico dei quattro che compongono la sinfonia, riappare dal nulla in un assolo di timpano (prepotentemente presente in questa registrazione) appena prima che il movimento finale arrivi alla conclusione. Inoltre Shostakovich passa, senza battere ciglio, da tessiture monofoniche piuttosto semplici a momenti di complesso contrappunto degni di Hindemith. Le interpretazioni della Prima Sinfonia vanno dall’aggressività diretta di direttori quali Arthur Rodzinski (in particolare) e Leonard Bernstein alla raffinatezza più smorzata di direttori quali Eugene Ormandy. Non inaspettatamente, Haitink ricade chiaramente nella seconda categoria, ed il suo approccio funziona particolarmente bene nel primo movimento, al quale egli impartisce una certa eleganza che tuttavia non ignora l’ironia dei movimento. Nel terzo movimento, in cui la musica non si allontana mai da un potente climax, Haitink dimostra una notevole abilità, così come in tutto il ciclo sinfonico, nel definire i pieni in perfetta proporzione al resto della musica. D’altra parte, avrei gradito una maggiore presenza del pianoforte solista, un elemento principale dello spirito di Shostakovich, nel secondo e quarto movimento. E nel quarto movimento, Haitink pare perdere un po’ di interesse fino all’assolo di timpano. Il suono è meravigliosamente pulito, spazioso e ben definito benché, ancora una volta, certi strumenti solisti chiave – non solo il pianoforte, ma anche le campane in un passaggio chiave nel terzo movimento – potrebbero essere maggiormente evidenziate.

http://heinrichvontrotta.blogspot.com/2007/02/le-sinfonie-di-shostakovich.html


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