Rachmaninov and Marfan’s syndrome,il tartaro veloce : attenti all’eugenetica!

Rachmaninov and Marfan’s syndrome. | The BMJ

Rachmaninov, il tartaro che amava la velocità

Al di là del virtuosismo, una poetica da riscoprire

«Perché, durante tutta la mia vita, la scontentezza di me stesso mi ha sempre tolto la calma?» si chiede Sergei Vasil’evic Rachmaninov, in una lettera del 1922. In un periodo, cioè, in cui il grande pianista-compositore, emigrato in America dopo la Rivoluzione d’Ottobre, è immerso in un’attività concertistica a dir poco frenetica, con esibizioni continue, al di là e al di qua dell’Oceano, in condizioni di ricchezza e di gloria. Eppure: nella sua figura sempre si intrecciano, come tensioni antagoniste, esaltazione e insoddisfazione, ardore e depressione. Rachmaninov (1873-1943) non è stato solo il funambolo del pianoforte o il generatore di funambolismi pianistici che il «mercato» e i media statunitensi hanno voluto costruire e promuovere, e che ancora ai nostri giorni, film come «Shine», con la banalemitizzazione del Concerto per pianoforte n. 3 quale inarrivabile cimento di virtuosismo, hanno propagato.

Il festival «Riscoprire Rachmaninov» che la Scala, in collaborazione con la «Rachmaninov Foundation», dedica al maestro russo (a 70 anni dalla morte e a 140 dalla nascita), è in questo senso un’occasione preziosa per ristabilire un tributo alla verità e alla complessità di un artista tutt’altro che «monocorde». Dal 7 al 10 marzo, la rassegna, nel Ridotto dei Palchi, annovera ascolti di rulli riversati in digitale, una conferenza con Geoffrey Norris, Gianandrea Noseda e Franco Pulcini, vari concerti da camera, con brani pianistici, la Sonata per violoncello e piano op. 19 (solisti Sandro Laffranchini e Sean Botkin), liriche, il Trio Élégiaque e meno usuali pagine per due pianoforti.

Ciò che forse più è da riscoprire in Rachmaninov sono proprio gli aspetti più intimi, meno appariscenti e dell’uomo e della sua musica. Quella esplosiva commistione di rigore militare e di estroso dérapage, ereditato dalla famiglia paterna (il nonno, Arkadij Aleksandrovic, era stato allievo di John Field). Il portato di vari traumi infantili: la rovina economica della famiglia un tempo nobile e agiata, gli studi compiuti più per talento che per impegno (a San Pietroburgo il giovane Sergej marinava la scuola per andare a pattinare, «giocherellone e birichino» come ricorda la sua iografa Sof’ja Alexandrovna Satina), la fuga repentina dalla casa del maestro Zverev a Mosca, forse in seguito ad uno scandalo omosessuale.

Fino a quello snodo cruciale, attorno al 1900: dopo un’ascesa formidabile, subito apprezzato da Taneev, da Glazunov, da Ciajkovskij, il giovane compositore reagisce moltomale al fiasco della Prima Sinfonia, stroncata da César Cui in termini a dir poco ingenerosi: «Se all’inferno ci fosse un conservatorio, se uno dei suoi migliori studenti, incaricato di scrivere una sinfonia sulle “Sette piaghe d’Egitto”, avesse composto una sinfonia come quella di Rachmaninov, avrebbe assolto brillantemente al suo compito, facendo la delizia degli abitanti dell’inferno». Rachmaninov piomba in una profonda depressione, dalla quale esce lentamente e a fatica, con la composizione del Concerto per pianoforte n. 2, grazie alla cura ipnotica di unmedico di grido, Nikolaj Dahl, che ogni giorno gli ripete come cantilena «Riuscirai a scrivere il concerto, lavorerai senza difficoltà, il concerto sarà meraviglioso»… Anche se, di recente, un nipote del compositore, Alexander, ha «svelato» che, più della cura ipnotica, ad aiutare il maestro in quei mesi sarebbero stati gli incontri clandestini con una misteriosa fanciulla, musa segreta del Concerto, in segreto poi amata per tutta la vita.

Ecco un «altro» Rachmaninov, che fa il pendant con le «immagini» e gli exploit più noti: il giardiniere costante che meticolosamente cura i fiori nella sua villa di Lucerna; l’entusiasta di ogni innovazione tecnica, che stacca un assegno da 5.000 dollari a uno sconosciuto costruttore di aeroplani; l’appassionato di automobili che sfreccia su un’Isotta-Fraschini per le strade di Santa Monica. Assetato di velocità e di ebbrezza, al volante come alla tastiera.

Gian Mario Benzing
4 dicembre 2012

http://www.corriere.it/cultura/eventi/2012/scala/notizie/24-benzing-rachmaninov-tartaro-velocita_45b5ffe0-3e2f-11e2-a03c-f61343c03e63.shtml

Rachmaninov, The Rock (Op. 7) (Svetlanov) – transcr by Rachmaninoff- Pleshakov & Winther

Questa voce è stata pubblicata in musica e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.