Il risveglio in America

Le situazioni radicali sono risvegli collettivi… In situazioni come queste, la gente è più aperta a nuove prospettive, più disponibilea mettere in discussione i principi acquisiti, più abile nel riconoscere le solite truffe… Si imparano più cose sulla società in una settimana che in anni di “studi sociologici” universitario di “autocoscienza” di sinistra… Tutto sembra possibile — emolto di più è possibile. La gente stenta a credere a quello che era abituata a tollerare “ai vecchi tempi”… Il consumo passivo cede il passo alla comunicazione attiva. Estranei discutono animatamente fra loro agli angoli delle strade. Il dibattito prosegue giorno e notte, c’è un continuo flusso di nuovi arrivi, che prendono il posto di chi si allontana per dedicarsi ad altre attività o per rimediare qualche ora di sonno, anche se i più sono tropp oemozionati per riuscire a dormire a lungo. Mentre alcuni soccombono ai demagoghi di turno, altri iniziano a formulare proposte e aprendere iniziative autonome. I passanti vengono risucchiati nel vortice, e in loro il cambiamento avviene con una rapidità sbalorditiva… Le situazioni radicali sono quei rari momenti in cui diviene realmente possibile fare un salto di qualità. Lung idall’essere anomale, ci rivelano quanto invece siamo repressi e anomali noi di solito, e fanno apparire la nostra vita “normale”simile al sonnambulismo.

Ken Knabb, La gioia della rivoluzione

Il risveglio in America

(BUREAU OF PUBLIC SECRETS, 15 ottobre 2011) Il movimento“Occupy Wall Street”, che si è propagato in tutto il paese nelle ultime quattro settimane, è già la svolta radicale più importanteche l’America abbia conosciuto dagli anni Sessanta. Ed è solol’inizio.

Ha preso il via il 17 settembre scorso, quando circa 2000 persone sisono radunate a New York per “Occupare Wall Street” in segno diprotesta contro il sempre più evidente dominio di una piccola éliteeconomica sull’ “altro 99%”. I partecipanti hanno costruito unasorta di tendopoli permanente, occupando un parco pubblico(ribattezzato Liberty Plaza in omaggio all’occupazione di PiazzaTahrir in Egitto) nei pressi di Wall Street, e hanno formatoun’assemblea generale che ha continuato a riunirsi quotidianamente.Anche se all’inizio i grandi media l’hanno pressoché ignorata,l’azione ha ben presto ispirato altre occupazioni simili incentinaia di città del paese e in molte altre nel resto del mondo.

L’élite al potere ignora che cosa le sia caduto addosso, ed è stataimprovvisamente costretta a mettersi sulla difensiva, mentre i gurumediatici, che non hanno la minima idea di che cosa stia succedendo,cercano di screditare il movimento in quanto privo di un programmacoerente o di un elenco di richieste. Naturalmente i partecipantihanno espresso numerose lamentele, piuttosto ovvie per chiunque abbiaseguito con attenzione ciò che è accaduto e accade nel mondo. Hannoperò saggiamente evitato di limitarsi a un’unica richiesta, oanche a poche richieste, perché appare sempre più chiaro che ilsistema è problematico in ogni suo aspetto, e che tutti i problemisono correlati. Al contrario, riconoscendo che lapartecipazione popolare è di per se stessa elemento essenziale diogni soluzione che sia realmente tale, hanno lanciato unaproposta, di una semplicità disarmante e allo stesso tempo oltremodosovversiva: sollecitare la gente in tutto mondo affinché “esercitiil suo diritto a riunirsi pacificamente; a occupare gli spazipubblici; a creare un percorso che permetta di affrontare i problemiche ci stanno dinanzi e di creare soluzioni accessibili a tutti…Unitevi a noi e fate sentire le vostre voci!” (Dichiarazione perl’Occupazione della città di New York).

Altrettanto ignari, o quasi, sono quegli ideologi radicali che se ne stannodefilati, profetizzando cupamente che il movimento finirà per esserecooptato, oppure lamentano che non abbia sposato fin da subito leposizioni più radicali. Loro meglio di chiunque dovrebbero sapereche la dinamica deimovimenti sociali è molto più importante delle loro apparentiposizioni ideologiche. Le rivoluzioni nascono da complicati processidi dibattito e di interazione sociale che a un certo puntoraggiungono una massa critica e innescano una reazione a catena —processi molto simili a quello a cui stiamo assistendo in questomomento. Lo slogan del “99%” può anche non essere un’ “analisidi classe” molto precisa, ma è un’approssimazione sufficienteper i principianti, un ottimo meme che va al di là di moltaterminologia sociologica tradizionale, per evidenziare come lastragrande maggioranza delle persone sia soggetta a un sistemagovernato da e per una piccola élite dirigente. E giustamente ponel’accento sulle istituzioni economiche piuttostoche sui politici, che di quelle non sono altro che i lacchè. Leinnumerevoli lagnanze possono anche non costituire un programmacoerente ma, nel loro insieme, comportano un fondamentale mutamentodi sistema. La natura di questa trasformazione diverrà più chiaracon l’evolversi della lotta. Se il movimento finirà per forzare ilsistema a inventarsi qualche riforma significativa, in stile NewDeal, tanto meglio — la situazione migliorerà temporaneamente, equesto ci permetterà di spingerci oltre con maggiore facilità. Seil sistema si rivela incapace di mettere in atto riformesignificative, allora la gente sarà costretta a valutare alternativepiù radicali.

Quanto alla cooptazione, ci saranno in effetti molti tentativi di assumereil controllo del movimento e di manipolarlo. Ma non credo che chitenterà di farlo avrà vita facile. Fin dal principio il movimentodi occupazione è stato risolutamente anti-gerarchico epartecipativo. Le decisioni uscite dalle Assemblee generali sonoscrupolosamente democratiche e la gran parte è presa all’unanimità— procedimento che può a volte risultare inefficiente, ma che hail vantaggio di rendere praticamente impossibile ogni manipolazione.In realtà la vera minaccia è l’opposto: l’esempio dellademocrazia partecipativa, in ultima analisi, è una minaccia pertutte le gerarchie e le divisioni sociali, comprese quelle fra ilavoratori di base e le loro burocrazie sindacali, e fra i partitipolitici e i loro elettori. Questo è il motivo per cui tantipolitici e sindacalisti stanno cercando di salire sul carro dellaprotesta. È un riflesso della nostra forza, non della nostradebolezza. (La cooptazione avviene quando noi veniamo indotti asalire sul loro carro). Le assemblee ovviamentepossono accettare di collaborare con alcuni gruppi politici per unamanifestazione, o con qualche sindacato per uno sciopero, ma granparte di esse fa attenzione a mantenere una netta distinzione, epraticamente tutte hanno preso chiaramente le distanze dai duemaggiori partiti politici.

Se da un lato il movimento è eclettico e aperto a chiunque, si puòdire con certezza che il suo spirito profondo è fortementeanti-autoritario, e si ispira non solo agli ultimi movimenti popolarinati in Argentina, Tunisia, Egitto, Grecia, Spagna e in altri paesi,ma anche a teorie e strategie anarchiche e situazioniste. Come haosservato il direttore editoriale di Adbusters (uno dei gruppi chehanno contribuito a far nascere il movimento):

Non ci ispiriamo solamente a quanto è accaduto recentemente nellaPrimavera Araba, ma siamo studenti del movimento Situazionista.Furono loro, infatti, gli iniziatori di ciò che per molti è statala prima rivoluzione globale, scoppiata nel 1968, quando alcuneinsurrezioni a Parigi ne provocarono istantaneamente altre in tuttoil mondo. Di colpo le università e le città iniziarono a esplodere.Tutto questo fu opera di un piccolo gruppo di persone, iSituazionisti, che costituivano la spina dorsale filosofica delmovimento. Una delle figure chiave fu Guy Debord, l’autore dellibro La società dello spettacolo. L’idea è che sehai un meme, cioè un’idea, molto potente e i tempi sono maturi,questo è sufficiente a far scoppiare una rivoluzione. È questoil background da cui veniamo.

Larivolta del maggio 1968 in Francia è stata in realtà un “movimentodi occupazione”: una delle sue caratteristiche più notevoli ful’occupazione della Sorbona e di altri edifici pubblici, che ha inseguito ispirato l’occupazione delle fabbriche in tutto il paese daparte di oltre 10 milioni di operai. (Inutile dire che siamo ancoramolto lontani da un fenomeno del genere, che difficilmente potràverificarsi se gli operai americani non scavalcheranno le loroburocrazie sindacali e intraprenderanno azioni collettive autonome,come accadde in Francia).

Man mano che il movimento si estende a centinaia di città, è importanteosservare che ogni nuova occupazione e la relativa assemblearestano totalmente autonome. Benché ispirate dalla primaoccupazione di Wall Street, tutte sono state create da personeappartenenti alla comunità locale. Nessuna figura o gruppo esternoha il minimo controllo su alcuna di queste assemblee. E proprio cosìdev’essere. Quando le assemblee locali avvertiranno un’esigenzapratica di coordinamento, procederanno in tal senso; nel frattempo,il proliferare di gruppi e azioni autonome è più sicuro e fertiledell’ “unità” creata dall’alto e sempre invocata daiburocrati. Più sicuro perché contrasta la repressione: sel’occupazione viene soffocata (oppure cooptata) in una città, ilmovimento continuerà a vivere e a prosperare in altre cento città.Più fertile perché questa diversità permette alla gente dicondividere e confrontare una più ampia gamma di strategie e diidee.

Ogni assemblea lavora con procedure proprie. Alcune decidonoall’unanimità, altre con voto di maggioranza, altre ancora con unacombinazione dei due metodi (es. un sistema di “unanimitàmodificata” che richiede solo il 90% dei voti). Alcune si muovonorigorosamente entro i limiti della legge, altre praticano varie formedi disobbedienza civile. Si stanno formando diversi tipi di comitati,o “gruppi di lavoro”, con lo scopo di affrontare questioniparticolari, e si sperimentano vari metodi per garantire laresponsabilità dei delegati o dei portavoce. Si stanno prendendodecisioni differenti su come interagire con i media, con la polizia econ i provocatori, e si adottano modalità diverse di collaborazionecon altri gruppi o cause. Molte sono le tipologie di organizzazionepossibili; l’essenziale è che le cose restino trasparenti,democratiche e partecipative, e che ogni tendenza allagerarchizzazione o alla manipolazione venga immediatamente denunciatae respinta.

Un’altra novità di questo movimento è che, in contrasto con i movimentiradicali precedenti, che tendevano ad aggregarsi intorno a unaquestione particolare in un dato giorno, e poi si disperdevano, leattuali occupazioni si sono insediate nei rispettivi luoghi senzalimiti di tempo.La loro presenza è la lungo termine, e c’è quindi tempo permettere radici e sperimentare ogni sorta di nuova possibilità.

Solo partecipando si può capire che cosa sta succedendoveramente. Nontutti sono disposti a pernottare nei luoghi occupati, ma di fattochiunque può prendere parte alle assemblee generali. Sul sito OccupyTogethersipossono trovare informazioni sulle occupazioni (o sui progetti dioccupazione) in oltre mille città degli Stati Uniti e in diversecentinaia di altre città in tutto il mondo.

Le occupazioni stanno riunendo persone di tutti i tipi, di ogni culturaed estrazione. Per alcuni può essere un’esperienza nuova e forsedestabilizzante, ma è incredibile la rapidità con cui le barrierepossono cadere quando si lavora insieme, a un progetto collettivoentusiasmante. Il metodo dell’unanimità può apparire tediosoall’inizio, specialmente se si utilizza il sistema del “microfonoumano” (in cui l’assemblea ripete ogni frase del relatore cosìche tutti possano sentire). Ma ha il vantaggio di stimolare lepersone a parlare in modo sintetico e pertinente; dopo un po’ siprende il ritmo e si inizia ad apprezzare il fatto di concentrarsitutti insieme su ciascuna frase, e che tutti abbiano l’opportunitàdi dire la loro e vedere le proprie istanze ascoltate con rispetto datutti gli altri.

Stiamo già assaggiando una nuova vita: la vita come potrebbe essere se nonci trovassimo invischiati in un sistema sociale così assurdo eanacronistico. Gli avvenimenti sono così tanti e si succedono a unritmo tale che non sappiamo quasi come descriverli. Sensazioni deltipo: “Non posso crederci! Finalmente! È arrivato il momento! Oalmeno potrebbe arrivare — quello che abbiamo aspettato per tantotempo, quel risveglio dell’umanità che abbiamo sognato ma che nonsapevamo se avremmo visto nel corso della nostra vita.” Adesso è qui, e so di non essere l’unico ad avere le lacrime agli occhi perla gioia. Una donna che ha parlato alla prima assemblea generaleOccupy Oakland ha detto “Sono venuta qui, oggi, non solo percambiare il mondo, ma per cambiare me stessa.” Penso che tutti ipresenti sapessero che cosa intendeva. In questo mondo nuovo siamotutti principianti. Tutti commetteremo un sacco di errori. Possiamotranquillamente aspettarcelo, e va bene così. Siamo nuovi a questo.Ma in questa nuova situazione impareremo presto.

In quella stessa assemblea qualcun altro aveva un cartello che diceva:“Ci sono più ragioni per entusiasmarsi che per spaventarsi”.

http://bub.ilcannocchiale.it/2012/04/08/bps_usa_movimenti.html

 

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