Eliminare l’essere umano – di David Byrne by francosenia.blogspot

martedì 3 ottobre 2017

Senza gli esseri umani…

Eliminare l’essere umano
- di David Byrne -

Io ho una teoria secondo la quale molti recenti sviluppi tecnologici e molte innovazioni, nel corso più o meno dell’ultimo decennio, si sono attenuti ad un ordine del giorno complessivo non detto: si è dovuto facilitare la necessità di MENO interazione umana. Non si è trattato di un errore, bensì di una caratteristica. Potremmo pensare che Amazon significhi venderci dei libri che non riusciamo a trovare localmente – e questa sarebbe stata un’idea brillante – ma forse riguarda altrettanto anche l’eliminazione dell’interazione umana. Nella tecnologia innovativa, quello che vedo emergere è un modello che ha ottenuto la massima attenzione, che ottiene soldi e che spesso – questo non sorprende – finisce per essere sviluppato e implementato. Quel che sembra avere più in comune questa tecnologia è il fatto che essa rimuove il bisogno di avere a che fare direttamente con gli esseri umani. La tecnologia non proclama, né confessa, che questo sia un obiettivo primario, ma sembra esserne assai spesso la conseguenza. Forse sono io a pensare che sia l’obiettivo primario. Ci sono molti modi di manifestare immaginazione nella sfera tecnica. Spesso sono meravigliosi e appaiono come beni sociali, ma mi permettono di lanciare qui un po’ di allarme cospirativo: un sacco di essi hanno come conseguenza quella di diminuire l’interazione umana.
Ho il sospetto che quasi non ci accorgiamo di questo modello, dal momento che è difficile immaginare come potrebbe essere uno sviluppo tecnologico alternativo. La maggior parte delle notizie che hanno a che fare con esso riguardano gli algoritmi, l’AI, i robot e le automobili che si guidano da sole, tutte cose che si adattano a questo modello, anche se sono in atto molte innovazioni tecnologiche che non hanno niente a che fare con l’eliminazione dell’interazione umana dalla nostra vita. Il CRISPR-cas9 nella genetica, nuove pellicole che possono raffreddare le case in maniera efficiente e a buon mercato, ed il calcolo quantistico, solo per citarne alcune, ma per lo più quello che leggiamo circa ciò ci riguarda quotidianamente è la traiettoria che porta ad un minore coinvolgimento umano. Nota: non considero le chat-room e le recensioni dei prodotti come “interazione umana”, ma esse vengono mediate e filtrate da uno schermo.
Non sto dicendo che questi sviluppo non siano efficienti e convenienti; il mio non è un giudizio che riguarda i servizi e la tecnologia. Sto semplicemente osservando un modello e mi sto chiedendo se quel modello significa che non si sono altre strade possibili, e che la strada che stiamo seguendo in realtà non è inevitabile, ma viene (probabilmente a livello inconscio) scelto.

Ecco alcuni esempi di tecnologia che consentono una minore interazione umana:
Ordinazioni online e consegna a domicilio
– Ordinare online è estremamente conveniente. Amazon, FreshDirect, Instacart, ecc. non solo hanno eliminato le interazioni nelle librerie e nelle file alla cassa, ma hanno eliminato TUTTE le interazioni umane tranne i consigli online (spesso pagati). New York ha avuto per decenni la consegna a domicilio – semplicemente telefonando ad un cibo da asporto locale – ma a New York non c’è mai stata carenza di interazione umana casuale.

Qui sopra un magazzino Amazon a Peterborough, Cambridge. La raccolta viene svolta sempre più per mezzo di una combinazione di esseri umani che lavorano con i robot. In quest’immagine si possono vedere otto persone.
“Gig Jobs” – TaskRabbit ed altri servizi
– ci sono persone che svolgono questi compiti nella “gig economy” [economia dei lavoretti online], ma come cliente uno deve necessariamente interagire con loro in maniera significativa.

Airbnb – Non c’è nessun banco dell’accettazione; spesso non c’è assolutamente nessun contatto umano.

Musica digitale – Download e Streaming – non c’è negozio fisico, ovviamente, perciò non vi sono commessi snob sottuttoio con cui trattare. WOW, potresti dire. Qui ci sono consigli algoritmici riguardo alcuni servizi per cui non hai nemmeno bisogno di discutere di musica con i tuoi amici per sapere cosa piace loro – il servizio sa cosa piace loro, e quindi puoi saperlo anche tu senza aver bisnogno di parlarci. Anche la musica è un collante ed un lubrificante sociale che sta venendo eliminata?

App Autisti – Qui c’è un’interazione minima - uno non deve dire l’indirizzo all’autista, né il percorso preferito e neppure interagire al momento in cui paghi la corsa.

Automobili senza autista – In un certo senso, se sei fuori con i tuoi amici, senza che ci sia uno di voi che guida significa avere più tempo per chiacchierare. O per bere. Molto bene. Ma la tecnologia driverless è a anche mirata ad eliminare i tassisti, i camionisti, gli autisti che fanno le consegne e molti altri. Qui, ci sono enormi vantaggi che derivano dall’eliminare gli esseri umani – per cui ci potrebbero essere meno incidenti e meno morti. Gli svantaggi includono una massiccia perdita di posti di lavoro. Ma questo è un altro argomento. Quello che vedo in maniera consistente è il modello volto ad “eliminare l’essere umano”.

Cassa automatizzata – “Eatsa” è una nuova versione di”Automat” (un Ristorante automatico senza personale visibile, un tempo popolare). In questa nuova versione, il personale ha il compito di aiutarci ad imparare ad usare le macchine che fungono da cassa e che li sostituiranno, mentre allo stesso tempo addestrano i clienti a svolgere il lavoro che una volta era dei cassieri.
Amazon sta testando dei negozi – anche negozi di generi alimentari – che permettono lo shopping automatico. Si chiamano Amazon Go. Se gli oggetti vengono piazzati perfettamente sugli scaffali, i sensori sanno allora che cosa avete preso, e quindi potete semplicemente uscire con i vostri “acquisti” senza avere alcun contatto umano. Ma c’è ancora qualche bug.
In alcuni aeroporti, si può ordinare e pagare via tablet – anche questo sistema soffre di alcuni bug: ho visto molte persone che se ne andavano in preda alla frustrazione. Ma presto questi bug verranno risolti.

Vendita online di arte - Le opere artistiche vengono sempre più vendute online, di modo che si possono evitare sgradevoli incontri con il personale intimidatorio delle gallerie d’arte. eBay: “Aste” senza il dramma umano e senza l’eccitazione.

Intelligenza Artificiale - L’AI nel processo decisionale spesso (anche se non sempre) si comporta in maniera decisamente migliore rispetto agli esseri umani. In alcune aree ce lo possiamo aspettare. Per esempio, su una mappa che rappresenta il traffico e la distanza, l’AI suggerirà il percorso più breve, mentre noi, in quanto esseri umani, non avremmo il tempo di controllare tutti i dati relativi al traffico, e saremmo inclini a fare il solito percorso. Ma si stanno aprendo alcune aree meno consuete in cui l’AI è meglio degli esseri umani. Come scrive sul New Yorker Siddhartha Mukherjee, nell’individuazione dei melanomi l’AI si comporta meglio di molti medici. Anche molti lavori legali di routine verranno ben presto svolti da programmi per computer, e oggi le valutazioni finanziarie vengono svolte da macchine.

Forza lavoro dei Robot - I robot sono macchine fisiche un po’ differenti dall’Intelligenza Artificiale. La fabbriche in crescita sono sempre meno ed hanno sempre meno lavoratori, il che significa che non ci sono persone da affrontare, non ci sono operai che si agitano contro gli straordinari, e non c’è nessuno che si ammala. L’utilizzo dei robot evita al datore di lavoro di pensare alla corresponsabilità dei lavoratori, all’assistenza sanitaria, alla previdenza sociale, alle tasse mediche e ai sussidi di disoccupazione.

Assistenti Personali – Google Home e Amazon Echo - grazie ad un miglior riconoscimento vocale, si può sempre più parlare con una macchina, piuttosto che con una persona. (A questo si accompagna la questione di sapere se queste macchine sono sempre in ascolto e se possibilmente registrano – o quanto meno tabulano – i discorsi. Anche quando non viene svolta ufficialmente, una discussione “offline” potrebbe essere usata al fine di migliori consigli, per esempio). Le storielle divertenti abbondano, quando ci sono dei bug. La bambina che dice «Alexa, voglio una casa per le bambole»… ed ecco che subito i genitori se ne ritrovano una nel loro carrello. Quando questa storia diventa virale, viene riproposto il segmento in cui c’è la richiesta della bambina, e ben presto si sono un bel po’ di persone che, con Amazon Echo, si trova nel loro carrello le case per le bambole.

Analisi dei Dati del Comportamento - I miglioramenti e le innovazioni dovuti al macinare una massiccia quantità di dati significa che si possono riconoscere dei modelli dove prima non venivano visti. «Fidati dei dati, non dei tuoi occhi bugiardi.» Finiremo per fidarci più dell’elaborazione dei dati che di noi stessi e dei nostri amici e colleghi umani.

Video Games (e Realtà Virtuale) - Sì, alcuni giochi online sono interattivi – ma la maggior parte di essi vengono giocati in una stanza da una persona immersa nel gioco – l’interazione è virtuale.

Compravendita di azioni automatizzata ad alta velocità - Una macchina che macina un’enorme quantità di dati può individuare rapidamente le tendenze ed i modelli, ed agire su di essi più velocemente di quanto possa fare una persona.

MOOCS - Istruzione online, senza alcuna interazione diretta di un insegnante.

E infine, media “sociali” – “interazione” sociale che non è realmente sociale.

Mentre l’apparire sui social network è una connessione – con spesso affermano Facebook ed altri – il fatto è che molti social media sono una simulazione della connessione sociale reale. Come è stato messo recentemente in evidenza, i social media attualmente aumentano le divisioni fra di noi, amplificando l’effetto eco e facendoci vivere all’interno di bolle cognitive. Veniamo nutriti di quello che già ci piace o di quello che piace ai nostri amici che hanno inclinazioni simili alle nostre… In questo modo, diventiamo meno connessi tranne che con coloro che fanno parte del nostro gruppo. Le reti sociali fanno aumentare anche l’invidia e l’infelicità. Da un recente studio”:
«La sfida è quella per cui la maggior parte del lavoro che riguarda l’interazione sociale viene svolta usando il “mondo reale”, il faccia-a-faccia delle reti sociali, in contrasto con le relazioni online che sono sempre più comuni.
Complessivamente, i nostri risultati hanno dimostrato che, mentre il mondo reale delle reti sociali veniva associato al benessere complessivo, l’utilizzo di Facebook veniva associato al benessere complessivo in maniera negativa. Questo risultato era particolarmente valido per quanto riguarda la salute mentale; la maggior parte delle misurazioni dell’utilizzo nel corso di un anno di Facebook prevedevano una diminuzione della salute mentale nell’anno successivo. Abbiamo sistematicamente verificato che sia il mettere “mi piace” al contenuto degli altri che cliccare i link preludeva in maniera significativa ad una successiva riduzione dell’autovalutazione della salute fisica, della salute mentale e della soddisfazione di vita.»

Mentre proclama di connetterci, l’effetto triste e certamente non voluto è che oltretutto ci separano. A mio avviso, questo è in parte dovuto ad assecondare il piacere che proviene dal fatto che uno ascolta solo cone cose cui è d’accordo, ma è anche dovuto al fatto che la connessione non è mai stata reale, ma solo virtuale – non tra persone reali ma fra i loro sé stessi online.
Il contro-argomento rispetto ai pericoli dei social media è stato «guarda la primavera araba». Sì, i social media sono stati uno strumento molto utilizzato per diffondere notizie e per richiamare l’attenzione, ma possono davvero essere ritenuti degli strumenti per favorire la rivolta? La risposta è complicata, e ci sono vari punti di vista.
Sembra che siano anche un fattore altrettanto importante per quel che attiene alla crescita del movimento, e la dimostrazione era data da quanto erano ben organizzati i gruppi. E non possiamo scordare che si tratta anche di una strada a doppio senso: i social media sono stati usati anche dai regimi oppressivi per individuare e inchiodare la resistenza.
Malcolm Gladwell scrive su The New Yorker:
«L’attivismo sociale ad “alto rischio” richiede radici profonde e legami forti. Ma il fatto meno interessante che concerne essi, è sicuramente il fatto che alcuni dei manifestanti possono (o non possono) avere ad un certo punto impiegato alcuni degli strumenti dei nuovi media per comunicare fra di loro. Per favore. La gente ha protestato e ha sbattuto giù governi prima che Facebook fosse inventato. Lo facevano prima che apparisse Internet. C’era a malapena qualcuno che nella Germania dell’Est degli anni 1980 aveva un telefono – ed è andata a finire con centinaia di migliaia di persone nel centro di Lipsia che hanno abbattuto un regime del quale tutti pensavamo che sarebbe durato un’altra centinaia di anni – e durante la rivoluzione francese la folla nelle strade parlava, l’un l’altro, per mezzo di quello strano, oggi largamente sconosciuto, strumento noto come voce umana. Le persone che hanno qualcosa di cui lamentarsi troveranno sempre il modo per comunicare fra di loro. Il modo in cui scelgono di farlo, dopo tutto è meno interessante rispetto al motivo che in primo luogo li ha spinti a farlo.»
In passato, molti movimenti di trasformazione hanno avuto successo basandosi su leader, sulla base dei principi e dell’organizzazione. Sebbene i social media siano un ottimo strumento per mettere insieme le persone e per bypassare i canali governativi, essi non garantiscono l’eventuale successo.
I social media non sono realmente sociali – mettere la spunta alle caselle ed avere seguaci ed ottenere feed NON significa essere sociale – è una simulazione, sullo schermo, di interazione umana. L’interazione umana è molto più sfumata e complicata di quello che avviene online. Gli ingegneri amano le cose che sono quantificabili. Odori, gesti, espressioni, tono di voce, ecc. ecc. – in breve, tutti i vari modi in cui comunichiamo sono MOLTO difficili da quantificare, e assai spesso sono queste le modalità secondo cui poter dire se qualcuno ci piace o no.

Perché questo focalizzarsi sul bypassare gli esseri umani?
Ci sono molte ragioni per voler evitare l’interazione umana:
1 - L’interazione umana viene percepita come complicata, inefficiente, rumorosa e lenta.
2 - Meno interazione umana rende meno costosa la produzione, i servizi e lo scambio. È buona, almeno nel breve periodo, per i capi, i proprietari e gli investitori.
3 - Ci viene detto che automazione significa che non dovremo più lavorare per svolgere compiti umili. Avremo più tempo libero – anche se non si capisce come faremo a vivere.
4 - Gli ingegneri e i programmatori sono spesso persone non adeguate all’interazione umana, quindi stanno creando automaticamente un mondo che è più adatto a loro.

Quest’ultimo punto potrebbe essere un po’ controverso, ma prestatemi ascolto. La mia teoria è che molta tecnologia è stata codificata e creata da persone che si trovano in qualche punto di questo spettro (dovrei saperlo – ora sono diverso, ma di solito ho trovato terrificanti molte interazioni sociali). Quindi, per quelli di noi che erano soliti trovare l’interazione umana scomoda e difficile, sarebbe stato naturale tendere inconsciamente a rendere più confortevoli le nostre vite – perché mai non dovremmo? Per un ingegnere si tratta di rimuovere dalla sua vita quanto possibile di interazione umana, e quindi anche dalle nostre vite.
Gli esseri umani sono capricciosi, erratici, emotivi, irrazionali e prevenuti in un modo che a volte sembra essere controproducente. Qualcuno afferma che la sopravvivenza degli esseri umani dipende dal modo in cui noi diamo loro un qualche controllo sulle macchine – per esempio, sembra che il problema del controllo delle emissioni di CO2 venga affrontato in maniera piuttosto pasticciata. Sembra che la nostra emotività, la nostra natura pronta ed egoista sarà la nostra rovina. Ci sono un bel po’ di argomenti per fare uscire gli esseri umani dall’equazione, ma molti potrebbero non ammettere che si tratta di un obiettivo cosciente. L’obiettivo dichiarato potrebbe essere diagnosticare melanomi o ordinare generi alimentari, e non eliminare l’interazione umana.
Sto non sto neppure dicendo che qualcuna di queste app e tecnologie non siano abbastanza convenienti, ingegnose o efficienti. Io faccio uso di molte di esse. Ma, dalle linee di casse automatiche alle automobili che si guidano da sole, vedo un trend che continua ad accelerare, e percepisco che nella misura in cui ciò avviene l’interazione umana diverrà sempre più rara e quindi sempre più difficile per le persone – non solo per le persone che fanno parte di quello spettro, ma per tutti noi.

C’è un aspetto negativo?
Ovviamente, i posti di lavoro sono grosso punto interrogativo. Quando le persone diventano superflue, cosa faranno per poter vivere? Due membri della facoltà del MIT asseriscono che la produttività è diventata “disaccoppiata” dai salari e dall’occupazione. Stiamo diventando più efficienti ma non abbiamo bisogno di così tante persone.
Questo è un altro argomento vero e proprio – troppo grande da affrontare qui. Ci sono argomenti a favore di entrambi i lati – alcuni sostengono che i posti di lavoro per i disoccupati tecnologici aumenteranno, altri dicono che non accadrà. Ecco quali sono le diverse professioni e come esse stanno procedendo sulla strada della digitalizzazione (cosa che si traduce in «lavori che vengono fatti senza esseri umani»):

Mio padre era un ingegnere elettrico – amo il modo in cui gli ingegneri elettrici guardano al mondo. Io stesso ho frequentato sia la scuola d’Arte CHE la scuola di Ingegneria (la mia frustrazione consisteva nel fatto che c’era ben poca o nessuna contaminazione. A quel tempo mi venne detto che prendere lezioni che riguardavano entrambe le discipline sarebbe stato MOLTO difficoltoso). Conosco ed amo sia la mentalità dell’ingegnere che quella dell’artista (ed ho sentito dire che oggi mescolare gli studi non è poi così tanto difficile, come lo era prima).
Non si tratta del fatto che non sia una cosa buona creare un mondo che sia accogliente per una persona, ma che quando uno ha così tanto potere sul resto del mondo, come avviene per il settore tecnologico, su gente che non condivide naturalmente il loro punto di vista, allora vuol dire che si rischia uno strano squilibrio. Il mondo tecnologico è prevalentemente maschile. Il testosterone combinato con la tendenza ad eliminare quanto sia possibile di interazione con gli esseri umani reali – fatti due conti, e vedi qual è il futuro.
Siamo abituati a personale di servizio ed a commessi che non hanno interesse o partecipazione alle imprese dove lavorano. Non hanno alcun incentivo a rendere migliori i prodotti o i servizi. Questa è un’eredità della linea di montaggio, della standardizzazione, del franchising e di altre pratiche che incrementano l’efficienza ed abbassano i costi. C’è quindi un piccolo passo che un lavoratore che se ne frega al robot. Per i consumatori, non sembra che ci sia una grande perdita.
Coloro che supervisionano l’Intelligenza Artificiale e i robot faranno – non senza che ci sia una coincidenza – un sacco di soldi, nella misura in cui continuerà ed accelererà questa tendenza ad una minore interazione umana – così come molti dei prodotti di cui sopra sono enormemente convenienti. Google, Facebook ed altre compagnie sono potenti, ed anche innovative, ma l’innovazione sembra curiosamente avere avuto un’invisibile traiettoria. Le nostre fantasie sono limitate a chi e a che cosa siamo. Nel nostro procedere (che in qualche modo è buono) siamo prevenuti, ma forse una qualche diversità su ciò che influenza il mondo potrebbe essere ragionevole e ne potremmo beneficiare tutti.
Per ripetere quello che ho scritto sopra – gli essere umani sono capricciosi, erratici, emotivi, irrazionali e prevenuti in un modo che a volte sembra essere controproducente. Avevo sostenuto che anche se queste cose potrebbero sembrare negative, molti di tali attributi attualmente lavorano a nostro favore. Molte delle nostre risposte emozionali si sono evolute nel corso dei millenni, e sono baste sulla probabilità che le nostre risposte, spesso prodotte da un’emozione, serviranno probabilmente ad offrire il modo migliore per affrontare una situazione.
Il neuro-scienziato Antonio Damasio ha scritto a proposito di un paziente per il quale ha usato il nome Elliot, il quale aveva avuto un danno al suo lobo frontale che lo aveva reso privo di emozioni. Sotto tutti gli altri aspetti stava bene – intelligente, sano – ma emozionalmente era Spock. Elliot non poteva prendere decisioni. Girava senza fine intorno ai dettagli. Damasio aveva concluso che sebbene pensiamo che prendere decisioni sia razionale e robotico, sono le nostre emozioni quelle che ci permettono attualmente di decidere.
Con gli esseri umani alquanto imprevedibili (almeno fino a quando un algoritmo non rimuove completamente quest’illusione), abbiamo il vantaggio della sorpresa, fortunati incidenti e inattese connessioni ed intuizioni. Interazione, cooperazione e collaborazione con gli altri moltiplica queste opportunità.
Noi siamo una specie sociale – traiamo vantaggio dalle passate scoperte, e beneficiamo della nostra tendenza a cooperare per raggiungere quello che non riusciamo a fare da soli. Nel suo libro, “Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità“, Yuval Noah Harari afferma che questo è ciò che ci ha permesso di avere successo. Afferma anche, inoltre, che questa cooperazione è stata spesso facilitata dalla possibilità di credere in “finzioni” come le nazioni, il denaro, le religioni e le istituzioni legali. Le macchine non credono alle finzioni, o quanto meno non ancora. Ciò non significa che non ci supereranno, ma se le macchine sono progettate per essere principalmente auto-interessate, possono arrivare ad un punto morto. Se una minore interazione umana ci consente di dimenticare come fare a cooperare, allora perderemo il nostro vantaggio.
I nostri incidenti casuali e i nostri strani comportamenti sono divertenti – rendono la vita piacevole. Mi chiedo cosa ci rimane quando ci sono sempre meno interazioni. Rimuovi gli esseri umani dall’equazione e rimaniamo meno completi in quanto persone o in quanto società. “Noi” non esistiamo come individui isolati – noi come individui siamo abitanti delle reti, siamo relazioni. È questo il modo in cui prosperiamo e ci sviluppiamo.

- David ByrnePubblicato il 18 maggio 2017 su David Byrne Journal

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