Nocività : No Elcon – La puzza dei soldi e l’Olona

Nocività : No Elcon – La puzza dei soldi e l’Olona

da assemblea no elcon

Olgiate Olona: al concerto di Natale 2013 le persone che contano c’erano tutte.

Nell’aria una lieve puzza ricordava un’altra presenza: l’Olona spesso irrompe nella scena ricordando a tutti cosa significano “sfruttamento del territorio”, “sviluppo industriale”, “progresso sociale”.
Il fiume malato partecipava all’evento natalizio ricordando a tutti che i suoi nauseabondi odori, il suo stato disastroso hanno origini ben precise, responsabilità precise, nomi, cognomi, indirizzi.

La nostra presenza sul piazzale della chiesa di Santo Stefano ha voluto chiarire ai presenti alcune di queste responsabilità, alcuni nomi, cognomi, indirizzi. Il tesoriere della Proloco di Olgiate, per dirne uno, ha definito il nostro volantino una vera porcata! Pensiamo che le porcate siano altre.

Nulla di tutto ciò vi verrà raccontato tramite le pagine dei quotidiani locali che scelgono, consapevolmente, di descrivere una realtà di plastica.

La storia che vi raccontiamo è l’altra faccia della medaglia, il lato oscuro, quello che avviene nelle stanze dei palazzi delle amministrazioni locali; una storia che potrete facilmente verificare leggendo i documenti linkati alla fine di questo scritto.

La Persorp SpA, uno degli sponsor di questo concerto di natale, ha i suoi impianti nel Polo Chimico Ex Montedison di Castellanza e Olgiate Olona.

La Perstorp SpA fino al 2010 aveva il suo depuratore, ma la presenza di aldeidi, solfati ecc nei reflui causava un odore insopportabile. Per metterlo a norma (eliminazione delle esalazioni, smaltimenti, ecc) il costo sarebbe stato maggiore di 10 milioni di euro, quindi la Perstorp ha concordato insieme alla provincia di Varese e ai comuni di Castellanza, Olgiate e Marnate di scaricare nel depuratore di Olgiate in deroga e dietro compenso.

L’autorizzazione a scaricare in questo depuratore e in deroga è stata data nonostante l’ultimo bilancio della Perstorp, nel 2011, ha riportato un fatturato al di sopra di 30 milioni di Euro, aumentato del 33.38% rispetto al 2009.

La Perstorp dopo aver ottenuto la possibilità di scaricare nel depuratore, ottiene le deroghe a scaricare in fognatura (e quindi nel depuratore) Solfati e altre schifezze; non soddisfatta chiede una ulteriore deroga per le aldeidi da 2 a 200 milligrammi/litro.
La Prealpi Servizi srl (la società che gestisce il depuratore di Olgiate), già dal 2011 dichiara che dopo l’attivazione dello scarico di Perstorp vi è una presenza di odori PRIMA ASSENTI e una diminuzione della resa depurativa dipendente dalla presenza di aldeidi.

…CHISSA’ COS’E’ FINITO NELL’OLONA!

La Società per la Tutela Ambientale del bacino del Fiume Olona in Provincia di Varese SpA (società proprietaria del depuratore di Olgiate), i comuni di Castellanza, Olgiate e Marnate e la provincia di Varese NON ESITANO ad autorizzare sia lo scarico in deroga per le aldeidi fino a dicembre 2012, sia l’aumento da 250 mila a 350 mila litri di reflui scaricati.
L’idea è quella di aumentare la diluizione, nella speranza che gli odori spariscano e i parametri rientrino nei limiti di legge.
Ma va male!
Nel corso del 2012 ci sono molti incontri tra la Perstorp, i comuni, la provincia, l’ARPA eccetera, perché questo scarico causa moltissimi problemi. Naturalmente nulla viene detto sulle quantità di inquinanti che finiscono nell’Olona.

Gli odori, nonostante la diluizione non sono spariti… anzi, grazie all’allaccio si sono spostati dal depuratore della Perstorp a quello di Olgiate ( la Prealpi Servizi srl dichiara che gli odori sono causati dalle aldeidi) e nell’Olona ( Continuano ad arrivare segnalazioni di odori lungo il fiume olona! Comune di Legnano).

A dicembre 2012, quando la precedente autorizzazione è in scadenza, la Società Tutela e l’Ufficio d’ambito della Provincia di Varese si vedono costretti a esprimere parere negativo sul rinnovo delle deroghe alla Perstorp.

Ma, questa volta, sono i Sindaci dei Comuni a soccorrere la Perstorp (vedi doc n° 22 nell’elenco sottostante)
Il sindaco Farisoglio del Comune di Castellanza ritiene di poter rilasciare la deroga per le aldeidi, nonostante la situazione di crisi della capacità depurativa e il fallimento della prova della diluizione. L’unica cosa che suggerisce è di … limitare questo sversamento, e di interrompere della produzione di questo prodotto (Bis MPA) dal 31 maggio al 15 settembre 2013.
Chiede che il consiglio di amministrazione della società tutela RIVEDA il suo parere.

Il Sindaco Cerana concorda

Il Sindaco Volpi concorda.

Alla fine la Perstorp ottiene nuovamente le deroghe fino al 25 ottobre 2013: la Società Tutela ha cambiato idea e ha espresso il suo parere favorevole.
Questa storia continuerà a ripetersi, visto ha richiesto nuovamente le autorizzazioni e attualmente la procedura è in fase di approvazione. Attualmente gli scarichi proseguono, la puzza emanata dall’Olona ce lo garantisce.

Ci chiediamo se tutto ciò abbia un senso. La risposta è sì! Nella sola provincia di Varese sono più di 20 le industrie autorizzate a scaricare in deroga. Il sistema è sempre lo stesso: l’azienda presenta il rinnovo dell’AIA,  chiede che vengano autorizzati sversamenti in deroga in fognatura o in aria, comuni e Società Tutela esprimono parere favorevole e la Provincia autorizza. Prealpi Servizi incassa i maggiori compensi per il trattamento dei veleni scaricandoli nell’olona con il benestrare dei controllori che certificano il rispetto dei limiti di legge.

Che affari abbiano a cuore industriali e amministratori è chiarissimo.
Che la popolazione continui a farsi gli affari propri, ignorando tutto ciò, è un po’ meno chiaro.

La vicenda Elcon ha dimostrato che bisogna lottare per non farsi avvelenare.

Chi è nauseato dall’odore dell’Olona, dall’odore dei soldi non ha che da scegliere: agire o subire.
Basta, però, lamentarsi, pensare che i politicanti possano risolvere il problema.

NOI STIAMO DALLA PARTE DELL’OLONA!
BASTA SCARICHI IN DEROGA!

Assemblea Popolare No Elcon.

http://assembleanoelcon.blogspot.it

Documentazione integrale: 

(dove troverete molto e molto di più di quanto raccontato in questo post)

01 – Perstorp – decreto n 12539 del 25-10-07 

02 - Perstorp – decreto n 3488 del 9-04-08

03 – Perstorp – det 2069 del 18-05-09

04 – Perstorp – det 4732 del 23-11-09

05 – SocietaTutela-Parere2010-05-10

06 – SocietaTutela-Parere2010-06-22

07 – Perstorp – det 2595 del 28-06-10

08 – IT2011-01-19

09 – SocietaTutela-Parere2011-01-27

10 – Perstorp – det 310 del 1-02-11

11 – IT2011-06-15

12 – IT2011-08-03

13 – Perstop – det 2878 del 5-08-11

14 – IT2011-09-08

15 – SocietaTutela-Parere2011-09-22

16 – Visita ispettiva 128301

17 – autorizzazione_pro_va_3537_11

18 – Perstorp – det 348 del 27-01-12

19 – IT2012-06-07

20 – IT2012-07-31

21 – IT2012-10-16

22 – CdS2012-12-12

23 – CdS2012-12-20

24 – Perstorp – det 4806 del 20-12-12

25 – Visita ispettiva 8382

26 – Visita ispettiva 8382 Allegato

27 – CdS2013-08-05

Ven, 03/01/2014 – 16:04

http://www.informa-azione.info/nocivit%C3%A0_no_elcon_la_puzza_dei_soldi_e_l039olona

La Elcon sta arrivando… | controappuntoblog.org

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E la “stabilità” passa e va…

 

E la “stabilità” passa e va…

Macroeconomicamente chiacchierando, e nonostante qualcuno abbia visioni notturne di lumini accesi in fondo al tunnel della crisi (un pozzo nero pieno di liquami putrescenti), la situazione sociale e produttiva del “sistema Italia” si fa pesante, e drammatica per il proletariato. Siamo al secondo anno di austerità dichiarata (forse che precedentemente il proletariato se la spassava?) e mentre il debito pubblico ha superato la soglia dei 2.000 miliardi di euro, l’assillo dominante per il capitale rimane quello di un rilancio della domanda e del consumo di merci, senza il quale si affonda… Non solo in Italia, s’intende.

Per aprire la valvola di questa indispensabile bombola d’ossigeno per il capitalismo (produrre merci, venderle e accumulare plusvalore), si parla di necessari investimenti a lungo periodo, tali da portare ad ulteriori sviluppi sia quantitativi che qualitativi della produzione di merci. Il tutto infiocchettato dalla promessa dell’avvento di una “sostenibilità economica e sociale” garante del comune interesse…

L’intellighenzia borghese, fra le più illuminate e progressiste, si consuma nello spacciare proposte (se mai fossero accettate dal “consenso popolare” attraverso il voto di libere e democratiche elezioni!) del tipo: una patrimoniale (non troppo alta…), una “giusta” tassazione sui capitali scudati e sulle transazioni finanziarie, il blocco delle grandi opere inutili, eccetera. I più “radicali” reclamano anche un taglio delle spese militari (qui una “riforma” si impone per rendere più agile ed efficace la “difesa” del patrio suolo!), qualche finanziamento a scuole, sanità private e Centri di identificazione ed espulsione. Sempre con un occhio vigile sui pericoli che incombono riguardo alla “tenuta democratica della nostra società”, che reclamerebbe “una Politica alta, nutrita di concetti alti”, tali da far crescere il mercato…

Ecco perché – per una crescita positiva, cioè “produttrice” di plusvalore – le tasse sui redditi d’impresa andrebbero alleggerite e si richiederebbero risorse economiche a migliaia e migliaia di miliardi da investire nei settori produttivi di quel adeguato profitto.

La “sinistra” borghese, dai riformisti più tradizionali a molti cosiddetti antagonisti (sì, ma costituzionali, democratici e legalitari!) annaspa attorno al capezzale del grande ammalato, il capitalismo. Qua e là si propongono piccole varianti al gioco delle tre carte con un solo fine: diffondere l’illusione che si possa rendere il capitalismo più umano e morigerato. Ma basta un attimo di riflessione critica per rendersi conto dell’aria fritta e rifritta che circola, ormai irrespirabile sia nelle stanze del potere che in quelle delle opposizioni, extraparlamentari comprese.

Basta con gli eccessi dei mercati finanziari, blaterano le sirene del capitale: il mercato deve essere quello delle merci e non della moneta, anche se di questa – e non manca occasione perchè la borghesia ce lo ricordi, deridendo le utopie dei comunisti – non si potrà mai fare a meno. Altrimenti quali ricchezze si accumulerebbero nelle casseforti dei più meritevoli e fortunati cittadini?

Dunque, si aumenti la quantità delle merci prodotte da un lavoro salariato adeguatamente sfruttato dal capitale: in proprietà privata o statale è il capitale che possiede i mezzi di produzione e che per forza di cose – la competitività esiste o no? – deve pur abbassare i costi del lavoro. Per questo si riduce l’impiego di forza-lavoro sostituendola con macchine ad alta tecnologia. Per poi sprofondare nel pozzo della crisi poiché, gira e rigira, le macchine non producono plusvalore e i proletari, sempre più disoccupati al seguito delle innovative applicazioni tecnologico-scientifiche, non acquistano merci…

Il guaio è che quel plusvalore non lo può produrre neppure la finanza, anche se però questa servirebbe – ci raccontano – per dare respiro e slancio all’economia. Ma ci vorrebbe – proseguono illudendo il… popolo – una finanza pulita, etica (?), che non sia un “potere illegittimo” (questo “eccesso negativo” sarebbe per loro la vera causa di crisi…) e si inserisca in una “prospettiva d’insieme, teorica e politica” basata su diritti e patti sociali nei vari paesi, equilibri e alleanze internazionali fra i briganti imperialisti. Senza trascurare i legittimi poteri economici, purché non siano “dannosi e umanamente aberranti”…

Che fare? D’altra parte, l’attuale sistema economico, con qualche modifica e correzione, dovrebbe pur sempre andare avanti verso il mitico traguardo del benessere per tutti i “cittadini”, eliminando le eccessive disuguaglianze (che a lungo andare potrebbero diventare pericolose dando spazio a qualche “idea” magari eversiva!), assicurando lavoro “salariato” per i proletari (cioè per quanti non hanno la fortuna di percepire altri redditi…) e dando un “giusto profitto” al capitale produttivamente investito. Questo offre in prospettiva il “pensiero unico” e quindi si faccia accettare al suddetto proletariato l’idea che possa essere sufficiente il convertire al “bene comune” (con pratiche democratiche, secondo le attuali regole borghesi) chi direttamente o indirettamente gestisce il potere dominante. Potere col quale il capitale imprigiona l’attuale società in una condizione ormai vicina alla barbarie. Di conseguenza, si ritorna ad invocare la crescita, al limite sostenibile.

Il Parlamento dovrebbe intervenire, si blatera; a condizione che non si facciano interventi che, direttamente o indirettamente, possano avere effetti recessivi su produzione(di plusvalore) e domanda (di merci). I più qualificati apprendisti stregoni avrebbero individuato la causa che impedisce lo sviluppo del nostro Paese: il peso eccessivo di tassazioni che frenerebbero, anziché stimolare, la produzione del… reddito. E visto che i salari diminuiscono, occorrerebbe ridurre un poco il cuneo fiscale a carico di lavoratori e “molto” soprattutto quello delle imprese per rilanciare – si spera – la domanda interna di merci e ridare competitività alle aziende riducendo i loro costi di produzione. A scapito del Welfare ormai scomparso.

Dietro le illusioni da decenni alimentate al seguito di ipotetiche riduzioni del cuneo fiscale, si sbandiera una riforma della tassazione sulla casa, consentendo poi ai Comuni di affondare le mani nelle tasche di tutti gli altri “cittadini”. Crescono le emergenze sociali del paese e rimane nel fondo del cassetto un’imposta sulle transazioni finanziarie (da notare che al massimo poteva raggiungere 1 miliardo e 400 milioni…). Perplessità generale: ma come si fa a districare i nodi drammatici della crisi: lavoro, diseguaglianze, declino del sistema produttivo, crescente e diffusa povertà nel paese? Dunque, mentre le tasse sui proprietari di casa cambiano sigle (peggiorando per gli inquilini…) si promette una riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori (una quindicina di euro al mese); si tamponano le ferite a qualche migliaia di esodati, ma – fra le lacrime ipocrite dei “sinistri”, che le reclamano – non si fanno “politiche per creare lavoro“…. Si riducono i fondi sociali (infanzia, famiglia, autosufficienza) mentre si esaltano risibili allargamenti della Social Card e del fantomatico “credito per i nuovi nati”. E mentre si va incontro a chi non ha pagato i i canoni demaniali delle spiagge in concessione, si taglierà al Servizio sanitario più di un miliardo nei prossimi due o tre anni, al fine di stanziarne più di due per le navi da guerra Freem.

Ci sarebbe poi da “avviare” un piano di rilancio dell’occupazione (i “pensatoi” al riguardo sono aperti dai primi anni del II° dopoguerra), per gli investimenti in istruzione, ricerca, cultura, politiche di assistenza e di inclusione sociale, tutela dell’ambiente, trasporti locali, assetto idrogeologico, rilancio dell’edilizia popolare pubblica e (qui entrano in scena gli antagonisti) sostegno alle forme di altraeconomia, dalla finanza etica ai Distretti di economia solidale. Ma non ci sono risorse…. e quindi non si possono fare, ahimé. “piani strategici“…

Perciò si ritorna al dominante imperativo: produrre plusvalore “difendendo e consolidando il patrimonio manifatturiero e industriale italiano“. Vere e proprie suppliche corali si alzano da ogni parte: le imprese devono essere indotte ad intraprendere più investimenti in innovazione tecnologica di prodotto, qualità e certificazione; altrettanto nell’economia digitale e in quella verde, e infine nell’organizzazione del lavoro orientata alle best practice lavorative. In queste raccomandazioni figurano in prima fila i sindacati stessi per i quali – appunto – la migliore gestione dei processi produttivi avrebbe nel sistema della best practice il suo cardine principale: si tratta di una “idea manageriale” (e ti pareva!) per trovare tecniche, metodi e processi più efficaci, formalizzate in regole per obiettivi di miglioramenti quantitativi e qualitativi nella produzione di merci. E le direzioni-organizzazioni aziendali e governative, le ingegnerie del software, eccetera, ne fanno naturalmente buon uso.

Risultato: fra il proletariato aumenta la disoccupazione per molti e il plus-lavoro per altri. E poi si parla, a sinistra, di un “piano per il lavoro“, di una legge di stabilità con una politica economica che rimetta al centro il lavoro ed i diritti, la costruzione di un modello di sviluppo sostenibile e fondato sulla giustizia economica e sociale con – un po’ più sottovoce – un sostegno economico alle imprese virtuose…. Affinché poi, ai poveri ufficialmente censiti (più o meno a diversi milioni), si possano presentare le oppiacee visioni del “reddito minimo garantito”, verso il quale persino qualche personaggio del Governo mostrerebbe “sensibilità”…

DC
Lunedì, January 6, 2014

http://www.leftcom.org/it/articles/2014-01-06/e-la-%E2%80%9Cstabilit%C3%A0%E2%80%9D-passa-e-va%E2%80%A6

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Da sapere, sulla situazione pensionistica : gli internazionalisti

 

Dal sito di Sbilanciamoci abbiamo tratto (l’articolo è di A. Marano) alcune informazioni riguardanti Inps e pensioni.

Secondo il bilancio sociale 2012 dell’Inps, 11,5 milioni di pensionati percepiscono un reddito medio di 10.000 euro lordi annui, pari a 700 euro al mese. L’Inps gestisce oggi la quasi totalità delle prestazioni pensionistiche (previdenziali e assistenziali) e degli ammortizzatori sociali.

Nel 2012, con un Pil nazionale di 1500 miliardi, l’Inps ha pagato prestazioni per quasi 300 miliardi, di cui 261 miliardi di pensioni (237 miliardi per il settore previdenziale e 41 miliardi per quello assistenziale), 13 miliardi di ammortizzatori sociali e 10 miliardi di assegni familiari. Nello stesso periodo, ha raccolto 208 miliardi di contributi sociali e ricevuto trasferimenti dallo Stato per 94 miliardi.

Le pensioni previdenziali (vecchiaia, invalidità e superstiti) in essere offrono in media 1.029 euro lordi al mese, con una forte differenza di genere: 1.365 euro per i maschi, 822 euro per le femmine. Le prestazioni assistenziali (assegni sociali, pensioni di invalidità civile, indennità di accompagnamento) valgono in media poco più di 400 euro lordi al mese. Fra i peggio messi nel comparto previdenziale sono i lavoratori. Spiccano i lavoratori parasubordinati, con 308 euro al mese, e gli invalidi civili con 273 euro al mese.

Ancora: su 16,8 milioni di pensionati, 11,5 milioni sono fra i più poveri, con un reddito pensionistico medio di 10.000 euro lordi annui (netti, 700 euro mensili); altri 3,8 milioni hanno un reddito medio annuo lordo di 23.800 euro, ovvero una pensione netta mensile di 1.500 euro.

Sono quindi moltissimi i pensionati in condizioni sottostanti la soglia della povertà, mentre 166.000 pensionati ricevono assegni in media fra 10 e 17 volte il minimo e altri 20.000 pensionati usufruiscono di un reddito pensionistico superiore a 17 volte il minimo. Escluse dal calcolo le pensioni dei parlamentari, quelle dei dipendenti degli organi costituzionali e di alcuni funzionari dello Stato o di particolari enti locali.

E non parliamo delle pensioni liquidate nel 2012 e in calo rispetto alle precedenti, nonostante la loro corrispondenza con periodi contributivi molto lunghi (almeno 39 anni le pensioni di anzianità). Nei prossimi anni gli assegni si faranno sempre più… leggeri!

Per quanto concerne gli “ammortizzatori sociali”, risultano 4,4 milioni di lavoratori che ne hanno “beneficiato” nel 2012 (erano 3,8 del 2011): 2,5 milioni i trattamenti di disoccupazione e 1,6 milioni i trattamenti di Cig con ben un miliardo di ore di lavoro in meno, sempre nel 2012. Con la persistenza del mercato del lavoro salariato – tanto invocata da riformatori e antagonisti – il domani si annuncia drammatico.

DC
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Schubert – Der Erlkönig [魔王] (complete version.) – Hilary Hahn plays Ernst’ s Grand Caprice on Schubert’s Der Erlkönig, Op. 26

Wer reitet so spät durch Nacht und Wind?
Es ist der Vater mit seinem Kind
Er hat den Knaben wohl in dem Arm
Er fasst ihn sicher, er hält ihn warm

Mein Sohn, was birgst du so bang dein Gesicht?
Siehst, Vater, du den Erlkönig nicht!
Den Erlenkönig mit Kron und Schweif?
Mein Sohn, es ist ein Nebelstreif

Du liebes Kind, komm, geh mit mir!
Gar schöne Spiele, spiel ich mit dir
Manch bunte Blumen sind an dem Strand
Meine Mutter hat manch gülden Gewand

Mein Vater, mein Vater, und hörest du nicht
Was Erlenkönig mir leise verspricht?
Sei ruhig, bleibe ruhig, mein Kind
In dürren Blättern säuselt der Wind

Willst feiner Knabe du mit mir gehn?
Meine Töchter sollen dich warten schön
Meine Töchter führen den nächtlichen Reihn
Und wiegen und tanzen und singen dich ein

Mein Vater, mein Vater, und siehst du nicht dort
Erlkönigs Töchter am düsteren Ort?
Mein Sohn, mein Sohn, ich seh es genau:
Es scheinen die alten Weiden so grau

Ich liebe dich, mich reizt deine schöne Gestalt
Und bist du nicht willig, so brauch ich Gewalt!
Mein Vater, mein Vater, jetzt fasst er mich an!
Erlkönig hat mir ein Leids getan!

Dem Vater grauset’s, er reitet geschwind
Er hält in den Armen das ächzende Kind
Erreicht den Hof mit Mühe und Not
In seinen Armen das Kind war tot

 

Chi cavalca così tardi attraverso notte e vento?
È il padre col suo bambino
Tiene il fanciullo tra le braccia
Lo regge sicuro, lo tiene al caldo

Figlio mio, perché nascondi così timoroso il tuo viso?
Non vedi, padre, il re degli elfi!
Il re degli elfi con la corona e lo strascico?
Figlio mio, è una striscia di nebbia

Caro bambino, su, vieni con me!
Bellissimi giochi, farò con te
Molti fiori colorati sono sulla riva
Mia madre ha molte vesti d’oro

Padre mio, padre mio, e non senti
Cosa mi promette sottovoce il re degli elfi?
Stai calmo, resta calmo, bambino mio
Il vento mormora tra le foglie secche

Bel fanciullo, vuoi venire con me?
Le mie figlie ti aspettano già graziosamente
Le mie figlie di notte conducono le danze
E ti cullano, ballano e cantano per te

Padre mio, padre mio, e non vedi là
Le figlie del re degli elfi in quel luogo tetro?
Figlio mio, figlio mio, vedo esattamente:
I vecchi salici sembrano così spaventosi

Ti amo, il tuo bell’aspetto mi eccita
E se non vuoi, userò la forza!
Padre mio, padre mio, adesso mi afferra!
Il re degli elfi mi ha fatto del male!

Il padre spaventato, cavalca veloce
Tiene tra le braccia il bambino che geme
Raggiunge la fattoria con fatica e difficoltà
Tra le sue braccia il bambino era morto

Schubert-Quintet in C Major op. 163, D. 956 (Complete)

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Atahualpa Yupanqui – Preguntitas sobre Dios

 

“ Habría que destruir, o ayudar a que el hombre destruyera dentro de sí mismo, todo lo que tenga de egoísta. El día que se entre en conciencia de para qué venimos al mundo y qué tenemos que hacer en él, entonces tal vez se disminuya ese caudal de egoísmo que, a veces es motor que impulsa a las gentes a no portarse bien, a enriquecerse con facilidad, a inventar la guerra…..esas cosas horribles que acortan la vida del hombre y manchan su existencia en el universo. Si mis canciones pueden ayudar en una mínima parte a que la gente destruya su egoísmo, y me ayude a mí a destruir el mío, me doy por satisfecho”

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Operai Googyear sequestrano due dirigenti in fabbrica – Goodyear Amiens-Nord: les salariés séquestrent deux dirigeants

Operai Googyear sequestrano due dirigenti in fabbrica

Di: il 06/01/2014

 

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Goodyear Amiens-Nord: les salariés séquestrent deux dirigeants

Amiens (AFP) – 06.01.2014 17:29

Des salariés de l’usine de pneumatiques Goodyear d’Amiens-Nord séquestraient lundi deux dirigeants, radicalisant leur lutte contre la fermeture du site et les 1.173 suppressions de postes qu’elle risque d’entraîner, alors que la CGT redoute l’envoi prochain des premières lettres de licenciement.

L’usine Goodyear d’Amiens, le 5 décembre 2013, après l’annonce de la fermeture du site
afp.com – Denis Charlet
Un salarié agite un drapeau de la CGT devant l’usine Goodyear d’Amiens, le 5 décembre 2013, après l’annonce de la fermeture du site
afp.com – Denis Charlet

Des salariés de l’usine de pneumatiques Goodyear d’Amiens-Nord séquestraient lundi deux dirigeants, radicalisant leur lutte contre la fermeture du site et les 1.173 suppressions de postes qu’elle risque d’entraîner, alors que la CGT redoute l’envoi prochain des premières lettres de licenciement.

Le directeur de production de l’usine, Michel Dheilly, et le directeur des ressources humaines (DRH) Bernard Glesser étaient retenus lundi depuis 10H30 sur le site, dans une ambiance calme mais tendue, dans une salle de réunion à la porte bloquée par un imposant pneu agraire.

La CGT avait rendez-vous lundi matin avec le directeur, mais “toute l’équipe de weekend”, soit 200 salariés, est venue “pour essayer de mettre la pression sur la direction”, a rapporté Franck Jurek, secrétaire adjoint (CGT) du comité d’entreprise d’Amiens-Nord.

“On veut revenir à la table des négociations, c’est-à-dire un plan de départs volontaires et voir s’il y a un repreneur, et s’il n’y a pas de repreneur, un plan de départs volontaires pour tout le monde avec énormément de fric”, a lancé M. Jurek.

La CGT espère l’application d’une version “améliorée” d’un plan de départs volontaires (PDV) abandonné en 2012, avec des primes de licenciement “qui soient au minimum sur les bases du PDV” et des congés de reclassement allongés.

“On perd tout en justice, alors on a changé de braquet”, a résumé M. Jurek.

Début novembre, la direction de Goodyear avait clos la procédure d’information des représentants du personnel de l’usine en vue de sa fermeture, annoncée le 31 janvier 2013.

La CGT et le CHSCT ont lancé, en vain, de multiples procédures en justice pour obtenir la suspension du plan de sauvegarde de l’emploi (PSE).

Syndicats et salariés craignent désormais de recevoir les premières lettres de licenciement dans les semaines qui viennent.

Montebourg a “une part de responsabilité”

 

“On sait que un jour ou l’autre, ça va tomber, c’est une question de un ou deux mois. Comme on perd depuis un an au tribunal, à un moment, ils vont pouvoir mettre en place leur PSE. Avant, on veut négocier pour ne pas se faire avoir”, a encore expliqué M. Jurek.

“Soi disant, les lettres doivent partir ce mois-ci donc on n’a plus rien à perdre. Si on risque d’aller en prison, on ira en prison”, a lancé Michel Cadran, un ouvrier âgé d’une cinquantaine d’années.

Les deux dirigeants séquestrés ont pu avoir de l’eau et disposent encore de leurs téléphones portables, selon la CGT. L’inspection du travail était également sur place.

Le dialogue “est en stand-by. Ils vont rester là à passer la nuit avec nous tranquillement”, a assuré M. Jurek en fin d’après-midi.

“Ce type d’initiative, toujours condamnable, est particulièrement inopportun et contre-productif au moment où les énergies doivent se concentrer sur l’avenir des salariés affectés par le PSE en cours au sein de l’entreprise, après plusieurs années passées à chercher une solution”, a déclaré dans un communiqué la direction de Goodyear Tires Dunlop France.

L’usine a rouvert samedi après les congés d’hiver, mais “la direction n’a pas redémarré les équipements” et aucun pneu n’est sorti depuis des chaînes de production, selon M. Jurek.

De la fumée noire s’élevait lundi de pneus brûlés devant le dépôt de l’usine, bloqué par les salariés depuis mi-novembre.

“Arnaud Montebourg a aussi une part de responsabilité, il nous avait fait la promesse qu’il y avait un repreneur en faisant des grandes déclarations à la presse et depuis, plus rien. Ou si, des défaites juridiques”, a lancé le représentant CGT Mickaël Wamen aux journalistes présents sur place.

Le ministre du Redressement productif avait annoncé le 21 octobre un retour surprise de Titan dans le dossier Goodyear, affirmant que le groupe américain serait prêt à reprendre 333 emplois à Amiens Nord, dont le maintien serait garanti pendant quatre ans.

“On suit ça de près”, se contentait d’indiquer le ministère lundi soir.

http://www.tv5.org/cms/chaine-francophone/info/p-1911-Goodyear-Amiens-Nord-les-salaries-sequestrent-deux-dirigeants.htm?&rub=3&xml=newsmlmmd.urn.newsml.afp.com.20140106.8c1b9921.b140.4d1a.8646.c9495ea9481e.xml#

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