F. ENGELS: La violencia capitalista…MARX E LA PENA

 

Federico Engels sobre la violencia ejercida por el capitalismo contra la sociedad. Detallando las formas que adoptaba esa violencia contra la clase obrera en la Inglaterra del siglo XIX escribe Engels:

Si un individuo le inflige a otro una lesión corporal que lleva a la muerte de la persona atacada, lo llamamos homicidio; por otra parte, si el atacante sabe de antemano que el golpe será fatal, lo llamamos asesinato. También se ha cometido asesinato si la sociedad coloca a cientos de trabajadores en una posición tal que éstos inevitablemente llegan a un fin prematuro y antinatural. Su muerte es tan violenta como si hubiesen sido apuñalados o tiroteados [...]. Se ha cometido asesinato si se ha privado a miles de obreros de las necesidades vitales o si se les ha llevado a una situación en la que para ellos es imposible sobrevivir [...]. Se ha cometido asesinato si la sociedad sabe perfectamente que miles de obreros no pueden evitar que se les sacrifique en tanto se permita que estas condiciones continúen. El asesinato de este tipo es tan culpable como el asesinato cometido por un individuo. A primera vista no parece ser asesinato en modo alguno, porque la responsabilidad por la muerte de la víctima no puede imputarse a ningún agresor individual.Todos son responsables y aún así nadie es responsable, porque parece que la víctima ha muerto por causas naturales. Si un obrero muere, nadie imputa la responsabilidad de su muerte a la sociedad, aunque algunos se darán cuenta de que la sociedad ha dejado de dar los pasos que impidan que la víctima muera. Pero se trata de asesinato de todas maneras.

http://www.lamanchaobrera.es/?p=12285

 
MARX E LA PENA

Testo tratto da:
Friedrich Engels – Karl Marx
LA SACRA FAMIGLIA
ovvero
Critica della critica critica
Contro Bruno Bauer e soci.
Editori Riuniti, Roma 1967.
Titolo originale: “Die heilige Familie oder Kritik der kritischen Kritik. Gegen Bruno Bauer und Consorten”.
Traduzione e cura di Aldo Zanardo.

INDICE.

Avvertenza del curatore.

Capitolo ottavo.
Vita terrena e trasfigurazione della «critica critica» ovvero la «critica critica» come Rodolfo principe di Gerolstein [Marx].
1. Trasformazione critica di uno scannatore in un cane ovvero Chourineur.
2. Rivelazione del mistero della religione critica ovvero Fleur de Marie.
a) La «Fior di Maria» speculativa.
b) Fleur de Marie.
3. Rivelazione dei misteri del diritto.
a) Il ma”tre d’école ovvero la nuova teoria penale. Il mistero rivelato del sistema del carcere cellulare. Misteri della medicina.
b) Ricompensa e pena. La duplice giustizia, con una tavola.
c) Soppressione dell’imbarbarimento all’interno della civiltà e della mancanza del diritto nello Stato.
4. Il mistero svelato del «punto di vista».
5. Rivelazione del mistero dell’utilizzazione degli impulsi umani, ovvero Clémence d’Harville.
6. Rivelazione del mistero dell’emancipazione delle donne, ovvero Louise Morel.
7. Rivelazione dei misteri dell’economia politica.
a) Rivelazione teorica dei misteri dell’economia politica.
b) «La Banca dei poveri».
c) Fattoria modello di Bouqueval.
8. Rodolfo, «il mistero svelato di tutti i misteri».

Nota su alcuni personaggi citati.
Note al testo.

http://www.inventati.org/apm/abolizionismo/libri07.php

 

 

“Rivelazione dei misteri del diritto”.

a) Il ma”tre d’école, ovvero la nuova teoria penale. Il mistero rivelato del sistema del carcere cellulare. Misteri della medicina.

Il ma”tre d’école è un delinquente di forza fisica erculea e di grande energia spirituale. E’ un uomo originariamente colto e istruito. Atleta passionale, egli entra in collisione con le leggi e le consuetudini della società civile, la cui misura universale è la mediocrità, la morale delicata e il commercio tranquillo. Diventa assassino e si abbandona a tutti i disordini di un temperamento violento che non trova mai un’attività umana commisurata.
Rodolfo ha catturato questo delinquente. Lo vuole riformare criticamente; in lui, egli vuole dare vita a un esempio per il mondo “giuridico”. Egli è in contrasto con il mondo giuridico non sulla «pena», ma sul “modo” della pena. Secondo l’espressione indicativa del medico negro David, egli scopre una teoria penale che sarebbe degna del «più grande penalista tedesco», e che dopo di allora ha avuto perfino la fortuna di essere difesa da un penalista tedesco con serietà tedesca e profondità tedesca. Rodolfo non sospetta neppure che ci si può elevare al di sopra dei penalisti; la sua ambizione esige solo di essere «il più grande penalista», primus inter pares. Egli fa “accecare” dal medico negro David il ma”tre d’école.
Rodolfo ripete, anzitutto, tutte le obiezioni banali contro la pena di morte: che è inefficace sul delinquente, che è inefficace sul popolo, al quale essa appare come uno spettacolo divertente.
Rodolfo stabilisce, poi, una distinzione fra il ma”tre d’école e l’anima del ma”tre d’école. Egli non vuole salvare l’uomo, il ma”tre d’école reale, ma la salute della sua anima.

«La salute di un’anima», egli insegna, «è una cosa sacra… Ogni delitto si espia e si può riscattare, ha detto il Redentore, ma solo per colui che vuole con serietà l’espiazione e il “pentimento”. Il passaggio dal tribunale al patibolo è troppo breve… Tu» (il ma”tre d’école) «hai abusato delittuosamente della tua forza; io paralizzerò la tua forza… tu tremerai davanti all’essere più debole, la tua pena eguaglierà il tuo delitto… ma questa pena terribile ti lascerà almeno l’orizzonte illimitato dell’espiazione. Io ti separo soltanto dal mondo esterno per affondarti, “solamente” con il ricordo delle tue infamie, in una notte impenetrabile… Tu sarai costretto a guardare in te…, la tua intelligenza, che tu hai degradato, si sveglierà e ti condurrà all’espiazione».

Poiché Rodolfo ritiene l’anima dell’uomo cosa sacra e invece il corpo cosa profana; poiché egli considera quindi – secondo la trasformazione critica che il signor Szeliga fa dell’umanità – solo l’anima come l’essenza vera, in quanto essenza appartenente al cielo, il corpo, la forza del ma”tre d’école non appartengono all’umanità; le loro estrinsecazioni essenziali non si possono plasmare umanamente, né rivendicare all’umanità; non possono essere considerate estrinsecazioni di un’essenza umana autonoma. Il ma”tre d’école ha abusato della sua forza; Rodolfo paralizza, frustra, annienta questa forza. Per disfarsi delle manifestazioni stravolte di una forza umana essenziale, non c’è alcun mezzo più critico dell’annientamento di questa forza essenziale. E’ questo il mezzo cristiano, che strappa l’occhio quando l’occhio causa scandalo; che taglia la mano quando la mano causa scandalo; che, in una sola parola, uccide il corpo se il corpo causa scandalo, perché occhio, mano, corpo, sono propriamente solo accessori superflui, peccaminosi, dell’uomo. E’ necessario uccidere la natura umana per guarire i suoi mali. Anche la giurisprudenza di massa, concorde in questo punto con quella critica, trova nella “frustrazione”, nella paralisi delle forze umane, il contravveleno per le manifestazioni perturbatrici di queste forze.
Ciò che nella penalistica profana disturba Rodolfo, l’uomo della critica pura, è il passaggio troppo rapido dal tribunale al patibolo. Egli vuole invece legare la vendetta contro il delinquente con la espiazione e con la coscienza del peccato del delinquente, la pena corporale con la pena spirituale, il martirio sensibile con il martirio non sensibile del pentimento. La pena profana deve essere nello stesso tempo un mezzo cristiano-morale di educazione.
Questa teoria penale che collega la giurisprudenza con la teologia, questo «svelato mistero del mistero» non è assolutamente altro che la teoria penale della Chiesa cattolica, come già Bentham ha spiegato ampiamente nella sua opera “Teoria delle pene e delle ricompense”. Nello scritto citato, Bentham ha dimostrato anche la nullità morale delle pene moderne. Egli chiama le punizioni legali «parodie giudiziarie».
La pena che Rodolfo infligge al ma”tre d’école è la medesima che Origene ha inflitto a se stesso. Lo evira, lo priva di un membro generatore, dell’occhio. «L’occhio è la luce del corpo». Che Rodolfo pensi proprio all’accecamento fa onore al suo istinto religioso. E’ la pena che era all’ordine del giorno nell’impero interamente cristiano di Bisanzio e che fioriva nel vigoroso periodo giovanile dei regni cristiano-germanici di Inghilterra e di Francia. La separazione dell’uomo dal mondo esterno sensibile, il rigettarlo nella sua interiorità astratta per migliorarlo – l’accecamento – sono una conseguenza necessaria della dottrina cristiana, secondo la quale l’attuazione completa di questa separazione, il puro isolamento dell’uomo nel suo «io» spiritualistico, è il bene stesso. Se Rodolfo, come accadeva a Bisanzio e nel regno di Francia, non chiude il ma”tre d’école in un convento reale, lo chiude almeno in un convento ideale, nel convento di una notte impenetrabile, non interrotta dalla luce del mondo esterno, nel convento di una coscienza inattiva e di una coscienza del peccato popolata solo di ricordi spettrali.
Un certo pudore speculativo non permette al signor Szeliga di consentire apertamente con la teoria penale del suo eroe Rodolfo, con la connessione della pena mondana con il pentimento e l’espiazione cristiani. Egli vi sostituisce invece – si intende come mistero che deve ancora essere svelato al mondo – la teoria secondo la quale, con la pena, il delinquente deve essere elevato a «giudice» del suo «proprio» delitto.
Il mistero di questo mistero svelato è la teoria penale hegeliana. Secondo Hegel, il delinquente, con la pena, pronuncia il giudizio su se stesso. Gans ha elaborato ampiamente questa teoria. In Hegel, essa è il neo di bellezza speculativo dell’antico “jus talionis”, che Kant aveva svolto come l’unica legittima teoria penale. In Hegel, l’autogiudizio del delinquente rimane una semplice «idea», un’interpretazione semplicemente speculativa delle pene empiriche correnti. Egli rimette, quindi, il loro modus al grado di sviluppo raggiunto nei diversi casi dallo Stato, cioè lascia che la pena sia così come è. Proprio qui egli si mostra più critico del suo critico pappagallo. Una teoria penale che nel delinquente riconosca contemporaneanente l’uomo, può fare ciò solo nell’astrazione, nell’immaginazione, perché la pena, la coazione, contraddicono al comportamento umano. Inoltre, la cosa sarebbe impossibile ad eseguirsi. Al posto della legge astratta subentrerebbe l’arbitrio puramente soggettivo, poiché in ciascun caso dovrebbe necessariamente dipendere dagli «onesti e rispettabili» uomini ufficiali il regolare la pena secondo l’individualità del delinquente. Già Platone aveva compreso che la legge deve necessariamente essere unilaterale, e astrarre dall’individualità. Quando vigeranno rapporti umani, la pena non sarà invece realmente altro che il giudizio di chi sbaglia su se stesso. Non si pretenderà di persuadere costui che una violenza esterna, esercitata da altri su di lui, sia una violenza che egli ha esercitato su se stesso. Egli troverà invece negli altri uomini i naturali redentori della pena che egli ha inflitto a se stesso, cioè il rapporto addirittura si rovescerà.
Rodolfo esprime il suo più intimo pensiero – il fine dell’accecamento – quando dice al ma”tre d’école:

«”Chacune de tes paroles sera une prière”».

Egli vuole insegnargli a pregare. Vuole trasformare l’erculeo brigante in un monaco, per il quale tutto il lavoro è il pregare. Come è umana, di fronte a questa crudeltà cristiana, la teoria penale ordinaria, che taglia semplicemente la testa a un uomo, quando vuole annientarlo! Si comprende di per sé, infine, che la legislazione reale, di massa, ogniqualvolta ha potuto seriamente fare qualcosa per il miglioramento dei delinquenti, si è comportata in modo incomparabilmente più ragionevole e più umano dello Harun al Rascid tedesco (7). Le quattro colonie agricole olandesi, la colonia penale Ostwald in Alsazia, sono tentativi veramente umani di fronte all’accecamento del ma”tre d’école. Come uccide Fleur de Marie affidandola al prete e alla coscienza del peccato, come uccide Chourineur privandolo della sua autonomia umana e degradandolo a un bulldog, così Rodolfo uccide il ma”tre d’école cavandogli gli occhi perché impari a «pregare».
Questo è indubbiamente il modo in cui ogni realtà deriva «semplicemente» dalla «critica pura», cioè come deformazione e astrazione priva di senso della realtà.
Dopo l’accecamento del ma”tre d’école il signor Szeliga fa accadere subito un miracolo morale.

«Il terribile maestro di scuola», secondo la relazione di Szeliga, «riconosce» ‘improvvisamente’ la potenza dell’onestà e della lealtà e dice a Schurimann: sì, di te mi posso fidare, tu non hai mai rubato».

Sfortunatamente, Eugenio Sue ha conservato una dichiarazione del ma”tre d’école su Chourineur, la quale contiene il medesimo riconoscimento e non può essere effetto dell’accecamento, perché è stata fatta prima di questo. Il ma”tre d’école, nel suo tte-à-tte con Rodolfo, dichiara di Chourineur:

«Du reste il n’est pas capable de vendre un ami. Non: il a du bon… il a toujours eu des idées singulières».

Il miracolo morale del signor Szeliga sembra essere, così, distrutto. Consideriamo ora i risultati reali della cura “critica” di Rodolfo.
Noi troviamo anzitutto il ma”tre d’école in una spedizione con Chouette alla tenuta di Bouqueval, per giocare a Fleur de Marie un brutto tiro. Il pensiero che lo domina è, naturalmente, il pensiero della vendetta contro Rodolfo; ed egli sa vendicarsi contro di lui solo metafisicamente, cioè pensando e covando «il male» a dispetto di Rodolfo.

«Il m’a ™té la vue, il ne m’a pas ™té la pensée du mal».

Egli racconta a Chouette perché l’ha fatta cercare:

«Mi “annoiavo”, tutto solo con questa gente onesta».

Quando Eugenio Sue appaga la sua monacale, la sua bestiale voluttà di “autodegradazione” dell’uomo, fino al punto di far sì che il ma”tre d’école supplichi in ginocchio la vecchia strega Chouette e il piccolo briccone Tortillard di non abbandonarlo, il grande moralista dimentica che egli porge a Chouette il fiore di un godimento diabolico. Come Rodolfo, con l’accecamento violento, ha dimostrato al delinquente la potenza della violenza fisica, che egli vuole presentare a questi come cosa che non conta, così Eugenio Sue insegna qui al ma”tre d’école a riconoscere bene la potenza della sensibilità piena. Gli insegna a comprendere che senza di essa l’uomo è evirato e diviene il bersaglio senza difesa della beffa di un bambino. Lo convince che il mondo ha meritato i suoi delitti: basta infatti che egli abbia perduto gli occhi per essere maltrattato dal mondo. Gli strappa la sua ultima illusione umana, dato che il ma”tre d’école crede nell’attaccamento di Chouette. Egli aveva dichiarato a Rodolfo: «Essa si farebbe gettare nel fuoco per me». Eugenio Sue gode, invece, della soddisfazione di sentire il ma”tre d’école esclamare nella più profonda disperazione:

«Mon dieu! Mon dieu! Mon dieu!».

Ha imparato a «pregare»! E il signor Sue trova, in questo «appel involontaire de la commisération divine, quelque chose de providentiel».
La prima conseguenza della critica di Rodolfo è questa preghiera involontaria. A questa segue subito una espiazione involontaria nella fattoria di Bouqueval, dove al ma”tre d’école appaiono in sogno gli spettri degli assassinati.
Noi saltiamo la descrizione minuziosa di questo sogno per ritrovare il ma”tre d’école, criticamente riformato, nella cantina di Bras Rouge, incatenato, mezzo divorato dai topi, mezzo morto di fame, mezzo impazzito per le torture di Chouette e di Tortillard, urlante come una bestia. Tortillard gli ha consegnato nelle mani Chouette. Guardiamolo durante l’operazione che intraprende su di lei. Egli copia l’eroe Rodolfo non solo esternamente strappando gli occhi a Chouette, ma anche moralmente, ripetendo l’ipocrisia di Rodolfo e abbellendo con frasi devote la sua azione crudele. Non appena il ma”tre d’école ha in suo potere Chouette, manifesta «une joie effrayante», la sua voce trema per la rabbia:

«Tu sens bien», egli dice, «que je ne veux pas en finir tout de suite… Torture pour torture… il faut que je te parle longuement avant de te tuer… a va tre affreux pour toi. D’abord, vois-tu… depuis ce rve de la ferme de Bouqueval, qui m’a remis sous les yeux tous nos crimes, depuis ce rve, qui a manqué de me rendre fou … qui me rendra fou… il s’est passé en moi un changement étrange … j’ai eu horreur de ma férocité passée… d’abord je- ne t’ai pas permis de martyriser la Goualeuse (8), cela n’etait rien encore… en m’entra”nant ici dans cette cave, en m’y faisant souffrir le froid et la faim… tu m’as laissé tout à l’épouvante de mes réflexions… Oh! tu ne sais pas ce que c’est que d’tre seul… l’isolement m’a purifié. Je ne l’aurais pas cru possible… une preuve que je suis peut-tre moins scélérat qu’autrefois… c’est que j’éprouve une joie infinie à te tenir là… monstre… non pour me venger, mais… mais pour venger nos victimes… oui, j’aurai accompli un devoir quand de ma propre main j’aurai puni ma complice… j’ai maintenant horreur de mes meurtres passés, et pourtant… trouves-tu pas cela bizarre? c’est sans crainte, c’est avec sécurité que je vais commettre sur toi un meurtre affreux avec des raffinements affreux… dis… dis… conois-tu cela?».

In queste poche parole il ma”tre d’école percorre tutta una scala di casi morali.
La sua prima dichiarazione è una dichiarazione sincera della sete di vendetta. Vuole rendere tortura per tortura. Vuole assassinare Chouette, vuole prolungare la sua angoscia della morte con un lungo sermone e, – squisita sofistica! – questo discorso con cui la tormenta è un sermone morale. Egli afferma che il sogno di Bouqueval lo ha migliorato. Nello stesso tempo, rivela l’effetto vero, proprio, di questo sogno, confessando che lo ha reso quasi pazzo, che lo renderà pazzo. Come dimostrazione del suo miglioramento egli adduce il fatto di avere impedito che Fleur de Marie fosse tormentata. In Eugenio Sue i personaggi, prima Chourineur, qui il ma”tre d’école, sono costretti a esprimere, come riflessione “loro”, come il motivo consapevole della loro azione, l’intenzione letteraria che determina Sue a farli agire così e non altrimenti. Essi sono continuamente costretti a dire: in questo mi sono migliorato, in questo, in questo, eccetera. Poiché non giungono ad avere una vita che abbia realmente un contenuto, essi, con la loro lingua, sono costretti ad accentuare fortemente dei tratti insignificanti, come qui la protezione di Fleur de Marie.
Il ma”tre d’école, dopo aver riferito sull’effetto benefico del sogno di Bouqueval, deve necessariamente spiegare perché Eugenio Sue l’ha fatto rinchiudere in una cantina. Egli deve necessariamente trovare razionale il procedere del romanziere. Deve necessariamente dire a Chouette: rinchiudendomi in una cantina, facendomi rodere dai topi, facendomi soffrire fame e sete, tu hai portato a compimento il mio miglioramento. La solitudine mi ha purificato.
L’urlo bestiale, la rabbia furiosa, la sete terribile di vendetta, con cui il ma”tre d’école accoglie Chouette, contrastano con questa fraseologia morale. Essi svelano il carattere delle riflessioni che egli ha fatto nel suo carcere.
Lo stesso ma”tre d’école sembra sentire tutto questo, ma, in quanto è un “moralista critico”, saprà unificare le contraddizioni,
Egli spiega la «gioia sconfinata» di avere Chouette in suo potere, come un segno del suo miglioramento. Cioè, la sua sete di vendetta non è una sete naturale, ma una sete morale. Egli non vuole vendicare sé, ma le vittime comuni sue e di Chouette. Se assassina Chouette, non commette un assassinio, ma compie un dovere. Egli non si vendica di lei, ma punisce, come un giudice imparziale, la sua complice. Ha orrore dei suoi crimini passati e tuttavia – egli stesso stupisce della sua casistica – e tuttavia chiede a Chouette: non lo trovi bizzarro? Io ti ucciderò senza paura, senza preoccupazione! Per motivi morali non indicati, egli si pasce, nello stesso tempo, del quadro dell’assassinio che vuole commettere come di un meurtre affreux, di un meurtre avec des raffinements affreux.
Che il ma”tre d’école assassini Chouette corrisponde al suo carattere, specialmente data la crudeltà con cui essa lo ha maltrattato. Ma che egli assassini per motivi morali; che egli interpreti moralmente la sua gioia barbarica per il meurtre affreux, per i raffinements affreux; che egli confermi il pentimento per i crimini passati compiendo un nuovo crimine; che egli sia diventato da semplice assassino un assassino duplice, un assassino morale – questo è il risultato glorioso della cura critica di Rodolfo.
Chouette cerca di sfuggire al ma”tre d’école. Egli se ne accorge e la tiene stretta.

«Tiens-toi.,donc, la Chouette, il faut que je finisse de t’expliquer comment peu à peu j’en suis venu à me repentir… cette révélation te sera odieuse… et elle te prouvera aussi combien je dois tre impitoyable dans la vengeance, que ie veux exercer sur toi au nom de nos victimes… Il faut que je me hâte… la joie de te tenir là me fait bondir le sang… j’aurai le temps de te rendre les approches de la mort effroyables en te forgant de m’entendre… je suis aveugle… et ma pensée prend une forme, un corps pour me représenter incessamment d’une manière visible, presque palpable… les traits de mes victimes… les idées s’imagent presque matériellement dans le cerveau. Quand au repentir se joint une expiation d’une effrayante sévérité… qui change notre vie en une longue insomnie remplie d’hallucinations vengeresses ou de réflexions désespérées… peut-tre alors le pardon des hommes succède au remords et à l’expiation».

Il ma”tre d’école prosegue poi nella sua ipocrisia, la quale si svela in ogni momento come ipocrisia. Chouette deve sentire come egli sia arrivato a poco a poco al pentimento. Questa rivelazione le sarà odiosa perché le dimostrerà che è “dovere” di lui compiere su di lei una vendetta spietata, non in suo proprio nome, ma nel nome delle loro vittime comuni. Improvvisamente, il ma”tre d’école interrompe la sua lezione didattica. Egli deve necessariamente, come dice, «affrettarsi» con la sua lezione, perché la gioia di tenerla gli fa correre il sangue nelle vene; motivo morale per abbreviare la lezione! Poi, egli calma di nuovo il suo sangue. Il lungo tempo durante il quale le ha predicato la morale non è perduto per la sua vendetta. Le renderà «spaventoso l’avvicinamento della morte». Altro motivo morale per ampliare il proprio sermone! Ed ora, dopo questi motivi morali, egli può riprendere tranquillamente il suo testo morale, al punto in cui l’ha interrotto.
Il ma”tre d’école descrive con esattezza la situazione in cui l’isolamento dal mondo esterno getta l’uomo. Per l’uomo, per il quale il mondo sensibile diventa una semplice idea, le semplici idee si trasformano per contro in esseri sensibili. Le chimere del suo cervello assumono forma corporea. Dentro al suo spirito si crea un mondo di fantasmi palpabili, sensibili. E’ questo il mistero di tutte le visioni religiose; è questa nello stesso tempo la forma universale della follia. Il ma”tre d’école, il quale ripete le frasi di Rodolfo sulla «potenza del pentimento e dell’espiazione legati a tormenti spaventosi», le ripete in quanto già mezzo pazzo e conferma così effettivamente la connessione fra la coscienza cristiana del peccato e la follia. Allo stesso modo, quando il ma”tre d’école considera la trasformazione della vita in una notte di sogni, in una notte piena di visioni, come il vero risultato del pentimento e dell’espiazione, egli esprime il vero mistero della critica pura e del miglioramento cristiano. Questa critica e questo miglioramento consistono proprio nel trasformare l’uomo in uno spettro e la sua vita in una vita di sogno.
A questo punto, Eugenio Sue sente quanto i pensieri salutari che fa ripetere al brigante cieco a imitazione di Rodolfo sono screditati dal suo comportamento verso Chouette. Egli pone quindi in bocca al ma”tre d’école queste parole:

«La salutaire influence de ces pensées est telle que ma fureur s’apaise».

Il ma”tre d’école, dunque, confessa ora che la sua collera morale non era altro che una rabbia profana.

«Le courage… la force… la volonté me manquent pour te tuer… non, ce n’est pas à moi verser ton sang… ce serait… un meurtre», egli chiama le cose con il loro nome… «meurtre excusable peut-tre… mais ce serait toujours un meurtre».

A tempo opportuno, Chouette ferisce con il suo pugnale il ma”tre d’école. Ora, Eugenio Sue può fargli uccidere Chouette senza una ulteriore casistica morale.

«Il poussa un cri de douleur… les ardeurs féroces de sa vengeance, de ses rages, ses instincts sanguinaires, brusquement réveillés et exaspérés par cette attaque, firent une explosion soudaine, terrible, où s’ab”ma sa raison déjà fortement ébranlée… Ah vipère!… j’ai senti ta dent… Tu seras comme moi “sans yeux”».

E le strappa gli occhi.
Nell’istante in cui, abbellita solo ipocritamente, solo sofisticamente, vinta solo asceticamente dalla cura di Rodolfo, la natura del ma”tre d’école prorompe, l’esplosione è tanto più violenta e terribile. La confessione di Eugenio Sue, secondo cui la ragione del ma”tre d’école era già scossa fortemente da tutti gli avvenimenti che Rodolfo aveva preparato, merita un ringraziamento.

«L’ultimo raggio della sua ragione si spense in questo grido di spavento, in questo grido di dannato,» (egli vede i fantasmi degli assassinati) «… il ma”tre d’école infuria e urla come una bestia rabbiosa… Egli trascina alla morte Chouette».

Il signor Szeliga mormora nella barba:

«Per il maestro di scuola la trasformazione» (!) «non può avere luogo in modo così rapido» (!) «e felice» (!) «come per Schurimann».

Rodolfo, come fa di Fleur de Marie un’abitante del convento, così fa del ma”tre d’école un abitante del manicomio, di Bictre. Egli non ha paralizzato solo la sua forza fisica, ma anche la sua forza spirituale. E a buon diritto. Infatti egli ha peccato non solo con la forza fisica, ma anche con la forza spirituale, e, secondo la teoria penale di Rodolfo, è necessario annientare le forze peccatrici.
Ma il signor Eugenio Sue non ha ancora portato a compimento «l’espiazione e il pentimento legati a una vendetta spaventosa». Il ma”tre d’école ritorna in senno, ma, per paura di essere consegnato alla giustizia, rimane a Bictre e fa la parte del pazzo. Il signor Sue dimentica che «ognuna delle sue parole doveva essere una preghiera» e che alla fine esse sono l’urlare e l’infuriare inarticolati di un pazzo; o il signor Sue pone ironicamente sullo stesso piano questa manifestazione e la preghiera?
L’idea della pena, che Rodolfo applica nell’accecamento del ma”tre d’école, questo isolamento dell’uomo nella propria anima e dal mondo esterno, il collegamento della pena giuridica con la tortura teologica, hanno la loro esecuzione più decisa nel sistema del “carcere cellulare”. Il signor Sue celebra perciò anche il sistema del carcere cellulare.

«Quanti secoli sono occorsi per riconoscere che c’è un solo mezzo per eliminare la lebbra propagantesi impetuosamente, la lebbra che minaccia il corpo sociale» (cioè la corruzione delle carceri) «- l’isolamento».

Il signor Sue condivide l’opinione delle persone oneste, le quali spiegano la diffusione dei delitti con il regime delle carceri. Per sottrarre il delinquente alla cattiva compagnia lo abbandonano alla compagnia sua propria.
Il signor Eugenio Sue dichiara:

«Mi stimerei felice se la mia debole voce potesse essere udita fra tutte quelle che con così grande diritto e così grande perseveranza insistono per l’applicazione completa, assoluta, del sistema del carcere cellulare».

Il desiderio del signor Sue è stato appagato solo parzialmente. Nei dibattiti fatti quest’anno alla Camera dei deputati sul sistema del carcere cellulare, anche i difensori ufficiali di questo sistema sono stati costretti ad ammettere che esso, prima o dopo, ha come conseguenza la pazzia dei delinquenti. Sarebbe quindi necessario che ogni pena detentiva superiore ai dieci anni fosse commutata in deportazione.
Se il signor Tocqueville e il signor Beaumont avessero studiato profondamente il romanzo di Eugenio Sue, avrebbero immancabilmente fatto approvare l’applicazione assoluta, completa, del sistema del carcere cellulare (9).
Il signor Sue, però, se toglie ai delinquenti sani di mente la compagnia, per renderli pazzi, dà ai pazzi la compagnia per portarli alla ragione.

«L’expérience prouve que pour les aliénés l’isolement est aussi funeste qu’il est salutaire pour les détenus criminels».

Ora, se il signor Sue e il suo eroe critico Rodolfo, con la teoria penale cattolica e con il sistema metodista del carcere cellulare, non hanno reso il diritto più povero di un qualche mistero, hanno per contro reso più ricca la medicina di nuovi misteri, e alla fin fine scoprire nuovi misteri è tanto meritevole quanto svelare vecchi misteri. La critica critica, d’accordo con il signor Sue, così riferisce sull’accecamento del ma”tre d’école:

«Egli non crede, neppure se gli si dice, che è privato della luce degli occhi».

Il ma”tre d’école non poteva credere alla perdita della vista, perché realmente vedeva ancora; il signor Sue descrive una nuova cateratta, comunica un reale mistero per l’oftalmologia di massa, non critica.
La pupilla, subito dopo l’operazione, è bianca. Si tratta dunque di una cateratta del cristallino. E’ vero che finora si è potuto provocarla con la lesione della capsula del cristallino, anche in modo abbastanza indolore, seppure non completamente indolore. Ma poiché i medici raggiungono questo risultato solo per via conforme alla natura e non per via critica, non rimaneva nient’altro che aspettare dopo la lesione l’infiammazione con la sua essudazione plastica, per ottenere un opacamento del cristallino.
Un miracolo ancora più grande e un mistero ancora più grande capitano al ma”tre d’école nel terzo capitolo del terzo volume.
L’accecato vede di nuovo:

«La Chouette, le ma”tre d’école et Tortillard virent le prtre et Fleur de Marie».

Ora, se non vogliamo interpretare questo vedere del ma”tre d’école, secondo l’esempio della “Critica dei Sinottici”, come un miracolo dello scrittore, il ma”tre d’école si sarà fatto operare di nuovo alla sua cateratta. Più in là è nuovamente cieco. Egli ha dunque usato troppo presto i suoi occhi; e con l’irritazione prodotta dalla luce è stata causata una infiammazione che è terminata con una paralisi della retina e ha generato una amaurosi inguaribile. Che questo processo abbia luogo qui in un solo secondo è un nuovo mystère per l’oftalmologia non critica.

b) Ricompensa e pena. La duplice giustizia, con una tavola.

L’eroe Rodolfo scopre la nuova teoria che mantiene in piedi la società mediante la ricompensa dei buoni e la punizione dei cattivi. Considerata non criticamente, questa teoria non è che la teoria della società moderna. Quanto poco essa lascia che manchino ricompense per i buoni e pene per i cattivi! Di fronte a questo mistero svelato, come è non critico il comunista di massa Owen, il quale vede nella pena e nella ricompensa la consacrazione delle differenze di rango della società e l’espressione compiuta di una abiezione servile!
Potrebbe apparire una nuova rivelazione il fatto che Eugenio Sue faccia derivare le ricompense dalla giustizia penale, e che, insoddisfatto di una sola giurisdizione, ne inventi due. Purtroppo anche questo mistero svelato è la ripetizione di una vecchia dottrina, sviluppata ampiamente da Bentham nel suo libro citato sopra. Non deve invece essere contestato al signor Eugenio Sue l’onore di avere motivato e sviluppato la sua proposta in un modo incomparabilmente più critico di Bentham. Mentre l’inglese di massa rimane del tutto sulla terra, la deduzione di Sue si innalza nella regione critica del cielo. Il signor Sue sviluppa il seguente ragionamento:

«Per spaventare i cattivi, si materializzano gli effetti anticipati dell’ira celeste. Perché non si dovrebbe, in modo simile, materializzare e anticipare sulla terra, per quanto riguarda i buoni, l’effetto della ricompensa divina?».

Secondo un’opinione non critica è proprio il contrario: nella teoria penale celeste si è solo idealizzata la teoria penale terrena, così come nella ricompensa divina si è solo idealizzato l’umano servire per avere una ricompensa. Se la società non ricompensa tutti i buoni, tale idealizzazione è inevitabilmente necessaria, affinché la giustizia divina abbia un qualche privilegio in più dell’umana.
Il signor Sue dà, ora, nella raffigurazione della sua giustizia criticamente ricompensatrice, «un esempio di quel dogmatismo femminile» che il signor Edgar, con tutta la «quiete del conoscere», rimproverava a Flora Tristan, dogmatismo «che vuole avere una formula e se la costruisce secondo le categorie dell’esistente». Per ogni elemento della giustizia penale esistente, giustizia che lascia sussistere, il signor Eugenio Sue traccia un controquadro, che copia quegli elementi fin nei particolari, della giustizia ricompensatrice, giustizia che egli aggiunge. Per una più facile intelligenza del lettore, vogliamo riassumere in una tavola la sua descrizione del quadro e del controquadro.

TAVOLA DELLA GIUSTIZIA CRITICAMENTE COMPLETA.
[GIUSTIZIA ESISTENTE - GIUSTIZIA CRITICAMENTE INTEGRATIVA.]

Nome: ESISTENTE, Justice “criminelle” – INTEGRATIVA, Justice “vertueuse”.

Signalement: ESISTENTE, tiene in mano una “spada”, per accorciare i cattivi di una testa. – INTEGRATIVA, tiene in mano una “corona” per allungare i buoni di una testa.

Fine: ESISTENTE, Punizione del cattivo, prigionia, infamia, privazione della vita. Il popolo viene a conoscenza del castigo terribile del cattivo. – INTEGRATIVA, Ricompensa del buono, vitto gratuito, onore, conservazione della vita. Il popolo viene a conoscenza dell’imponente trionfo del buono.

ESISTENTE, Mezzi per scoprire i cattivi: Spionaggio poliziesco, mouchards per spiare i cattivi. – INTEGRATIVA, Mezzi per scoprire i buoni: Espionnage de vertu, mouchards per spiare i virtuosi.

ESISTENTE, Modi per decidere se uno è cattivo: Les assises du crime, assisi del delitto. Il pubblico ministero segnala i delitti dell’imputato e li denuncia alla pubblica vendetta. – INTEGRATIVA, Modi per decidere se uno è buono: Assises de la vertu, assisi della virtù. Il pubblico ministero segnala le azioni nobili dell’imputato e le denuncia alla pubblica riconoscenza.

ESISTENTE, Situazione del delinquente dopo la sentenza: Egli sta sotto la surveillance de la haute police. E’ nutrito in carcere. Lo Stato fa delle spese per lui. – INTEGRATIVA, Situazione del virtuoso dopo la sentenza: Egli sta sotto la surveillance de la haute charité morale. E’ nutrito in casa propria. Lo Stato fa delle spese per lui.

ESISTENTE, Esecuzione: il delinquente sta sul patibolo. – INTEGRATIVA, Esecuzione: Proprio di fronte al patibolo del delinquente si eleva un piédestal su cui sale il grand homme de bien – una berlina della virtù.

Il signor Sue, toccato dalla vista di questo quadro, esclama:

«Hélas, c’est une utopie, mais supposez qu’une société soit organisée de telle sorte!».

Questa sarebbe dunque l’”organizzazione critica” della società. E’ necessario che noi prendiamo formalmente le difese di questi organizzazione contro il rimprovero di Eugenio Sue di essere rimasta ancora fino a oggi una utopia. Sue ha dimenticato di nuovo il «premio della virtù» che ogni anno viene assegnato a Parigi e che egli stesso menziona. Questo premio è anzi organizzato duplicemente, il “prix Montyon”, materiale, per nobili azioni di uomini e donne, ed il prix rosière per le ragazze più costumate. Qui non manca neppure la corona di rose richiesta da Eugenio Sue.
Per quanto riguarda l’espionnage de vertu e la surveillance de la haute charité morale, essi da lungo tempo sono stati organizzati dai gesuiti. Inoltre il «journal des Débats», il «Siècle», le «Petites Affiches de Paris» segnalano e denunciano ogni giorno, a prezzi di costo, le virtù, le nobili azioni e i meriti di tutti quanti gli speculatori di Borsa, e ciò a prescindere dalle segnalazioni e dalle denunce delle nobili azioni politiche, per le quali ogni partito ha il proprio organo.
Già il vecchio Voss notava che Omero è migliore dei suoi dèi. Possiamo quindi considerare responsabile delle idee di Eugenio Sue, Rodolfo, il «mistero svelato di tutti i misteri».
Il signor Szeliga riferisce inoltre:

«Oltre a ciò moltissimi sono i passi nei quali Eugenio Sue interrompe la narrazione, introduce episodi e li conclude, e tutti sono “critica”».

c) Soppressione dell’imbarbarimento all’interno della civiltà e della mancanza del diritto nello Stato.

Il mezzo giuridico preventivo per la soppressione dei delitti e, conseguentemente, dell’imbarbarimento all’interno della civiltà, consiste nella «tutela protettiva che lo Stato si assume sui figli dei giustiziati e dei condannati a pene a vita». Sue vuole organizzare in modo più liberale la distribuzione dei delitti. Nessuna famiglia deve più possedere un privilegio ereditario sul delitto; la libera concorrenza dei delitti deve avere la meglio sul monopolio.
Il signor Sue supera la «mancanza del diritto nello Stato» con la riforma della sezione sull’«abus de confiance» del code pénal e specialmente mediante l’istituzione di avvocati stipendiati dei poveri. In Piemonte, in Olanda, eccetera., dove esiste l’avvocato dei poveri, il signor Sue trova perciò superata la mancanza del diritto nello Stato. La legislazione francese è manchevole solo perché essa non stipendia l’avvocato dei poveri, non lo assegna esclusivamente alla categoria dei poveri, e perché il limite legale della povertà è troppo ristretto. Come se la mancanza del diritto non cominciasse proprio nel “processo” stesso, e come se in Francia non si sapesse da lungo tempo che il “diritto” non dà niente, ma solo sanziona ciò che esiste. La distinzione, divenuta ormai banale, di “droit” e “fait” per il romanziere critico sembra essere rimasta un mystère de Paris.
Se si aggiungono alla rivelazione critica dei misteri giuridici anche le grandi riforme che Eugenio Sue vuole introdurre per gli huissiers, si comprenderà il giornale parigino «Satan». Questo giornale fa scrivere a quel «grand réformateur à tant la ligne», da parte di un quartiere della città, che le relative strade mancano ancora di illuminazione a gas. Il signor Sue risponde che rimedierà a questo male nel volume sesto del suo “Juif errant”. Un altro quartiere della città si lagna della manchevole istruzione elementare. Egli promette di attuare la riforma dell’istruzione elementare per questo quartiere della città nel volume decimo del suo “Juif errant”.

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