La logica del simbolo che viene dal tempo.Tempo, rappresentazione e strutturalità nell’esperienza umana e nelle scienze fisiche , Dmitri Shostakovich – Waltz No. 2

La logica del simbolo che viene dal tempo.

Pubblicato da radiostazionebachelard

Nessuna critica può pretendere di essere altro che un armonico giudizio capace di inserirsi nella realtà su cui, a partire dalla quale, opera. Essa, è il mattone di costruzione del luogo del soggetto come certificazione della sua esistenza di fronte alla vita come conoscenza. In altre parole è quando il bozzolo dell’opinione muta in farfalla di possibilità, solo una di infinite colorate farfalle, che nasce la conoscenza. Non è quella della conoscenza critica la logica di un fallimento, se non in termini brutalmente epistemici. Al contrario la critica che non pretenda di ridurre il tempo a una verità di movimento ma al movimento stesso della critica e della materia cui essa partecipa è forse la forma più esatta di conoscenza. Non è la realtà a essere relativa è la sua funzionalizzazione in termini di conoscenza a fare di essa un necessario spazio di relativizzazioni. E’ un processo giammai volto alla forzatura ma fisiologico, endogeno all’esistenza. Il tempo lo vuole, dato che esso non è certo solo passaggio di eventi ma componente sensibile del passaggio. E’ il tempo che fa il tempo, è il tempo che chiama il suo sentimento, così puro e potente da chiedere una rappresentazione temporale, dunque vera, nel tempo (la buffa apoteosi di tutto ciò è proprio l’orologio). E’ il tempo a toccare l’uomo, talvolta, non sempre, ed ecco che il confine di un corpo ormai lontano genera di se un sentimento. Per questo la conoscenza critica è prima ancora della sua materia uno slancio coerente verso la conoscenza sentimentale del tempo, la sete di relativizzazione come ricerca del tempo della conoscenza.

Perdonate il lungo preambolo ma era necessario per andare oltre.

Quello che qui ci interessa è rilevare una semplice possibilità di conoscenza critica lontana dalla ideo-logia della conoscenza critica come l’abbiamo presentata in senso diciamo umanistico-romantico. Quel che ci colpisce è il pensiero di una conoscenza critica assolutamente partecipe alla propria funzione. Se la critica lavora sul sentimento di tempo e sulla volontà di definire la verità relativa del tempo della conoscenza, non dovrebbe essa aderire massimamente al suo tempo? E qui come per un passaggio obbligato sembra affacciarsi nel nostro discorso l’idea si una conoscenza che tenda a farsi sempre più, anzi forse proprio assolutamente, simbolo di se stessa. E così viene da credere che la foce naturale del relativismo umanista della conoscenza sia per ragioni intrinseche al limite ,quindi alla presenza stessa, del tempo, simbolo. Il simbolo sembra qualcosa di voluto dal tempo, per materia connaturata alla radice stessa del tempo. Esso non nascerebbe allora dalla condensazione di un significato se non come logica naturale del tempo dell’espressione..ogni volontà sarebbe da escludere. Questo dovrebbe insegnarci la vanità di ricercare il simbolo al di fuori del tempo della sua nascita. Ogni tempo ha una sua araldica perchè ogni tempo è simbolo di se stesso e oltre. La parola,il simbolo, l’espressione, l’immagine,  esistono una volta sola e questo dovrebbe indurci a capire la logica di un adesione coerente, perpetua all’etica “scientifica” del sentimento del tempo: La creatività.

http://radiostazionebachelard.wordpress.com/2013/06/10/la-leggenda-irrazionale-del-simbol1/

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