Cerentola e le sue… metamorfosi da Basile a Rossini

cosa è la fiaba di cenerentola? E’ anche lei il topos di una… mutazione loci: in senso di cambiamento di stato, di condizione sociale, una mutazione che non nasce dal peregrinare o dal lavoro  interiore alla ricerca del bello e del giusto ma, nelle sue varianti, solo per l’intervento del deus ex macchina provvidenziale, in questo caso leggi fata: la meschina è una donna fissata nel suo ruolo servile da cui può  evadere solo per la provvidenza concessa dal principe.
Cenerentola è l’opposto, il passivo, di altre donne del mito o della storia di cui ho parlato da Antigone ad Ippazia .E’ questa è anche la differenza fra il mito, la storia  e la fiaba riscritta: il mito nasce dal profondo e arriva alle profondità che si ha il  coraggio di sondare, la fiaba è affabulazione orale in  principio e poi riscritta per i puer che debbono adattarsi al ruolo sociale prestabilito.
E’ vero le “notizie” prime, scritte, che si hanno di Zezzola sono di Basile, grande scrittore che fece il suo pentamerone popolare, non apprezzato in vita, riscoperto poi dalla compagnia del canto popolare e amato dagli appassionati, non dai più.
Ora di  questa cenerentola che è gatta non a caso, penso io, voglio puntualizzare alcune cose.
Nel racconto del Basile, popolaresco, la cenerentola gatta, la Zizzola non è affatto una stinca di santa, una povera vittima, passiva, come poi diviene nella riscrittura borghese, tutt’altro, lei vuole uscire dal suo
stato negletto ricorrendo persino all’ assassino, E’ una ASSASSINA, che accoppa la matrigna prevaricatrice, più attiva di così! Ora se leggiamo
attentamente la storia vediamo  i passaggi per cui la Zizzola diviene assassina, infatti essa lamentandosi con la sua maestra colei che le dava l’educazione dovuta ad una signorina del suo ceto, perché anche in questa versione di Basile la Zizzola è una nobile, anche se campagnola, la Zizzola di Basile ha un piano bene chiaro in testa: non sopporta la matrigna che la vessa, vuol liberarsene, e tormenta la maestra con le sue lamentele, la blandisce, le dice “fossi tu la mamma mia invece!”: chi istiga chi?;  la maestra alla fine le
dice se segui il mio consiglio   ti liberarsi di lei e io prenderò il posto della tua matrigna”, qui ci sono intessi convergenti: Cenerentola si libera della matrigna,  la maestra fa la sua arrampicata sociale : il patto del diavolo insomma!il solito do ut des opportunista: Zizzola accoppa la matrigna, e poi intriga col padre perché convoli a nozze colla maestra…e  mal gliene incolse, perché dopo poco tempo la matrigna divenne uguale identica se non peggio della matrigna accoppata!
Cosa vuole dire Basile? beh intanto c’è una critica feroce alla classe che rappresenta, questi principotti alquanto parvenu, e poi è evidente una critica etica che riassumiamo in : fanno tutti schifo! perché lì fanno tutti
schifo : Zizzola, le matrigne, il padre, le sorellastre…
Oggi possiamo dire, oggi, questa zizzola che fa pure l’ assassina per sostituire una matrigna con un altra…insomma un padrone con un altro e si potrebbe
allargare il discorso dal nazionale al globale….
Nella versione del Basile quello che fa la figura migliore è il principe che potrebbe essere liquidato banalmente come feticista , mettendolo in negativo quasi come gli altri.  Invece per me lui è l’unico, in questa vicenda, che ha un
sentire disinteressato, è l’unico che non segue l’interesse ma l’amore: gli basta una pianella, gli basta!
sarà feticismo soltanto o altro? o il desiderio, la mancanza , la privazione che tanto colpisce il cuore del principe? feticista soltanto uno che parla così ad una pianella?

“Se le fondamenta sono così belle, cosa sarà la casa? O bel candeliere, dove è stata la candela che mi strugge! O treppiede della bella caldaia, dove
bolle la mia vita! O bei sugheri attaccati alla lenza d’Ammore, con cui ha pescato quest’anima! Ecco, io vi abbraccio e vi stringo e, se non posso arrivare alla pianta, adoro le radici e, se non posso avere i capitelli,
bacio i basamenti! Già siete stati cippi di un bianco piede, ora siete tagliole di un cuore nero. Per voi era alta un palmo e mezzo di più colei che tiranneggia questa vita e per voi cresce altrettanto di dolcezza questa vita, mentre vi guardo e vi posseggo”.
A parte la bellezza di queste parole tutte piene di sentimento napoletano che poi si ritrovano in tutte le canzoni del repertorio di genere, troviamo ben altro in Basile: troviamo anche la trasposizione beffarda di un linguaggio da  poesia aulica stravolto nei termini, nei paragoni popolareschi, il principe è anche buffonesco nel suo ardore, ci si  trova sempre la figura del pulcinella un po’, la maschera della commedia dell’arte che rispunta fuori: ed anche questa è una caratteristica tutta napoletana nel caso specifico, ma in genere di tutte le espressioni artistiche popolaresche.
Eppure  questo principe che potrebbe essere liquidato come  feticista, a me pare ben altro: uno a cui basta una pianella perché il cuore si commuova, rispetto a tutti gli altr:i alla cenerentola gatta pure vi pare poco? E’ questo è il feticismo sano che poi diventa il feticismo ipocrita delle altre versioni, dove la pianella diventa una scarpetta di vetro, il piede tanto piccolo, tanto solo di cenerentola!, in Basile, invece, la pianella piglia il volo e va da sé al piede giusto! non si parla di dimensioni di piedini, la pianella quando il principe chiama le  donne piglia va e vola al piede giusto”che si lanciò da sola al piede di quel coccopinto d’Amore, come il ferro corre alla calamita”.
E’ chiaro perche: era la metà cercata del simposio che qui ritroviamo tra il buffonesco e il romantico.
Questo romantico e insieme buffo principe… galeotta fu una pianella, che trova la sua metà in una assassina! a me vengono in mente certe canzoni di De Andrè:

Nella favola del Basile il realismo viene fuori come nel  Caravaggio che trovava le modelle della Madonna nelle prostitute che frequentava, il bacco nei giovani che amava, del resto la luce senza lo scuro non avrebbe il suo significato e nemmeno il suo valore.
E’ vero non sono i meriti e i demeriti che portano alla scalata sociale, come poi è tradotto nelle versioni successive della favola, in questo io leggo non tanto una visione disincantata, ma un certo fatalismo meridionale, non solo di Napoli: “così stano ‘e cose, così vanno e cose che ce puttimo ffa!?” se disincanto era nel colto scrittore ben altro è diventato poi col
passare del tempo di negativo, di acquiescenza , di adattamento nei popolani che il Basile descrive. Eduardo già disse nel dopoguerra che Napoli non era
più quella di una volta: parlando con una amica  di Napoli, con lei che la conosce chiesi : ma ancora a Napoli la notte tutti svegli?, ancora è la città in cui la notte non si dorme mai? ancora tanto calore umano?, tanta comunanza di sentire, tanta invadenza nel personale partecipativa,persino?”.
Mi ha detto, solo in alcuni ambiti ristretti ormai è così, Napoli è amara e tragica come tutte le metropoli, la notte tappati in casa, se ti senti male per strada, non più ..”accurrite!” e le voci che si chiamano dai bassi alle finestre: hai presente quei palazzi nobiliari una volta di questi principi di cui parliamo?, con le loro scalinate enormi, e le ringhiere e gli intrichi di case, appartamenti in cui ci si muove come in  labirinti; quelli che
nel dopoguerra divennero i luoghi di riparo degli sfollati dove si vive a in una comunanza improvvisata , col bello e il brutto del promiscuo: non so che cosa sono ora… se ci sono ancora, se non sono franati : a Napoli  lo stesso come a Milano o  Torino, ora: ti scavalcano e ti lasciano lì!
La cosa interessante in questa fiaba, tra l’altro, è appunto i passaggi che il feticismo fa perché questa fasulla sublimazione in effetti è funzionale a come “ti erudisco la pupa”, tra l’altro piede, pianella, al di là del feticismo sono chiaramente dei simboli sessuali, le favole, appunto perché di origine popolare ne sono piene!,edulcorate moralisticamente dal borghese che le riscrive. Nel Basile resta, invece, la  carnalità spontanea, immediata e la poesia anche, come nella descrizione entusiastica del pranzo,in cui in quell’affastellamento di tante meraviglie ghiotte, si vede oltre che il desiderio della cuccagna alimentare anche  di altro complementare, necessario come il cibo,tanto che il Basile non ha nessuna remora a dire che Cenerentola si era agghindata come una puttana, più esplicito di così! altro che cip cip di uccellini di Disney…eppure insieme ed anche ci trovi l’entusiamso per l’abbuffata  di chi la fame la sa, la conosce.

Più che avvicinare la fiaba alla realtà io direi che Basile è più memore dell’origine popolaresca della fiaba, che poi parlando di datteri chissà da quale terra orientale è  sbarcata a Napoli questa fiaba, infatti non di zucche si parla ma di fatati datteri. I miti e le fiabe viaggiano insieme agli uomini. In ogni caso  il procedimento di Basile è di calare la fiaba nella realtà, il procedimento delle letture successive è l’opposto.
Dal che possiamo trarre la conclusione che le fiabe della borghesia  fiabe soltanto sono, pure banali, scontate.
Ora io invece vorrei…narrarvi la Cenerentola di Rossini,
dove i meriti e i demeriti sono di altra natura.
Intanto la Cenerentola di Rossini ha per sottotitolo la bontà in trionfo. Voi potreste dirmi che fai vittoria mi rimpiombi di nuovo nel perbenismo borghese? non è così perché di Rossini parliamo.Il librettista Ferretti
tralascia del tutto l’elemento fantastico: sapeva che Rossini poco gradiva le… fantasticherie.
Niente fata al suo posto ci sta un filosofo molto
realista che viene mandato in avanscoperta dal principe, la scarpetta qui diventa un braccialetto (uno smaniglio), e si sa che gli smanigli sono usati
nei giochi erotici, il braccialetto non è perso:  il braccialetto viene dato al principe, che va in cerca del suo amore sotto mentite spoglie, da cenerentola stessa come pegno di amore, al posto della matrigna c’è un
patrigno, Don Magnifico, il solito Don buffonesco di Rossini, un nobile decaduto, un arrivista, come tutti quelli che popolano l’ambiente in cui questa cenerentola vive: Il Don Magnifico è crudele fino ad un certo punto, è troppo ridicolo per essere malvagio fino in fondo, c’è una scena magnifica in cui, ubriaco, si esalta per quel che sarà il suo ruolo quando diventerà
sovraintendete alle cantine del principe… le sorelle sono malvagie solo perché ridicolmente oche, insomma sono più stupide che malvagie, la loro malvagità
è naturale come la loro ocaggine! sono vuote inconsistenti come i loro pennacchi e le loro chiacchiere di..carta velina proprio: ritorna il buffonesco come vedete . In questo mondo travolgente della musica di Rossini  fra equivoci e pezzi farseschi cosa  risalta? risalta la diversità di Cenerentola che è una creatura dolce e melanconica, la sua alterità dal pattume che la circonda è subito messa in  chiaro; esordisce raccontando lei una favola, capisci? “una volta c’era un re” , una canzone dolce e malinconica, in cui narra di un re che doveva  cercare moglie, ha tre scelte da fare e sceglie non la più bella o la più ricca ma quella che ha un cuore gentile ed amante,per non parlare del  rondò finale “nacqui all’affanno al pianto”:, in cui  Cenrentola ha la   consapevolezza della sua condizione: lei è sospesa  non tanto fra sogno e realtà, ma tra affanno ,appunto, e speranza.
 Le sorellastre , di contro, sono così becere che si
scocciano della canzone, le dicono… se non la smetti co sta gnola ti meniamo, e questo in un’opera lirica dice tutta la loro meschinità.,e  in quel momento è bussato alla porta ed entra  il consigliere del principe in  cerca della sposa travestito da mendicante, le sorellastre lo cacciano via …che schifo sto clochard! ma Cenerentola di nascosto gli da del pane e del caffè , scenate delle due oche-arpie che incominciano a maltrattare e a picchiare Cenerentola, e questo pure è..normale: chi aiuta un povero un escluso  si deve aspettare lo stesso trattamento del povero e dell’escluso., il finto povero non regge a tanto schifo e per un moto di empatia vorrebbe difendere Cenerentola e mandare a fare in culo il suo  ruolo di cercatore di sposa: vedete  quante cose? quanti passaggi ci sono? per nulla fiabeschi… ma proprio allora nel vorticare  degli eventi e della musica,  nuovo busso alla porta ed entra la grande scorta ufficiale del principe per l’invito ufficiale: annunciazio’ annunciazio’, siete invitate al ballo del principe che sta cercando moglie, trambusto in casa, scene esilaranti, insomma il..crescendo rossiniano, del resto  si sa Rossini
va avanti nelle sue opere sempre fra scherzi, scambi di persone, equivoci, battute che si accavallano coi concertati, 4 5 persone che cantano ognuno, quasi pare, per conto suo, credo che sia stato il primo a fare il monologo interiore cantato anche!
Nell’opera si alternano momenti lirici sublimi, con travolgenti musiche e gorgheggi per sottolineare sempre i due piani, le due diversità di concezione della vita e dei caratteri.
In questo casino incasinato all’apparenza, ma la musica è matematica!, ci sono questi spazi idilliaci, di melodia sublime dei dialoghi fra il principe e la cenerentola quanto si incontrano o degli ” a solo” che di  sicuro non hanno nulla di Disney.
Lui il principe arriva travestito da scudiero perché Alidoro, il filosofo che aveva mandato in avanscoperta, gli aveva detto : guarda che là ci sta
quella che fa per te. E loro si incontrano senza che sanno nulla l’uno dell’altro e senza bisogno di fate e di magia, s’innammorano magicamente senza sapere niente l’uno dell’altro, perché entrambi cercavano il senso vero della vita non l’apparenza. In questa opera di Rossini la bellezza di Cenerentola vale, eccome! del resto perché non dovrebbe valere la bellezza?
è BELLEZZA! è quello che tutti cercano dalla nascita di Venere e pure prima! è la bellezza che muove l’amore però a differenza del Basile la bellezza qui
nasce ed e connaturata alla sensibilità, alle virtù morali di Cenerentola ed anche a quelle del principe, ecco che ritroviamo non il perbenismo dei borghesi ma il concetto di calagatos dei greci, insomma quei
discorsi di Diotima, di Leopardi che ho fatto diverse volte, e questa la ragione per cui i duetti di amore che ci sono in questa  Cenerentola sono i più
belli di quelli composti da Rossini, perché loro due, dovevano contrapporsi con la  loro  liricità armoniosa a tutto quel bailamme opportunista, gretto, arrivista che avevano intorno.
Tra l’altro in questa Cenerentola anche un altro si innamora di lei ma lei lo respinge perché per lei grado sociale e ricchezze non hanno importanza, chi ama lei non è ricco di certo  ma per lei contano solo l’amore e la vera virtù, alla festa finale questa di Cenerentola appare velata a significare che tocca cercare la verità nascosta.
  Qui c’è un ribaltamento totale della lettura fatta dal Basile ma non nel senso delle favole citate altre, ma in senso etico.
Quando Cenerentola raggiunge il trono, che in finale era solo un accidente, quello che contava veramente era il principe, come era lui, non il suo ruolo
sociale cosa fa Cenerentola? come quella del Basile perdona tutti ma per dei motivi etici; Cenerentola canta.
Sarà mia vendetta il perdon…
Le antiche ingiurie
Mi svanir dalla mente.”
Questo non è buonismo raffazzonato, oppure fatalismo, questo intanto dice la completezza che don a l’amore raggiunto e poi ,questo, è la saggezza del forte rispetto alla  meschinità dei circostanti i quali sono già puniti abbastanza nel loro non conoscere, non tendere ai valori veri, quelli che contano; ma
sinceramente tocca perdere tempo a punire questi soggetti veramente ridicoli? e basta la loro miseria morale, basta: cenerentola e il principe avranno di  meglio da fare! Questo in un’epoca di giustizialismo imperante non mi pare poco.

vittoria

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