DAGLI OPERAI DELLA JABIL AGLI OPERAI DELL\’ILVA
Pubblicato in:: Numero158-12
Solidarietà dalla Jabil occupata agli operai dell’Ilva di Taranto.
Operai dell’Ilva, siamo al vostro fianco,
Riva ha trovato gli alleati per impedire che la bonifica avvenisse a sue spese e con la fabbrica ferma.
Lasciarvi a casa pagati a salario pieno dal padrone, mentre la fabbrica viene bonificata, è considerata un’eresia inammissibile.
Vogliono costringervi in nome di una bonifica fittizia, a continuare a lavorare
subendo avvelenamenti e morte, per non fermare l’arricchimento del padrone.
336 milioni di euro stanziati dal governo, una cifra del tutto insufficiente per una
vera bonifica dell’Ilva, mentre al padrone Riva, il governo chiede generici impegni
che finora non hanno quantificato un euro d’investimento.
Una vera bonifica deve costringere il padrone a mettere soldi veri, richiederebbe per
un certo periodo il fermo della produzione, tutte condizioni scartate perché porterebbero ad un crollo dei profitti.
E poi ci vorrebbe tempo, ma né il governo, né i partiti, né il sindacato, osano
prospettare al padrone il blocco degli impianti, con gli operai a casa a salario
pieno pagato dal padrone, fino a bonifica ultimata.
Operai dell’Ilva, trovate la strada della vostra unità e indipendenza, rispetto a
quanti dicendo di fare i vostri interessi, hanno invece condiviso col governo la
soluzione per continuare a macinare profitti, spezzando la vostra salute e la vostra vita.
Bisogna pretendere una bonifica reale, e anche nell’eventualità del lavoro a rotazione, il salario deve essere al 100%.
Rsu e presidio lavoratori Jabil. Cassina de’ Pecchi 5 agosto 2012.
sab, 04 ago @ 10:23
E ORA TOCCA AGLI OPERAI DELL\’ILVA NON FARSI FREGARE
Pubblicato in:: Numero158-12
Redazione di Operai Contro
Il Consiglio dei ministri ha sbloccato per decreto 336 milioni di euro che saranno
necessari per gli interventi di bonifica del sito dell’acciaieria Ilva di Taranto.
Grazie al decreto si rendono disponibili le risorse e si semplificano le procedure,
per fare in modo che “gli interventi previsti siano attuati in tempi certi”, ha
commentato il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, il quale spera “che in una
settimana il tavolo tecnico individui le soluzioni tecnologiche” per ridurre le
emissioni.
Regalando 336 milioni al padrone dell’ILVA, sperano di prendere per il culo gli operai.
La continuità produttiva della fabbrica è salva.
Gli operai dell’ILVA possono tornare tranquillamente a farsi ammazzare per i profitti del padrone.
La notizia, comunicata dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, è stata accolta con un applauso dall’assise regionale. “Ringrazio per vostro tramite tutte le forze politiche parlamentari e la deputazione pugliese – ha detto Vendola nel suo breve intervento- ringrazio i colleghi di maggioranza e opposizione che con serietà e rigore hanno accompagnato la Regione a costruire un percorso all’altezza della drammaticità della situazione che vive Taranto”.
Clini ha fatto sapere che il presidente di Ilva Bruno Ferrante “ha annunciato oggi la rinuncia al contenzioso col ministero dell’Ambiente per cominciare a lavorare insieme agli interventi che servono a risanare il territorio”. Il ministro ha aggiunto che da lunedì mattina “cominceremo a identificare tutti quegli interventi tecnologici sugli impianti e sul parco geominerario, per ridurre di fatto tutte le emissioni che rappresentano ancora un problema”
Nel mondo dei partiti Pdl, Fli e Pd hanno espresso soddisfazione.
Alfredo Mantovano, onorevole del Pdl, ha commentato: “Vanno considerate con favore le decisioni assunte stamane sull’Ilva prima dal Cipe e poi dal cdm”. Per Mantovano ora
bisogna procedere contestualmente, “con risorse cospicue”, al risanamento ambientale
del rione Tamburi di Taranto, “quello più interessato dall’inquinamento
dell’acciaieria”. Aldo Di Biagio, capogruppo di Fli in commissione Ambiente di Montecitorio sottolinea: ”I corvi che tifavano contro il Governo perché oggi non approvasse il decreto sull’Ilva di Taranto sono stati smentiti dai fatti”. Francesco Boccia deputato, coordinatore economico del Pd alla Camera ha dichiarato:”Il passo avanti fatto con il decreto approvato oggi dal Consiglio dei ministri è fondamentale per uscire da una situazione drammatica. A questo punto, il testo che il Parlamento dovrà esaminare deve contenere tempi certi per gli interventi e doveri chiari per l’impresa”.
Da parte dei sindacati invece il fronte è compatto con l’esecutivo. La Uilm, parla di una “bella notizia che va nel senso auspicato dai lavoratori dell’Ilva e dall’intera città di Taranto”. Rocco Palombella, il segretario generale ha aggiunto che “altri passi dovranno seguire ma il percorso è quello tracciato dal sindacato che con coerenza difende il lavoro e guarda alla sicurezza ambientale. Lo stabilimento siderurgico deve poter continuare la produzione dell’acciaio”.
Per il segretario
Confedearle della Cisl Luigi Sbarra quella di oggi “sarà certamente ricordata come la giornata della speranza per la città di Taranto , per il futuro dell’Ilva , per il destino di 21 mila famiglie , per il rilancio della politica industriale del paese che senza l’acciaio degli impianti pugliesi sprofonderebbe ancora in una condizionedi ulteriore crisi”.
Giovanni Centrella segretario generale dell’Ugl ha definito il
decreto legge sull’Ilva come il “segnale fondamentale che serviva a coniugare lavoroe diritto alla salute, rispetto dell’ambiente”. Per l’Ugl conclude Centrella, è di “assoluta importanza” per la città di Taranto e per l’industria italiana “non perdere o stabilimento e avere la garanzia che la salute dei cittadini e l’ambiente vengano tutelati”.
Ernesto Palatrasio il capo dello SLAI-Cobas di Taranto è soddisfatto: la continuità produttiva è assicurata.
Operai dell’ILVA con 336 milioni di euro non si bonifica niente.
Operai dell’ilva con 336 milioni pagheranno le mazzette a Vendola e ai sindacalisti.
Operai dell’ILVA con la morte sulle spalle non si lavora.
Operai dell’ILVA pretendiamo il salario intero.
Operai dell’ILVA non ci interessa niente della continuità produttiva dei padroni.
Operai dell’ILVA guerra ai padroni, ai politici, ai sindacalisti.
Operai dell’ILVA mandiamoli a lavorare in fabbrica
Operai dell’ILVA facciamo respirare ai figli e alle mogli dei padroni, dei politici e dei sindacalisti la merda dell’ILVA.
Meglio morire combattendo che assassinati come pecore dal padrone
Un operaio dell’ILVA
sab, 04 ago @ 09:53
OPERAI DELL\’ILVA UCCISI DAL PADRONE IN FABBRICA
Pubblicato in:: Numero158-12
Pubblicare un elenco degli operai uccisi dal padrone dell’ILVA è lunghissimo.
Operai finiti vivi nella colata.
Operai schiacciati.
Operai delle ditte caduti dalle impalcature.
Possiamo continuare per ore.
L’ultima iniziativa giudiziaria porta la firma del sostituto procuratore Raffaele
Graziano che ha fatto notificare l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a
30 indagati, tra i quali spiccano Emilio e Fabio Riva, oltre al direttore dello
stabilimento Ilva di Taranto Luigi Capogrosso.
Nell’elenco ci sono molti dirigenti ex dirigenti del gruppo Riva. Per tutti l’accusa
è pesante: concorso in omicidio colposo e si riferisce a 15 decessi che si sarebbero
verificati tra gli ex dipendenti del siderurgico a causa dell’attività lavorativa
svolta nell’Ilva.
I decessi sono avvenuti tra il 2004 e il 2010 per mesotelioma pleurico e peritoneale e per cancro ai polmoni.
La Magistratura, insomma, sospetta che ci sia un rapporto di causa-effetto tra il lavorare nell’acciaieria e poi morire per patologie tipiche di quell’attività,
prendendo in esame un periodo che parte da quando la famiglia Riva ha acquistato dallo Stato lo stabilimento siderurgico di Taranto (maggio del 2005) ed arriva sino a qualche anno fa, anche sulla scorta delle denuncie presentate dalle famiglie delle vittime.
I processi e le condanne a carico di Riva sono tanti, ma i padroni non vanno mai in Galera
