il 27 agosto 1950 Cesare Pavese è morto suicida : poems – ‘Onde Di Questo Mare’: pdf

Cesare Pavese – poems – - PoemHunter.com

‘Onde Di Questo Mare’: Reconsidering Pavese

antenati

Stupefatto del mondo mi giunse un’età
che tiravo gran pugni nell’aria e piangevo da solo.
Ascoltare i discorsi di uomini e donne
non sapendo rispondere, è poca allegria.
Ma anche questa è passata: non sono piú solo
e, se non so rispondere, so farne a meno.
Ho trovato compagni trovando me stesso.

Ho scoperto che, prima di nascere, sono vissuto
sempre in uomini saldi, signori di sé,
e nessuno sapeva rispondere e tutti eran calmi.
Due cognati hanno aperto un negozio – la prima fortuna
della nostra famiglia – e l’estraneo era serio,
calcolante, spietato, meschino: una donna.
L’altro, il nostro, in negozio leggeva i romanzi
- in paese era molto – e i clienti che entravano
si sentivan rispondere a brevi parole
che lo zucchero no, che il solfato neppure,
che era tutto esaurito. È accaduto piú tardi
che quest’ultimo ha dato una mano al cognato fallito.

A pensar questa gente mi sento piú forte
che a guardare lo specchio gonfiando le spalle
e atteggiando le labbra a un sorriso solenne.
È vissuto un mio nonno, remoto nei tempi,
che si fece truffare da un suo contadino
e allora zappò lui le vigne – d’estate -
per vedere un lavoro ben fatto. Cosí
sono sempre vissuto e ho sempre tenuto
una faccia sicura e pagato di mano.

E le donne non contano nella famiglia.
Voglio dire, le donne da noi stanno in casa
e ci mettono al mondo e non dicono nulla
e non contano nulla e non le ricordiamo.
Ogni donna c’infonde nel sangue qualcosa di nuovo,
ma s’annullano tutte nell’opera e noi,
rinnovati cosí, siamo i soli a durare.
Siamo pieni di vizi, di ticchi e di orrori
- noi, gli uomini, i padri – qualcuno si è ucciso,
ma una sola vergogna non chi ha mai toccato,
non saremo mai donne, mai schiavi a nessuno.

Ho trovato una terra trovando i compagni,
una terra cattiva, dov’è un privilegio
non far nulla, pensando al futuro.
Perché il solo lavoro non basta a me e ai miei,
noi sappiamo schiantarci, ma il sogno piú grande
dei miei padri fu sempre un far nulla da bravi.
Siamo nati per girovagare su quelle colline,
senza donne e le mani tenercele dietro alla schiena.

Prima sezione di Lavorare stanca

Ancestors

Stunned by the world, I reached an age

when I threw punches at air and cried to myself.

Listening to the speech of women and men,

not knowing how to respond, it’s not fun.

But this too has passed: I’m not alone anymore,

and if I still don’t know how to respond,

I don’t need to. Finding myself, I found company.

I learned that before I was born I had lived

in men who were steady and firm, lords of themselves,

and none could respond and all remained calm.

Two brothers-in-law opened a store–our family’s

first break. The outsider was serious,

scheming, ruthless, and mean–a woman.

The other one, ours, read novels at work,

which made people talk. When customers came,

they’d hear him say, in one or two words,

that no, there’s no sugar, Epsom salts no,

we’re all out of that. Later it happened

that this one lent a hand to the other, who’d gone broke.

Thinking of these folks makes me feel stronger

than looking in mirrors and sticking my chest out

or shaping my mouth into a humorless smile.

One of my grandfathers, ages ago,

was being cheated by one of his farmhands,

so he worked the vineyards himself, in the summer,

to make sure it was done right. That’s how

I’ve always lived too, always maintaining

a steady demeanor, and paying in cash.

And women don’t count in this family.

I mean that our women stay home

and bring us into the world and say nothing

and count for nothing and we don’t remember them.

Each of them adds something new to our blood,

but they kill themselves off in the process, while we,

renewed by them, are the ones to endure.

We’re full of vices and horrors and whims–

Cesare Pavese

abitudini

Sull’asfalto del viale la luna fa un lago
silenzioso e l’amico ricorda altri tempi.
Gli bastava in quei tempi un incontro improvviso
e non era piú solo. Guardando la luna,
respirava la notte. Ma più fresco l’odore
della donna incontrata, della breve avventura
per le scale malcerte. La stanza tranquilla
e la rapida voglia di viverci sempre,
gli riempivano il cuore. Poi, sotto la luna,
a gran passi intontiti tornava, contento.

A quei tempi era un grande compagno di sé.
Si svegliava al mattino e saltava dal letto,
ritrovando il suo corpo e i suoi vecchi pensieri.
Gli piaceva uscir fuori prendendo la pioggia
o anche il sole, godeva a guardare le strade,
a parlare con gente improvvisa. Credeva
di saper cominciare cambiando mestiere
fino all’ultimo giorno, ogni nuovo mattino.
Dopo grandi fatiche sedeva fumando.
Il piacere piú forte era starsene solo.

È  invecchiato l’amico e vorrebbe una casa
che gli fosse più cara, e uscir fuori la notte
e fermarsi sul viale a guardare la luna,
ma trovare al ritorno una donna sommessa,
una donna tranquilla, in attesa paziente.
È  invecchiato l’amico e non basta piú a sé.
I passanti son sempre gli stessi; la pioggia
e anche il sole, gli stessi; e il mattino, un deserto.
Faticare non vale la pena. E uscir fuori alla luna,
se nessuno l’aspetti, non vale la pena.

 

Habits

On the asphalt of the avenue the moon makes

a quiet lake and my friend remembers other times.

A spontaneous encounter used to be enough for him

and he was no longer alone. Looking at the moon,

he breathed in the night. But the freshest scent

was of a woman encountered, the brief adventure

on unsure steps. The quiet room

and a fleeting desire to live there forever

filled his heart. Then, under the moon,

he returned with long strides, dazed and satisfied.

At that time he was his own great companion.

He woke in the morning and jumped from bed

finding his own body and his old thoughts.

He liked to go out under the rain

or the sun, he enjoyed watching the streets,

and talking to people spontaneously. He believed

he could always change his metier

up to the last day, each new morning.

After great exertions he sat smoking.

His greatest pleasure was to be alone.

My friend has aged and now wants a house

that he could cherish, and leave at night,

and stop on the avenue to look at the moon,

but find on his return a subdued woman,

a quiet woman, patiently waiting.

My friend has aged and is no longer content with himself.

The passersby are always the same; the rain

and the sun, the same; and morning’s a desert.

To exert is no longer worth it. And going out under the moon,

when no one’s waiting for him, is no longer worth it.

Cesare Pavese

Συνήθειες
Τζέζαρε Παβέζε (μετάφραση: Σπύρος Δόικας)

Στο πλακόστρωτο του πίσω δρόμου το φεγγάρι λιμνάζει
σιωπηλό κι ο φίλος μας τα περασμένα αναπολεί.
Τότε που του αρκούσε μια τυχαία συνάντηση
για να μη νιώθει πλέον μόνος.
Τότε, που του άρεσε ν’ αγναντεύει το φεγγάρι
και να ρουφάει της νύχτας τ’ αρώματα.
Μα πιο γλυκό, θυμάται, ήταν το άρωμα της γυναίκας
Που θα συναντούσε, η σύντομη περιπέτεια στην ετοιμόρροπη σκάλα.
Η γαλήνια κάμαρη και η επιθυμία να ζήσει εκεί για πάντα
Γέμιζαν την καρδιά του. Ύστερα, κάτω από το φως του φεγγαριού,
με μεγάλες αργόσυρτες δρασκελιές θα επέστρεφε, ευτυχισμένος.

Εκείνο τον καιρό ήταν ο καλύτερος φίλος του εαυτού του.
Ξυπνούσε το πρωί και σηκωνόταν απ’ το κρεβάτι
ξανασμίγοντας με το κορμί του και τις αναμνήσεις του.
Του άρεσε να βγαίνει έξω στη βροχή ή να την αράζει στον ήλιο
να χαζεύει την κίνηση του δρόμου
και να πιάνει κουβέντα με τους περαστικούς.
Ήταν πεπεισμένος ότι μπορούσε ν’ αλλάζει επάγγελμα κάθε πρωί,
μέχρι την τελευταία ημέρα της ζωής του.
Μετά, αποκαμωμένος, άραζε κάπου για να κάνει το τσιγάρο του.
Τότε, θυμάται, η μεγαλύτερη ικανοποίηση ήταν να είναι μόνος.

Πάει, γέρασε ο φίλος μας, και θα ’θελε ένα σπίτι ζεστό,
θα ’θελε να βγαίνει τις βόλτες του το βραδάκι
και να την αράζει στο πλακόστρωτο χαζεύοντας το φεγγάρι,
αλλά, σα γυρνάει σπίτι, να βρίσκει μια γυναίκα αφοσιωμένη,
μια γυναίκα γαλήνια, να τον περιμένει υπομονετικά.
Πάει, γέρασε ο φίλος μας, και η μοναξιά του ’γινε βάρος.
Οι περαστικοί διαβάτες είναι πάντα οι ίδιοι· ο ήλιος
και η βροχή, απαράλλακτοι· και το χάραμα, έρημος.
Δεν αξίζει τον κόπο να παιδεύεται κανείς πλέον,
και να βγαίνει έξω στη φεγγαράδα, άμα κανείς δεν τον περιμένει,
αλήθεια σας λέω, δεν αξίζει τον κόπο.

http://www.translatum.gr/forum/index.php?topic=45288.0

Léo Ferré – Verrà la morte (Cesare Pavese ..

Il Compagno (Paperback)pdf – LO STEDDAZZU : Cesare …

Cesare Pavese : Il dio caprone ; Il mito da Saggi sul mito …

Cesare Pavese : La luna e i falò pdf e audiolibro

Il Compagno (Paperback)pdf – LO STEDDAZZU : Cesare …

Cesare Pavese : Paesi Tuoi ; audiolibro – free download …

Léo Ferré – Verrà la morte (Cesare Pavese

Il Mestiere Di Vivere Cesare Pavese – gaLoni – Il mestiere …

Se suonasse la voce anche il palpito breve del silenzio che …

Cesare Pavese : IL VINO TRISTE

CESARE PAVESE – “Feria d’agosto” – Herta Talmar & Franz …

Un paese vuol dire non essere soli,….Ma non è facile starci tr

il carcere cesare pavese – Mito – Debussy -La Mer …

Ma non basti da solo, e lo sai – Schubert’s Winterreise – 11 ..

Solamente girarle, le piazze e le strade son vuote …

I DIALOGHI CON LEUCÒ – Six Dialogues with Leuco LUMEN …

Cesare Pavese : IL VINO TRISTE | controappuntoblog.org

Straub-Huillet : sicilia – Pavese – O somma luce …

Il funeralino | controappuntoblog.org

Questa voce è stata pubblicata in amore, cultura e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.